Alta Terra di Lavoro

già Terra Laboris,già Liburia, già Leboria

Le sinfonie di Mozart che forse non sono di Mozart: “Quella firma per oscurare l’italiano Luchesi”

Posted by on Ago 24, 2019

Le sinfonie di Mozart che forse non sono di Mozart: “Quella firma per oscurare l’italiano Luchesi”

Dalla Jupiter alla Parigi, le opere che potrebbero essere state composte da altri autori, ma attribuite al genio di Salisburgo. Lo studio di Luca Bianchini e Anna Trombetta: “Chi acquistava la musica ne deteneva i diritti, compreso quello d’attribuirla ad altri, vincolando al silenzio il vero autore”

La Jupiter, la Haffner, la Posthorn, la Parigi, la Praga. Sono tra le sinfonie di maggior successo di Wolfgang Amadeus Mozart. Ma che potrebbero non essere di Mozart. Almeno secondo due ricercatori italiani e studiosi della Wiener KlassikLuca Bianchini e Anna Trombetta che stanno per pubblicare il risultato delle loro ricerche ventennali, Mozart, la caduta degli dei, una biografia critica di Mozart che mette a fuoco “i punti contraddittori della sterminata bibliografia mozartiana: li verifichiamo e li analizziamo”. Su Mozart è stato scritto di tutto, le biografie si sprecano, ma come fa notare il ricercatore e musicologo Luca Bianchini “ciascun biografo ha provato a dipingerci una figura diversa del genio di Salisburgo, rendendo evidente – com’era nello spirito del Romanticismo e dei movimenti nazionalistici del Novecento – quanto di grande e di bello vi fosse contenuto”.

Il loro lavoro, così come La musica del sole del direttore d’orchestra e compositore Enzo Amato, emerge che le sinfonie e serenate di maggior successo di Mozart sarebbero attribuibili ad altri. La Jupiter (Sinfonia n. 41, K 551), la Haffner (Sinfonia n. 35, K 385), la Posthorn (Serenata n. 9, K 320), la Parigi (Sinfonia n. 31, K 297), la Praga (Sinfonia n. 38, K 504) e altre opere. Mozart, scrive Amato, “in soli 35 anni di vita, considerando che nei primi cinque anni la produzione è scarsissima, scrive circa settecento lavori. Una media di ventitré lavori all’anno, due al mese per trent’anni di seguito. Durante i suoi frequenti spostamenti Amadeus passava molti giorni in carrozza: non credo che con le strade sterrate dell’epoca fosse possibile scrivere musica senza errori per giunta”.A corroborare le tesi degli studiosi sono i manoscritti presenti nel fondo musicale della Biblioteca Estense di Modena, nella quale, spiegano Bianchini e Trombetta “ci sono le parti staccate della sinfonia Jupiter, che hanno attribuito a Wolfgang Amadeus Mozart, ma che lì sono anonime. Quelle dell’anonimo autore sono del 1784 o forse precedenti. La partitura di Mozart, stessa musica, è del 1788, quindi Mozart deve aver copiato da una partitura preesistente, che risale almeno al 1784”.

Affermazioni che faranno saltare sulla sedia gli amanti del talento

austriaco e potrebbero aprire orizzonti inediti nella storiografia musicale: “Occorre considerare – aggiungono Bianchini e Trombetta – che i problemi che il fondo di Modena solleva, non si limitano alla Jupiter. Ci sono in quell’archivio modenese altre sinfonie anonime attribuite poi a Mozart e molte anonime attribuite successivamente ad Haydn”, la qual cosa potrebbe essere spiegata solo prendendo in esame alcune delle costanti che regolavano la fruizione e la diffusione musicale ai tempi del cosiddetto classicismo viennese. “La musica poteva essere acquistata da ricchi, arbitrariamente sottratta al vero autore, attribuita ai direttori a servizio dei nobili di turno. Chi acquistava la musica ne deteneva i diritti, compreso quello d’attribuirla ad altri, vincolando al silenzio il vero autore, solennizzando l’accordo col notaio”.

