Alta Terra di Lavoro

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Contrari al “cambio di sesso” dei figli? Ve li sottraggono

Posted by on Mar 21, 2019

Contrari al “cambio di sesso” dei figli? Ve li sottraggono

Nella sola Londra, dove diversi municipi hanno rifiutato di rispondere, almeno tre bambini/adolescenti sono stati sottratti ai loro genitori nel 2018 dopo i litigi sorti per il desiderio dei primi di “cambiare” sesso. È una delle ricadute dell’ideologia transessualista, che nel Regno Unito (dove l’uso della triptorelina come blocca-pubertà è sempre più frequente) ha fatto crescere in 8 anni il numero di minori sessualmente confusi del 2.497%.

Mentre in Italia tiene banco il caso triptorelina e perfino in ambienti cattolici c’è chi apre al suo uso come farmaco blocca-pubertà (vedi l’intervento sul tema di Vatican News e la successiva inversione a U di Avvenire), le notizie che giungono dal Regno Unito confermano quanti danni faccia l’ideologia transessualista innanzitutto ai minori e al loro rapporto con la famiglia d’origine.

Nella sola Londra, considerando solo i dati dei municipi che hanno risposto alla richiesta informativa proveniente dal Sun, almeno tre bambini/adolescenti sono stati sottratti ai loro genitori nel 2018 dopo i litigi sorti per la volontà dei primi di “cambiare” sesso. Due di questi casi riguardano il municipio di Hillingdon, nella parte occidentale di Londra, dove ricade anche il municipio di Ealing, che si è rifiutato di specificare il numero preciso di figli strappati ai loro genitori, parlando di «meno di cinque» minori. Dunque, sommando i dati dei due borghi londinesi (il Sun riferisce solo che «non tutti i municipi hanno risposto» ma non specifica quanti, su 32 totali più la City, lo hanno fatto) il numero di casi oscilla da tre a sei in un solo anno, al netto della reticenza istituzionale.

I due municipi hanno negato che gli assistenti sociali siano intervenuti solo in relazione alla confusione sessuale dei minori. Così, secondo il resoconto del Daily Mail, si sono espresse le autorità di Hillingdon: «Nei due casi citati, i bambini non sono stati presi in custodia specificamente perché sono transgender. Nessun bambino è preso in custodia solo perché è transgender». Simile la dichiarazione del municipio di Ealing, che afferma di dover «tutelare la riservatezza delle persone interessate» e poi aggiunge: «Possiamo confermare che è stata fornita assistenza a giovani di età superiore ai 16 anni che ora sono adulti, a causa di preoccupazioni di sicurezza che non erano prevalentemente legate alla riassegnazione del genere».

Gira e rigira, per quanto la si voglia attenuare, ricorre la medesima causa – il desiderato e impossibile “cambiamento di sesso” – che nasce nella maggior parte dei casi da disturbi mentali causati dal mondo esterno nonché, come aveva rilevato uno studio (censurato) della ricercatrice americana Lisa Littman, dall’influsso dei pari e delle mode. Mode distruttive che sono conseguenza della propaganda Lgbt a cui le nuove generazioni vengono oggi sottoposte fin dalla più tenera età. Evidentemente questo dramma è in fase avanzata nel Regno Unito, dove l’uso della triptorelina come blocca-pubertà è sempre più comune e il numero di giovani confusi sulla propria identità sessuale ha assunto dimensioni da vero allarme.

Basti ricordare che in otto anni, dal 2009/2010 al 2017/2018, i minori che si sono rivolti al servizio sanitario britannico per ricevere trattamenti legati al “cambiamento di sesso” sono passati da 97 a 2.519, con un incremento complessivo del 2.497%, che schizza addirittura al +4.415% se si guarda al solo dato di bambine e ragazze (da 40 casi a 1.806). Solo nel 2017/2018 ci sono stati ben 45 casi del genere tra bambini di età compresa tra i 4 e i 6 anni (sebbene a quella età, riporta il Telegraph, non vengano dati farmaci); nello stesso periodo, a 800 minori, inclusi bambini di 10 anni, sono state fatte iniezioni per fermare la pubertà e ad alcuni sono stati anche dati ormoni dell’altro sesso. Come questo quotidiano aveva già riferito, la pazzesca impennata di minori sessualmente confusi ha spinto lo scorso settembre il ministro per le pari opportunità, Penny Mordaunt, a chiedere un’inchiesta per capire le cause del fenomeno. Nell’occasione è stato annunciato che si sarebbe approfondito il ruolo dei social network e dell’insegnamento (indottrinamento) nelle scuole delle tematiche legate al transessualismo.

