Alta Terra di Lavoro

già Terra Laboris,già Liburia, già Leboria

ACCENDI LA TUA RADIO SUL SUD PIÙ VERO

Posted by on Apr 8, 2016

ACCENDI LA TUA RADIO SUL SUD PIÙ VERO

ho trovato un articolo a firma di Lino Patruno sul sito www.neoborbonici.it molto interessante e merita di essere divulgato. di seguito l’articolo integrale sperando che presto tutti, un pochino alla volta, cominciamo ad eliminare il termini lombrosiani, sud, meridione, questione meridionale e mezzogiorno. Siamo napolitani, regnicoli, mediterranei, sud penisola italica, greci. colgo l’occasione di ringraziare tutte le menti pensanti che con il loro pensiero e scrittura ci danno una mano a capire molte cose che più delle volte ci sfuggono.

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Non meraviglia la loro meraviglia. Chiama una radio locale lombarda: senta, vogliamo parlare un po’ di Sud. E sùbito le domande la mettono sul brutto, sporco e cattivo. Ma soprattutto su tutti i soldi che vi abbiamo dato. Non è una radio di quella Lega Nord che ha vinto la battaglia della falsa immagine costruita addosso al Sud come un abito su misura. Quindi sprecone, assistito e, ovviamente, perduto: non c’è più nulla da fare. Ma questa radio pur tanto benintenzionata, di un Sud così si è nutrita finora. Che fa, non conferma, dottore?

Cominci a dire al gentile intervistatore che guardi, parlare di sprechi del Sud in un Paese che continua ad avere il terzo debito pubblico del mondo somiglia alla famosa parabola evangelica della trave e della pagliuzza nell’occhio. Ma cogli primi segni di un pugile che ha preso un gancio al mento quando gli dici che per ogni cittadino del Sud lo Stato spende meno che per uno del Nord. Come? E sì, 3000-4000 euro all’anno in meno. Soprattutto a danno dei servizi: tipo sanità, asili nido pubblici, università. Così, quando fanno le classifiche della qualità della vita, il Sud è sempre in coda. Il fatto è che, invece di chiedergli scusa, lo mettono dietro la lavagna.

Poi c’è il cosiddetto capitale produttivo, tutto ciò che serve appunto per produrre. Da infrastrutture a macchinari, da credito a formazione. Ancòra più importante per un Paese che non ha tesori di materie prime sotto i piedi ma si affida al genio della sua manifattura, la trasformazione in prodotti eccellenti del made in Italy. Capitale diminuito in tutta Italia nell’ultima crisi nera. Ma diminuito ovviamente di più al Sud, dove già era meno. Per cui quando qualche anima bella sferza il Sud dicendo datevi da fare, sarebbe bene sapesse che darsi da fare quaggiù costa sempre più che altrove. Si dice meno competitivo in partenza, come cominciare una partita da 0-2.

Poi, di fronte all’intervistatore che barcolla tramortito dall’imprevisto, ci aggiungi anche il colpo al bersaglio grosso del numero di dipendenti pubblici, che al Sud sono nella media nazionale. Smentendo il dogma del Sud abbarbicato allo Stato con quelle mignatte di impiegati dal posto fisso. Quelli del punto e del punto e virgola. E un tentativo di ko è l’accenno dell’intervistato ai treni. Con l’agghiacciante paragone fra i 350 dell’alta velocità del Nord e la media di 65 chilometri all’ora dei treni del Sud. E non perché al Sud ci siano le Ande o gli Urali. Ma perché il Sud è trattato come bagaglio appresso. Ovvio che un turista si faccia il segno della croce prima di decidere di venirci. E ovvio che, se devi mandare un carico di mozzarelle pugliesi in Calabria, o hai il camion frigo (con costi annessi) o te le tieni e ci fai la pizza a casa.

Quando l’intervistatore passa alla criminalità, si vede che ha l’aria dell’adesso ti sistemo io. Aria che naufraga come una barca di carta quando gli chiedi dove le mafie fanno i loro affari. E dove sono avvenuti tutti i maggiori scandali politico-finanziari da Tangentopoli (compresa) in poi. Cioè non al Sud. Questa del Sud unico criminale in un paradiso di vergini è più dura a morire della dinastia comunista dei Kim in Nordcorea.

Anche il tema della Terra dei Fuochi si traduce in boomerang, pur avendo l’intervistatore tutta la voglia di solidarizzare con quel pezzo di Campania che ne sta pagando il prezzo più alto. Non però fino al punto di ammettere che il grosso dei veleni colà sepolti è roba loro, cioè proviene dalle industrie del Nord. Come conferma un dato mai venuto fuori con lo stesso clamore della Gomorra di Saviano. E cioè il confronto fra la provincia di Caserta, dove i rifiuti tossici sono 10 milioni di metri cubi, e la provincia di Brescia, dove sono 57 milioni di metri cubi. Forse tutto l’amianto, la plastica, gli acidi, i metalli pesanti, i fanghi, la morte a cielo aperto che non sono riusciti a scaricare a Sud. Ma a conferma di quanto gli servisse farlo.

E’ stato Umberto Eco a scrivere nel suo ultimo romanzo che i giornali titolano sempre operaio calabrese picchia il compagno di lavoro ma fanno finta di niente se lo fa un operaio cuneese. Come non parlano mai di un muratore genovese che firma un assegno a vuoto mentre lo sparano a tutta pagina se lo fa un pensionato di Matera. E’ razzismo, aggiungeva il grande scomparso. Ma il razzismo sarebbe più innocente di una mammoletta se non fosse l’inganno sul quale si costruisce il teorema del Sud tanto immutabile da dover essere solo abbandonato. E danneggiato.

Quella radio lombarda era magari in buona fede. Non lo è sia chi al Sud si fa alibi del razzismo e dell’ingiustizia per piangere e vivacchiare. Sia chi non si rende conto che una radio può essere più efficace di mille convegni. Per capire perché l’Italia dimezzata dal trattamento al Sud è un’Italia dimezzata ovunque, non solo al Sud.

 

Lino Patruno

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