Alta Terra di Lavoro

già Terra Laboris,già Liburia, già Leboria

LA CATTIVA AUTONOMIA DEL NORD CHE POGGIA SUI SOLITI INTRALLAZZI E RUBERIE.

Posted by on Lug 13, 2019

LA CATTIVA AUTONOMIA DEL NORD CHE POGGIA SUI SOLITI INTRALLAZZI E RUBERIE.

L’unica soluzione possibile è la nostra autonomia. Nel frattempo fermiamo questa ennesima furbata leghista.
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“Cos’è il 518 ?
l disegno di legge 518 presentato dal leghista Calderoli è il progetto con cui vengono prosciugate la casse dello Stato.
Veneto ma anche Lombardia, Liguria e presto anche le altre regioni del Nord sono pronte a trattenere tutte le tasse pagate al Nord.
Non si tratta di una secessione si tratta dell’autonomia fiscale rafforzata. Le tasse pagate in veneto restano al 90 % in Veneto.
Obietterete: Ma cosa c’è di male ?
Le tasse che sono pagate in veneto sono il frutto di tutti i prodotti e servizi che loro vendono al Sud. Qualsiasi cosa compriamo compresi i servizi elettrici, bancari e assicurativi, gas, telefono, mobili. cibi, bevande, vestiti, scarpe provengono dal Nord. Le tasse che loro pagano in realtà sono pagate con i nostri soldi. Se noi smettessimo di comprare loro non dovrebbero più pagare nessuna tassa per lo Stato e per il Sud.
Il Sud è stato spremuto e non ha più un tessuto produttivo, un sistema finanziario. Nulla di Nulla. Da 160 anni é ridotto ad una colonia interna. Il federalismo fiscale é forse cosa giusta, ma prima di attuarla, chi ci ha distrutto deve restituirci il bottino e mettere il Sud in condizione di crescere da solo.
Allo stato attuale, le reti elettriche, banche, assicurazioni, stabilimenti industriali, infrastrutture di rete, ecc che sono installate al Sud sono in realtà di proprietà delle lobby del Nord. Come facciamo a crescere se loro si sono impossessati anche delle nostre risorse naturali ed energetiche?
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Con il ddl 518 lo Stato non riceverà più soldi dalle tasse del Nord e quindi sarà costretto a tagliare tutte le spese che oggi sostiene al Sud.
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Al SUD. verranno chiusi ospedali, scuole e università. Verranno ridotte le prestazioni sanitarie e di welfare. Verranno ridotti di un terzo gli investimenti per strade, ponti, dissesto idrogeologico, ecc…
Il Sud continuerà ad essere pattumiera per i rifiuti pericolosi del Nord.
Verrano ridotti gli organici di Polizia, Carabinieri, Giustizia, Scuola, ecc..
Con l’approvazione del 518 al Sud tutti dovranno pagare le medicine, le analisi e le visite specialistiche. .. E tanto altro ancorea …
IL PARLAMENTO RAPPRESENTA TUTTI GLI ITALIANI E BOCCIARE IL 518 SE E SENZA MA . !
NESSUNA TRATTATIVA
CONDIVIDIAMO TUTTI LA CAMPAGNA.

Grazie per questo interessante post ad Agenda Sud – Calabria

Patrizia Stabile

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Ischia, V secolo a.C.: la nascita di un nuovo vulcano

Posted by on Lug 2, 2019

Ischia, V secolo a.C.: la nascita di un nuovo vulcano

a cura di Sandro de Vita, Socio AIV

INGV, Sezione di Napoli Osservatorio Vesuviano

Anno 474 a.C., la colonia greca di Cuma ha appena sconfitto gli Etruschi in una sanguinosa battaglia navale, combattuta nelle acque antistanti il promontorio di Miseno, e vinta solo grazie all’intervento della flotta di Ierone di Siracusa.  Il debito di Cuma nei confronti del tiranno siracusano è grande, in quanto la sconfitta etrusca aveva segnato la fine dell’egemonia di questo popolo sul Tirreno, lasciando ampi spazi all’espansione dei commerci della Magna Grecia e isolando la dodecapoli etrusca in Campania. In segno di gratitudine, quindi, ma anche per mantenere un saldo avamposto alleato, i cumani offrirono a Ierone la possibilità di stabilire un presidio sull’isola d’Ischia, detta allora Pitecusa, l’isola dei vasai.