A far supporre che le musiche in questione potessero essere, in mezzo ad altri, anche dell’italiano (veneto) Andrea Luchesi è, oltre a diversi altri indizi, una firma autografa di Mozart sotto la quale emerge quella autografa di Luchesi, come lo stesso compositore, che per circa un ventennio fu Kapellmeister della corte di Bonn ed ebbe tra i suoi allievi Ludwig Van Beethoven, andava firmandosi: “I frontespizi dei lavori di

Modena vennero strappati. Il nome di Luchesi compare nella partitura d’una sinfonia – trattasi della summenzionata ‘Parigi’ – conservata a Regensburg, che è significativamente anche nell’archivio di Modena, ma è stato cancellato da qualcuno, che vi ha sovrapposto la firma di Wolfgang Amadeus Mozart”. Ed è a proposito di questa sinfonia che tanto Amato quanto Bianchini e Trombetta riportano la vicenda secondo la quale Mozart, una volta giunto a Parigi (nel 1777, a 21 anni) fu  cacciato dalla città poi dal barone Melchiorre Von Grimm, dopo che quest’ultimo aveva scoperto che la sinfonia di Mozart era in realtà un falso. Una serie di circostanze e di studi che, se la storia e il tempo dovessero confermare, ridimensionerebbero il numero di composizioni di Mozart, senza di certo sfiorare la grandezza del genio.

Fabrizio Basciano

fonte https://www.ilfattoquotidiano.it/2016/04/03/le-sinfonie-di-mozart-che-forse-non-sono-di-mozart-quella-firma-per-oscurare-litaliano-luchesi/2579089/

Read More

E PURE FRATE INDOVINO TEME PER L’UNITÀ

Posted by on Ago 24, 2019

E PURE FRATE INDOVINO TEME PER L’UNITÀ

Se n’è accorto anche Frate Indovino, col suo calendario 2019, che quest’Italia non è per niente salda. No, la colla non va affatto bene. E sappiate che il torinese Massimo d’Azeglio non scrisse affatto “Fatta l’Italia, bisogna fare gli italiani” nel 1863 ma, piuttosto, “Il primo bisogno d’Italia è che si formino Italiani dotati d’alti e forti caratteri. Pur troppo s’è fatta l’Italia, ma non si fanno gl’Italiani”. Massimo d’Azeglio, tra l’altro, era anche quello che alla vigilia dei plebisciti di annessione del 1860 aveva scritto in una lettera “Ma in tutti i modi la fusione coi napoletani mi fa paura; è come mettersi a letto con un vaiuoloso!”. Da “facciamo gli italiani” a “non si fanno gli italiani” cambia tutto. Frase manipolata ad hoc, cambiata per nascondere i limiti dell’unificazione. Formare gli italiani d’alti e forti caratteri, per il massone razzista d’Azeglio, voleva dire renderli diversi da ciò che erano sempre stati, non più cattolici ma credenti nella politica sociale dello Stato laico. Il suo fu tutt’altro che un invito al miglioramento, bensì la constatazione dell’invalicabile fallimento nativo dell’Unità: l’impossibilità di creare l’italiano solo, svuotato delle identità locali, educato all’etica massonica e disincagliato dall’ignoranza della fede cattolica. L’unico risultato, davvero disastroso, raggiunto dallo Stato piemontese fu l’apertura di una ferita che avrebbe separato la “Questione settentrionale”, politica e istituzionale, dalla “Questione meridionale”, economica e sociale, con cancrena dagli esiti già drammatici negli ultimi decenni dell’Ottocento. Nasceva, senza etichetta e senza sterili dibattiti, una più ampia “questione nazionale”, quella della corruzione, vera radice inestirpata di tutte le postume sciagure del Paese. Il padrone del vapore ha sempre manipolato, sapendo che l’Italia è nata nel modo più sbagliato, con un Re corrotto che volle dimostrare a tutti che tipo di nazione fosse – cioè un Piemonte allargato – continuando a mantenere la numerazione di secondo Vittorio Emanuele, a dirsi secondo del Regno di Sardegna, senza alcuna volontà d’essere primo d’Italia. La pubblica istruzione fu la prima cura, dottrina d’ingegneria sociale della Massoneria del secondo Ottocento, impegnata nell’obiettivo di forgiare una nuova coscienza collettiva della Nazione, di fare gli italiani dopo aver fatto l’Italia, cioè costruirli in laboratorio, sradicando il grande patrimonio delle diverse identità territoriali e i residui superstiziosi della precedente egemonia clericale, e diffondendo una diversa fede laica, quella nell’Unità. Tutto passava per la celebrazione dei Padri della Patria, (de facto ladri della patria napolitana), massoni elevati a somme figure morali della moderna storia nazionale nei libri di storia, negli odonimi stradali e sui basamenti monumentali dello Stivale, dove ancora li si ritrova ben saldi a indicare ai meno sprovveduti quanto influente sia la Massoneria in un paese di profonde radici cattoliche. Fu un’invenzione come un’invenzione era l’Italia unita, lontana, troppo lontana dalla sua vera storia, dalla sua cultura e dal sentimento dei suoi diversi popoli. Per secoli l’Italia era stata incrocio di tradizioni e culture locali, tutte differenti tra loro, e l’italiano nuovo, unico, non avrebbe mai potuto nascere da una rappresentazione edulcorata degli eventi. Oggi i libri di storia sono pressappoco identici a quelli di allora, come gli odonimi stradali e i monumenti. E quante scuole del Sud sono dedicate al massone razzista d’Azeglio! E intanto anche Frate Indovino si è accorto che la colla non è delle più resistenti. Anzi, è proprio scadente. – Se volete approfondire, leggete Napoli Capitale Morale

