Alta Terra di Lavoro

già Terra Laboris,già Liburia, già Leboria

Caserta aragonese

Posted by on Mar 9, 2017

Caserta aragonese

Leonardo Santoro (Caserta: 1475-1569), La spedizione di Lautrec, a cura di Tommaso Pedio, Congedo Ed., Galatina (LE) 1972. Sacco di Roma 6.05.1527.

Premessa. Odetto de Foix, visconte di Lautrec – per Santoro: “Lotrech” – p. 285, cenni biografici. La sua famiglia francese, era stato insignito del titolo di maresciallo di Francia. Ottiene il comando della spedizione francese in Italia; impone il suo piano di azione che prevede l’assedio di Napoli, assedio che attua anche contro i consiglieri, che non lo approvano. Il 10.02.28 varca i confini del Regno di Napoli; eccetera. Colpito dalla peste, muore ad agosto tra il 15 e 16 agosto 1528. Conseguenza, l’armata francese abbandona Napoli.

  1. p. 136-142, fatti d’armi dell’assedio di Napoli e a Caserta: Luglio 1528: scontro Spagnoli e Francesi “Si vedevano spesso, legati i cavalli agli alberi, giacer riposati all’ombra e far lunghissimi sonni, e spesso giocando tra piaceri inonesti con grave sdegno dei villani, le mogli e figlie de’ quali erano violentemente rapite, ritrovate per disgrazia nelle campagne. Tra Caserta e Maddaloni, poco lontano il luogo che noi chiamiamo l’Olmo cupo, territorio della già distrutta Galazia, Belmare, uno de’ condottieri imperiali, avendo seco oltra i cavalli alcuni archibugieri, tagliò a pezzi uno squadrone di cavalli francesi, che stavano sollazzando senza scolte. Ed, essendo tocche le campane all’arme, secondo si costuma in tali accidenti, fu tardi il soccorso; ché già Belmare s’era ritirato. Si salvarono però alcuni dei primi, fuggendo a tutta briglia, buttate vituperosamente le armi in su la strada per viltà, dentro la Cavallerizza, residenza de’ nostri vescovi, e fu già una delle cavallerizze regie, donata da Ferrante I [Ferdinando I d’Aragona 1431-1493] a Giovan Leone de Gallucci vescovo della nostra città, ch’era stato suo medico e familiare”.

Alli 28 di luglio cominciarono gli assediati ad uscire fuora in Campagna, Belmare ruppe alli 29 una Compagnia di cavalli Franzesi a Mataluni”.

Si condolse Lotrech di questa disgrazia col conte di Conversano e co’ nostri cittadini e Madalonesi, ricercando la colpa in noi della negligenza ed infigardagine de’ suoi. I quali, fatti insolenti più del solito, danneggiavano il nostro territorio come nemici, rubando i buoi ed altri animali, alle volte pigliando qualche infelice, che calava al piano per vendere le sue possessioni, ed era acerbamente taglieggiato. Di tutti questi aggravi ci richiamammo a Lotrech, il quale fe’ ordine severissimi a’ suoi, acciò si astenessero di travigliare i paesi che s’erano dati a lui. Ma la rapacità de’ soldati, ne’ quali, come disse quel poeta, non si riprova pietà fede, pervertiva quanto di bene aveva ordinato il capitano, senza dubbio il più grave e solo che avesse mandato mai Francia a’ danni d’Italia. Ma, ritornando Belmare a far l’istesso, e conducendo seco molta preda, poco lontano da Durazzano fu colto in luoghi stretti dal conte di Conversano, che aveva seco armata tutta la gioventù di Sant’Agata con molti altri soldati, ove Belmare ricevè delle busse, perdendo la maggior parte de’ suoi e tutta la preda, con essersi a pena salvato dalla mani de’ villani che l’incalzavano. Ben quei di Sant’Agata ne pagarono poscia la pena dopo la vittoria.” Notizia completa su Cavallerizza e campane di una chiesa; dentro e fuori la Cavallerizza. Belmare cap. Spagnoli. Conte di Conversano e di Caserta Giulio Antonio Acquaviva p. 84. “Frammenti”, N. 5 Ago-Set 1992, p. 38

Da “Frammenti”, N.7 nov.-dic. 1992, p. 32, Piazza Dante: è previsto un fabbricato “il quale rimarrà esposto a riguardarsi da ben lungi da chi viene per lo Stradone di Capua [Asse ferdinandeo]. Questo edificio torreggiante nel suo mezzo [sia della piazza che dell’asse] sarà addetto al pian terreno a pubblici ridotti, ne’ quali il consenso sarà frequentissimo per gli ufficiali che ivi intrattenendosi non perderanno di vista li quartieri; nel piano superiore sarà sito alle più belle abitazioni” […].

 

Regno aragonese 1441-1503, 62 anni. I re: 1. Alfonso I d’Aragona, fino al 1458; 2. Ferdinando I detto Ferrante 1458-1494 (doma la rivolta dei Baroni 1485); 3. Ferdinando II 1404-1503.

Dopo si perde l’indipendenza, inizia il lungo Vicereame spagnolo: 1503-1734, iniziando con il primo vicerè Consalvo di Cordoba 1504-07… più di 50 viceré.

 

Domenico A. Ianniello

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