Alta Terra di Lavoro

già Terra Laboris,già Liburia, già Leboria

Clima: mala tempora currunt! Di Fiorentino Bevilacqua

Posted by on Nov 14, 2019

Clima: mala tempora currunt!                                      Di Fiorentino Bevilacqua

Giorni fa è balzata agli onori della cronaca la notizia che “oltre 11000 scienziati da tutto il mondo si sono uniti” e hanno dichiarato “chiaramente e inequivocabilmente che la Terra è di fronte a una emergenza climatica1.

“…sulla base di alcuni indici inequivocabili” (dei quali, evidentemente, non fanno parte, per esempio, questi2, questi3 e questi4, “ben 11258 scienziati e scienziate di 153 nazioni” hanno sottoscritto il solenne monito1.

A leggere la notizia giornalistica, anche chi ha dei dubbi sia sul reale aumento globale della temperatura che sulla sua origine, ascritta alla CO2 di origine antropica, viene colto da qualche perplessità sulle sue convinzioni: se ben 11.000 e passa scienziati che hanno a che fare col clima sostengono che c’è un allarme climatico, un qualche allarme climatico ci dovrà pur essere…

Quelle 11.000 firme, infatti, finiscono per rafforzare, nell’immaginario collettivo, la posizione di coloro che sostengono la veridicità del riscaldamento globale o cambiamento climatico che dir si voglia.

Siccome, però, bisogna andare sempre alla fonte, ecco che, scorrendo l’elenco5 di “scienziati e scienziate” che hanno sottoscritto il documento, le perplessità di cui sopra scompaiono … Anche perché questa del clima, e quella della scienza in generale, non è una partita di calcio in cui vince chi segna di più. Uno a zero o, in questo caso, 11.258 a x (con x<11.258) non significano assolutamente nulla.

Sappiamo tutti, infatti, che Copernico era pressoché da solo nel sostenere la sua tesi; eppure, sulla posizione del Sole, aveva ragione lui.

Scorrendo, dunque, l’elenco di oltre 11.000 “scienziati” che hanno dato forza e sostegno (…!?) all’allarme, non solo si scopre che i meteorologi, i climatologi e i fisici dell’atmosfera sono una esigua minoranza, ma anche che tra i firmatari che non hanno nulla a che vedere con studi diretti  di climatologia, vi sono psicologi, naturopati, botanici, microbiologi, ipnotizzatori, designer industriali, analisti di affari commerciali, dirigenti d’azienda, antropologi, esperti di management, studenti di informatica, medici, ingegneri elettrotecnici, economisti, studenti di sociologia, veterinari, docenti di Psychology and Business, etologi, erpetologi, consulenti in ecoturismo, virologi,  responsabili di politiche e ricerche sui pesci, ricercatori sul cancro, archeologi, farmacologi, docenti di informatica, nutrizionisti, consulenti di pianificazione urbana, esperti di disegno industriale, studenti di pedagogia e persino docenti di diritto costituzionale comparato …

Non sono, dunque, tutti climatologi e nemmeno tutti scienziati. 

La firma di costoro, sotto quel documento, ha, quindi, lo stesso valore, lo stesso peso che avrebbe la mia sotto un documento scientifico che attribuisse la costruzione della piramide di Cheope alla V dinastia anziché alla IV: nessuno.

Inoltre, i primi che hanno letto l’elenco dei firmatari, hanno notato la presenza in esso anche di tale …  Albus Silente (noto personaggio della saga di Harry Potter!) e quella del chiarissimo … Prof. Micky Mouse del Micky Mouse Institute for The Blind, della Namibia… (questi ultimi due, assieme ad altri 32, sono stati poi tolti dall’elenco dopo le prime critiche, alcune delle quali si possono leggere qui6).

La cosa grave è che scienziati di livello universitario avevano allegato all’articolo … “Allarme di scienziati mondiali sull’emergenza climatica”, pubblicato sulla rivista BioScience, un elenco presentato in modo che si potesse pensare che fosse composto da tutti scienziati che avevano a che fare col clima.  

Non è una bella cosa; oltretutto ne risente la credibilità e l’immagine della scienza.

Ma oggi, purtroppo, funziona così: il potere dei media è così grande che lo si usa (chi sa farlo) anche a sproposito.

Un politico, un’istituzione non fa ciò che deve ma, se della mancanza se ne occupano trasmissioni televisive che hanno un grosso impatto sul pubblico, si crea un movimento d’opinione che spinge chi di dovere ad agire.

