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Aspetti economico-giuridici dell’Alto Medioevo

Posted by on Dic 7, 2018

Aspetti economico-giuridici dell’Alto Medioevo

In seguito alla caduta dell’Impero Romano d’Occidente (476 d.C.), la società entrò in un periodo di grande decadimento dal punto di vista sociale, politico ed economico. Analizzeremo qui gli aspetti economico-giuridici dell’Alto Medioevo.

 

Le popolazioni germaniche, che avevano invaso l’Europa, resero insicuri tutti i collegamenti tra le città, le strade erano un covo di pericoli e di conseguenza le città cominciarono ad isolarsi. Nonostante la situazione, il modello di Roma restava un punto fermo dal quale ripartire per costruire un nuovo modello di società. Il periodo di transizione che portò alla costruzione di un modello societario così diverso da quello classico è identificato come Alto Medioevo e sfocerà nella costituzione del Sacro
Romano Impero nell’800 d.C. L’esperienza alto medievale vide tre protagonisti principali: i resti della tradizione romana, il mondo germanico e la chiesa.

Nonostante la storia sia un continuum, è necessario periodizzare, a maggior ragione quando si prende in considerazione un periodo vasto come quello medievale. Convenzionalmente l’intera esperienza medievale va dal V al XV secolo, bisogna poi distinguere l’alto medioevo che va dal V all’XI secolo e diviso a sua volta in due fasi, la prima che va dal V all’VIII secolo, la seconda che va dal IX al all’XI; il basso medioevo invece va dall’XII al XV secolo. Per sommi capi questo è un po’ il modo che tradizionalmente si usa per periodizzare il Medioevo, possono esservi varie correnti che ritengono inizi o finisca più tardi, ma queste sono solo formalità e convenzioni.

Ciò che è importante ai fini del nostro discorso è cercare di delineare i caratteri giuridico-economici generali dell’esperienza medievale.

Nella prima fase del Medioevo si notò un regresso della civiltà, l’economia mercantile entrò in crisi riportando in auge gli scambi per mezzo del baratto, le grandi metropoli sparirono o si ridussero a dei veri e propri villaggi, si assistette alle migrazioni verso la campagna e cominciò a germinare il seme del feudalesimo, dove era possibile trovare protezione e sostentamento sottomettendosi all’autorità di un signore. In questo quadro un ruolo centrale ebbe la chiesa, i conventi offrivano sostentamento e protezione a coloro che entravano nell’ordine ecclesiastico, furono proprio i centri monastici ad essere gli unici punti di produzione e propagazione della cultura, della tradizione che altrimenti, in un periodo così particolare, si sarebbe persa.

Un caso sui generis era l’Italia, che dal 568 d.C. fu sotto la dominazione longobarda la quale, a detta di molti storici, condizionò il processo d’integrazione tra germani e latini necessario per la creazione di una monarchia nazionale, come invece era successo in Francia e in Spagna (le monarchie romano-germaniche). La causa del ritardo è ravvisabile nella resistenza che i Longobardi opposero nei confronti della conversione al cristianesimo e dalle prime incursioni, nel VII secolo, degli Arabi nel Mediterraneo, che comporteranno un aggravio delle condizioni economiche del Meridione d’Italia, ma soprattutto una generale insicurezza dei commerci marittimi.

La seconda fase dell’esperienza alto medievale si aprì con la fine del regno longobardo nel Nord Italia e la creazione del Sacro Romano Impero. I caratteri che contraddistinguono questa fase sono: la stabilizzazione dell’Europa dopo il Trattato di Verdun e latini necessario per la creazione di una monarchia nazionale, come invece era successo in Francia e in Spagna (le monarchie romano-germaniche). La causa del ritardo è ravvisabile nella resistenza che i Longobardi opposero nei confronti della conversione al cristianesimo e dalle prime incursioni, nel VII secolo, degli Arabi nel Mediterraneo, che comporteranno un aggravio delle condizioni economiche del Meridione d’Italia, ma soprattutto una generale insicurezza dei commerci marittimi.