fonte http://Angelo Forgione Fane Page

Read More

A Motta Santa Lucia il “Premio letterario Giuseppe Villella”, scoperta anche la scultura ‘Il brigante a metà’

Posted by on Ago 20, 2019

A Motta Santa Lucia il “Premio letterario Giuseppe Villella”, scoperta anche la scultura ‘Il brigante a metà’

Motta Santa Lucia – In piazza Castello, a Motta Santa Lucia, si è svolta nei giorni scorsi la serata di consegna dei riconoscimenti relativi al “Premio letterario Giuseppe Villella”. Un contadino calabrese, viene descritto, “diventato suo malgrado famoso quale vittima delle teorie razziste di Lombroso nei confronti dei meridionali, per via di un presunta “fossetta occipitale” da questi posseduta. Teoria diffamatoria utile a giustificare la loro riduzione a cittadini inferiori e alla nascita della questione meridionale. Teoria che a distanza di oltre un secolo viene ricordata nel Museo Lombroso di Torino contro il quale chiedendone la chiusura si sono schierate ben 180 città italiane”. Ha condotto la serata l’avvocato Amedeo Colacino, alla presenza dell’assessore Barbara Carullo, del presidente del consiglio comunale Luigi Perrone, della giuria del premio composta dal presidente Giovanni Martello, Francesco Antonio Cefalì, presidente del premio letterario, da Roberto Longo e da un numeroso pubblico. Si è proceduto anche alla scopertura di una statua “Il brigante a metà”, realizzata dall’artista locale Nicola Di Domenico. 

La classifica dei premiati

La giuria, riunitasi in precedenza, ha così deciso. Per le opere pubblicate, primi classificati ex aequo: “Le industrie del Regno di Napoli” di Gennaro De Crescenzo, con la seguente motivazione: “Attraverso documenti d’archivio, il saggio mette in luce l’invidiabile livello industriale del Meridione prima dell’Unità d’Italia”; “L’Inghilterra contro il Regno delle Due Sicilie” di Erminio De Biase, con la seguente motivazione: “Il saggio evidenzia i sotterfugi messi in atto dagli inglesi e dai francesi per organizzare e finanziare la distruzione del Regno delle Due Sicilie per opera del Piemonte”.

Secondi classificati ex aequo: “Klitsche De La Grange” di Fernando Riccardi, con la seguente motivazione: “Attraverso gli occhi di uno straniero giunto in soccorso del Regno delle Due Sicilie, riesce a far rivivere i fatti avvenuti nell’Italia centrale intorno al 1860; “Il Capo brigante Domenico Fuoco” di Maurizio Zambardi, con la seguente motivazione: “Per la completa e definitiva biografia del brigante Domenico Fuoco basata su copiosi documenti d’archivio e su tutta la letteratura esistente”.

Terzi classificati ex aequo: “Contadini e braccianti nel Gargano dei briganti” di Michele Eugenio Di Carlo, con la seguente motivazione: Per l’ottima trattazione di eventi storici avvenuti nel territorio pugliese, in particolare a Vieste e nel Gargano; “Italos. Perché siamo arrivati a tanto?” di Marco Ascione, con la seguente motivazione: Per la trattazione delle ragioni sociali e geografiche che hanno permesso lo sviluppo di alcune zone e nazioni europee a discapito di altre. Premio speciale della giuria: “Memorie di un ex Capo – brigante e La Valchiria di Gaeta” di Erminio De Biase, con la seguente motivazione: Per le appropriate traduzioni dal tedesco di due libri scritti da chi ha vissuto i tragici eventi che portarono alla fine del Regno delle Due Sicilie; “Storia della spedizione dell’Eminentissimo cardinale D. Fabrizio Ruffo” di Fernando Riccardi e Claudio Saltarelli, con la seguente motivazione: Per aver riproposto la lettura dell’interessante racconto della spedizione scritto da D. Domenico Petromasi, protagonista diretto degli eventi;