Quel che è certo è che i genitori d’Oltremanica hanno seri motivi di preoccupazione, come ricorda anche il caso della madre delle Midlands che si è vista minacciare la sottrazione della figlia quattordicenne perché contraria all’idea che la ragazzina potesse distruggere il proprio corpo sano. E poi ci sono giudici compiacenti, come Michael Joseph Keehan (Alta Corte) che nel 2016 ha assecondato la richiesta di una minorenne che chiedeva di non dover informare i propri genitori adottivi su un suo possibile intervento di “rettificazione sessuale” perché loro continuavano a chiamarla con il suo vero nome.

Proprio perché è la stessa potestà genitoriale a essere sotto attacco, si è costituito il gruppo Transgender Trend, fondato da Stephanie Davies-Arai, la quale spiega che «i genitori che vedono come vengono risucchiati i propri figli» in questo meccanismo infernale, e lottano per contrastarlo, «vengono puniti». Un esempio perfetto di mondo ed educazione alla rovescia, dove i genitori sono puniti dall’autorità statale perché provano a distogliere dal male i loro figli.

Nel quadro britannico di generale cedimento a un’ideologia che nega la Sapienza creatrice di Dio, perfino la Chiesa – oggi gravemente infiltrata dalla lobby gay – mostra le sue mancanze, culminate nell’incredibile messaggio di sostegno dello scorso 20 novembre al Transgender day of remembrance («Giorno della memoria transgender»), pubblicato sul profilo Twitter della Conferenza episcopale dell’Inghilterra e del Galles, nel giorno dedicato alla memoria di un re e martire inglese come sant’Edmondo.

fonte http://lanuovabq.it/it/contrari-al-cambio-di-sesso-dei-figli-ve-li-sottraggono

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Tutti i Re di Napoli e di Sicilia 1130 -1861

Posted by on Mar 21, 2019

Tutti i Re di Napoli e di Sicilia 1130 -1861

I regni di Napoli e di Sicilia furono a volte uniti, a volte divisi (o con lo stesso re, o con re diversi). Ciascuno conservava (o rivendicava) la denominazione di “Regno di Sicilia”. Nel 1815 il Congresso di Vienna ne decretò l’unificazione, ed il nuovo Stato prese il nome “Regno delle due Sicilie”. Di seguito riportiamo l’elenco cronologico di tutti i Re, con i link per gli approfondimenti. Sia le dinastie, sia i vari re all’interno di ogni gruppo dinastico si succedono nell’ordine scritto…………continua articolo originale

http://www.ilportaledelsud.org/tuttire.htm

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La tratta degli italiani

Posted by on Mar 21, 2019

La tratta degli italiani

Alla fine degli anni ’60 vi erano ufficialmente, sparsi attraverso il mondo, 6 milioni di individui in possesso di passaporto italiano.


Di questi, oltre 2,4 milioni vivevano in Europa: 900 mila in Francia, 700 mila in Svizzera, 400 mila in Germania, 250 mila nel Benelux, 150 mila in Gran Bretagna. In realtà, il numero degli italiani all’estero era allora sensibilmente superiore alla cifra ufficiale, in quanto da essa erano stati esclusi tutti coloro che, nel corso degli anni, avevano rinunciato o dovuto rinunciare alla propria cittadinanza originaria. Innumerevoli quindi sono stati gli italiani costretti a prendere la via dell’esilio per cercare, all’estero, quel pane che veniva loro negato in patria.


Ciò avvenne precisamente da quando, conquistato dai piemontesi il Regno delle due Sicilie, cominciò in nome dell’Unità d’Italia, il pesante saccheggio del più vasto, più potente e più ricco Stato della Penisola; di quello Stato che poteva vantarsi di un’amministrazione pubblica modello e di un patrimonio aureo di poco inferiore al mezzo miliardo di lire oro, più che doppio di quello complessivo degli altri Stati d’Italia. Stato pacifico che, tra l’altro, non conosceva la coscrizione obbligatoria e la leva in massa, e che si era posto all’avanguardia del progresso tecnico; a esso i Borboni avevano dato la prima ferrovia in Italia, la prima nave a vapore, il primo telegrafo elettrico (sia pure sperimentale) e, alla sua capitale, l’illuminazione a gas, con 10 anni d’anticipo sulle altre città della Penisola. Stato dove non attecchì la grande usura, che vide anzi fallire il ramo dei Rothschild che si era stabilito a Napoli.


