Alta Terra di Lavoro

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SAN LEUCIO, UN SOGNO REALIZZATO

Posted by on Set 16, 2019

SAN LEUCIO, UN SOGNO REALIZZATO

(notizie tratte da “Le industrie del Regno di Napoli” , Napoli, Edizioni Grimaldi, 2002).

“Rivolsi dunque altrove le mie mire e pensai di ridurre quella Popolazione, che sempre più aumenta, utile allo Stato, utile alle famiglie ed utile finalmente ad ogni individuo di esse in particolare […].

Utile allo Stato, introducendo una manifattura di sete grezze e lavorate di diverse specie finora qui poco o malamente conosciute, procurando di ridurle alla migliore perfezione possibile,e tale da poter servir di modello ad altre più grandi.

Utile alle famiglie, alleviandole de’ pesi che ora soffrono e portandole ad uno stato da potersi mantener con agio […] togliendosi loro ogni motivo di lusso con l’uguaglianza e semplicità di vestire; e dandosi a’ loro figli fin dalla fanciullezza mezzo da lucrar col travaglio per essi e per tutta la famiglia, del pane da potersi mantenere con comodo e polizia” (1).

Sono le parole usate nel 1789 da Ferdinando IV di Borbone per introdurre le regole per la manifattura e la colonia di San Leucio, presso Caserta, luogo “ameno e separato dal rumore della Corte”.

Il progetto era già stato avviato circa quindici anni prima, dopo il completamento di quello vanvitelliano della reggia e delle sue adiacenze voluto da Carlo di Borbone.

“Avendo pertanto nell’anno 1773 fatto murare il bosco,nel recinto del quale eravi la vigna, e l’antico Casino de’ Principi di Caserta, chiamato di Belvedere, in un’eminenza feci fabbricare un piccolissimo Casino per mio comodo nell’andarvi a caccia.
Feci anche accomodare un’antica e mezzo diruta casetta ed altra nuova costruire […].

Nell’anno 1776 il Salone di detto antico Casino fu ridotto a Chiesa, eretta in Parrocchia per quegli abitanti cresciuti al numero di altre famiglie diciassette, per cui mi convenne ampliare le abitazioni come feci anche della mia.
Ampliato che fu il Casino incominciai ad andarci ad abitare e passarci l’inverno: ma avendo avuto la disgrazia di perdere il mio primogenito e per questa ragione più non andandoci ad abitare, stimai quell’abitazione farne altro più utile uso…” (2).

Per “l’utile dello Stato e delle famiglie”, quindi, si progetta la manifattura delle sete e l’istituzione di una comunità sorprendentemente “socialista” (nel senso solo etimologico del termine), per la quale si prevedono case (“con tutto ciò che è necessario pe’ comodi della vita”), scuole, parrocchia, organi di governo e elezioni, diritti e doveri, modalità di assunzione per gli “artisti esteri”, orari di lavoro, fino alle modalità per i matrimoni e le promesse di matrimonio (nel giorno della Pentecoste i fidanzati si sarebbero scambiati mazzetti di rose “bianche per gli uomini e di colore naturale per le donne”, che avrebbero portato “in petto sino alla sera” quando, con i genitori, si sarebbero recati davanti al parroco) (3).

Erano previste anche norme morali che regolamentavano il rapporto uomo-donna in una “società coniugale di cui capo è l’uomo” ma in cui “ogni marito non doveva tiranneggiare mai la sua moglie nè esserle ingiusto” (4).

Altre norme per così dire “liberiste” permettevano a chiunque lo volesse di “aprire liberamente forni, macelli, cantine e ogni altra bottega di commestibili” ma con gli? obblighi di “vendere a giusto prezzo” e di far sottoporre periodicamente a controlli la qualità delle merci vendute (5).

L’importanza di San Leucio dal punto di vista sociale, economico, politico e culturale fu colta dai contemporanei, come si può diffusamente rilevare nelle cronache dei tanti viaggiatori stranieri che visitavano il Regno in quegli anni (6).
Fu anche pubblicata una raccolta con poesie in italiano, latino, greco, francese e napoletano, che esaltavano l’opera del re (la stessa raccolta includeva una poesia della famosa Eleonora Pimentel de Fonseca, che dopo qualche anno,evidentemente,cambiò le sue idee politiche diventando una protagonista dei fatti del 1799) (7).

La differenza sostanziale tra l’idea di San Leucio e tutte le altre idee più o meno illuministiche, anteriori e successive, era una e non certo di poco conto: fu realizzata.

E ancora oggi quelle case le possiamo visitare e qualche setificio è ancora attivo. Questo giustifica in qualche modo l’atteggiamento che la storiografia ufficiale mostrò e spesso ancora dimostra di fronte a questo caso per certi versi “imbarazzante” e in netto contrasto con l’immagine riduttiva e consueta del re che aveva voluto San Leucio per uno svago personale.

Ma mettendo da parte le “utopie realizzate” di Ferdinando di Borbone,è utile spendere qualche parola per la storia delle seterie di San Leucio, sotto l’aspetto tecnico-produttivo-industriale.