Le brume dell’alba lentamente si dissolvono al levar del sole sulla palude costiera, all’estremità nord-orientale dell’isola. Il promontorio basso e tozzo che la delimita a oriente sembra una piccola acropoli: il luogo ideale per costruire il tempio che darà protezione all’attracco delle barche da pesca, nella baia e sulla spiaggia, al di là della collina. Ierone, ad Olimpia, ha già offerto a Zeus gli elmi sottratti ai nemici. E’ tempo quindi che anche la guarnigione siracusana a Pitecusa renda il suo tributo agli dei: ad Apollo, forse, o ad Artemide, protettrice di Siracusa.

D’improvviso uno stormo di folaghe si alza in volo, con fragore, abbandonando il canneto fra le grida di altri uccelli nascosti, una coppia di aironi silenziosamente si allontana: forse un predatore, chissà. Poi torna la quiete, un silenzio quasi innaturale, e la terra comincia a tremare, brevemente, in un sommesso brontolio che viene dal profondo, dalle viscere della terra. Ma d’altra parte si sa, i coloni locali e gli indigeni lo dicono, questa terra è inquieta e l’isola va spesso soggetta a scuotimenti tellurici. Poco male, il progetto è già pronto, il tempio si farà…

Anno 2005, i lavori per la costruzione di un depuratore sulla collina di S. Pietro, a est del Porto d’Ischia, mettono in luce i resti della costruzione di un tempio, risalenti al V secolo a.C.: pile di tegole accatastate, lastre di rivestimento decorate, frammenti di antefisse acrome, cataste di mattoni e altri elementi architettonici, testimoniano della presenza di un vero e proprio cantiere, approntato sulla collina per la costruzione di un tempio e abbandonato frettolosamente con tutti i materiali pronti all’uso, seppelliti dai depositi dell’eruzione che formò il cratere dell’attuale Porto d’Ischia (Figg. 1a e b).

L’eruzione (Fig. 2a-d) cominciò con un’esplosione probabilmente innescata dal rilascio improvviso dei gas in pressione, dovuto al surriscaldamento e alla vaporizzazione di acqua superficiale o di una falda a bassa profondità. L’esplosione provocò la formazione di una nube eruttiva di cenere accompagnata dall’espulsione di una grande quantità di frammenti litici, prodotti dall’apertura e dall’allargamento del condotto eruttivo (Fig. 2a).

Blocchi litici fino ad un metro di diametro e brandelli di magma ancora parzialmente fuso furono scagliati tutt’intorno al centro eruttivo e depositati al suolo seguendo traiettorie balistiche, durante la ricaduta continua della cenere dalla nube eruttiva. I primi frammenti balistici, ricadendo sulla collina, impattavano le pile di materiali da costruzione, determinandone la distruzione e il ribaltamento (Fig. 3).

Dopo l’espansione esplosiva di gas e vapore che aveva causato l’apertura del condotto eruttivo l’acqua di falda, inizialmente allontanata dall’onda d’urto, cominciava ad invadere il condotto, interagendo efficacemente con il magma in risalita e provocando forti esplosioni freatomagmatiche (Fig. 2b). La disponibilità di acqua in abbondanza, probabilmente connessa con l’esistenza di una palude costiera in corrispondenza del centro eruttivo, è testimoniata dalla presenza nei depositi cineritici di resti di materiale torboso e sedimenti palustri di argille ancora plastiche.