L’Unità d’Italia, per il Meridione, significò il crollo della sua agricoltura e quello delle sue industrie -già più sviluppate e floride di quelle del Nord – con conseguenze che si fecero sempre più gravi e tragiche per le popolazioni.


L’Unità portò anzitutto alla completa rovina dei contadini, considerati sino alla conquista legalmente inamovibili dalle terre feudali, ecclesiastiche e comunali da loro coltivate, nonché proprietari di quelle coloniche; contadini praticamente esenti da doppie imposizioni e tributi, e da qualsiasi servitù militari.


L’incameramento di queste terre, in ossequio ai nuovi principî, da parte del demanio piemontese, la loro messa in vendita, il loro acquisto, furono il trionfo degli speculatori, degli usurai, dei manipolatori di ogni specie, locali e piovuti dal Nord, i quali – sotto la protezione di un esercito di occupazione forte di 120 mila uomini e che, in 10 anni, bruciando paesi e paesani, massacrò 20 mila contadini in lotta per il pane, gabbandoli per briganti -diventarono, con l’ausilio di leggi non meno infami di coloro che le applicavano, i padroni inesorabili del contadino.


Questi, messo nell’impossibilità materiale di pagare le tasse e i balzelli imposti da un Piemonte in eterno disavanzo finanziario, si vide portare via le scorte, gli attrezzi, la capanna, il campo; e ciò non da un feudatario “spietato”, ma dal borghese “liberale”.


Così il contadino dell’ex reame delle Due Sicilie, il quale dal 1830 al 1860 aveva fruito di una condizione economica assai migliore di quella dei lavoratori della terra del resto della Penisola, si vide con l’Unità depredato addirittura anche del lavoro.


E questo in quanto i nuovi proprietari della terra – introducendo colture industriali (agrumi e ulivo) in sostituzione di quelle che coprivano il fabbisogno alimentare e tessile delle popolazioni locali, contadine e cittadine – non ebbero che una preoccupazione: quella di realizzare sempre maggiori profitti finanziari, pure a totale scapito del lavoro (l’industrializzazione di quei tempi!).


Così le campagne del Mezzogiorno, sacrificate all’industrializzazione agricola locale e tradite dalla politica per lo sviluppo delle manifatture del Nord, non furono più nella possibilità materiale, come lo erano state nei secoli, di assicurare alla popolazione del Sud, anche delle città, neppure la propria alimentazione. E fu lo sfacelo [1]. Si interruppe in conseguenza – tra l’altro – la corrente migratoria della mano d’opera, che sino allora si era spostata dal Nord al Sud, mentre i contadini meridionali, cacciati per fame dalle loro terre, furono costretti alla fuga verso il Nord e l’estero.


Fenomeno che non tardò a trasformare l’intera Penisola in una immane colonia di sfruttamento umano, dove nuovi negrieri razziavano ogni anno, non più africani, ma un crescente contingente di disperati bianchi, il cui numero salì progressivamente da 107 mila – media annua del periodo 1876 -1880 – a 310 mila, media annua del periodo 1896 -1900, a 554 mila, media annua del periodo 1901-1905, a 651 mila, media annua del periodo 1906-1910, a 711 mila nell’anno 1912, a 872 mila nell’anno 1913, anno di vigilia della prima guerra mondiale, che troncò questa tratta, sino alla fine delle ostilità, per fornire carne da cannone, in abbondanza, alle offensive, negazione della strategia, di un altro piemontese.


Nessun documento meglio di queste cifre potrebbe illustrare i risultati economici, sociali e umani della politica della borghesia italiana “liberale” di quegli anni. Borghesia che doveva trovare in Giovanni Giolitti il suo personaggio più rappresentativo, diventato direttamente o – per pochi mesi – tramite i suoi luogotenenti Fortis e Luzzato, dal 1903 al marzo 1914 capo del governo e, attraverso la burocrazia e la corruzione, padrone assoluto del Paese.


Politica che costrinse, nell’ultimo biennio dell’era giolittiana, oltre un milione e mezzo di italiani a emigrare; più della metà dei quali oltre Atlantico, verso l’inferno delle fazende brasiliane, delle miniere e ferriere della Pennsylvania, dei mattatoi di Chicago, degli angiporti e dei bassifondi di Buenos Aires e di New York; caricata per maggior utile degli armatori del Nord, in condizioni di poco meno disumane di quelle fatte all’inizio del secolo scorso dai negrieri agli schiavi portati sui mercati delle due Americhe.


[1] Codificato dalle leggi protezioniste del 1887 a favore delle industrie del Nord.

Fernando Ritter

fonte https://www.eleaml.org/sud/den_spada/tratta_degli_italiani.html

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