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Bandiera Borbonica data alle fiamme

Posted by on Nov 20, 2016

Bandiera Borbonica data alle fiamme

il nostro vicepresidente Fiorentino Bevilacqua, a seguito del comunicato del comitato dei Neoborbonici e della risposta di Aniello Sicignano, pone la parola fine, su questo blog, sulla vicenda della bandiera bruciata. 

Premetto che anche io sono rimasto “sconvolto” dall’immagine della Bandiera data alle fiamme: l’immagine che mi viene richiamata alla mente da questo gesto è quella dei militanti, dei miliziani, dei cittadini di uno stato che danno alle fiamme la bandiera di uno stato nemico, non certo per augurargli prosperità e lunga vita. Per analogia, quindi … Leggendo, però, alcune risposte, mi sono fatto l’idea che dolo non c’era: non c’era la volontà di arrecare oltraggio ad un simbolo sacro tanto più che, chi lo ha compiuto o chi lo ha ispirato, si rifaceva a costumi, nostri o non nostri poco conta, che prevedevano quelle modalità di rimozione PROPRIO PER UNA FORMA DI RISPETTO ESTREMA. Anche se i nostri rituali, le nostre tradizioni, le nostre regole prevedono un altro tipo di riposizionamento della Bandiera (Armata di Mare) e chi lo ha operato non le conosceva, questo non mina la buona fede di chi lo ha materialmente compiuto. Perché qualcuno si è riconosciuto il diritto di cambiare una bandiera (oltretutto da poco posizionata)? Ecco, credo che questo possa far venire in mente scenari di due tipi:

1) quella bandiera (come qualsiasi cosa che riguardi la nostra storia e il nostro passato), posta lì, su un luogo simbolicamente sacro, è sentita propria da chiunque di noi, per cui chiunque si sente in dovere di fare qualcosa di positivo per essa (aggiustarla, legare meglio le corde che la tengono su, rafforzare il pennone e cose simili) secondo il proprio “linguaggio” e i propri modi espressivi che, potendo essere diversi da quelli di altri del gruppo, può ingenerare confusioni, malintesi, fraintendimenti;

2) si è voluto andare lì e togliere il simbolo che è nostro sì, è di tutti noi ma … è stato messo lì da “quegli altri” di cui, pur appartenendo allo stesso “ambiente” storico, culturale, non si condividono le posizioni, le impostazioni e altre cose… Qual è la verità, io non lo so: ho qualche elemento, ma sicuramente non tutti quelli che mi servirebbero per capire e trarre una conclusione corretta. C’è varietà nel nostro mondo perché c’è varietà nel Mondo (e meno male!) e non si poteva pensare di allargare i consensi, le affiliazioni, le iscrizioni e rimanere monocordi, monotoni. Questo non lo vivrei come un limite, una maledizione, ma come una benedizione, una ricchezza inevitabile: crea problemi, i caratteri sono quelli che sono, la voglia di protagonismo, la voglia di emergere, di farsi sentire con la voce propria, quella dei propri territori di appartenenza è fortissima in alcuni… ma forse non è un male. Ripeto, probabilmente non conosco tutti gli elementi necessari per giungere ad una conclusione corretta, però, da parte di tutti, andrei oltre certe posizioni; passato il momento in cui le emozioni possono anche offuscare la ragione, sia quelle che generano certi gesti sia quelle che da questi nascono, non ci dividiamo ulteriormente e teniamo conto che, in un momento come questo in cui noi dell’ex Regno delle Due Sicilie soffriamo ancora di più della parte rimanente della penisola, chi da fuori guarda a noi e ci vede impegnati in queste discussioni, ci sente lontani, distanti; oltretutto, se non siamo capaci di parlare tra di noi, di dialogare, come possiamo parlare con gli altri, specialmente con quelli che ci vogliono veramente male? Forse, anzi sicuramente ci si è già provato, nonostante ciò sono nate divisioni e fratture. Cerchiamo di far sì che quanto successo non allarghi queste fratture e non ne generi altre. Questo è quello che io mi auguro.

Fiorentino Bevilacqua

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