Durante questa fase dell’eruzione l’esplosività andava progressivamente aumentando, determinando la frammentazione spinta del magma e la formazione di ceneri finissime, che venivano distribuite attorno al centro eruttivo attraverso la formazione di correnti piroclastiche diluite e turbolente (base surges). Questa è la fase più energetica dell’eruzione, durante la quale le correnti piroclastiche si propagavano radialmente a partire dal centro eruttivo (Fig. 2b), spazzando ad alta velocità la collina e lasciando su di essa un deposito di cenere di circa 3 m di spessore, che seppellì il sito su cui si stava edificando il tempio. L’accumulo dei materiali piroclastici anche attorno al centro eruttivo e il probabile allargamento del condotto, unitamente ad una ridotta disponibilità di acqua di falda, rimasta in qualche modo tagliata fuori dal condotto, determinarono un cambiamento nello stile eruttivo, probabilmente dovuto anche all’arrivo in superficie di un magma già in parte degassato e quindi meno esplosivo. L’eruzione quindi proseguì con una fase Stromboliana che, verosimilmente, dovette protrarsi a lungo, per giorni o settimane, determinando la deposizione di uno spesso livello di scorie da caduta e di ceneri grossolane, connesse con la formazione di una colonna eruttiva bassa e instabile (Fig. 3c). Con l’arrivo di magma sempre più degassato e con la progressiva diminuzione dell’esplosività, dopo una breve fase di fontanamento di lava che depose scorie saldate attorno al centro eruttivo (Fig. 3c), l’eruzione andò perdendo di energia e si esaurì con il ristagno del magma residuo che si solidificò all’interno del condotto (Fig. 3d). L’eruzione lasciò un cratere di circa 400 m di diametro, che in seguito venne colmato dall’acqua, formando un piccolo lago costiero, separato dal mare da una barra di poche decine di metri di larghezza (Fig. 4a).

Sebbene questa eruzione sia stata di energia abbastanza ridotta, essa ebbe un impatto locale devastante, distruggendo l’insediamento che stava nascendo sulla collina e modificando l’aspetto del territorio circostante, con la formazione di un nuovo lago. Le fonti storiche confermano che furono abbandonati sia il progetto della costruzione del tempio sia il presidio da parte della guarnigione siracusana. La locale colonia greca di Pitecusa invece, sebbene profondamente colpita da questa calamità naturale, proseguì la sua esistenza sull’isola, anche a dispetto di due ulteriori episodi effusivi che, successivamente, interessarono la zona del lago.

Il lago d’Ischia, o lago de’ Bagni, come a lungo è stato chiamato nei secoli a venire, ha continuato ad essere frequentato fino ai nostri giorni, dimostrando una eccezionale resilienza della locale popolazione, che ha imparato a sfruttare la potenziale fonte di ricchezza costituita dalle sorgenti termali e dalle fumarole ad alta temperatura a scopi curativi e per attività ricreative.

Fino alla metà del XIX secolo il lago rimase tale, anche se sin dal 1670 era stato aperto un canale artificiale, non navigabile, per consentire il ricambio delle acque. Nel mese di luglio del 1853 infine, per ordine del re Ferdinando II di Borbone, cominciarono i lavori per la rimozione dell’istmo di terra che separava il lago dal mare per trasformare l’antico cratere in un porto (Fig. 4b). Il 17 settembre del 1854, con una solenne cerimonia, il nuovo porto fu inaugurato e ancora oggi costituisce il principale approdo dell’isola (Fig. 5).

Fino alla metà del XIX secolo il lago rimase tale, anche se sin dal 1670 era stato aperto un canale artificiale, non navigabile, per consentire il ricambio delle acque. Nel mese di luglio del 1853 infine, per ordine del re Ferdinando II di Borbone, cominciarono i lavori per la rimozione dell’istmo di terra che separava il lago dal mare per trasformare l’antico cratere in un porto (Fig. 4b). Il 17 settembre del 1854, con una solenne cerimonia, il nuovo porto fu inaugurato e ancora oggi costituisce il principale approdo dell’isola (Fig. 5).

fontehttps://www.aivulc.it/it/archivio-notizie/107-ischia-v-secolo-a-c-la-nascita-di-un-nuovo-vulcano.html?fbclid=IwAR36qeZOjf74dZEnw0Azsb2BOtNTL2rYE8mdL8Eavn680-ErKchUREPFDVg

segnalato da Fiorentino Bevilacqua

Figura 1. a) le cataste di tegole abbattute dai depositi dell’eruzione. (foto di S. De Vita)
Figura 4b) dettaglio dei materiali da costruzione (foto di S. de Vita)
Figura 2. Le fasi dell’eruzione del Porto d’Ischia. a) fase di apertura; b) fase freatomagmatica principale; c) fase stromboliana; d) solidificazione del magma residuo all’interno del condotto eruttivo (da de Vita et al., 2013)
Figura 3. L’impatto dei blocchi balistici sulle cataste di materiali da costruzione. Le frecce rosse indicano la direzione di provenienza (da de Vita et al., 2013)
Figura 4. a) il lago d’Ischia nel XVIII secolo
Figura 4b) i lavori per l’apertura del Porto d’Ischia nel 1853
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La nascita del debito pubblico italiano

