Alta Terra di Lavoro

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A proposito di “gilet gialli”

Posted by on Dic 16, 2018

A proposito di “gilet gialli”

Sono espressione della “pancia”, cosa necessaria ma non sufficiente. Una vera Insorgenza necessita infatti di ragioni ideali, nobili, che qui (ancora?) non si vedono.

Un caro amico ipotizza che i “gilet gialli” che stanno dilagando in Francia possano essere definiti una “insorgenza rivoluzionaria di massa”. Che cosa significa?L’Insorgenza è una categoria politica pensata dal fondatore di Alleanza Cattolica, Giovanni Cantoni, come chiave interpretativa di un fenomeno preciso: la maggioranza di un popolo che rifiuta una minoranza ideologica al potere (e pertanto ideocratica, oltre che ideologica).Il riferimento storico è alle reazioni popolari che si sono manifestate in Italia durante e quindi contro la dominazione napoleonica, a partire dal 1796 e fino alla sconfitta definitiva di quella prospettiva ideologico-ideocratica nel 1815. Quando le truppe rivoluzionarie francesi invasero e occuparono l’Italia (escluse le isole), si scontrarono con la fiera opposizione non del clero e dei nobili, che ancora rappresentavano per certi versi la classe dirigente, ma del popolo, che allora era certamente poco consapevole (nel senso di meno politicizzato), ma più fedele alle radici, cattoliche, della propria identità.L’Insorgenza ha investito tutta l’Europa. Famosa, in Francia, quella verificatasi nella “regione” nordoccidentale che gli specialisti chiamano «Vandea Militare», forse la madre di tutte le insorgenze, e famosa è anche, nata sempre in Francia, quella molto più recente e legata alle proteste popolari denominate “Manif pour tous” contro il “matrimonio per tutti”, ovvero il cosiddetto “matrimonio” LGBT. Queste insorgenze, come quelle legate alle elezioni del 18 aprile 1948 o alla “maggioranza silenziosa” del 1970 in Italia, avevano princìpi ispiratori molto identitari, benché siano avvenute all’interno di società già segnate dal pluralismo ideologico.La rivolta dei “gilet gialli” è invece un’altra cosa: per questo l’amico succitato la descrive come “insorgenza rivoluzionaria di massa”, cioè come una rivolta di una parte consistente del popolo che reagisce contro le scelte della élite al potere, non per difendere degli ideali, ma ascoltando la “propria pancia”, cioè i propri interessi materiali minacciati da una politica che non ne tiene conto.C’è qualcosa di buono in questa rivolta? Certamente sì. Ascoltare la “propria pancia” è un segnale di buon senso, nella misura in cui esprime il desiderio di difendere una condizione esistenziale, uno status minacciato da chi detiene il potere. Tuttavia, va approcciata per quello che è, non per quello che ci piacerebbe fosse. Si tratta appunto di un’“insorgenza rivoluzionaria”, cioè espressione di un’epoca come la nostra, egemonizzata dal relativismo e segnata dalla diffusione del rancore sociale e dal timore del “declassamento sociale”, se quanto scritto dal Censis per l’Italia vale anche, come credo, per la Francia.Anche per questo motivo in questa nuova rivolta francese si trova tutto e il contrario di tutto: striscioni con le tre date 1789, 1968, 2018, e accanto militanti di movimenti conservatori.Sarebbe quindi vano cercare in questa rivolta, come in altre simili che si potrebbero verificare anche in Italia, e che in parte sono alla base del sostegno dato dal popolo italiano allo “strano” governo giallo-verde che governa il nostro Paese, delle ragioni ideali simili a quelle che hanno spinto in piazza i sostenitori della “Manif pour tous” o delle Sentinelle in Piedi o dei Family Day.Le rivolte dei “gilet gialli”, e altre simili che appunto potrebbero scoppiare, vanno capite e affrontate realisticamente, cercando di convincere chi in qualche modo le rappresenta della necessità di allontanare i violenti (che normalmente sono anche i manifestanti più politicizzati) e cercando lentamente di fare capire, per quanto sia possibile, che in ogni uomo esiste qualcosa che va oltre la “pancia”, peraltro sempre importante.

Marco Invernizzi

fonte 

https://alleanzacattolica.org/a-proposito-di-gilet-gialli/

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Saviano per la libertà di stampa? Da che pulpito!

Posted by on Dic 11, 2018

Saviano per la libertà di stampa? Da che pulpito!

Roberto Saviano si erge a paladino della libertà di stampa, soprattutto contro il taglio ai finanziamenti ai giornali e a Radio Radicale in particolare. Ma è la persona meno indicata per ricoprire questo ruolo. Saviano dimentica che il primo beneficiario di questo clima qualunquista dell’informazione è proprio lui, libero di insultare chi vuole.

Nei giorni scorsi Roberto Saviano su Repubblica ha tuonato contro il governo Conte e l’idea di tagliare i fondi all’editoria. In particolare ha paventato il rischio che Radio Radicale possa chiudere proprio a causa di un provvedimento simile. Ha inoltre sostenuto che le politiche dell’attuale esecutivo in materia di media andrebbero contro la libertà di stampa perché rischierebbero di spegnere voci minori, lasciando campo libero ai giornali e alle Tv più referenziate e in auge.

In verità, le idee di questo governo nel campo della libertà di stampa non sembrano rassicuranti. Puntare sullo smantellamento dell’attuale meccanismo dei finanziamenti indiretti senza predisporre una modalità alternativa di sostegno dell’informazione come bene pubblico, di tutti, a prescindere da chi vinca le elezioni, appare rischioso, perché porta all’impoverimento del circuito mediatico.

Bene ha fatto il Movimento Cinque Stelle a porre sul tavolo il tema degli editori puri, delle commistioni tra potere politico e mondo dell’editoria. Giusto altresì superare in via definitiva il sistema dei finanziamenti a pioggia, che per decenni ha portato a sostenere con i soldi pubblici giornali faziosi, spesso irriguardosi nei confronti della deontologia giornalistica e poco apprezzati dal pubblico. Sbagliato, invece, dire che l’informazione prodotta soprattutto in Rete da avventurieri e dilettanti, senza alcuna competenza professionale e senza slancio etico-deontologico, possa essere equiparata a quella tradizionale. Errato pensare che un blogger possa avere la stessa affidabilità di un giornalista. Altresì fuorviante e devastante l’idea di premiare le start up editoriali, senza ancorare tale meccanismo al rispetto di determinati standard di qualità, attendibilità e veridicità dei contenuti veicolati. Ecco perché è fondamentale che le scelte strategiche in questo settore vengano condivise da tutti gli attori della filiera di produzione e distribuzione delle notizie. Facile tagliare fondi, difficile bilanciare misure del genere con altre idee innovative in grado di alimentare il bacino dell’informazione di qualità.

Per tutte queste ragioni Roberto Saviano non sembra la persona più indicata per dispensare ricette e rivolgere appelli per la libertà di stampa dalle colonne di un quotidiano. Si tratta peraltro di un quotidiano, Repubblica, che ha sempre assunto posizioni molto nette e decise, sia all’epoca dei governi Berlusconi che successivamente. Contro gli esecutivi guidati dal Cavaliere, in favore del governo Renzi, oggi contro la maggioranza giallo-verde, il giornale diretto da Mario Calabresi non è mai stato imparziale, anzi ha fatto del suo sbilanciamento pro o contro il governo un tratto caratteristico e ineliminabile della sua linea editoriale.

Le paternali di Saviano vengono ospitate spessissimo in prima pagina su Repubblica e in questo caso il contenuto del suo editoriale, tutto incentrato sull’esigenza di tutelare la libertà d’informazione, e condito con i consueti toni sprezzanti nei confronti degli avversari (in particolare Matteo Salvini, il quotidiano La Verità e in generale tutti quelli che non la pensano come lui), difende valori che, a detta dello scrittore, si sarebbero persi con questo governo. Come se tutti gli altri esecutivi precedenti avessero tutelato le voci “libere” come Radio Radicale, che «raccontano ai cittadini la vita interna al Palazzo», mentre quello attuale «le vuole cancellare». 

Saviano dimentica o fa finta di dimenticare che il primo beneficiario di questo clima qualunquista che domina il mondo dell’informazione è lui, libero di insultare ogni giorno qualcuno, di attaccare tutti coloro che non si uniformano al suo pensiero, con la pretesa che il suo pensiero diventi il pensiero unico. In passato Saviano non si è certamente stracciato le vesti quando l’informazione appariva tutt’altro che libera, piegata ai grandi interessi, alle logiche dei cosiddetti poteri forti. Ora vuole accreditarsi come paladino di Radio Radicale e di medi e piccoli giornali, ritenendoli il sale della democrazia dell’informazione. Ma libertà di stampa non può voler dire sostenere alcune testate e non altre, non può voler dire infangare il nome degli avversari politici senza contraddittorio. La Corte Costituzionale, in alcune pregevoli sentenze che evidentemente Saviano non ha letto, ricorda che il diritto ad un’informazione corretta si nutre di pluralismo interno ed esterno, inteso come massima apertura possibile del mondo dei media alle opinioni di tutti e alla sana libera concorrenza tra operatori.

Lo Stato non deve dare soldi solo ad alcuni giornali o ad alcune testate, ma deve predisporre le condizioni affinchè il libero gioco democratico possa svolgersi anche con riferimento al bene pubblico “informazione”. Evidentemente però, per Saviano, sotto sotto, l’informazione dev’essere un bene privato.

Ruben Razzante 

fonte

http://lanuovabq.it/it/saviano-per-la-liberta-di-stampa-da-che-pulpito

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Anche Fernando Riccardi chiede al Comune di Cassino di ripristinare il “Miliaro Borbonico”

Posted by on Dic 7, 2018

Anche Fernando Riccardi chiede al Comune di Cassino di ripristinare il “Miliaro Borbonico”

Come è ben noto in quel di Cassino s’è verificato un increscioso episodio che è una botta al cuore di chi coltiva un sentimento storico identitario e di tutta la comunità cassinate, l’abbattimento del Miliaro Borbonico sito all’ingresso di Cassino sulla Calisina una volta, durante il Regno Borbonico, via Consolare che indica la distanza che c’era tra l’allora San Germano e la capitale Napoli. Dopo l’immediato intervento del Prof. Emilio Pistilli un’ altra firma illustre cassinate, Fernando Riccardi, attraverso le pagine dell’Inchiesta lancia un accorato appello all’amministrazione comunale di Cassino affinché possa ripristinare al più presto la suddetta testimonianza storica. Neanche la seconda guerra mondiale era riuscita a tanto e non credo che il Sindaco D’ Alessandro vuole passare alla storia per aver permesso di distruggere un importante pezzo di storia di Cassino.

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Cassino – Decapitato il miliario borbonico 48 della rotatoria di via Casilina sud. Forse per un sinistro stradale. Appello per un ripristino immediato

Posted by on Dic 5, 2018

Cassino – Decapitato il miliario borbonico 48 della rotatoria di via Casilina sud. Forse per un sinistro stradale. Appello per un ripristino immediato

Decapitato il “miliario” borbonico 48, posto all’interno della rotatoria di via Casilina sud, nei pressi dello stabilimento Skf; il prezioso reperto forse è stato spezzato, letteralmente in due, a causa di un incidente stradale.

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