Una fabbrica che rispondesse alle esigenze del mercato, per evitare di ricomprare dall’estero a prezzo triplicato o quadruplicato quel “terzo del milione di libbre di seta grezza che il Reame produceva”,era sentita come un’esigenza forte anche durante il governo di Carlo di Borbone, che cercò di promuovere senza grande successo la nascita di una manifattura presso San Carlo alle Mortelle nella capitale (8).

La gestione dal 1798 non fu più diretta (sotto il controllo dell’intendente di Caserta e di un’amministratore delegato oltre che dello stesso sovrano che spesso si era rivelato un attento e scrupoloso ispettore) e fu appaltata a terzi o agli operai stessi per le principali operazioni della lavorazione (9).

Anche se sono poche le notizie relative alle prime produzioni, è certo che si rifornivano presso la fabbrica la famiglia reale e tutte le famiglie più importanti del Regno acquistando tessuti per abbigliamento e per arredamento: damaschi, rasi, velluti, broccati a righe, racemi, nastri o festoni, seguendo le mode del tempo (10).

Successivamente, verso il 1860, la Real Fabbrica di tessuti di seta possedeva 114 bacinelle a vapore , 9 filatoi, diversi incannatoi di seta grezza, una tintoria con tre grandi caldaie, diversi orditoi con la capacità di corrispondere ai bisogni di oltre 150 telai in opera, 130 telai per le sete, 80 per i cotoni.600 i lavoranti nella comunità: il ciclo produttivo era completo e andava dall’allevamento del baco da seta ad un prodotto finito che per la qualità delle trame e dei disegni fu apprezzato in tutto il mondo e presso le più grandi corti europee, dove lo si può ammirare ancora oggi (11).

Alcuni antichi setifici sono stati restaurati e altri ancora sono da restaurare e con essi telai, strumenti e oggetti vari delle storiche produzioni seriche leuciane. Una maggiore valorizzazione di tutto il sito potrebbe essere fondamentale anche per le seterie ancora attive, non numerose ma in grado di esportare prodotti ancora apprezzati soprattutto all’estero per la loro tradizionale qualità.

NOTE

(1) Ferdinando IV di Borbone, Origine della Popolazione di San Leucio,e suoi progressi fino al giorno d’oggi colle leggi corrispondenti al buon Governo di essa, Napoli, Reale Stamperia,1789, rist.1816, introduzione (contiene lo Statuto di San Leucio, redatto personalmente dal sovrano).
(2) Ibid.

(3) Ivi, art.III “De’ Matrimonii”.

(4) Ivi, art.IV “Degli sposi”.

(5) Ivi, art.XIV “De’ Seniori del Popolo, Tempo di eligerli? e loro doveri” (i “seniori” dovevano essere cinque, da scegliersi tra “i più savi, giusti, intesi e prudenti”).

(6)? Cfr. E.Craven, Memoirs on theMagravineof Anspach, formerly Lady Craven, trad.it. Ritratto di Ferdinando IV, in S. Di Giacomo, Lettere di Ferdinando IV alla duchessa di? Floridia 1820-1824, Milano, 1914; A. Dumas, Viaggio da Napoli a Roma, Napoli, 1863; J.W.Goethe, Viaggio in Italia, Firenze, 1948; L. Fernandez de Moratin, Viaje de Italia, in Obras postumas, Madrid, 1867-1868. Su San Leucio cfr. anche G.Tescione, Dalla Stefania al Belvedere di San Leucio, Napoli, 1938; F. Patturelli, Caserta e San Leucio, Napoli, 1972; P. Giusti, San Leucio, in Storia e civiltà della Campania. Il Settecento, Napoli, 1994.

(7) Si tratta del sonetto “Cinto Alessandro la superba fronte” composto per Ferdinando IV di Borbone che “novello Numa nuove leggi detta”. Eleonora de Fonseca Pimentel era? responsabile del Monitore Napoletano, giornale rivoluzionario: tra i celebrati protagonisti dei fatti del 1799 a Napoli, fu giustiziata dopo la caduta della Repubblica Partenopea.
Collaborò con il governo franco-giacobino e fu tra i giacobini che cannoneggiarono la città di Napoli da Castel Sant’Elmo mentre il popolo veniva massacrato dall’esercito francese (21-23 gennaio 1799, 8000 circa i morti di parte napoletana, cristiana e borbonica). Sull’argomento cfr. G. De Crescenzo, L’altro 1799. I fatti, Napoli, 1999; M. Giordano, Contro-informazione sulla rivoluzione napoletana del 1799, Napoli, 1999; M. Di Giovine, 1799 rivoluzione contro Napoli, Napoli, 1999.
Il testo della de Fonseca era inserito nei Componimenti poetici per le leggi date alla nuova popolazione di Santo Leucio da Ferdinando IV, Re delle Due Sicilie, Napoli, Stamperia Reale, 1789, a cura di Domenico Cosmi (raccolta di poesie in italiano, latino,?greco, francese e napoletano, che esaltavano Ferdinando e Maria? Carolina).
(8)Viaggio pittorico nel Regno delle Due Sicilie, dedicatoa Sua Maestà Francesco I, Napoli, 1829-1832, pp.86 e sgg.