Posted by on Mag 31, 2019

La nascita del debito pubblico italiano

Nel 1861, all’atto dell’unificazione, il 57% o forse il 64% del debito pubblico totale dell’Italia era di origini sabaude, mentre l’incidenza del passivo che derivava dal Regno delle Due Sicilie era insignificante. A differenza dei Savoia, i Borbone avevano l’avversione per bilanci in rosso e le tasse. Il deficit italiano, oggi stratosferico, è cominciato allora. Dal 1861 al 1896 il Regno d’Italia già creava un milione di debito pubblico al giorno, nelle lire di quel periodo

Vito Tanzi (Mola di Bari, 1935) direttore del Dipartimento di Finanza Pubblica del Fondo Monetario Internazionale

fonte http://briganti.info/la-nascita-del-debito-pubblico-italiano/

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PONTELANDOLFO, ABORTO E RADIO RADICALE SIMBOLO DEL PENSIERO UNICO

Posted by on Mag 22, 2019

PONTELANDOLFO, ABORTO E RADIO RADICALE SIMBOLO DEL PENSIERO UNICO

Il trucco dei Giacobini fin dal 1789 e quello di far passare come “libero pensiero” quello che è il loro vero cavallo di battaglia, la dittatura del “pensiero unico”. Un megafono autorevole di questa ideologia “gnostica” è certamente Radio Radicale che in questi giorni sta conducendo una legittima battaglia sulla propria sopravvivenza che potrebbe essere una nobile lotta che tutti dovremmo sostenere a cominciare da me. Dopo aver ascoltato la trasmissione del 16 di maggio a cura di Alessandro Barbano in cui veniva denigrata la legge contro l’aborto che stanno approvando in uno degli stati degli U.S.A. e a seguire veniva derisa la tesi dei neoborbonici, è il termine che viene usato dagli “gnostici giacobini” quando ci vogliono deridere, sui drammatici fatti di Pontelandolfo.

A questo punto dico che sono a favore di continuare a finanziare con i soldi pubblici Radio Radicale, anzi aumenterei i finanziamenti, ma a condizione che tutti devono avere lo stesso spazio, gli abortisti come i no-abortisti, i risorgimentali come gli identitari in nome della reale libertà di stampa e del vero libero pensiero che deve diventare l’humus del libero arbitrio. Non vi informo su quanto detto nella trasmissione e chi vorrà farlo può ascoltare gli ultimi 9 min. del programma in cui vengono toccati i suddetti temi e se qualcuno pensa che è una mia esagerazione lo invito a denunciarla

Claudio Saltarelli

fonte https://www.radioradicale.it/riascolta?data=2019-05-16

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Vincent Lambert, il Comitato Onu ferma il boia francese

Posted by on Mag 10, 2019

Vincent Lambert, il Comitato Onu ferma il boia francese

Il Comitato Onu sui diritti dei disabili ha chiesto al Governo francese di non interrompere i sostegni vitali a Vincent Lambert, perché intende valutare il caso del quarantaduenne tetraplegico. Una misura provvisoria, dunque, che dona un po’ di sollievo a Vincent e alla sua famiglia, anche se il ministro della Sanità transalpino mostra con le sue parole di avere fretta di ucciderlo.

Venerdì 3 maggio il Comitato Onu sui diritti delle persone con disabilità ha chiesto al Governo francese di non interrompere i sostegni vitali a Vincent Lambert, almeno fino a quando il Comitato non si sarà espresso sul caso del giovane tetraplegico. Si tratta dunque di una misura provvisoria, che dona un po’ di sollievo ai genitori di Vincent e permette di alimentare la speranza che questa dolorosa vicenda possa prendere finalmente una piega pro vita.