Probabilmente i sostenitori del riscaldamento globale hanno pensato di applicare lo stesso metodo nella questione del “Global Worming”.

Ciò trova sostegno anche nel contenuto di una delle mail carpite da hacker agli esperti dell’IPCC. In esso, infatti, ci si augurava che, i contrari all’idea del riscaldamento globale, perdessero la battaglia dei media per la conquista del consenso dell’opinione pubblica: “La cosa importante è essere sicuri che (gli scettici) stiano perdendo la battaglia delle pubbliche relazioni” (Michael E. Mann, climatologo statunitense autore della curva della temperatura detta a mazza da hockey)7.

Ecco dunque che, in questa ottica, 11.000 a 500 ha un suo valore.

Come ha un suo valore il fatto che gli scienziati che sostenevano il GW, si impegnavano ad agire di comune accordo, come si legge in altre mail, per screditare sia i colleghi che producevano ricerche che sconfessassero il GW, sia le riviste che pubblicavano tali lavori8,9

Ma ha un valore, negativo, anche il modo in cui sono stati raccolti, parzialmente presentati o non presentati i dati delle temperature10 poi inseriti nei modelli (definiti dal climatologo Prodi “troppo rozzi e inadeguati3) usati per fare le previsioni circa il clima futuro.

Il clima attraversa un brutto momento e la scienza, probabilmente, non è stata mai portata ad un livello così basso! A sostegno di ciò, anche una sorta di confessione del climatologo britannico Peter Thorne, collaboratore dell’IPCC (Gruppo intergovernativo sul cambiamento climatico – Intergovernmental Panel on Climate Change – IPCC): “Penso che la scienza sia stata manipolata a fini politici7.    

Per fortuna, i veri climatologi continuano a lavorare, qualunque cosa decida la politica e qualsiasi cosa facciano le masse. Avranno forse meno finanziamenti dei climatologi che operano nel campo del GW, ma potranno ancora fare ricerche serie nel campo della Climatologia, ricerche che potranno gettare una luce chiarificatrice sulla questione del clima che sarà.

Noi, su queste basi, siamo ancora liberi di dubitare.

Un po’ meno di esprimere le nostre perplessità.

Fiorentino Bevilacqua

13.11.19

P.S. Un articolo, a commento della farsa, lo si trova qui11.

…………………………………

  1. https://www.repubblica.it/ambiente/2019/11/05/news/allarme_di_11000_scienziati_da_tutto_il_mondo_non_c_e_dubbio_e_un_emergenza_climatica_-240303228/?refresh_ce Articolo di Repubblica
  2. http://www.climatemonitor.it/?p=51811  Copertura nuvolosa e temperatura globale
  3. https://www.attivitasolare.com/non-e-soltanto-colpa-delluomo/?fbclid=IwAR11q6FRsCaKzCoWKsyjcSysl7Piu9-7sN1T8spphB_dyIiABG_m5qiRUbM Intervista al climatologo Franco Prodi
  4. https://www.attivitasolare.com/quel-che-conta-in-fisica-sono-le-misure/?fbclid=IwAR2B7-FRLqzqYQfMvHUNEImpAquLdkdvurd-ORsz5XkMUmI7RVeDEWChJSg Un po’ di scienza…
  5.  https://oup.silverchair-cdn.com/oup/backfile/Content_public/Journal/bioscience/PAP/10.1093_biosci_biz088/2/biz088_supplemental_file_s1.pdf?Expires=1576157419&Signature=wGaK-OVKOOk7m1WuXs~sGiIjtgdL6J39XT9Okf0FP6wcrlbmSbimGumsMTuhi4uYxc-bNzyc4T1Ej6bdoqSZzHMxaAe1DEj4WYDcCt-NG5~Eno6b4mgP3DKfejDD625c53Ymo~tjX~XbUd7Goxq~r-rrvDnAfrOTXIzpPoCavrHrijoZjz2Adz2dPharB0Kg0onKbWkcrcb7WSgGS1U0wCFvymU5hr0Weh8trYJWsQci4XIfvrih8-IL9sZCN3C4kXda2SKkeImrStK0nFN5I1oFf7hBBP0egFAcOwa4WD0q0Fn3N6WErqG6a4LfN45NwGLQeSsZyhVqeLCPnFjyaw__&Key-Pair-Id=APKAIE5G5CRDK6RD3PGA L’elenco dei firmatari
  6. https://www.cbc.ca/news/technology/climate-emergency-names-1.5350570 Alcune osservazioni critiche all’elenco dei firmatari
  7. https://www.astronomia.com/2011/12/02/il-secondo-e-forse-definitivo-scandalo-investe-l%E2%80%99ipcc/ Alcune mail dell’IPCC
  8. https://rightnation.it/2009/12/02/climategate-rotolano-le-prime-teste/ Altre mail…
  9. https://www.nogeoingegneria.com/tecnologie/carbon-capture/la-storia-oscura-dietro-il-global-warming-alias-cambiamento-climatico/ “scientificità” di alcuni dati
  10. https://www.attivitasolare.com/il-colonnello-ernani-poca-chiarezza-sui-dati-relativi-alla-temperatura-media-della-terra/ Poca chiarezza sui dati relativi alla temperatura media della Terra
  11. http://www.climatemonitor.it/?p=51823  Il Clima non è più a ovest di Paperino
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Il Sud di Pino Aprile. Programma Meridionale di Fiorentino Bevilacqua

