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Cartesio, Vita di un filosofo

Posted by on Mar 19, 2019

Cartesio, Vita di un filosofo

    René Desxcartes nacque a La Haye, in Turenna, il 31 marzo 1596.  Il padre Joachim era un ricco gentiluomo , consigliere al Parlamento di Rennes. La madre, Jeanne Brochard, morì  di una malattia di petto, l’anno successivo alla sua nascita. Egli trascorse un’infanzia  priva di tenerezza  e malaticcia, ma tranquilla e libera negli agi. Ad otto anni entrava nel collegio gesuitico di La Flèche, fondato da Enrico IV, ove i Gesuiti vegliavano con amore alla formazione di quello spirito  da cui, sia pure indirettamente, tanto male  doveva venire al loro ordine. Vi restò fino al 1614. Due anni dopo, prese i suoi gradi in diritto all’Università di Poitiers.

   Disgustato del diritto, mal soddisfatto dell’educazione impartitagli al collegio, pensò alla carriera militare: istinto belligero  che non era,come scrisse più tardi,  che “l’effetto di un calore di fegato che si spense in seguito”. E si recò in Olanda , alleata della Francia, e nella primavera del 1618 si arruolò nelle armate del principe di Nassau.

   Si era allora in una lunga pausa delle guerre con la Spagna e gli uffici di stato maggiore erano centri di studi di matematica e d’ingegneria, carissimi a Descartes.

   Un giorno, il 10 novembre 1618, in una via di Breda, quartiere generale del principe di Nassau,, il giovane ufficiale vide un gruppo di gente che leggeva un cartello affisso al muro. Ignorando il fiammingo, Descartes prega un vicino di tradurglielo. Era un problema di matematica che il proponente sfidava a risolvere.  Descartes si vanta di risolverlo all’istante. Il vicino interprete si stupisce della sua audacia : era il fisico e medico Isaac Beeckman. I due si legano di amicizia . Presentendo il genio del giovane, Beeckman lo eccita a darsi, tutto, alla ricerca fisico-matematica proponendogli problemi, uno dietro l’altro. A lui sono dovuti i primi scritti di Descartes, che glieli dedicò. Fu lui che trasse le prime scintille da quel cervello incomparabile, ma un po’ incline alla pigrizia.

   Alla fine di aprile 1619 Descartes, stanco della pace che durava in Olanda, lascia quel Paese e va in Germania per offrire la sua spada all’imperatore Ferdinando o all’elettore di Baviera, Massimiliano. Sorpreso dall’inverno neii dintorni di Ul, si chiuse, per vari mesi, in una “padella”, cioè camera riscaldata, per riordinarvi i suoi pensieri. Quella “padella” fu l’incubatrice della filisofia moderna… Egli ne scoprì il principio nella notte del 10 novembre 1619: “ X novembris 1619 cum plenus forem Enthusiasmo et mirabilis scientiae fundamenta reperirem”. Nella notte seguente René ebbe tre sogni, che egli interpretò come mandatigli dall’alto e che lo incoraggiarono a proseguire per la via intrapresa. In segno di riconoscenza, fece il voto di andare in pellegrinaggio a Loreto,. Il Razionalismo moderno nasceva così in un’atmosfera di tensione entusiastica, tra sogni e visioni.

   L’inverno non era  ancora finito che Descartes riprese a viaggiare. Cominciava la Guerra dei Trent’anni ed  egkli, forse, prese parte alla battaglia della Montagna Bianca. l’11 novembre 1620 concepiva un’invenzione meravigliosa. Così, per tre volte, alla stessa data, 10 novembre 1618 (incontro con Beeckman), 10 novembre 1619 (scoperta dei fondamenti di una scienza ammirabile)))), 11 novembre 1620 (concezione di un’invenzione meravigliosa), un avvenimento importante si produceva  

nella vita spirituale del giovane Descartes… Ciò ha fatto pensare più di uno alla triplice iniziazione dell’Ordine segreto dei Rosa-Croce, che Descartes confessa di aver ricercato  e con cui certamente ebbe rapporti in Olanda e in Germania.

   In seguto abbandonò il mestiere delle armi. E’ l’epoca dei viaggi nel nord dell’Europa e in Italia. Egli assiste al matrimonio del Doge con l’Adriatico, a Venezia. E’ a Roma per il giubileo del 1625. Compie il promesso pellegrinaggio di Loreto. Gira per il mondo studiando, più che i libri, la natura e gli uomini. Rientra in Francia… Vi rimane otto anni, frequentando i salotti letterari ed esponendovi  le sue idee, finché,, a seguito di calde insistenze del cardinale de Berulle,, il fondatore dell’Oratorio, che, ammirandolo,, lo esorta a darsi alla filosofia, prende la risoluzione di stabilirsi in Olanda, ove regna la tolleranza e dove potrà vivere, incognito, nel trambusto della folla. Ci visse vent’anni, in varie località. Nell’inverno dal 1634 al 1635 si unì liberamente con una certa Elena da cui ebbe una bambina, Francina, che morì tra le braccia del padre, il 7 settembre 1640, con suo immemnso dolore.