Da una parte, dunque, la Corte europea dei diritti dell’uomo aveva ritenuto di non dover chiedere allo Stato francese di non procedere all’interruzione dei sostegni vitali, mentre prendeva in carico la richiesta della famiglia di esaminare la compatibilità tra la sentenza del Consiglio di Stato e la Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali. Secondo questi illuminati esperti dei diritti umani, la verifica di un eventuale conflitto tra la sentenza francese e la convenzione europea non richiedeva che, nel frattempo, Vincent fosse mantenuto in vita. Un presunto omicida, in attesa della sua sentenza, in uno Stato in cui vige la pena di morte, non può ovviamente essere nel frattempo ucciso; un disabile invece, secondo la Corte europea, sì.

Il Comitato ONU, dal canto suo, intende invece prendersi tutto il tempo per studiare il caso, domandando alla Francia di non dare seguito alla decisione del Consiglio di Stato dello scorso 24 aprile (vedi qui), “per evitare che sia arrecato un danno irreparabile alle vittime di una presunta violazione”. Una misura sensata e prudenziale che riapre la partita. In effetti nella Convenzione ONU sul Diritto delle persone con disabilità, che lo Stato francese ha ratificato il 10 febbraio 2010, vincolandosi così ad osservarne agli obblighi, sono presenti diversi articoli che appaiono violati dai medici del CHU di Reims e dallo Stato francese, e che pertanto potrebbero in ultimo proteggere la vita di Vincent, in particolare gli articoli 25 e 26, dedicati rispettivamente alla salute e all’adattamento e riabilitazione delle persone con disabilità.

Gli Stati che hanno firmato questa convenzione sono tenuti a “prendere tutte le misure appropriate per assicurare alle persone con disabilità l’accesso ai servizi sanitari […], inclusi i servizi di riabilitazione collegati alla sanità” e a “prevenire il rifiuto discriminatorio di assistenza medica o di cure e servizi sanitari o di cibo e liquidi sulla base della disabilità”. Il 19 ottobre del 2011, su richiesta del Governo spagnolo, il Comitato affermava che “il diritto alla vita è assoluto e che le decisioni sostitutive riguardo l’interruzione o la sospensione di un trattamento essenziale al mantenimento della vita non è compatibile con questo diritto”. Il Governo francese avrà comunque la possibilità di contestare questa scelta precauzionale del Comitato, inviando le proprie argomentazioni, ma le premesse lasciano ben sperare.

Da parte sua, il Governo francese, nella persona del ministro della Sanità, Agnès Buzyn, ha dato evidenti segnali di nervosismo. Domenica scorsa la Buzyn ha rilasciato a BFM TV delle dichiarazioni piuttosto contrariate, che tradiscono la volontà di fare spallucce di fronte alla richiesta del Comitato Onu: “Oggi, giuridicamente parlando, tutti i ricorsi sono giunti al termine, e tutte le istanze giurisdizionali, nazionali o europee, confermano che l’équipe medica responsabile di questo dossier ha il diritto di interrompere i trattamenti”. Tanta è la fretta di uccidere Vincent, per allungare il passo sullo sdoganamento completo dell’eutanasia.

Per il ministro francese il ricorso al Comitato per i diritti dei disabili non avrebbe ragion d’essere, perché “i genitori di Vincent Lambert si sono rivolti a questo comitato che si occupa di persone disabili, e non di persone in stato vegetativo come Vincent Lambert”. Distinzione artificiosa rispedita al mittente da cinque medici prossimi alla famiglia Lambert, i quali ricordano alla signora Buzyn che l’articolo L114 del Code de l’action sociale et des familles, aggiornato nel 2012, definisce come handicap “ogni limitazione dell’attività o restrizione della partecipazione alla vita sociale subita nella propria condizione da una persona, a motivo di un’alterazione sostanziale, durevole o definitiva di una o più funzioni fisiche, sensoriali, mentali, cognitive o psichiche, di disabilità multiple o di disturbi di salute invalidanti”. E Vincent Lambert rientra pienamente in questa categoria.