(9) P. Giusti, cit., pp. 153-154.

(10) Ibid.

(11) G. Tescione, L’arte della seta a Napoli e la colonia di San Leucio, Napoli, 1932, pp.225,226. Due nobili napoletani (Luigi Carafa dei Duchi di noja e Michele Lucente)
introdussero per primi nella Prima Calabria Ulteriore i bachi da seta tardivi detti di Siria. Il botanico Guglielmo Gasparrini, invece, “imprese a rendere comune il baco da seta cinese, razza che distinguesi dalla nostra per la picciolezza e la bianchezza del suo corpo, fa mute più brevi e nella formazione del bozzolo precede i nostri bachi di quindi giorni circa s? che in una stagione puoi avere due levate” (Annali Civili del Regno delle Due Sicilie, febbraio-maggio 1833, pp.76,77).

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L’UT PIA REALE A SAN LEUCIO CON ISTITUTO RICERCA STORICA DUE SICILIE

Posted by on Mag 29, 2019

L’UT PIA REALE A SAN LEUCIO CON ISTITUTO RICERCA STORICA DUE SICILIE

COMUNICATO STAMPA

Caserta – “Nessun uomo, nessuna famiglia, nessuna città, nessuno Regno può sussistere, e prosperare senza il timor santo di Dio. Dunque la principal cosa, che Io impongo a voi, è l’esatta osservanza della sua santissima Legge.”

Con queste parole comincia lo Statuto che il Re  di Napoli Ferdinando IV volle dare alla Real Colonia di San Leucio: un utopia, un sogno, una città modello, Ferdinandopoli, che il Sovrano tramutò in realtà. Una siffatta città ideale, divenuta sito per la lavorazione su scala industriale della seta, necessitava di un codice di leggi contenente i principi fondamentali che avrebbero dovuto guidare la comunità e favorirne il florido sviluppo. Fu così che nel 1789 nacque lo Statuto di San Leucio o Codice Leuciano, un chiaro esempio di norme ispirate ad ideali di uguaglianza sociale e di solidarietà.

A questo esempio più unico che raro di Utopia “Reale”(nella duplice accezione “del Re” ed “effettiva”), a duecentotrenta anni dalla sua firma, è dedicato il convegno che l’Istituto di Ricerca Storica delle Due Sicilie terrà proprio nel Belvedere di San Leucio  sabato 1 giugno p.v. alle ore 17,00.

A fianco dell’Istituto prestigiose istituzioni: in primis la Pro Loco Real Sito di San Leucio con il suo presidente Domenico Villano, l’Associazione Corteo Storico con il suo presidente Donato Scialla, ma anche la Società di Storia Patria di Terra di Lavoro il cui presidente Avv. Alberto Zaza d’Aulisio sarà uno dei relatori, l’Associazione Nazionale dei Cavalieri Costantiniano ed il suo presidente il Marchese Avv. Giuliano Buccino Grimaldi, il Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Santa Maria C.V. con il suo presidente avv. Adolfo Russo.

Riconoscendo l’importanza dell’evento, la Regione Campania, il Comune di Caserta, il Sacro Militare Ordine Costantiniano di San Giorgio, la Real Casa di Borbone delle Due Sicilie, l’Associazioni Due Sicilie e l’Associazione Culturale Prometeo hanno volentieri concesso il loro patrocinio ed il Consiglio dell’Ordine degli Avvocati ha concesso tre crediti formativi agli iscritti che parteciperanno.

Oltre all’avvocato Zaza, gli altri due importanti relatori saranno il dr. Fernando Riccardi, presidente dell’Istituto ed il dr. Giuliano Capecelatro di Morrone, storico del diritto.

Siamo certi che anche quest’ultimo evento organizzato dall’Istituto si aggiungerà  ai  successi passati tra cui ricordiamo la presentazione sul libro dedicato al Principe Alfonso di Borbone, Conte di Caserta (2014) presso l’allora Jolly Hotel, il convegno su la Regina Maria Sofia a Napoli (2015), la celebrazione Eucaristica (2016) alla Vaccheria in onore della Beata Regina consorte del Regno delle Due Sicilie Maria Cristina di Savoia officiata da S.A.R. il M. Rev. Don Alessandro di Borbone delle Due Sicilie, i convegni sul cardinale Riario Sforza (2017) a Roma nel Palazzo della Cancelleria Apostolica ed a Napoli in Castel Capuano.

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Non lo sapevo. Il sogno di San Leucio: Ferdinandopoli

Posted by on Mag 28, 2018

Non lo sapevo. Il sogno di San Leucio: Ferdinandopoli

Il Regno delle due Sicilie fra utopia e realtà concreta. E’ proprio il caso di dirlo. Abbiamo già mostrato le meraviglie di questa realtà politica, che fra primati e innovazioni, ha sancito numerosissimi novità nel panorama storico italiano. Se pensiamo a Pietrarsa e a Mongiana, o alla prima linea ferroviaria Napoli – Portici, ci rendiamo conto di quanto abbia favorito la politica dei Borbone al meridione italiano.

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