Posted by on Ago 25, 2019

Il Sud di Pino Aprile. Programma Meridionale      di Fiorentino Bevilacqua

Non sono andato al Parco della Grangia oggi, all’incontro per la posa della prima pietra di un’azione politica meridionale.

Lì si raccoglievano le idee, si faceva il punto circa il programma da stilare, sulle cose da fare per la salvezza del nostro Sud e, prima ancora, sulle “regole” da seguire.

Se fossi andato avrei detto ciò che, ora, di seguito, scrivo.

Innanzi tutto avrei messo, al centro dell’iniziativa, il “Sud” (un giorno avremo un nome “proprio”) e il Popolo del Meridione. Non ne avrei fatto un corollario del principio dell’equità.

Questo principio può anche rendere più accettabile, persino condivisibile, al popolo del Nord, la nostra lotta per gli eguali diritti tra Nord e Sud Italia; ma non trarrebbe in inganno i nostri competitors del Nord, ai quali l’idea di un Sud che si risveglia e pensa a se stesso, fa venire l’orticaria perché non ne trarrebbero beneficio i loro bilanci, per comunali, regionali, aziendali o bancari che siano.

Non lo sacrificherei, il Popolo meridionale, sull’altare delle necessità dettate dal calcolo politico, se tali sono le motivazioni alla base della scelta operata da Pino Aprile.

Non lo sacrificherei a prescindere.

Interessi del Popolo meridionale, dunque, al centro del programma ed in chiaro. Senza bizantinismi di sorta.

Darebbe consapevolezza al nostro Popolo che, così, si sentirebbe chiamato in causa in prima persona non per un principio dalla cui affermazione e dal cui rispetto discenderebbe, poi, il suo bene, ma per la realizzazione di suoi legittimi interessi che, appunto perché tali, non devono essere nascosti.

Troppo a lungo, per 150 e più anni, questo Popolo e i suoi interessi sono stati dimenticati e non li si può tenere celati oggi, nella fase di rinascita.

A questo proposito ricordo che, nel suo discorso di insediamento, John Fitzgerald Kennedy ebbe a dire: … concittadini americani, non chiedete cosa il vostro paese può fare per voi, chiedete cosa potete fare voi per il vostro paese1 … e, dunque, per voi stessi!

Il Popolo partecipe delle azioni della propria rinascita e non del rispetto di un principio “etico”, generale, magari sentito lontano e astratto. Sarà sempre necessario un soggetto – partito o movimento che sia – che, nei luoghi deputati e nei momenti stabiliti, operi concretamente per legiferare, decidere, trattare con altre Istituzioni, Paesi, Entità sovranazionali; ma non in nome di un Principio, bensì nel nome di un Popolo, di una Nazione… una Macroregione o altro.  Quel Popolo, in questo modo, si sentirà investito di una parte della responsabilità necessaria per la realizzazione di quel progetto; non sarà un passivo, attendista, futuro fruitore dei frutti che sono da venire. Deve sentirsi, ed essere, anch’esso nel ruolo di artefice del raggiungimento di quegli agognati frutti.

Insomma, parafrasando Gandhi: dobbiamo essere noi il cambiamento che vogliamo vedere realizzato per noi stessi, non per il rispetto di un principio generale, valido per chicchessia.

Io preferisco questa seconda impostazione.

