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CAPOVOLTO IL DOGMA DEL POTERE IN ITALIA: SI VINCE O SI PERDE A SUD E SUL SUD. IL SUD LO SA. E ADESSO ANCHE LORO

Posted by on Mar 19, 2019

CAPOVOLTO IL DOGMA DEL POTERE IN ITALIA: SI VINCE O SI PERDE A SUD E SUL SUD. IL SUD LO SA. E ADESSO ANCHE LORO

Ma è stato colto davvero il valore di quello che è accaduto con l’Autonomia differenziata? Non è solo una clamorosa vittoria dei senza-potere del Sud contro i detentori di tutti i poteri; è anche e soprattutto il punto di svolta nella politica degli ultimi quarant’anni e, addirittura, con ragionevole approssimazione (lo sapremo nei prossimi mesi) potrebbe rivelarsi il punto di svolta nella storia del Paese. Non esagero. Riassuno così: siamo passati dall’inesistenza, inconsistenza e insofferenza della Questione meridionale, alla Questione meridionale che detta l’agenda di governo, della maggioranza parlamentare e della programmazione politica ed economica nazionale. Parlare di Sud era “dire del già detto e già scartato” in tutti i governi da oltre mezzo secolo, di centrosinistra, di centrodestra, tecnico o di centrosinistra-berlusconian-alfanian-verdiniano (le porcherie renzian-gentiloniane). Se si nominava il Sud, era per insultare i meridionali e accusarli di affossare il Paese, mentre orde di saccheggiatori padani di ogni partito svuotavano (e svuotano) le casse nazionali per arricchire il Nord a furia di tangenti, con la scusa di grandi opere inutili (vedi Mose), fiere fallimentari spacciate per successi, centri di ricerca fatti a proprio vantaggio, ma con i soldi degli altri, eccetera.
Il Sud non era nemmeno menzionato nell’accordo fra il M5S e il partito razzista antimeridionale (la Lega ora camuffata da razzista anti-migranti, con il servile apporto delle truppe cammellate di momentaneamente ex-colerosi-che-puzzano-più-dei-cani); solo dopo valanghe di proteste apparvero otto righi di niente e il ministro last-minute per il Sud. Ora, quella maggioranza e quel governo possono reggersi o cadere sulla Questione meridionale. E, addirittura, il Sud ha fatto miseramente fallire la Secessione con scasso delle Regioni più ricche: missione principale e forse unica della Lega Nord appoggiata dalla Lega di serie B cui fanno tesserare gli ascari delle colonie (quelli che aprono al nemico le porte della propria città perché la saccheggi). E che sia questa la missione principale, “l’indipendenza della Padania”, lo dice lo statuto della Lega Nord (sì hanno tolto la parolina… e io vi garantisco che domani mi crescono i capelli). Padania che stava sorgendo con l’Autonomia differenziata e che almeno per ora è andata a sbattere contro un muro di terroni. Era già tutto pronto, feste, trionfi, piedidiporco e passamontagna. Al povero Luca Zaia, presidente del Veneto cui non frega niente se al Sud schiattano in mille per garantire il caviale a due dei suoi conterranei (la politica intesa come rapina: concezione primordiale e barbarica, ma più di tanto il campione locale non è in grado di capire) han tolto la bottiglia di prosecco dalle mani e consigliato la camomilla.
Temo che persino ad alcuni addetti ai lavori non si siano resi conto del reale valore di quanto è successo. Sapete perché il M5S non nominava il Sud nel suo programma di governo e nel “contratto”? (Pure lì, non si fa che peggiorare: una volta, c’era chi li faceva con il diavolo; adesso addirittura con la Lega!). Perché, per essere accettati, i terroni devono far dimenticare di esserlo, evitando di irritare non soltanto la Lega, ma quel Nord (non tutto il Nord) cresciuto a ignoranza e pregiudizi (e gli studi non sempre bastano: guardate certi editorialisti dei giornaloni).
Il dato politico dominante, in Italia, è la geografia: il Nord è inteso vincente a prescindere, il Sud perdente a prescindere; il politico del Nord parte con l’idea che il Sud sia già fuori dalla gara per il primo posto e, al massimo, possa concorrere per il campionato minore, quello per decidere chi è il primo degli ultimi. E il politico del Sud parte sapendo che meno sembra tale (a parte proclami terronici e pre-elettorali), più ha possibilità di avanzare. Vi ricordate come il Pd votò il presidente dell’Associazione dei Comuni italiani qualche anno fa? Candidato unico e in pratica già nominato (anche dalla segreteria del partito) era Michele Emiliano. Ma Graziano Delrio (spalleggiato da Renzi) si propose come uomo del Nord, pronto a ricevere anche i voti della Lega. E vinse il Nord contro il Sud, non Delrio contro Emiliano.
Il politico del Nord, più si dichiara tale (e non vale solo per la Lega), più vince, voce della geografia forte. Quello del Sud, più si rende riconoscibile come tale, più perde, perché espressione della geografia e della storia perdenti.
