Alta Terra di Lavoro

già Terra Laboris,già Liburia, già Leboria

“BRIGANTESSE” delle bande Pace, Marino e Ciccone

Posted by on Gen 2, 2018

“BRIGANTESSE”  delle bande Pace, Marino e Ciccone

MARIA CAPITANO – giovane guerrigliera compagna del capobanda Luongo. Morto il suo uomo a seguito di gravi ferite subite in uno scontro a fuoco con i carabinieri, prese il comando della formazione ribelle giurandogli vendetta. Dal quel momento si destreggiò con un’abilità felina tra boschi, campagne e montagne impervie arrecando serie perdite alle truppe impegnate nella repressione del brigantaggio. Circondata e catturata l’11 marzo 1868 fu imprigionata in attesa di processo. Mentre il padre cercava di farla liberare pagando una cauzione di 1500 lire lei si toglieva la vita ingerendo del vetro.

…… nella battaglia di Monte Cavallo del 30 marzo 1868, accanto ai briganti combatterono accanitamente tre donne, Maria CapitanioGioconda MariniCarolina Casale, che rifiutarono di arrendersi. I soldati dovettero legare la Capitanio che sembrava una belva, Suppiello e Antonio Luongo furono presi, le tre donne furono imprigionate e condannate. Solo Maria Capitanio si salvò, perché il padre, già all’indomani della fuga della figlia, aveva cominciato a prezzolare falsi testimoni per dimostrare che era stata rapita e non aveva partecipato volontariamente alle imprese brigantesche della banda; il Tribunale di Isernia credette e la prosciolse dalle imputazioni. Nella banda di Ciccone Pace faceva da vivandiera e guardiana Carolina Casale, giovane contadina di Cervinara, nell’Avellinese. ….. innamoratasi di Michele Lippiello, di cui era già incinta, non poté sposarlo perché Lippiello si era aggregato alla banda di Ciccone e Pace. Il fidanzato-brigante una notte fece irruzione nella pagliaia dove abitavano i familiari di Carolina, e la costrinse a seguirlo. Cosi Carolina Casale si aggregò anch’essa alla banda e conobbe Giocondina Marino, una compaesana di Cervinara. Da allora la Casale partecipò alle azioni della banda, vestita da uomo, agli agguati, ai sequestri. Il fratello Pasquale, altro aggregato, si era costituito, convinto da conoscenti di Cervinara, che, per questo suggerimento, furono uccisi da Alessandro Pace. A Roccamonfina partecipò al sequestro di Antonio Petrilli, del fratello e dei suoi cugini, un colpo solo. Non esitò a buttarsi nella mischia di monte Pipirozzi contro la truppa e non rimase estranea all’omicidio di Giuseppe Di Francesco, a Mignano, perché Ciccone ebbe sospetti su di lui nonostante si fosse unito alla banda. In un successivo combattimento con un distaccamento di Fanteria, fu catturato insieme ai briganti Santo e Moscatelli, e tradotta a Mignano con Gioacchina Marino e Maria Capitanio. La Corte d’Appello di Napoli la condannerà per associazione a delinquere, estorsione, sequestro di persona, e omicidio premeditato. Quando fu scarcerata, riprese il mestiere di carbonaia; il suo Michele Lippiello morì in un conflitto a fuoco. Anche la compaesana Giocondina era stata rapita da Alessandro Pace mentre lavorava nella carbonaia di Valleprata e partecipò alle numerose imprese di questi tra Caserta e Campobasso, fra cui quella in danno della famiglia Petrilli di Fontanafredda. Riunitesi le bande di FuocoGuerra, Ciccone e Santaniello, combatté con esse contro la truppa che presidiava Terra di Lavoro, a Piedimonte d’Alife, Caiazzo, Conca, Isernia, Presenzano. Era diventata una furia di guerra. Ma a Presenzano rimasero uccisi LuongoSavastanoGargano, e Michele Marino, e Giocondina, un’altra volta incinta, andò a raggiungere a Mignano la Casale e la Capitanio. Alla cattura seguirono le inevitabili condanne.

fonte

brigantaggio.net

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