Salvaguardia, quindi, degli interessi del Popolo Meridionale attraverso la tutela e il potenziamento di…

  1. Industria
  2. agricoltura
  3. turismo
  4. servizi
  5. giustizia
  6. ambiente

L’ordine (1-…-6) non è un ordine di priorità; può essere cambiato, dunque, ma sempre in un’ottica complessiva, non settoriale, di sistema, di lungo respiro, adottando, per esempio, i parametri, già in vigore presso altri Paesi, o altri ancora di nostra ideazione, che permettano di monitorare i risultati in funzione degli obiettivi prefissati e delle iniziative messe in campo per raggiungerli.

Passi preliminari/ prerequisiti / linee guida … “regole”

  1. Sacrifici

Non perdersi in differenziazioni e puntualizzazioni che è meglio affrontare in un momento successivo: è più importante la realizzazione di un ponte, una ferrovia, una strada, una fabbrica, un depuratore, un’azienda, la gestione di una possibile criticità, la salvaguardia delle coste, la messa in sicurezza di un costone, una adeguata politica agricola etc che il credo politico/ religioso/ etico di chi scende in campo per attuare ciò.

Anzi: in una prima fase, questo credo non conta nulla.

Dunque: sacrificio temporaneo di quei valori personali, di gruppo, che, altrimenti, risulterebbero divisivi e potenzialmente in grado di far naufragare ogni iniziativa.

E’ quasi come quando si sta insieme, in un gruppo, accomunati dalla passione per uno stesso passatempo: non si scende, saggiamente, in questioni politiche, non si fa riferimento neanche al lavoro svolto o alla posizione sociale occupata perché non è necessario farlo e, se lo si facesse, si rischierebbe l’integrità e la sopravvivenza stessa del gruppo.

Vale per tutti…

  • Priorità.

Un soggetto colpito da arresto cardiaco che non risponde più al massaggio cardiaco, al pallone che gli insuffla aria nei polmoni etc, può essere anche trattato a terra, in mezzo al fango dove è eventualmente caduto, perché occorre salvargli la vita; poi, e solo poi, se risponde, si pensa a metterlo sulla lettiga e nell’ambulanza nel rispetto di quegli altri principi della buona medicina ai quali però, in quelle condizioni estremamente critiche, si è dovuto anteporre il massaggio cardiaco salvavita.

  • Forza.

A noi “meridionali” (pessima locuzione) occorrerà toglierci di dosso ogni orpello che inquina, avvelena, distorce; e ce ne sono parecchi e di diversi tipi; per fare questo ci vuole forza, la forza di mettere in campo iniziative e risorse opportune.

  • Questioni di metodologia.

Realismo. Esistono competenze diverse, conoscenze varie: il pollice non può fare ciò che fa l’indice e viceversa; in una mano funzionante sono necessari entrambi, assieme alle altre tre dita. Ma non sono equipollenti. Uno non vale uno. Non siamo in Meccanica quantistica o nel campo della Relatività: qui, il realismo (per locale o meno che sia) vale ancora.

Storia del Movimento revisionista: il movimento ha, ormai e meno male, una sua storia: non può essere ignorata.

  • Coraggio

Occorre anche il coraggio della verità, non solo storica: potremo anche aver sviscerato tutto quello che c’è da sapere realmente sulle vicende storiche del Risorgimento del Nord preunitario; potremo anche venirci a trovare nella condizione in cui il revisionismo storico non abbia più nulla da svelare ridotto, come potrebbe essere, ad un filone ormai concluso…ma se ci ritrovassimo con tutti gli altri mali di oggi, interni ed esogeni, staremmo come ora anzi, peggio: non avremmo più, in quel caso, nemmeno la speranza che, capito come sono andate veramente le cose, potremmo migliorarle.

La revisione storica è l’inizio, l’inevitabile, indispensabile inizio: ci dà radici, dignità, orgoglio risvegliandoci nella nostra consapevolezza storica di Popolo. Ma questa consapevolezza, poi, dovrà diventare attuale…basata sulle realizzazioni positive messe in atto.

Il nome di questo Popolo verrà dopo, quando le disquisizioni, i distinguo tra Regno di Napoli, Regno di Sicilia, delle Due Sicilie, Napolitani, Federico II, Ruggero II etc. non potranno fare più male tanto forte sarà, ormai, la coscienza di noi e la nostra autostima collettiva basata, come al tempo dei Borbone, sulle realizzazioni pratiche attuate.