Premio speciale per la migliore grafica: “Il Grande Regno delle Due Sicilie” di Carlo Capezzuto e Aldo Vella, con la seguente motivazione: Il testo presenta un progetto grafico molto curato e una ricca ricerca iconografica. Premio di merito: “Nina ‘a Brigantessa” di Luisa Matera, con la seguente motivazione: Il romanzo valorizza ed esalta la  presenza e l’importanza della figura femminile nell’ambito del brigantaggio.

Premio di partecipazione: “E vissi… aspettando il sole” di Maria Russo, con la seguente motivazione: Descrive una singolare vicenda vissuta da una famiglia meridionale vittima delle conseguenze dell’Unità d’Italia. Per la sezione ricerche, tesi e studi primo classificato: “Da terra di immigrazione a terra depredata” di Giuseppe Maradei, con la seguente motivazione: Ricerca ben strutturata con indicazione degli obiettivi. Gli argomenti sono selezionati e sviluppati in modo da seguire un filo logico e collegare il passato con la situazione attuale del Sud. La ricerca presenta una bibliografia interessante. Secondi classificati ex aequo: “Modernizzazione dei processi di coltivazione dell’ulivo e produzione dell’olio nella Calabria preunitaria” di Maria Gabriella Caria, con la seguente motivazione: Ricerca ben articolata e approfondita, il cui nucleo concettuale è tratto dall’opera di Grimaldi. Lo scritto è ben presentato e suscita interesse nel lettore. “E poi fu il Risorgimento” di Rosalinda Rosato, con la seguente motivazione: Racconto breve, scritto anche con termini ricercati, che fa rivivere il brigantaggio attraverso gli occhi di una adolescente che finirà fatalmente per morire in difesa del proprio territorio: Terza classificata: “Alle radici dei mali del Sud: imparare dal passato per vivere al meglio il futuro” di Elena Mancuso.

fonte http://www.lametino.it/Ultimora/a-motta-santa-lucia-il-premio-letterario-giuseppe-villella-scoperta-anche-la-scultura-il-brigante-a-meta.html

Read More

CALABRIA, MOTTA S. LUCIA, IL PREMIO GIUSEPPE VILLELLA PER LA RIVISITAZIONE DEL RISORGIMENTO

Posted by on Ago 18, 2019

CALABRIA, MOTTA S. LUCIA, IL PREMIO GIUSEPPE VILLELLA PER LA RIVISITAZIONE DEL RISORGIMENTO

Nella splendida piazza Castello di Motta Santa Lucia, posta tra mare e boschi, si è svolta il 13 agosto la serata di consegna dei premi relativi al “Premio letterario Giuseppe Villella”, contadino calabrese diventato suo malgrado famoso quale vittima delle teorie razziste di Lombroso nei confronti dei meridionali, per via di un presunta “fossetta occipitale” da questi posseduta. Teoria diffamatoria utile a giustificare la loro riduzione a cittadini inferiori e alla nascita della questione meridionale. Teoria che a distanza di oltre un secolo viene ricordata nel lugubre Museo Lombroso di Torino contro il quale chiedendone la chiusura si sono schierate ben 180 città italiane. Ha condotto la serata l’avv. Amedeo Colacino, alla presenza dell’assessore Barbara Carullo, del presidente del consiglio comunale Perrone Luigi, della qualificata giuria del premio composta dal presidente della giuria Giovanni Martello, dal prof. Francesco Antonio Cefalì, presidente del premio letterario e dall’ing. Roberto Longo e da un numeroso pubblico.
La giuria, riunitasi in precedenza, ha così deciso:
Per le opere pubblicate


1) Primi classificati ex aequo: 


– “Le industrie del Regno di Napoli” di Gennaro De Crescenzo, con la seguente motivazione: Attraverso
documenti d’archivio, il saggio mette in luce l’invidiabile livello industriale del Meridione prima
dell’Unità d’Italia;
– “L’Inghilterra contro il Regno delle Due Sicilie” di Erminio De Biase, con la seguente motivazione: Il 
saggio evidenzia i sotterfugi messi in atto dagli inglesi e dai francesi per organizzare e finanziare la 
distruzione del Regno delle Due Sicilie per opera del Piemonte.


