Alta Terra di Lavoro

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Carlo Bombrini nell’Unità d’Italia

Posted by on Ott 4, 2019

Carlo Bombrini nell’Unità d’Italia

Carlo Brombini, Direttore Generale della Banca degli Stati Sardi dal 1849 al 1861, amico di Cavour, nel 1853 partecipò con Rubattino (altro amico di Cavour) alla fondazione dell’Ansaldo, rilevando uno stabilimento siderurgico a Genova Sampierdarena.

Dopo pochi anni la fabbrica fu posta in fallimento a causa dell’agguerrita concorrenza estera (tra cui la siderurgia del Regno delle Due Sicilie). Bombrini fu uno dei promotori dello smantellamento dell’industria meridionale, dichiarando pubblicamente:”I meridionali non dovranno mai essere più in grado d’intraprendere…)

Uno strano modo d’intendere l’unità di un popolo!
Nel 1861, dopo la caduta del Regno delle Due Sicilie, fu nominato Governatore della Banca Nazionale del Regno d’Italia e buona parte dei macchinari delle industrie meccaniche meridionali fu dirottata proprio all’Ansaldo di Genova.

Con l’Unità d’Italia lo stabilimento di Pietrarsa cambiò gestione. La nuova proprietà aumentò l’orario di lavoro, diminuì il personale e ridusse le paghe. Iniziarono agitazioni e scioperi repressi nel sangue dall’esercito d’occupazione.

Nel 1875 un decreto del Regno d’Italia sancì la chiusura di Pietrarsa.

Seguirono la stessa sorte la fonderia di Castelnuovo, la Real fabbrica d’armi di Torre Annunziata e le ferriere di Atina. Quasi tutte le attività industriali del Regno delle Sue Sicilie furono assorbite e trasferite al Nord.

Il macchinario tessile fu trasferito a Valdagno. Così si lamentavano i napoletani:
“…tutto si fa arrivare dal Piemonte, persino le cassette della posta e la carta per i dicasteri…a’ mercanti del Piemonte dànnosi le forniture più lucrose…Burocrati di Piemonte occupano tutti i pubblici uffizi…a fabbricare le ferrovie si mandano operai piemontesi…a facchini della dogana a carcerieri vengono uomini dal Piemonte e donne piemontesi si
prendono a nutrici dello spizio de’ trovatelli, quasi neppure il sangue di questo popolo più fosse bello e salutevole…”

Nel 1861 il disastrato governo d’Italia si trovò con le casse semivuote. Nel 1852 Cavour, Presidente del Consiglio dei ministri del Regno di Sardegna, aveva incaricato l’ing.Carlo Noè di progettare un canale d’irrigazione per facilitare la coltivazione del riso nella pianura piemontese. Territori nei quali il grande politico contava vasti possedimenti.

Trattandosi di un’opera poderosa (85 chilometri) il costo a carico dello Stato sarebbe stato esorbitante. In quei tempi le casse dello Stato erano state prosciugate dalle continue guerre, e contavano circa 27 milioni di lire. La realizzazione del Canale Cavour iniziò nel 1863, con un costo complessivo di 45 milioni!

A occupazione avvenuta la banca degli Stati Sardi divenne la Banca d’Italia e una parte dei milioni oro scippati al Sud…sparirono.

Andarono a finanziere la costruzione delle fabbriche del Nord, tramite altre banche private: Credito Mobiliare di Torino, Banco Sconto e Cassa Sconto di Torino e la Cassa Generale di Genova.

Se il Banco delle Due Sicilie avesse mantenuto nei forzieri i 443 milioni oro… avrebbe potuto comprarsi il Nord dell’Italia!

Una truffa milionaria (milioni di quei tempi) attuata dalle banche (tutte private) che emettevano, allegramente, carta moneta…carta straccia.

Nel giugno del 1861, fatte le speculazioni con gli amici degli amici che si trovavano al Governo, Cavour, ideatore della carta straccia, morì (avvelenato?).

Nel giugno del 1861, fatte le speculazioni con gli amici degli amici che si trovavano al Governo, Cavour, ideatore della carta straccia, morì (avvelenato?). Il rapporto lira/oro era terminato. Iniziò il “corso forzoso” della lira. Altre banche si aggiunsero alle prime a stampar moneta!

Molti uomini erano creati massoni proprio con lo scopo di indirizzarli, lusingarli e controllarli meglio nel complotto organizzato contro il giovane Francesco II.

Garibaldi era massone al 4°, considerato dagli stessi massoni “mediocre di coltura” e quindi facilmente influenzabile. Alla vigilia della partenza per l’impresa dei Mille, fu abilmente blandito, ed elevato al massimo ed elevato al massimo grado, il 33° (una procedura del tutto anomala rispetto ai precisi rituali massonici che ricorda le recenti disavventure della P2).

Giunto a Palermo, per ottenere la fiducia e l’appoggio della popolazione, si autoproclamò “dittatore”, annullò le tasse sul macinato e sul sale, decretò l’abolizione dei dazi, che andavano a colpire la gente più umile e povera e promise la distribuzione delle terre dei latifondisti ai contadini.

Fu un successo enorme, una folla acclamante ed esultante che i cittadini del Sud pagarono “salatamente” un anno dopo l’occupazione con la farsa del plebiscito, l’aumento indiscriminato delle tasse e la rapina di ogni attività imprenditoriale, disoccupazione, miseria, emigrazione in massa verso il Nord America.

Per colmo d’ipocrisia, mentre Cavour ordinava all’ammiraglio Persano di seguire da lontano l’impresa di Garibaldi, Vittorio Emanuele II giurava eterna amicizia al cugino Francesco II, condannando formalmente l’impresa di Garibaldi. Cavour, d’accordo con il re, ordinava al generale Cialdini di partire alla volta di Napoli con l’esercito piemontese, forte di 120000 soldati per impossessarsi del Regno e reprimere nel sangue ogni velleità di ribellione.

Garibaldi, eletto gran maestro dell’Oriente di Palermo, otteneva la piena giurisdizione massonica su buona parte dell’Italia Meridionale. Il cerchio era chiuso.

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