Affrontare oggi questioni simili, quando ancora sta nascendo una coscienza comune che è perciò ancora fragile, incerta, insicura, significa correre il rischio di far naufragare un grande, necessario progetto per questioni di non indispensabile importanza.

E, d’altra parte, noi lo abbiamo già vissuto quando, alcuni dei nostri (anche strumentalizzati dall’esterno), prima del 1860, in nome di principi e libertà astratte, mettevano in discussione uno Stato che creava, concretamente, le condizioni per poter vivere senza dover emigrare, senza indebitarci come invece facevano altri Stati preunitari e, cosa non da poco, per essere orgogliosi di noi come Popolo, come Nazione e, allora, come Monarchia.

Si dice che la storia è maestra di vita: che lo sia anche per noi, oggi.

Io la penso così.

Fiorentino Bevilacqua

24.08.19

…..

  1. http://webcache.googleusercontent.com/search?q=cache:XnoJyIlo1bQJ:www.minotariccoinforma.it/cgi-bin/news/J.F.K..pdf+&cd=2&hl=it&ct=clnk&gl=it
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Il Sud di Pino Aprile di Fiorentino Bevilacqua

Posted by on Ago 18, 2019

Il Sud di Pino Aprile                di Fiorentino Bevilacqua

L’iniziativa di Pino Aprile, di far partire un’Azione politica meridionale, non è che l’ultima di una lunga serie1 .

Penso che la prima sia stata la pubblicazione di Terroni, libro che ha fatto uscire dall’ambito geografico e culturale “locale”, la questione del Sud maltrattato e vittima necessaria (e perciò predestinata) della cosiddetta Unità.

Grazie ad esso al Sud, ma anche al Nord, persone e personaggi del tutto all’oscuro della vera origine della Questione meridionale, hanno cominciato a guardarla con occhi diversi perché diverse, più veritiere e complete, erano le informazioni di cui ora disponevano.

Non che mancassero pubblicazioni e scritti analoghi, anche più approfonditi, specialistici e con diverso taglio, ma rimanevano sempre in una cerchia, per forza di cose, ancora ristretta. Terroni, ha rotto quel cerchio andando oltre i confini del Sud e della sensibilità fino a quel momento sviluppata in una cerchia solida, sicura ma ancora non molto ampia.

Ora, dopo l’iniziativa dei bar devenetizzati, arriva questa dell’Azione politica meridionale che cerca di raccogliere, intorno ad un progetto comune, chiunque lo voglia, anche quelli che si stanno battendo da tempo per la presa di coscienza del Sud.

Pino frequenta ed è parte integrante del mondo del revisionismo che si occupa del cosiddetto Risorgimento.

Lo conosce bene, perciò.

Sa, quindi, quanto esso sia composito, formato com’è da tanti “gruppi”, alcuni dei quali nati da poco, altri sulla scena da decenni; alcuni piccoli, altri numerosi; ognuno, comunque, con la sua visione e la sua via da seguire per arrivare all’obbiettivo della rinascita del Sud.

La persistenza e la gravità dei problemi del Meridione, il fatto che ci siano meridionali (quando potremo liberarci di questo nome!?) consapevoli della verità storica a fronte di una maggioranza che la ignora, mi fa venire in mente il “Discorso ai quadri di base” di Malcom X: «Quello che ci occorre, a me e a voi, è imparare a dimenticare ciò che ci divide. Quando siamo insieme non è perché siamo battisti o metodisti. […] Non ci tocca questo inferno perché siamo battisti o perché siamo metodisti, né perché siamo democratici o repubblicani. […] Siamo qui in quest’inferno perché siamo neri. Voi vivete nell’inferno, tutti noi viviamo nell’inferno perché siamo neri.»2

Per la verità, apro un inciso, mi pare di ricordare che anche qualcun altro, S.M Francesco II, ci aveva esortati a non farci trovare disuniti quando sarebbe venuto il momento, perché, ammoniva, nessuna usurpazione è eterna3. Non so se questo è quel momento, ma l’essere uniti dà l’idea, a chi si ha di fronte, di una maggiore forza.

Mi sembra, comunque, che ci troviamo in una condizione simile a quella evocata nel discorso ai quadri. Abbiamo ancora (non me ne voglia nessuno: lungi da me l’idea di offendere qualcuno) molti, moltissimi nella condizione dei giulivi, inconsapevoli negri da cortile e ancora pochi (in proporzione) in quella dei consapevoli, recalcitranti negri dei campi.