   La sua vita in Olanda è quella di un signore che vive del suo, libero, senza ambizioni, tutto dedito alla vita dello spirito, leggendo poco, ma pensando e sperimentando molto, già celebre caposcuola prima di aver ancora nulla pubblicato. E’ di là che lancia al mondo i suoi capolavori: il “Discorso del Metodo” (1637), le “Meditazioni”(1642), i “Princìpi di filosofia” (1644). Per quanto concerne il primo lavoro, per commemorare il suo terzo centenario, le poste della Repubblica Francese  emisero un francobollo che recava il titolo sbagliato dell’opera capitale del filosofo René manteneva, per mezzo del reverendo Mersenne, dimorante a Parigi, un carteggio immenso con i dotti del tempo, che continuamente  gli proponevano dei problemi filosofici, matematici e scientifici da risolvere. Volentieri carteggiava anche con le donne, a cui attribuiva uno spirito più libero e più plastico che agli uomini. Di queste la più famosa è l’intelligentissima principessa palatina Elisabetta, per compiacere alla quale compose i suoi scritti di morale, di cui principale il trattato “Le passioni dell’anima” (1649).

   Solitario per elezione , altero e disdegnoso per temperamento, era in società  il più affabile  degli uomini. Evitava, per prudenza  e per orrore,  delle polemiche, di occupardi di teologia. Ma quando lo chiamavano a cimento,  sapeva essere duro e sarcastico polemista,  come mostrano le sue  “Risposte “ alle “Obezion”, alla sua “Meditazioni”  e le sue risposte al fanatico teologo protestanteVoetius, suo persecutore. REné professava riverenza  alla fede dei padri, ma doveva avere  più di un pensiero di dietro la testa, ché, in realtà,  Dio nella sua filosofia  non ci sta che  come sinonimo  dell’ordine naturale  e per dare il primo  impulso alla materia.  La sua filosofia  era affatto fuori  dell’orbita del Cristianesimo e Descartes  non poteva non averne coscienza, benché  si professasse  seguace della religione del suo re  e della sua nutrice. Il suo motto era “larvatus prodeo” (mi avanzo  con una maschera sulla faccia).  Descartes saèeva  quel ch’era  costato a Giordano Bruno,,,,,,,,,,,,,,,, a Vanini, a Galileo, di aver voluto  fare a meno della maschera.. A chi gli rimproverava la sua prudenza, bisogna ricordare che era quello il tempo in cui roghi e prigioni  attendevano i novatori  e i protestanti gareggiavano in ferocia persecutoria con i cattolici.     

   Senza cercarla, la fama gli era venuta, immensa. Il mondo  riconosceva in lui il grande rinnovatore della filosofia. Tra polemiche e apologie, questa aveva fatto la sua strada, lui anco vivente. Se gli ortodossi olandesi, capitanati dal rettore dell’Università di Utrechht, Voetius, avevano tentato di farlo  condannare per ateismo,  non gli erano mancate grandi protezioni regali. Una di queste gli fu fatale. La regina Cristina  di Svezia lo invità a venire in Svezia a farle lezione di filosofia. Descartes non poté esimersi di accettare e si recò “nel paese degli orsi, del ghiaccio e delle rocce”, a Stoccolma.  Tutte le mattine, alle cinque, si recava a corte a far lezione alla sovrana. Ma il filosofo che aveva avuto, per tutta  la vita, l’abitudine  di alzarsi tardissimo e di lavorare a letto, non poté resistere al mutamento di abiudini  e al freddo. Quattro mesi dopo il suo arrivo, cadde malato e dopo pochi giorni morì, l’11 febbraio 1650. Aveva cinquantaquattro anni. Uno degli scopi della sua filosofia era di prolungare fino a cent’anni la vita degli uomini.

   L’ultima opera uscita dalla sua penna fu un libretto in versi per una festa da ballo alla corte della sovrana Cristina.

                                                   Ragioni di Cartesio

     Hegel paragonava la filosofia all’uccello di Minerva che spicca il volo al crepuscolo, quando il lavoro della giornata volge alla fine. Ciò è vero, ma di certa filosofia soltanto, di quella che raccoglie, sistema, classifica e porta a chiara coscienza i risultati  di un lungo processo di pensiero, e con la consapevolezza che gli dà, per ciò stesso  lo chiude e conchiude. Di tal fatta era per l’appunto la filosofia di Hegel.

    Ma vi sono pensatori di cui la filosofia può meglio essere paragonata all’uccello di Giove, che, dall’alto dei monti,saluta con il suo grido il primo sbiancare de cielo : sono i pensatori che aprono e inaugurano un nuovo ciclo di pensiero e di civiltà. Grandi i primi; più grandi i secondi. Di questi, forse il più grande di tutti, è Descartes, che – lo dicono i manuali di storia  della filosofia -è il padre della filosofia moderna. Giustissimo, ma bisogna dare alla frase tutto il valore di cui è pregna : padre non della sola filosofia moderna, in quanto distinta e separata dalla vita moderna,,, ma della filosofia moderna in quanto essa è la matrice da cui nasce la vita moderna.. Padre della filosofia moderna e per essa del mondo moderno.. Più precisamente ancora : padre di ciò che fa la modernità del mondo moderno, perché, in questo, vi sono forze che non risalgono a lui come a padre e che pure a lui debbono in certo senso la vita, se sorsero in reazione e in opposizione a ciò che il mondo moderno ha di specificamente moderno. Sì che questo mondo nasce con Descartes, direttamente per quano ha di “moderno”, indirettamente per quanto  ha di “antimoderno” e che, in certo senso, è moderno anch’esso  poiché resiste e contrasta alla modernità del mondo moderno. Sotto questo punto di vista, Descartes non è soltanto un filosofo, sia pur sommo : è una forza storica ancora in pieno sviluppo.   “ Considerate non importa quale fra le più capitali produzioni dei tempi moderni, sia nella scienza sia nelle filosofia, voi troverete che il fondo dell’idea, se non la forma stessa, fu presente al suo spirito”. Queste parole di Thomas Huxley su Descartes enunciano l’esatta verità.

   La filosofia. E’ Descartes il primo a porre alla base stessa della filosofia il problema di trovare qualcosa di cui non si possa assolutamente dubitare. Prima di lui, altri avevano formulato quel problema, ma come un problema fra altri problemi,come un problems fra i tanti : è Descartes il primo che in esso vede il problema assolutamente èrimo della filosofia. Egli lo risolve con il “cogito”: di tutto l’uomo può dubitare, meno che del suo dubbio stesso. Nel suo dubbio, nel suo pensiero,nel suo stato doi coscienza egli tocca un essere che fa tutt’uno con il sapere che l’uomo hs; un essere che non è al di là e oltre la coscienza che l’uiomo hs, ma è questa coscienza stessa. Era nato l’iealismo. Visto nella natura sua profonda, come affermazione che di “certo” non vi è che l’”immediato” e che d’immediato non c’è che lo stato d’animo, l’atto di coscienza. L’’idealismo è figlio di Descartes e non ha assolutamente altro padre che lui. Su questo punto Descarte scava tra il pensiero umano dei tempi anteriori a lui e quello dei tempi a lui posteriori un abisso di cui non si può immaginare il più profondo. Certo, Descartes si sforzerà, dall’interno del io,. di arrivare a Dio e al mondo.Partendo dall’immediato, si sforzerà di giungere al mediato.   La sua soluzione sarà respinta come insufficiente dal pensiero successivo. Ma oggi ancora , a quasi quattro secoli dalla pubblicazione del “Discours de la méthode”, il problema che egli ha imposto al pensiero si formula negli stessi termini in cui egli lo formulò. Se rinascesse dalla sua tomba e prendesse  tra le mani i nostri libri e le nostre riviste di filosofia e assistesse alle nostre dispute, pochi minuti gli basterebbero per orizzontarsi.. Egli si sentirebbe a casa sua.

   Né meno a casa sua si sentirebbe se frequentasse i nostri laboratorii di fisica  e di chimica,, se assistesse ai congressi di scienziati, se sfogliasse le riviste e gli atti delle società scientifiche. Delle sue teorie fisiche particolari poche sono sopravvissute. Ma il quadro, la cornice, in cui le teorie scientifiche moderne nascono e si svolgono, è, ancora oggi,  quello stesso che egli sovranamente dettò ed impose. Che spiegazione scientifica sia solo quella che riduce le cose e i fenomeni a movimento nello spazio; che spiegare scientificamente un fenomeno  sia ridurlo a moto nello spazio, causalmente connesso con altri movimenti; che a ciò si riduca, in fondo, ogni teori scientifica ; che la scienza non abbia da impicciarsi  con qualità, quiddità, essenze, cause finali e simili entità oscure, ciò Descartes vide e affermò con assoluta nettezza e precisione e con chiarissima coscienza delle conseguenze a cui  questa posizione portava : eliminazione di ogni scienza che non possa ridursi a scienza della quantità:  negazione di ogni finalismo nella natura ; riduzione della biologia ad un capitolo della fisica e della chimica ; riduzione  delòl’organismo a macchina, ecc..  Non vi è sapere che matematico, quantitativo, e non v’è altra realtà “in rerum natura” che quella corrispondente a tal sapere : cioè moto di particelle nello spazio e combinazioni infinite di esse,ogni altra entità non essendo che erroire dei sensi e fantasma dell’immaginazione. La scienza moderna non ha potuto svilupparsi che dentro questo circolo.

