Alta Terra di Lavoro

già Terra Laboris,già Liburia, già Leboria

Babbaceglie: una storia di tradizione e “neo-brigantaggio”

Posted by on Apr 9, 2017

Babbaceglie: una storia di tradizione e “neo-brigantaggio”

Difficile comprendere la storia di un popolo se non se ne conoscono le origini, le credenze e le tradizioni.

L’Italia, che è spesso indicata come paese dei Comuni, presenta una estrema diversità in quello che oggi avvertiamo come folklore ma che, in un certo senso, è l’immagine più fedele che ci resta del nostro passato.

Sora, importante centro dell’Alta Terra di Lavoro ed ideale punto di congiunzione fra quelle che erano fiorenti aree agricole ed industriali al confine fra Lazio, Abruzzo e Campania, non fa di certo eccezione.

Una figura in particolare spicca nel nutrito Pantheon Sorano, caratterizzato dalla continua intromissione del mondo del fantastico, del misterioso e dell’esoterico, nella vita quotidiana e nei racconti che si tramandano di generazione in generazione: quella de “glie BABBACEGLIE”.

Babbacello, come si direbbe in italiano, è quanto di più misterioso e complicato da definire ci possa essere, racchiude in se una serie di contraddizioni che lo rendono molto più semplice da immaginare, semplicemente riportando paragoni e somiglianze con figure più conosciute, che da spiegare partendo da zero.

Volendo essere estremamente rapidi e concisi glie BABBACEGLIE potrebbe essere il cugino Sorano del Monacello Napoletano o una versione meno commerciale del Leprechaun Irlandese, un folletto dispettoso, ma con atteggiamento bonario, una presenza discreta e simpatica che però non lo è fino in fondo.

Nei racconti che si fanno ai bambini è spesso usato come spauracchio, addirittura sostituto del ben più famoso “Uomo nero”, come ipotetico fantasma, demonietto pronto a punire qualsiasi marachella o disobbedienza.

Mia nonna spesso mi diceva “magna sennò uè glie babbaceglie!!”, oppure, nelle notti estive quando non riuscivo a dormire, indicandomi l’angolo del soffitto, mi assicurava che li sarebbe apparso per spaventarmi se non chiudevo subito gli occhi.

Crescendo cambia sensibilmente la sua natura, appare sempre più come uno scanzonato nullafacente, dispettoso e funambolico ladruncolo, pronto a far sparire oggetti, sostituirli con altri o spostarli, come se fosse un poltergeist.

Recentemente viene descritto in maniera molto più oscura, malvagia e vicina ad un immaginario horror, grazie al racconto di Attilio Facchini, “Babbacello” (La terra dei Ciclopi, ed. Alcheringa), una sorta di favola nera costruita nel centro storico di Sora, sua casa, con mondi paralleli, sparizioni e strane e macabre abitudini alimentari.

La cosa singolare è che, qualsiasi accezione si voglia riconoscere a Babbaceglie, gode di una popolarità e di un affetto veramente singolare in città, rappresentando qualcosa di talmente caratteristico da superare il concetto di bene e di male perché assolutamente genuino e simbolo di appartenenza al territorio.

Forse, proprio per questo motivo, una giovane associazione si è ispirata a questa figura misteriosa ma talmente tanto sentita da avere un grande potere evocativo ed aggregativo.

L’Associazione Babbaceglie, operante nella promozione sociale, territoriale e culturale, si è proposta come fautrice del concetto di rete e di cooperazione fra tutte le realtà del territorio, guardando con ammirazione e curiosità al lavoro che ogni singolo individuo svolge per lo sviluppo della zona.

In questa ottica, la missione dell’associazione identitaria alta terra di lavoro, è subito sembrata molto affascinante, intanto perché è rivolta a quella che è la nostra storia, alle nostre radici comuni e poi perché attraverso la ricerca storica, riporta una oggettività sulle vicende che hanno costruito la Nazione così come la vediamo oggi.

I ragazzi di Babbaceglie, in qualche modo, fanno un lavoro analogo, sul presente.

Avendo osservato i processi storici ed appartenendo ad una generazione perennemente proiettata nel futuro, in qualche modo ammettono di sentirsi dei Briganti, dei romantici appassionati del territorio e con le armi delle idee, delle proposte e della disponibilità cercano di resistere ad una deriva che ci vuole privare progressivamente della nostra identità per traslarla altrove, all’estero.

Nei giorni odierni nemmeno il tangibile ha più la capacità di essere soddisfacente, reale, valido, perché la continua rincorsa a quello che sarà, ci fa sentire forte la curiosità di quello che arriverà domani piuttosto che la tranquillità di godere di cosa si ha adesso.

L’associazione nasce per promuovere quello che siamo, le peculiarità di una terra e di un popolo, di una cultura millenaria che era futuro per il resto del mondo già 2000 anni fa, per costruire in casa la strada che porta al futuro, rifuggendo l’imposizione della migrazione quale unica possibilità di realizzazione personale.

A loro modo, sono dei briganti e come allora lo sono loro malgrado, rivendicano il diritto di non dover scappare all’estero per avere un futuro, con piccole cose, passo dopo passo, ma con la netta presa di coscienza che quel futuro non può essere un dove ma un come.

Il dove, è testimoniato dalla scelta del nome, Babbaceglie, Sorano e presente ieri come oggi in una terra ricca, ma che va rivitalizzata.

Alfredo Damiani

 

 

 

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