La seconda fase dell’esperienza alto medievale si aprì con la fine del regno longobardo nel Nord Italia e la creazione del Sacro Romano Impero. I caratteri che contraddistinguono questa fase sono: la stabilizzazione dell’Europa dopo il Trattato di Verdun dell’843, le tensioni tra Impero e Papato, che vedranno il loro apice con la lotta per le investiture, e per ultimo la fioritura del sistema feudale attraverso interventi legislativi che permisero l’ereditarietà dei feudi maggiori.

Detto ciò si possono ricavare dei dati importanti che contraddistinguono il Medioevo, Paolo Grossi affermò che questa età tenne una propria autonomia giuridica, autonomia ravvisabile in un potere politico debole e confusionario, con un indifferenza verso il diritto e una pluralità di ordinamenti giuridici che contribuivano al caos, poche raccolte di leggi che riguardavano soprattutto il Gubernaculum (la sfera di governo) e non il diritto civile dove la consuetudine era la fonte del diritto principale.

In questa fase di grande smarrimento e tentativi di assestamento, come accennato prima, la chiesa assunse un ruolo centrale, contribuendo all’integrazione tra germani e latini attraverso la conversione al cristianesimo dei “barbari”. La chiesa nella prima fase dell’Alto Medioevo era un ordinamento gerarchico e presente nel territorio, oltre i monasteri, con innumerevoli diocesi e parrocchie.

L’integrazione tra i popoli comportò la nascita e la volgarizzazione del diritto romano, mise a confronto due culture giuridiche completamente differenti. Il diritto presso i romani aveva dei caratteri ben definiti, era scritto, laico, territoriale e basato su leges et iuracosa diversa era presso i germani, esso era orale, consuetudinario, sacrale personale. Anche dal punto di vista delle istituzioni si possono cogliere delle differenze, presso i romani indubbiamente si possono ascrivere l’impero (quindi il governo di un territorio), l’amministrazione burocratica e la cittadinanza, invece i germani sul governo dei popoli (il carattere territoriale viene meno in quanto nomadi), sul feudo affidato ai clan, erano dei gruppi familiari, che controllavano un territorio sulla base di un vincolo di fedeltà con il sovrano e sulla stirpe (l’appartenenza ad un popolo).

Dalla commistione delle due culture giuridiche prese vita il diritto romano volgare, creato da alcuni giuristi, si pensi alle Pauli receptae sententiae, che erano delle raccolte di massime giuridiche attribuite al giurista Paolo; Vaticana fragmenta, rinvenuti nel 1821 dal cardinale Mai; Tituli ex corpore Ulpiani, un’opera istituzionale; Epitome Gai, un compendio aggiornato

elle istituzioni del giurista Gaio, in auge presso i Visigoti. Oltre alle citate raccolte non poteva non essere preso in considerazione il Corpus iuris civilis.

Nell’economia del discorso trovano inoltre spazio i frutti dell’integrazione etnica, ossia le leggi “romano-barbariche”: la lex romana visigothorum del 506 d.C., relativa al regno visigoto della Gallia meridionale che regolava i rapporti tra i soli romani. Conteneva frammenti del Codex Theodosianus, qualche costituzione degli Ermogeniano Gregoriano. Abrogava tutto il diritto romano anteriore, distingueva inoltre, con riguardo al diritto penale, due categorie di individui: gli honestiores e gli inferiores; la lex visigothorum del 654 d.C., promulgata dal re Recesvindo, divisa in dodici libri; la lex burgundionum emanata tra il 480 e il 502 d.C., divisa in 88 titoli che fissavano in una raccolta le principali consuetudini del popolo, diretta ai soli burgundi; la lex romana burgundionum emanata tra il 500 e il 533 d.C. e l’edictum Theodorici di datazione ignota, si rivolgeva sia ai romani che ai visigoti, era composto da 154 capitoli contenenti alcune parti dei codici romani e delle sentenze di Paolo.

Autore articolo: Davide Alessandra

Di seguito Altare del duca longobardo Ratchis, conservato nel Museo Cristiano di Cividale del Friuli. Fonte foto: dalla rete

 

 

 

 

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