Qui, forse, nasce una prima divergenza con l’iniziativa di Pino Aprile: alcuni gruppi revisionisti, preferirebbero dare la precedenza alla trasformazione dei primi nei secondi; poi, in qualche modo, verrebbe l’impegno politico. Ma i problemi ci sono e si saranno sempre: opportunisti, convertiti all’ultimo minuto al “credo” revisionista, volenterosi che corrono in soccorso etc.

Relativamente alle differenze esistenti fra i vari gruppi e tra questi e Pino Aprile, differenze che potrebbero diventare ostative di qualsiasi forma di contatto, ricordo che, in genere, di fronte ad un comune nemico le differenze passano in secondo piano, tanto nella società umana, quanto fra gli animali: un cardellino e un fringuello, pur avendo livree diverse e regimi alimentari non uguali (sono specie diverse anche per altri caratteri), fanno, in qualche modo, fronte comune nei confronti di un predatore dei loro nidiacei.

Personalmente, ritornando ai “gruppi”, ho sempre pensato che più ce ne fossero, in una certa fase, meglio si riusciva a “coprire” il Territorio e l’intera, complessa “questione” del Napolitano trasformato in meridionale.

Ma ero e rimango dell’idea che accelerare i tempi espone a rischi: pochi pionieri in un ambiente ancora largamente ignaro e, per questo, forse anche ostile, farebbero concretamente poco.

Però, nel quadro della situazione attuale che vede certe forze del Nord cercare di inserirsi al Sud, sono favorevole all’ultima iniziativa di Pino Aprile. Può servire a smuovere ancora di più le acque di un Sud che altri vorrebbero mantenere calme, stagnanti, putrescenti tanto da cercare, per raggiungere questo scopo, di proiettarsi qui, di inserirsi e radicarsi politicamente qui con effetti negativi difficilmente prevedibili.

Probabilmente non si andrà al governo di qualcosa dopodomani, ma gli altri, quelli lì (ma anche i nostri, qui), capiranno ancora di più che il Sud non è più quello di una volta.

Intanto, si continuerà a lavorare (ed è indispensabile che lo si faccia) sul 1799, il 1860, il depauperamento post unitario delle risorse duosiciliane, la Legge Pica, il cosiddetto Brigantaggio, l’emigrazione post unitaria, l’identità e così via. Questo lavoro, più calmo, più lento, genererà una seconda ondata che crescerà fino a diventare, essa sì, veramente inarrestabile.

È come l’evoluzione di certe stelle che, ad un certo stadio della loro vita, espellono gas: relativamente poco ma a grande velocità in una fase; molto di più, ma più lentamente, in un’altra. Questi eventi mettono a nudo il nucleo caldissimo della stella che così riscalda e “illumina” il gas espulso. Il risultato è uno degli oggetti celesti più belli: una splendida nebulosa planetaria4, 5 alla formazione della quale hanno necessariamente contribuito entrambi gli eventi, anche se fra loro diversi e avvenuti in “momenti” separati.

Spero che accada lo stesso anche a noi.

Personalmente, auguro buona fortuna all’iniziativa di Pino Aprile, una buona continuazione di lavoro ai Revisionisti e un buon “viaggio” al “SUD”, ormai da tempo in cammino.

Fiorentino Bevilacqua

16.08.19

  1. https://pinoaprile.me/il-24-agosto-alla-grancia-nasce-lazione-politica-meridionale/?fbclid=IwAR1HZSJ_VfVFOW3Kz9QTfzecr6W1XU2QWY70zTHcmMCFYVk5DiJr1nBL5Io
  2. https://it.wikipedia.org/wiki/Discorso_ai_quadri_di_base
  3. http://www.ilportaledelsud.org/francesco%20II.htm
  4. https://it.wikipedia.org/wiki/Nebulosa_planetaria
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La nostalgia dei Neoborbonici

Posted by on Giu 2, 2019

La nostalgia dei Neoborbonici

Io, questa cosa della nostalgia non la capisco.

Meglio: non capisco perché qualcuno, nell’intento di sminuire l’azione, il sentire, di un neoborbonico, lo definisca nostalgico. E’ come se uno chiamasse capra un stambecco alpino – Capra ibex L. – con l’intento di offenderlo per via dell’accostamento con la capra – Capra hircus L. – : lo stambecco se ne risentirebbe? Assolutamente no; piuttosto rifletterebbe, se potesse, sulle conoscenze di zoologia del tipo.