Gli stessi medici non nascondono un certo sconcerto di fronte alla dichiarazioni pubbliche della Buzyn, dal momento che lo stesso Ministero della Sanità, in una circolare del 2002, dava indicazioni sulla presa in carico dei pazienti in stato vegetativo e pauci-relazionale in unità specifiche, cosa che viene negata da anni a Vincent, costretto a rimanere nell’ospedale di Reims; e più recentemente, nel 2018, il Ministero e della Sanità ha fatto proprio un rapporto scientifico sulla presa in carico di queste situazioni, redatto da diversi istituti e fondazioni, tra i quali l’Università di Rouen, particolarmente attivi nella gestione di questi pazienti.

Non meno preoccupante appare un’altra dichiarazione della signora Buzyn: “Non siamo vincolati legalmente da questo comitato, ma naturalmente prendiamo in considerazione quanto dice l’Onu e risponderemo”. In altre parole, siamo pronti a rispondere, ma non pensate che ci sentiremo in dovere di seguire una eventuale decisione contraria a quanto già stabilito dal Consiglio di Stato. Qualsiasi persona sana di mente si chiederà per quale ragione la Francia abbia allora firmato una Convenzione, accettandone dunque gli obblighi, per poi ritenere di non esserne vincolata quando non le conviene. Ma il buonsenso e la ragion politica non sembrano parlare la stessa lingua.

fonte http://lanuovabq.it/it/vincent-lambert-il-comitato-onu-ferma-il-boia-francese

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IL PROF. DOMENICO SCAFOGLIO SMONTA IL RISORGIMENTO AD ATINA

Posted by on Mag 9, 2019

IL PROF. DOMENICO SCAFOGLIO SMONTA IL RISORGIMENTO AD ATINA

Negli ultimi tempi assistiamo ad un rigurgito degli storici salariati, cosi li definiva Gramsci, contro l’onda indentitaria composta da storici e saggisti autofinanziati che da anni stanno ripristinando verità storiche che vanno dal 1799 fino a tutta la prima guerra mondiale.

I Giacobini intellettuali Napoletani, orfani del Marotta e del Galasso, nella loro pochezza spirituale e professionale non sanno più come arginare questa ondata di studi e di ricerche che li sta travolgendo pensando di essere immortali, il Titanic affonda e loro continuano a suonare.

Storici Istituzionali che campano con le nostre tasse, scusate il populismo, acquistano addirittura pagine intere di giornali di tiratura nazionale per poter difendere le ragioni dei vari Cialdini, Garibaldi, Vittorio Emanuele II, Cavour, Mazzini dimenticando, in questo caso volutamente, che la storia non raccontata è venuta a galla e nessuna la nega più nemmeno negli ambienti culturali stranieri.

Altri funzionari pubblici come il compianto Giudice Rocco Chinnici o il contemporaneo Giudice Nicola Gratteri, i primi due che mi vengono in mente, invece con onestà hanno detto e dicono le cose come sono realmente andate e addirittura il Giudice Gratteri ha sferrato un duro attacco ai suddetti storici per il loro operato.

Mi è venuto in mente di organizzare una Class Action contro questi storici per farci rimborsare i soldi che, attraverso le nostre tasse, vengono utilizzati per pagare i loro stipendi di Storici così la smetteranno di dire le cavolate che dal 1860 raccontano.

L’idea sembra paradossale e fantasiosa ma non cosi peregrina e inapplicabile.

Ad Atina, sabato 13 ottobre 2018, nel convegno “Brigantaggio Postunitario visioni dall’interno” tenutosi al Palazzo Ducale che ha avuto come unico relatore il Prof. Domenico Scafoglio, è accaduto qualcosa  di inedito e sorprendente che ha bucato il muro di gomma di omertà che da decenni ci opprime e ci distrugge. Infatti è la prima volta, per lo meno in mia presenza, che un accademico dell’Università Italiana, per l’appunto il Prof. Domenico Scafoglio, afferma che è arrivato il momento che lo stato italiano giudichi gli eroi della Patria per i crimini commessi.

Inutile aggiungere altro vi invito solo a vedere il video dell’intervento e a seguire tutti i video del convegno.    

Cogliamo l’occasione per ringraziare il Comune di Atina nella persona di Adolfo Valente e la Biblioteca di Atina nelle persone di Mario Riccardi e Luciano Caira per la solita e piacevole accoglienza. Un grazie anche alla Sig.ra Ilenia Carnevale, splendida guida nella visita al Museo Archeologico di Atina.

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