2) Secondi classificati ex aequo: 


– “Klitsche De La Grange” di Fernando Riccardi, con la seguente motivazione: Attraverso gli occhi
di un straniero giunto in soccorso del Regno delle Due Sicilie, riesce a far rivivere i fatti avvenuti
nell’Italia centrale intorno al 1860 ;
– “ Il Capo brigante Domenico Fuoco” di Maurizio Zambardi, con la seguente motivazione: Per la
completa e definitiva biografia del brigante Domenico Fuoco basata su copiosi documenti d’archivio e
su tutta la letteratura esistente .
3) Terzi classificati ex aequo: 
– “Contadini e braccianti nel Gargano dei briganti” di Michele Eugenio Di Carlo, con la seguente motivazione:
Per l’ottima trattazione di eventi storici avvenuti nel territorio pugliese, in particolare a Vieste e nel Gargano ;
– “ Italos. Perché siamo arrivati a tanto?” di Marco Ascione, con la seguente motivazione: Per la trattazione
delle ragioni sociali e geografiche che hanno permesso lo sviluppo di alcune zone e nazioni europee a
discapito di altre .


PREMIO SPECIALE DELLA GIURIA : 


– “ Memorie di un ex Capo – brigante e La Valchiria di Gaeta” di Erminio De Biase, con la seguente 
motivazione: Per le appropriate traduzioni dal tedesco di due libri scritti da chi ha vissuto i tragici 
eventi che portarono alla fine del Regno delle Due Sicilie ;
– “Storia della spedizione dell’Eminentissimo cardinale D. Fabrizio Ruffo” di Fernando Riccardi e Claudio Saltarelli, con la seguente motivazione: Per aver riproposto la lettura dell’interessante racconto della
spedizione scritto da D. Domenico Petromasi, protagonista diretto degli eventi ;


PREMIO SPECIALE PER LA MIGLIORE GRAFICA


– “ Il Grande Regno delle Due Sicilie” di Carlo Capezzuto e Aldo Vella, con la seguente motivazione: Il 
testo presenta un progetto grafico molto curato e una ricca ricerca iconografica.


PREMIO DI MERITO


– “Nina ‘ a Brigantessa” di Luisa Matera, con la seguente motivazione: Il romanzo valorizza ed esalta la 
presenza e l’importanza della figura femminile nell’ambito del brigantaggio .
PREMIO DI PARTECIPAZIONE


– “E vissi… aspettando il sole” di Maria Russo, con la seguente motivazione: Descrive una singolare
vicenda vissuta da una famiglia meridionale vittima delle conseguenze dell’Unità d’Italia.


Per la sezione ricerche, tesi e studi 


1) Primo classificato:

“Da terra di immigrazione a terra depredata” di Giuseppe Maradei, con la seguente 
motivazione: Ricerca ben strutturata con indicazione degli obiettivi. Gli argomenti sono selezionati e 
sviluppati in modo da seguire un filo logico e collegare il passato con la situazione attuale del Sud. La 
ricerca presenta una bibliografia interessante.
2) Secondi classificati ex aequo: 
– “Modernizzazione dei processi di coltivazione dell’ulivo e produzione dell’olio nella Calabria
preunitaria” di Maria Gabriella Caria, con la seguente motivazione: Ricerca ben articolata e
approfondita, il cui nucleo concettuale è tratto dall’ opera di Grimaldi. Lo scritto è ben
presentato e suscita interesse nel lettore.
– “E poi fu il Risorgimento” di Rosalinda Rosato, con la seguente motivazione: Racconto breve, scritto
anche con termini ricercati, che fa rivivere il brigantaggio attraverso gli occhi di una adolescente che
finirà fatalmente per morire in difesa del proprio territorio .
3) Terza classificata: “Alle radici dei mali del Sud: imparare dal passato per vivere al meglio il futuro

fonte Terroni di Pino Aprile

Read More

STORIA DELL’ITALIA CENTRALE DOPO LA PACE DI ZURIGO DELLA GUERRA DI SICILIA E DEI FATTI POSTERIORI 2^

Posted by on Lug 25, 2019

STORIA DELL’ITALIA CENTRALE DOPO LA PACE DI ZURIGO DELLA GUERRA DI SICILIA E DEI FATTI POSTERIORI 2^

CORREDATA DI TAVOLE LITOGRAFICHE E NARRATA COLL’ESPOSIZIONE DEI DOCUMENTI ORIGINALI da far seguito alla Guerra d’Italia del 1859 DELL’AVVOCATO DOMENICO VALENTE

SECONDA PARTE – CAPITOLI I – IX

PARTE SECONDA LA GUERRA DI SICILIA ED I FATTI POSTERIORI CAPITOLO

La Sicilia sino alla proclamazione della Costituzione del 1812.