Ritornando a noi, capisco ancora di meno il fatto che un neoborbonico, così apostrofato, senta il bisogno, quasi convulso, di dimostrare che nostalgico non è.

Nostalgia è lo stato d’animo, l’emozione che prova chi è lontano dal paese di origine (il famoso mal du pays) o da una condizione passata, ovviamente migliore di quella che vive al presente: nessuno, infatti, rimpiangerebbe un passato in cui era malato, in carcere, prigioniero, schiavo, senza lavoro, povero etc

Siccome il termine deriva da nostos, ritorno, e algia, dolore (http://www.treccani.it/vocabolario/nostalgia/) e siccome è un sentire, doloroso, proprio di chi ritorna con il pensiero ad una condizione passata, che è positiva, mentre il presente non lo è, come fa, un neoborbonico, a vergognarsi se qualcuno, nella sua ignoranza, lo apostrofa con tale termine?

Che c’è da vergognarsi!?

Ammettiamo che lo scorso anno io sia stato in vacanza nelle “Isole del Paradiso” per oltre un mese e che questa fosse la cosa che più desiderassi al mondo.

Se quest’anno, fattimi i conti in tasca, mi rendo conto che posso ritornarci e per lo stesso periodo di tempo, io non provo nostalgia alcuna di quella vacanza semplicemente perché quest’anno la rivivrò, pari pari lo scorso anno. Non ho perso nulla: il presente sarà meraviglioso, nella sostanza, come il passato.

Ma se mi rendessi conto con non potrò più andarci in vacanza, allora non c’è da stupirsi se, nel ripensare a quelle vacanze, io provassi in cuor mio, nell’animo, un po’ di “sofferenza”: nostalgia, appunto.

Ritorno con il pensiero a quella esperienza per me gratificante del passato e, fatto il confronto con le vacanze che potrò fare quest’anno, con il presente, soffro (algia).

Perché, dunque, un Neoborbonico, che per definizione è un revisionista storico, quanto meno del periodo che parte dal 1734 e finisce nel 1860, non dovrebbe riandare con dolore a quel periodo storico avendo bene in mente le differenze fra esso e il presente?

Non capisco.

Io sono neoborbonico e nostalgico, e non me ne vergogno; anzi: essendo neoborbonico, mi vergognerei se non fossi nostalgico.

Forse, alcuni si schermiscono da quella “accusa” perché la nostalgia viene vista come qualcosa di paralizzante: una sorta di ammirazione estatica del passato che blocca l’agire presente.

A noi, del Sud (sic!), quello che ci blocca, nell’agire presente, è ben altro.

Mai questo, dunque.

Il passato, dice qualcuno, è un faro.

La sua narrazione completa, finora assente dai libri di storia e sui media, fa capire come veramente si era e, quindi, come si può essere se liberati da gioghi di ogni tipo, anche endogeni, anche di “sangiovannara” natura.

La conoscenza del passato, anzi, dà un orgoglio a chi finora non solo ne era privo, ma si sentiva colpevole per come era. Questo orgoglio è anche uno stimolo a riprovarci, a cercare di ritornare come si era: un Popolo orgoglioso di se stesso. La revisione fa scoprire che si può, che si ha tutto per riuscire, guardando al passato per prendere energia, stimoli e insegnamenti; non per tornare formalmente ad esso.

<<Non si può tornare davvero indietro nel tempo, ma certamente si può provare il desiderio, a volte molto forte, di riprovare quelle emozioni che ci hanno dato piacere e gioia. Se in superficie questo sembra stimolarci a ricreare o a ricercare le circostanze che hanno prodotto quelle emozioni positive, nel profondo la nostalgia ha un’altra funzione, meno evidente, che è quella di rompere l’inerzia psicologica e attuare i cambiamenti necessari. Per quando sembri paradossale, la nostalgia funziona come un rinforzo positivo per promuovere un cambiamento che la nostra psiche ritiene ormai maturo.>>

https://www.riza.it/psicologia/tu/7013/nostalgia-se-non-la-combatti-diventa-una-risorsa.html

Nostalgia, dunque, non è un epiteto offensivo, sminuente quando viene rivolto a un Neoborbonico; forse lo è per chi lo usa con questo fine.

Fiorentino Bevilacqua (un nostalgico)

02.06.19

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