   Ma non solo della filosofia e della scienza moderna è padre Descartes. Egli è il padre dell’attitudine moderna verso il momdo e la vita. Sole vere, per lui,  sono le idee “chiare e distinte”, poiché solo ad esseinerisce l’ “evidenza”, che è garanzia del vero e solo le idee “matematiche” sono chiare e distinte, cioè evidenti. Un solo sapere è degno di questo nome: quello matematico. Ogni altro deve cedere ad esso. La Ragione, intesa nel senso della facoltà delle idee chiare e distinte,la Ragione matematica è la sola potenza che fornisca all’uomo il sapere, che lo fa re del mondo. Il Razionalismo moderno, la pretesa di riordinare e ricostruire il mondo, il mondo delle cose e quellodelle idee, il mondo della natura e quello dell’uomo, secondo la Ragione matematica, nasce di lì.

   Perch – e questo è capitale – Descartes è il primo ad affermare che l’uomo è stato creato da Dio perché goda  la vita e instauri per mezzo delòla scienza fisico-matematica il dominio dell’uomo sul mondo. Svalutato ogni altro sapere che non sia quellofisico-matematico, quantitativo; ridotta la natura a geometria in azione; affermata la bontà della vita, Descartes non lascerà all’uomo, finch’è quaggiù in terra, altro fine che la riduzione della materia in suo potere, il padroneggiamento della materia del mondo a servizio della vita umana.  L’esaltazione della Tecnica, prolungamento della scienza, è figlia diretta, e consciamente voluta, di Descartes, che vede già in fantasia il trionfo del  Macchinismo e l’instaurazionr del Regno dell’Uomo sulla Natura soggiogata.

   Quando egli morì, ancora giovane (aveva appena cinquantaquattro anni), già il mondo tremava sotto la spinta formidabile che egli gli aveva dato. Tutte le forze del mondo moderno, esaltate fino al parossismo dalla coscienza lucidissima e dalla sistematicità inaudita che egli aveva loro conferite, si erano lanciate a rivoluzionare la Terra.Comesempre quando un genio sovrano sorge all’orizzonte e illumina nuove vie, costellazioni di genii sorgevano nel cielo del pensiero continuandone o contrastandone (e perciò stesso continuandone) l’opera. La Filosofia, la Scienza, la Tecnica vivevano tre secoli di inaudito splendore, di cui non avevano conosciuto il simile che nella Grecia antica. Ma sfidate, provocate, ridestate a nuova vita e coscienza dalla negazione stessa che ne aveva fatta il gigantesco rivoluzionario dello spirito, tutte le forze che egli aveva negate scendevano in combattimento a  cui egli le aveva obbligate. Descartes aveva innalzato sugli altari la Ragione matematica che spiega e rifà il mondo algebricamente e geometricamente. Insorgevano alla difesa  e al contrattacco le forze opposte e rivali del Sentimento, della Passione, della Fede, dell’Istinto, della Vita. Che cos’è il Romanticismo da due secoli in qua se non Naturismo, cioè rivolta  e rivendicazione furiosa delle potenze psichiche schiacciate dall’implacabile sovranità della Ragione matematica ? La storia dello spirito europeo, da trec secoli in qua, è tutta un duello fra la Ragione e ciò che della Vita non si lascia ridurre alla Ragione. E più la Ragione (per mezzo delle sue figlia, la Scienza, la Tecnica, l’Economia moderna) estende e fa pesare il suo dominio sul mondo, più larivolta della Vita discende in profondità, più profonde,, incoscienti, telluriche, sono le potenze vitali chiamate a scuotere quel giogo di ferro.  Oggi tutto il mondo trema  sotto la violenza dell’urto titanico. E non importa se ben pochi sanno che la prima scossa sismica ebbe il suo centro, quasi quattro secoli  fa nella camera riscaldata a stufa, nella “padella”, dove, nel cuore di un gelido inverno germanico (1619-20), si era chiuso, per mesi interi, un giovane ufficiale ad elaborare i pensieri che dovevano metter fuoco alla terra.

Alfredo Saccoccio                                   a

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