I leader meridionali, se vogliono essere “nazionali”, devono trascurare la loro origine e persino il proprio elettorato; quelli del Nord, se si fanno scoprire “nazionali” (ovvero disponibili a una distribuzione più equa di risorse, opere pubbliche, infrastrutture, diritti) diventano perdenti, perché visti estranei al proprio territorio. Paradossalmente, vedi il caso Lega e le felpe di Salvini, più ti dici a favore del solo Nord, più sei “nazionale”.
Guardate Nichi Vendola: con lui guida di un partito nazionale e presidente della sua Regione, la Puglia fu l’unica del Sud a non protestare per l’esclusione dai programmi di Letteratura di liceo del Novecento, degli autori e poeti meridionali, pur se premiati con il Nobel; e mentre il presidente dell’Emilia Romagna e della Conferenza delle Regioni affianca i secessionisti con scasso lombardo-veneti (ma noi siamo diversi…, dice. Pozz’essere cecato chi nun ce crede) e i consiglieri regionali Pd di Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna non si vergognano di fare un documento congiunto per chiedere al partito di aiutare Salvini a fottere il Sud, con l’Auronomia differenziata (più soldi e diritti ai ricchi, ‘sta ceppa ai poveri. Ma ceppa solidale e di sinistra!), al Sud, dirigenti Pd e presidenti di Regione tacciono, cincischiano, si accodano da parenti poveri su uno strapuntino (tu prendi 23 “competenze”? Io un paio…) e sempre “in risposta”, non sgarbata, si capisce, metti che se la piglino a male… E così per i rappresentanti meridionali degli altri partiti. Mai che l’azione parta da Sud! Solo quando la Regione Calabria vara una mozione duramente contro l’Autonomia si odono sparsi ruggiti di conigli.
Questo lo schema della politica in Italia.
Beh, lo schema è saltato: questo è successo. Un Sud fuori dagli apparati, ma consapevole e combattivo, denuncia il tentativo delle Regioni ricche di collegare le risorse per i “diritti uguali per tutti” al gettito fiscale dei territori, e creare cittadini di serie A e di serie B: proteste in piazza Montecitorio; gazebo e volantinaggi, specie della attivissima pattuglia di Agenda Sud Calabria, degli infaticabili “formiconi” lucani; centinaia di pagine dei meridionalisti rilanciano i documenti tenuti segreti; articoli di Gianfranco Viesti, Marco Esposito, Raffaele Vescera, miei; i parlamentari (quasi tutti cinquestelle, ma non solo; quasi tutti del Sud, ma non solo) che vengono a conoscenza delle trappole nei documenti non divulgati si informano, studiano, chiedono spiegazioni e chi ha coerenza e coraggio, e ce ne sono, per fortuna, decide di conseguenza; tante conferenze con loro e ovunque, e dei dirigenti della Svimez; distribuzione di dossier, tabelle, dati; le partecipazioni, rare ma efficaci, a trasmissioni tv e radio… Alla fine, la cosa è passata, ci si è resi conto che si stava facendo un golpe sottotraccia, spudoratamente dicendo che “non cambia niente” e che soltanto “si evitano gli sprechi e si premia l’efficienza”; e invece si svuota la cassa, portando via i 9/10 delle tasse e lasciando ai fessi il debito.
Il primo risultato fu che il consiglio dei ministri del 22 ottobre 2018 che doveva dare l’ok saltò; sotto Natale provarono a vedere se passava fra una renna e un panettone, ma non ci riuscirono e si dettero appuntamento al 15 gennaio, per trovare l’accordo e far partire la rapina il 15 febbraio. Ma, ormai, l’inganno era sotto gli occhi di tutti. L’appello con Gianfranco Viesti primo firmatario è ormai oltre le 50mila firme; aderiscono interi sindacati, ordini professionali. Se il governo portasse al Senato l’accordo con le Regioni secessioniste, non avrebbe la maggioranza. Non tutti antepongono un interesse politico immediato a un principio universale. E dovremo ricordare i loro nomi.
Questo mette in crisi i rapporti fra le correnti nella Lega ed è scontro fra Zaia e Salvini; accade lo stesso nel Pd fra quelli del Nord e del Sud; mette gli alleati gialloverdi in una situazione difficile da reggere e non si sa come possa andare a finire; induce a rinviare tutto a dopo le elezioni europee; consiglia ai vertici cinquestelle di prestare maggior attenzione a richieste e sentimenti della loro base elettorale, che è al Sud.
La Questione nazionale, oggi, è meridionale. E su questo si gioca tutto: dal governo al futuro del Paese, a come sarà e persino se ancora sarà. Un risultato inimmaginabile se avessimo pensato alla sproporzione di poteri e mezzi di influenza; se non avessimo obbedito al comandamento che deve guidare ogni azione umana: fa’ quel che devi, accada quel che può. La partita non è certo chiusa, e questo è già un successo incredibile, né il risultato è scontato. Ma chi pensava di aver già vinto, in forza delle sue armi potenti si accorge con stupore che il Sud c’è, sa di avere buone ragioni, sa farle valere. Ed è maledettamente bravo con la fionda…

Pino Aprile

1 Comment

  1. da una grande penna come quella di Pino Aprile mi sarei aspettato qualcosa di più costruttivo!… caterina ossi

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