Alta Terra di Lavoro

già Terra Laboris,già Liburia, già Leboria

25 Aprile, giornata sempre più sbiadita.

Posted by on Apr 25, 2016

25 Aprile, giornata sempre più sbiadita.

Siamo al 25 aprile data molto importante che sta sempre più diventando una festa che ricordano e sentono in pochi, gli ex comunisti che pensano di rivendicare a se i meriti della lotta partigiana  mentre gli altri hanno vissuto ai margini la tragedia della seconda guerra mondiale. Per fortuna anche per queste vicende il revisionismo storico sta facendo un lavoro importante, non nel negare quanto è accaduto ma facendo emergere tante altre cose che sono state omesse, le foibe, la feroce guerra civile che è accaduta nella nebbiosa padana, il mistero della borsa e della morte di mussolini, i tanti che nel dopoguerra nonostante non avessero mai imbracciato un fucile hanno preso la tessera di partigiano, la morte di tanti compagni che rifugiati in russia durante il fascismo sono stati eliminati perché indesiderati a stalin con il silenzio di dirigenti del pci, solo per fare degli esempi.

La cosa più grave, come sempre dal 1860, che chi ha pagato il prezzo più caro nella tragedia della seconda guerra mondiale è stato l’ex nazione napolitana con la sua gente e dove hanno fatto calare il silenzio sulle tante tragedie sparse su tutto il territorio. Sapevamo che gli alleati in sicilia erano sbarcati senza problemi mentre ora sappiamo che sia lo sbarco che l’avanzata è stata durissima lasciando sul campo più di 60.000 morti. Stragi avvenivano ovunque causate da una parte e dall’altra ma dove le vittime erano sempre le stesse le genti napolitane, hanno bombardato senza limiti su città, fabbriche, quelle poche rimaste soprattutto nell’area napoletana,  distrutto infrastrutture insomma è stata azzerato un territorio. Si ricordano, giustamente dico, le stragi di marzabotto e s’anna, ma mai quella di vallerotonda, vicino da me, caiazzo, pietramelara, conca campania, ecc ecc ma per la storia ufficiale non è accaduto nulla. Napoli l’unica città che s’è liberata da sola dai tedeschi in europa la si tiene ai margini del ricordo, le marocchinate vengono ricordate raramente, per non parlare della vicenda del treno di Balvano. Ce ne sono tante altre ma sempre ignorate perché nel conteggio dei morti le nostre genti sono di seconda fascia o troppo ingombranti per chi vuol rubare la scena in modo totale oppure perché si vuol fare passare il messaggio che solo al nord ci sono stati gli eroi mentre quaggiù nulla di rilevante. Purtroppo per gli storici salariati, come li definiva gramsci, i nodi vengono al pettine, tutto sta venendo fuori e difficilmente si potrà fare qualcosa per nascondere ancora la verità che più viene a galla e più la gente si sta disamorando di tutto quello che si ricorda con il tricolore italiano. Le parole di Eugenio Scalfari, che vi invito a risentire nel video di seguito, sono rafforzate dalle omissioni della seconda guerra mondiale.

La retorica che la costituzione nasce dai valori della guerra partigiana se ormai non scalda più è perché grazie a tutte le omissioni e ai buchi che hanno volutamente creato per aver messo hai margini le tragedie della nostra nazione, l’ex regno, s’è capito che sono sempre figlie del solito copione che va avanti da 155 anni ma io non ci sto più. Ho un profondo rispetto e dolore per tutti i morti della prima e seconda guerra mondiale ma i miei valori non sono quelli che hanno fatto la repubblica e la costituzione italiana ma sono quelli “Briganti o Emigranti”.

Briganti perché mi sento vicino a tutti quelle donne e quegli uomini che, prima nel 1799 e poi nel 1860, capirono che il nuovo che avanzava non apparteneva alla propria storia e che voleva cancellare le tradizioni, l’identità e la religione di un popolo intuendo che si sarebbero vissute le tragedie delle due guerre mondiali, della bomba atomica e che si sarebbe arrivato al sistema di economia basato sul concetto di guerra permanente dove i morti civili sono il 95% mentre il 5% sono soldati, e decisero di lottare di combattere senza esclusioni di colpi accentando di morire in piedi e non vivere in ginocchio, citazione di franco molfese. Brigante oggi non vuol dire prendere la scoppetta salire sui monti e fare guerriglia ma fare oggi il Brigante vuol dire essere un cittadino modello nel paese in cui vivi e dimostri il tuo dissenso con la disobbedienza civile. Non mi piace nulla di come viene amministrato questo stato ma rispetto senza sbavature le regole, pago, le tasse, rispetto le leggi, rispetto il territorio e sopporto tutto anche se non mi piace, applico un modello di vita che è il contrario di quello che abitualmente vediamo tutti i giorni e questo è una cosa intollerante per chi ha deciso di governare questo paese nel disordine perché incapace di farlo nell’ordine.

Emigranti perché i superstiti di quella guerra brigantesca accettarono la sconfitta ma non di essere considerati dei perdenti e andando in giro per il mondo, chi non è morto durante il viaggio, subendo delle umiliazioni tremende figlie delle teorie lombrosiane che li hanno perseguitate ovunque sono andati. Mi sento vicino a quei napolitani che al porto di napoli accompagnavano con lo sguardo e con un filo di spago la partenza dei loro cari che andavano in cerca da pane e che conservavano in una cornice (racconti ascoltati la prima volta da raffaele la capria e che ieri mi ha confermato giuseppe serroni dei sedili di napoli-onlus) e appeso in casa come quadro.

Per tutti questi motivi oggi 25 aprile ricordo con dolore tutte le persone che sono morte in nome della libertà e io lo ricordo guardando, invitandovi a fare la stessa cosa, il bellissimo documentario TERRA BRUCIATA di seguito riportato. Non anticipo nulla e vi consiglio di vederlo con tutto il cuore.

Claudio Saltarelli

 

 

      

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