Read More

STORIA DELL’ITALIA CENTRALE DOPO LA PACE DI ZURIGO DELLA GUERRA DI SICILIA E DEI FATTI POSTERIORI

Posted by on Lug 24, 2019

STORIA DELL’ITALIA CENTRALE DOPO LA PACE DI ZURIGO DELLA GUERRA DI SICILIA E DEI FATTI POSTERIORI

Valente fu presidente di una commissione elettorale per il plebiscito a Napoli. Egli era, quindi, un liberale, avverso ai Borbone. A differenza, però, di altri libri dell’epoca che trasudano odio per i re napoletani, Valente cerca di dimostrare come essi fossero fuori dalla storia e che fossero pertanto destinati a soccombere. Di fronte all’incalzare dei tempi nuovi, densi di elementi morali superiori. La sua opera, documentatissima, descrive bene l’opera di emarginazione prima e di sostituzione poi dei vecchi governanti da parte dei Savoia, in centro Italia prima e nelle provincie meridionali poi. Ovviamente lo mostra come una conseguenza del loro essere lontani dallo spirito dei tempi e quindi incapaci di resistere all’urto dei movimenti di opposizione che anelavano alla unità d’Italia. Si guarda bene dal riferire che quei movimenti furono finanziati se non diretti da agenti pagati da Cavour; dai suoi resoconti, però, si intravvede esattamente come un meccanismo – ben oliato che si basava sulla votazione e pubblicizzazione dei cosiddetti “indirizzi” a favore di una annessione al Piemonte – sia stato il grimaldello per spianare la strada alla costruzione di una Italia sabauda. Ovviamente, per l’autore, il Regno delle Due Sicilie fu sordi ai buoni consigli provenienti dal Piemonte. Citiamo alcuni stralci per darvene una idea: Epperò dei due principi, l’uno si trovava già in una via, che bisognava soltanto proseguire, l’altro messosi in una strada falsa, non volle cambiarla; l’uno fu sincero, vide ch’egli sarebbe stato chiamato ad estollersi sulle rovine dell’altro, e glielo avverti, gli espose il pericolo, che correva, e la inevitabile alternativa, in cui egli stesso si sarebbe trovato o di sconoscere i suoi costanti principii o di assidersi sul soglio dell’altro. Il primo raccoglieva il frutto di una politica illuminata, onesta, preveggente eperseverante; l’altro giungeva là ove la via prescelta lo menava; n’era avvertito quando il precipizio già si manifestava, e sordo e cieco disdegnava l’avvertimento, e continuava. Aveva egli dritto ad accusar altri che se stesso? Eran giuste le sue doglianze contra di chi lo aveva avvertito. ed era stato rigettato? Ma tale si fu sempre il sistema prescelto; contrariare la potenza dei fatti e rovesciare poi sugli altri la responsabilità delle proprie colpe. Cialdini, come abbiam narrato, aveva accordato senza difficoltà una sospensione di ostilità per seppellire i morti e dissotterrare i feriti ed aveva puranco offerto degli aiuti per questi; egli vi aveva messo una soia giustissima e ragionevole condizione, e questa condizione fu violata. Indegnato, non si vuol prestare ad ulteriore sospensione di ostilità, ma offre una capitolazione come quella, che abbiamo riferita, dichiarando non averne altra, e questa capitolazione è rifiutata. Ebbene, il generale Casella scriveva agli agenti diplomatici presso le nazioni estere: — «Ma i fatti, che da parte dei Piemontesi hanno accompagnati i negoziati hanno un carattere, che importa di segnalare. Il generale Cialdini ha ricusato di sospendere le ostilità duranti i negoziati. Per tre giorni copri la piazza di bombe e d’obici. Tutte le condizioni erano fissate; non mancava, onde la capitolazione fosse compiuta, che la copia del testo di questo lungo documento e le formatità della sottoscrizione, e le batterie piemontesi spandevano ancora la morte in Gaeta, e lo scoppio di un’altra polveriera seppelliva sotto le sue rovine officiali e soldati.» Buona letture. Zenone di Elea – Agosto 2017

di seguito il la prima parte del testo

Read More
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: