Alta Terra di Lavoro

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Il diavolo simbolico del “papa nero” ha conseguenze gravi

Posted by on Ago 23, 2019

Il diavolo simbolico del “papa nero” ha conseguenze gravi

Dalla Genesi all’Apocalisse, passando per il Nuovo Testamento, i testi biblici, la tradizione vivente della Chiesa, il Magistero di tutti i Papi fino al regnante, diversi Concili, il Catechismo: tutto porta a smentire teologicamente l’affermazione del superiore dei gesuiti Sosa Abascal, che ieri al Meeting ha detto che il diavolo è solo un simbolo e non persona. Ma il problema è anche antropologico perché ridurre Satana a simbolo è la stessa cosa di chi riduce il concetto di persona: dal bambino nel grembo della madre al malato in stato di incoscienza. Un percorso molto pericoloso. 

Ancora una volta, e senza particolare originalità, un esponente di primo piano della teologia cattolica ha parlato in modo a dir poco ambiguo dell’esistenza e della natura dei demòni.

Lo ha fatto niente meno che il superiore generale dei gesuiti, il padre Sosa, in una breve intervista a margine del suo intervento nel più importante evento ecclesiale di ogni fine estate, il Meeting riminese di CL. 

Dunque, ecco il testo dell’intervento.

L’intervistatore domanda: Il diavolo esiste?’. E già il fatto che un giornalista cattolico, in un’assise cattolica, parlando con un prete cattolico, metta il punto interrogativo anziché quello esclamativo, parrebbe un’anomalia. Ma diciamo che si tratti solo di un espediente per aprire l’argomento. E va bene.

Ma ecco che il preposito della Compagnia di Gesù risponde: “Bisogna capire gli elementi culturali per riferirsi a questo personaggio … Esiste come il male personificato in diverse strutture ma non nelle persone, perché non è una persona, è una maniera di attuare il male. Non è una persona come lo è una persona umana. È una maniera del male di essere presente nella vita umana. Il bene e il male sono in lotta permanente nella coscienza umana, e abbiamo dei modi per indicarli. Riconosciamo Dio come buono, interamente buono. I simboli sono parte della realtà, e il diavolo esiste come realtà simbolica, non come realtà personale”.

Se la domanda (in quanto domanda) è un problema, la risposta è un disastro.

Satana e i demoni sono solo un simbolo? 

Dalla prima pagina della Genesi, in cui campeggia drammaticamente il ruolo del tentatore, sino all’Apocalisse, con l’orrenda visione del drago infernale, ‘che si chiama diavolo e satana’ (12, 9), tutta la sacra Scrittura ce li presenta come un dato di fatto.

Nel NT, in particolare, la missione del Signore Gesù è anzitutto lotta contro il diavolo che ‘è omicida’ (Gv 8,44) e ‘peccatore fin dal principio’ (1 Gv 3,8), il ‘padre della menzogna’ (Gv 8,44). E infatti ‘il Figlio di Dio è apparso per distruggere le opere del diavolo’ (1 Gv 3,8).

Ma questo forse non è abbastanza probante, visto che non tanto tempo fa il medesimo padre Sosa aveva già detto, in un’altra intervista, che la veridicità dei Testi biblici non va presa alla lettera dato che ‘a quei tempi non c’era il registratore’.

Grazie al Cielo, però, noi cattolici sappiamo che il Signore Gesù ci ha fornito di un organo di comprensione della sacra Scrittura ben più sicuro di qualunque strumento tecnologico: la Tradizione vivente della Chiesa. 

Naturalmente facciamo solo brevi accenni, ma sufficienti per capire come la Chiesa cattolica ha sempre concepito gli angeli, sia buoni che cattivi, come esseri reali e personali.

Citiamo anzitutto un concilio lontano nel tempo ma di capitale importanza. Il Lateranense IV (anno 1215) afferma: ‘Noi crediamo fermamente e professiamo… un Principio unico dell’universo, creatore di tutte le cose visibili e invisibili, spirituali e corporee … cioè gli angeli e il mondo … Il diavolo e gli altri demoni sono stati creati da Dio naturalmente buoni, ma son diventati cattivi da se stessi, per propria iniziativa; quanto all’uomo, egli ha peccato per istigazione del diavolo’. 

Ma è proprio nella nostra epoca, tempo di negazione della fede, che il Magistero si è espresso più frequentemente.

Così, ad esempio Paolo VI nel novembre del 1972 avvertiva: ‘Il Male non è soltanto una deficienza ma una efficienza, un essere vivo, spirituale, pervertito e pervertitore’. 

Nel 1975 la Congregazione per la Dottrina della Fede condanna l’idea di alcuni teologi secondo i quali ‘i nomi di satana e del diavolo non sarebbero altro che personificazioni mitiche e funzionali, il cui significato sarebbe soltanto quello di sottolineare drammaticamente l’influsso del male e del peccato sulla umanità’ (Documento ‘Fede cristiana e demonologia’).

Molto significative sono anche le cinque catechesi del mercoledì di Giovanni Paolo II del luglio e agosto del 1986, nelle quali si ribadisce l’esistenza dei demoni e la loro natura di esseri personali. 

E naturalmente il Catechismo della Chiesa cattolica, che afferma: ‘In quanto creature puramente spirituali, gli angeli hanno intelligenza e volontà: sono creature personali’ (n. 330). 

Questi semplici accenni sono, crediamo, sufficienti a mostrare la serietà con cui la Chiesa ha trattato questo tema, che solo in superficie può apparire marginale. In realtà la retta, o errata, comprensione di questo tema teologico ha ricadute decisive su tutta la nostra fede, sulla visione della creazione e della redenzione.

Ma se è importante aver mostrato le prove di questa verità, lo è non di meno comprenderne il significato.

Nel caso che abbiamo sopra esaminato, come in molti altri, la riduzione di satana e dei demoni a semplice simbolo del male prende le mosse dalla negazione della qualifica di esseri personali.

Cosa vuol dire che i demoni sono esseri personali?

Coloro che lo negano sono vittime (o complici) di un concetto di ‘persona’ mutuato da alcune correnti filosofiche moderne e contemporanee secondo le quali tale qualifica si fonda sulla capacità di relazione. In pratica un essere umano, o angelico, sarebbe ‘persona’ nella misura in cui vive delle relazioni, è in comunicazione con altri. La teologia ci insegna che satana e i demoni sono dannati, il che significa essere come delle monadi, definitivamente e totalmente chiusi in se stessi, incapaci di apertura, di comunicazione, di relazione, appunto, con Dio e con gli altri. Dunque – dicono i negatori – i demoni non sono ‘persone’.

Ma questo concetto di ‘persona’ è assolutamente parziale e insufficiente. E tra l’altro può diventare anche molto pericoloso; può infatti prestare il fianco ad una visione nella quale non tutti gli esseri umani sono persone: ad esempio il bambino nel grembo della madre o il malato in stato di permanente incoscienza sono incapaci di relazioni autonome con l’ambiente esterno, dunque potrebbero non essere considerati ‘persone’.

In realtà una adeguata antropologia, fondata sulla retta ragione e in armonia con la Rivelazione cristiana, insegna che la persona è una sostanza individua (cioè un soggetto) di natura razionale (cioè dotato di intelligenza e volontà), indipendentemente dalla capacità o dalla possibilità di esercitare tali qualità. Dunque tutti gli uomini e tutti gli angeli, anche quelli malvagi, sono esseri personali, come la fede della Chiesa ha sempre insegnato (san Tommaso d’Aquino, Somma Teologica, I, 50, 3).

Concludiamo permettendoci un amaro sorriso: dispiacerà forse al padre Sosa che sia proprio il Papa attuale, a cui lui ha detto di voler essere totalmente fedele, a smentirlo esplicitamente: ‘Il diavolo non è un simbolo, ma una persona reale’ (Omelia del 4 maggio 2013); ‘la lotta fra bene e male non è una cosa astratta, è il reale conflitto tra Gesù e il diavolo’ (Omelia del 12 ottobre 2018). 

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Cosimo de Gioia ricorda don Massimo Cuofano: il discorso sui martiri di Pontelandolfo.

Posted by on Ago 20, 2019

Cosimo de Gioia ricorda don Massimo Cuofano: il discorso sui martiri di Pontelandolfo.

di Cosimo de Gioia

Bari, 12 agosto 2019

Carissimi Compatrioti,

in questo breve periodo di pausa dal lavoro, mi sono dedicato a studiare il pensiero di Don Massimo Cuofano attraverso l’analisi di alcuni suoi discorsi. Don Massimo, pur avendo una cultura molto profonda, non parlava da cattedratico, parlava a braccio, rendendo i suoi interventi interessanti sia per i significati che per le grandi emozioni che ci trasmetteva. Vi propongo la sbobinatura del potente e, nello stesso tempo, dolcissimo discorso che, nel 2012, Don Massimo tenne a Pontelandolfo per commemorare il vile eccidio del 14 agosto 1861. Buona estate.

Discorso pronunciato da Don Massimo Cuofano durante la commemorazione dei fatti luttuosi dell’eccidio di Pontelandolfo, il 14 agosto 2012. 

Abbiamo realizzato velocemente questo altare fatto di materiali naturali (pietre e legni raccolti nel bosco circostante) sul quale abbiamo posto la bandiera del Regno delle Due Sicilie. Don Luciano Rotolo questa mattina ci spiegava che l’otto dicembre si usava mettere la bandiera in tutte le chiese del Regno; la si poneva sopra l’altare e si celebrava la Messa perché c’era una profonda unione tra l’Altare e il Regno, tra il Trono e il Papa e la Chiesa. Anche noi abbiamo posto la bandiera su questo altare naturale: è un modo per commemorare i nostri morti di quella fatidica data del 1861 qui a Pontelandolfo ed anche per commemorare gli altri morti di quel tempo così lungo che ha visto unito tutto il popolo del Sud nella difesa della propria libertà. Con qualcuno si discuteva se potevamo stare bene o se potevamo stare male se vi fosse stato ancora il Regno delle Due Sicilie. Oltre ogni dubbio, però, a quell’epoca eravamo un popolo, eravamo liberi, avevamo una nostra identità. Oggi, invece, ci è stata negata non soltanto l’identità ma anche la memoria ed il ricordo dei nostri morti, anzi qualcuno vuol negare che vi siano stati quei morti. Noi siamo qui per ricordarli. Perché sull’altare abbiamo posto una lampada accesa? Quella lampada rappresenta coloro che hanno dato la vita. Il Vangelo ci insegna che chi dà la vita produce frutti. Loro hanno dato la vita, perciò qualcosa di buono l’hanno seminata. Forse sta a noi che abbiamo raccolto quel seme, continuare ad essere la luce di questa lampada per costruire per la nostra nazione, per il nostro Sud, un futuro migliore. Quale sarà il futuro migliore? Questo lo possiamo capire strada facendo, affermando i nostri ideali con il nostro impegno. Certamente è importante che tanti altri ancora sappiano di questa verità, che è stata negata, e di questi morti che tutti hanno voluto dimenticare. Che cosa è la Liturgia? Qualcuno può pensare che la Liturgia sia qualcosa di morto, qualcosa che è fuori dalla natura dell’uomo; invece la Liturgia è proprio il momento in cui l’uomo rende presente la vita, rende presente i propri ideali e la propria storia. Ecco, noi stiamo facendo un atto liturgico. Non è una Messa sacrificale come quella che celebriamo la domenica, ma anche questa è una Messa perché noi ricordiamo chi ha dato la vita per un’ideale, chi ha dato la vita perché pensava di rendere in quel modo un servizio buono e giusto: quello di renderci liberi. Noi abbiamo la capacità di essere liberi, ma per essere liberi dobbiamo fare della verità la nostra bandiera, perché è la verità che ci fa liberi. E allora faremo un attimo di silenzio per ricordare questi nostri morti; dopo reciteremo per loro una preghiera per affidarli al Padre del Cielo e per chiedere anche al Padre del Cielo che ci aiuti a continuare quello che i nostri morti hanno iniziato, cioè questa lotta per poter essere uomini liberi, uomini che vogliono decidere la propria vita, la propria esistenza. Prima di concludere con questa preghiera, che è stata scritta da un cappellano militare durante quei giorni fatidici dell’occupazione del Sud, poiché non c’è un monumento che ricordi i nostri morti, lo creeremo noi stessi. Loro sono stati una pietra, noi stessi saremo questa pietra per continuare la loro opera. Simbolicamente raccoglieremo, quanti di noi possano farlo, qualcuna di quelle pietre del bosco e le porteremo qui, ai piedi della bandiera per costruire il nostro monumento purché non sia un monumento “ai morti”, ma sia un monumento per la vita. Quella vita conformata anche ai discorsi che abbiamo ascoltato nella giornata di oggi, sull’esigenza di unirci perché forse da troppo tempo siamo divisi, da troppo tempo ci lasciamo prendere dai protagonismi e dalle identità sbagliate. Invece dobbiamo farci conquistare dalla nostra unica identità che è quella del nostro popolo e della nostra terra. Faremo un attimo di silenzio, prenderemo quelle pietre e le porteremo qui, ai piedi della bandiera. Poi reciteremo la preghiera che ricorda quegli anni della lotta del Sud. «Dio Onnipotente, dacci la forza di soffrire, di obbedire, di pugnare, contro l’empio invasore in difesa della Religione e del glorioso Reame delle Due Sicilie. Fa che presto gli usurpatori si allontanino dal sacro suolo della Patria nostra e che a quanti di noi sopravvivranno sia dato il gaudio di vedere restaurata la giustizia, ripristinato il benessere e restituita la serenità alle nostre sventurate famiglie». Insieme a Don Luciano impartiremo la benedizione ai nostri morti di quel 14 agosto 1861. La impartiremo per tutti i nostri morti del Sud: quelli del passato, ma anche quelli del presente. Tante volte i nostri poveri soldati muoiono in terra straniera perché hanno dovuto scegliere un lavoro anche obbligati dalla mancanza di opportunità. Ecco! Sono sempre vittime di questo colonialismo che ha distrutto la nostra libertà. Questa benedizione è per loro, ma è anche per i vivi perché sappiano costruire il nostro futuro senza divisioni, senza rancori, senza difficoltà, con la consapevolezza di compiere un dovere sacro per la nostra terra, sacro per il nostro popolo e sacro perché è un dovere che ci viene dettato dall’Alto. Il Signore sia con Voi, Vi benedica nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Amen.

fonte http://www.comitatiduesicilie.it/?p=13380

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Smascherata la truffa sulla Sindone. Non è medievale

Posted by on Ago 1, 2019

Smascherata la truffa sulla Sindone. Non è medievale

Nel silenzio quasi generale dei mass media una delle più importanti truffe perpetrate ai danni della fede dei cattolici è stata clamorosamente smentita. Parliamo della Sindone, e dell’esame al Carbonio 14, compiuto negli anni ’80, in cui la Diocesi di Torino, e la Chiesa, con la complicità dei vertici della Pontificia Accademia delle Scienze si sono fatti simpaticamente abbindolare da un gruppo di professionisti dalle dubbie – anzi, in molti casi, indubbie – appartenenze ideologiche.

Chi è non più giovane si ricorda la conferenza stampa organizzata a Londra, in cui risultati del controverso test del radiocarbonio del 1988 gridavano al mondo che la data nascita della Sindone doveva collocarsi fra tra il 1260 e il 1390. Naturalmente quella che è – probabilmente – la più importante ed eccezionale reliquia del cristianesimo, e per questo odiata da massoni, anticlericali e protestanti, è stata sommersa di epiteti come un qualcosa di “non autentico”, un “falso” o “bufala medievale”.

Una triste vicenda, anche se subito sono apparsi i buchi, anzi le falle di quella ricostruzione pseudo-scientifica. Accolta però con sollievo anche da non pochi cattolici. Già, perché se la Sindone è vera, ha accolto il corpo di un uomo torturato, e poi scomparso in maniera inspiegabile…vale la pena ricordare, fra i tanti elementi, che nessuno ancora è stato in grado di dirci come si sia formata quell’immagine.
Esperti di statistica – li avevamo coinvolti quando abbiamo scritto un libro sulla Sindone – hanno dimostrato le incongruenze dell’esame al Carbonio 14. Ma mancavano i dati grezzi dei vari laboratori, indispensabili a valutare l’affidabilità dei test. Dati e documenti grezzi del test originale che erano “non disponibili” (molti scienziati e ricercatori direbbero deliberatamente “nascosti”) e finalmente sono stati ottenuti nel 2017 da Tristan Casabianca, un ricercatore francese. A marzo, dopo due anni di test e analisi, Casabianca e il suo team di scienziati hanno pubblicato i loro risultati sulla rivista accademica Archaeometry. Ed ecco il punto centrale della sua intervista, concessa a L’Homme Nouveau:

“Nel 1989, i risultati della datazione della Sindone furono pubblicati sulla prestigiosa rivista Nature: tra il 1260 e il 1390 con una certezza del 95%. Ma per trent’anni, i ricercatori hanno chiesto ai laboratori i dati grezzi. Questi hanno sempre rifiutato di fornirli. Nel 2017, ho presentato una richiesta legale al British Museum, che ha supervisionato i laboratori. Pertanto, ho avuto accesso a centinaia di pagine non pubblicate, che includono questi dati non elaborati. Con il mio team, abbiamo condotto le loro analisi. La nostra analisi statistica mostra che la datazione al carbonio 14 del 1988 era inaffidabile: i campioni testati erano ovviamente eterogenei, [mostrando molte date diverse], e non vi è alcuna garanzia che tutti questi campioni, presi da un’estremità del tessuto, siano rappresentativi di tutto il tessuto. È quindi impossibile concludere che la Sindone risalga al Medioevo”.
E allora è forse necessario esaminare tutta la mole di elementi scientifici – quelli sì, davvero – raccolti nel corso degli anni, e che portano a pensare quello che il sensus fidei della gente ha sempre saputo, nel corso dei secoli. E che cioè è molto, molto probabile che la Sindone, questo Quinto Vangelo, come la definiva un caro collega, rappresenti una reliquia così scandalosa da accecare chi non vuole credere.

fonte https://www.radioromalibera.org/cultura-cattolica/pensieri-e-voce/smascherata-la-truffa-sulla-sindone-non-e-medievale/

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CROCIATE

Posted by on Lug 25, 2019

CROCIATE

Lo sapevate? Le crociate non furono atti di aggressione ingiustificata dell’Europa contro il mondo islamico, bensì una risposta, per troppo tempo rinviata, a secoli di aggressioni musulmane. Una risposta che nell’XI secolo si fece più risoluta di quanto non fosse mai stata in passato. Non si trattò di imperialismo religioso, ma di guerre finalizzate alla riconquista di terre originariamente cristiane e alla difesa dei loro abitanti. Scopo delle crociate non era la conversione forzata dei musulmani al cristianesimo. Secondo il giornalista Amin Maalouf, autore di Le crociate viste dagli arabi, il sacco di Gerusalemme avvenuto nel 1099 a opera dei crociati fu «il punto di partenza di un’ostilità millenaria tra l’Islam e l’Occidente» Lo studioso e apologeta dell’Islam John Esposito spende sulla q uestione qualche parola in più, e accusa le crociate («le cosiddette guerre sante») di avere portato il caos in una società pluralistica: «Trascorsero cinque secoli di coesistenza pacifica prima che gli eventi politici e un gioco di potere tra l’Impero e il Papa portassero alle cosiddette guerre sante, durate secoli, che contrapposero il cristianesimo all’Islam e si lasciarono alle spalle un duraturo retaggio di fraintendimenti e diffidenza». Maalouf non sembra prendere neanche in considerazione il fatto che tale «millenaria ostilità» possa avere avuto inizio con la velata minaccia – che risaliva a più di 450 anni prima che i crociati entrassero a Gerusalemme – rivolta dal profeta Maometto ai capi non musulmani dei paesi limitrofi: «Convertitevi all’Islam se volete essere risparmiati»3. Né discute la possibilità che i musulmani possano avere alimentato quella «millenaria ostilità» impadronendosi, secoli prima delle crociate, di una vasta porzione di terre cristiane – ben due terzi di quello che in precedenza era stato il mondo cristiano. Mentre per Esposito i «cinque secoli di coesistenza pacifica» furono esemplificati dalla conquista musulmana di Gerusalemme nel 638: «Le chiese e la popolazione cristiana non furono danneggiati in alcun modo» \ L’autore evita però di menzionare il sermone pronunciato da Sofronio nel giorno di Natale del 634, quando il patriarca denunciò «la selvaggia, barbarica e cruenta spada» dei musulmani e le difficoltà che aveva creato ai cristiani. Miti politicamente corretti: le crociate furono un attacco ingiustificato dell’Europa contro il mondo islamico Falso. La conquista islamica di Gerusalemme nel 638 segnò l’inizio di secoli di aggressioni musulmane, e da allora i cristiani in Terrasanta si trovarono ad affrontare una spirale di persecuzioni sempre più violente. Solo un paio di esempi: all’inizio dell’VIII secolo furono crocifissi sessanta pellegrini provenienti da Amorium; all’incirca nello stesso periodo il governatore musulmano di Cesarea arrestò un gruppo di pellegrini di Iconio e li giustiziò con l’accusa di spionaggio – risparmiando però i pochi che si convertirono all’Islam; i musulmani, infine, pretendevano dai pellegrini del denaro, minacciandoli di saccheggiare la Chiesa della Resurrezione in caso di rifiuto. Alla fine dello stesso secolo un sovrano musulmano proibì l’esposizione della croce all’interno di Gerusalemme. Incrementò inoltre la tassa sulla persona (gizyah) imposta ai cristiani e impedì loro di impartire ad altri – fossero anche i propri figli – qualsiasi insegnamento di natura religiosa. Per i cristiani in Terrasanta brutali oppressioni e violenze efferate divennero all’ordine del giorno. Nel 722 il califfo al- Mansur ordinò che sulle mani dei cristiani e degli ebrei di Gerusalemme fosse impresso un segno di riconoscimento. Quanto alle conversioni al cristianesimo, esse furono trattate con particolare durezza. Nel 789 i musulmani decapitarono un monaco che aveva lasciato l’Islam per abbracciare il cristianesimo e saccheggiarono il monastero di San Teodosio a Betlemme, uccidendo diversi religiosi. Lo stesso destino toccò ad altri monasteri della regione. All’inizio del IX secolo le persecuzioni si fecero così dure che in molti fuggirono a Costantinopoli o in altre città cristiane. Il 932 vide altre chiese devastate e nel 937, il giorno della Domenica delle Palme, la furia dei musulmani si riversò sulle chiese del Calvario e della Resurrezione, che furono saccheggiate e distrutte. Non si trattò di imperialismo religioso, ma di guerre finalizzate alla riconquista di terre originariamente cristiane e alla difesa dei loro abitanti. Scopo delle crociate non era la conversione forzata dei musulmani al cristianesimo. Secondo il giornalista Amin Maalouf, autore di Scopo delle crociate non era la conversione forzata dei musulmani al cristianesimo. Secondo il giornalista Amin Maalouf, autore di Le crociate viste dagli arabi, il sacco di Gerusalemme avvenuto nel 1099 a opera dei crociati fu «il punto di partenza di un’ostilità millenaria tra l’Islam e l’Occidente» Lo studioso e apologeta dell’Islam John Esposito spende sulla questione qualche parola in più, e accusa le crociate («le cosiddette guerre sante») di avere portato il caos in una società pluralistica: «Trascorsero cinque secoli di coesistenza pacifica prima che gli eventi politici e un gioco di potere tra l’Impero e il Papa portassero alle cosiddette guerre sante, durate secoli, che contrapposero il cristianesimo all’Islam e si lasciarono alle spalle un duraturo retaggio di fraintendimenti e diffidenza». Maalouf non sembra prendere neanche in considerazione il fatto che tale «millenaria ostilità» possa avere avuto inizio con la velata minaccia – che risaliva a più di 450 anni prima che i crociati entrassero a Gerusalemme – rivolta dal profeta Maometto ai capi non musulmani dei paesi limitrofi: «Convertitevi all’Islam se volete essere risparmiati» parola in più, e accusa le crociate («le cosiddette guerre sante») di avere portato il caos in una società pluralistica: «Trascorsero cinque secoli di coesistenza pacifica prima che gli eventi politici e un gioco di potere tra l’Impero e il Papa portassero alle cosiddette guerre sante, durate secoli, che contrapposero il cristianesimo all’Islam e si lasciarono alle spalle un duraturo retaggio di fraintendimenti e diffidenza». Maalouf non sembra prendere neanche in considerazione il fatto che tale «millenaria ostilità» possa avere avuto inizio con la velata minaccia – che risaliva a più di 450 anni prima che i crociati entrassero a Gerusalemme – rivolta dal profeta Maometto ai capi non musulmani dei paesi limitrofi: «Convertitevi all’Islam se volete essere risparmiati»3. Né discute la possibilità che i musulmani possano avere alimentato quella «millenaria ostilità» impadronendosi, secoli prima delle crociate, di una vasta porzione di terre cristiane – ben due terzi di quello che in precedenza era stato il mondo cristiano. Mentre per Esposito i «cinque secoli di coesistenza pacifica» furono esemplificati dalla conquista musulmana di Gerusalemme nel 638: «Le chiese e la popolazione cristiana non furono danneggiati in alcun modo» \ L’autore evita però di menzionare il sermone pronunciato da Sofronio nel giorno di Natale del 634, quando il patriarca denunciò «la selvaggia, barbarica e cruenta spada» dei musulmani e le difficoltà che aveva creato ai cristiani. Miti politicamente corretti: le crociate furono un attacco ingiustificato dell’Europa contro il mondo islamico Falso. La conquista islamica di Gerusalemme nel 638 segnò l’inizio di secoli di aggressioni musulmane, e da allora i cristiani in Terrasanta si trovarono ad affrontare una spirale di persecuzioni sempre più violente. Solo un paio di esempi: all’inizio dell’VIII secolo furono crocifissi sessanta pellegrini provenienti da Amorium; all’incirca nello stesso periodo il governatore musulmano di Cesarea arrestò un gruppo di pellegrini di Iconio e li giustiziò con l’accusa di spionaggio – risparmiando però i pochi che si convertirono all’Islam; i musulmani, infine, pretendevano dai pellegrini del denaro, minacciandoli di saccheggiare la Chiesa della Resurrezione in caso di rifiuto. Alla fine dello stesso secolo un sovrano musulmano proibì l’esposizione della croce all’interno di Gerusalemme. Incrementò inoltre la tassa sulla persona (gizyah) imposta ai cristiani e impedì loro di impartire ad altri – fossero anche i propri figli – qualsiasi insegnamento di natura religiosa. Per i cristiani in Terrasanta brutali oppressioni e violenze efferate divennero all’ordine del giorno. Nel 722 il califfo al- Mansur ordinò che sulle mani dei cristiani e degli ebrei di Gerusalemme fosse impresso un segno di riconoscimento. Per i cristiani in Terrasanta brutali oppressioni e violenze efferate divennero all’ordine del giorno. Nel 722 il califfo al- Mansur ordinò che sulle mani dei cristiani e degli ebrei di Gerusalemme fosse impresso un segno di riconoscimento. Quanto alle conversioni al cristianesimo, esse furono trattate con particolare durezza. Nel 789 i musulmani decapitarono un monaco che aveva lasciato l’Islam per abbracciare il cristianesimo e saccheggiarono il monastero di San Teodosio a Betlemme, uccidendo diversi religiosi. Lo stesso destino toccò ad altri monasteri della regione. All’inizio del IX secolo le persecuzioni si fecero così dure che in molti fuggirono a Costantinopoli o in altre città cristiane. Il 932 vide altre chiese devastate e nel 937, il giorno della Domenica delle Palme, la furia dei musulmani si riversò sulle chiese del Calvario e della Resurrezione, che furono saccheggiate e distrutte. Per reazione, i bizantini passarono da una politica difensiva nei confronti dei musulmani a una posizione offensiva finalizzata alla riconquista di parte dei territori persi. Nel sesto decennio del X secolo il generale Niceforo Foca (futuro imperatore bizantino) condusse contro i musulmani una serie di campagne vincenti, riguadagnando il controllo di Creta, della Cilicia, di Cipro e persino di parte della Siria. Nel 969 Foca riconquistò l’antica città cristiana di Antiochia e nel decennio seguente i bizantini estesero questa campagna fino in Siria. Nella teologia islamica una terra appartenuta alla Casa dell’Islam vi appartiene per sempre – e se così non fosse è dovere dei musulmani combattere fino a riprenderne il controllo. Nel 974, a fronte delle perdite subite a opera dei bizantini, il califfo abbaside (surtnita) di Baghdad invocò il jihad. Questo seguì le campagne che ogni anno, dal 944 al 967, il sovrano della dinastia hamdanide (sciita) di Aleppo, Sayf al-Dawlah, condusse contro i bizantini. Accusando i bizantini di avere occupato terre appartenenti all’Islam, Sayf al-Dawlah incitò i musulmani a muovere loro guerra. E il suo appello ebbe un tale successo che aderirono al jihad combattenti musulmani provenienti persino dall’Asia Centrale. I contrasti tra sunniti e sciiti finirono tuttavia per ostacolare gli sforzi del jihad islamico, e nel 1001 l’imperatore bizantino Basilio II concluse una tregua decennale con il califfo fatimita (sciita). Ma non dovette trascorrere molto tempo prima che Basilio si rendesse conto di quanto fossero inutili simili tregue. Nel 1004 ‘Abu ‘Ali al-Mansur al-Haklm (985-1021), sesto califfo fatimita, voltò bruscamente le spalle alla fede cristiana della madre e degli zii (due dei quali erano patriarchi) ordinando di devastare le chiese, dare alle fiamme le croci e impossessarsi dei beni ecclesiastici. E con la stessa ferocia attaccò gli ebrei. Nel decennio che seguì furono rase al suolo trentamila chiese e un numero incalcolabile di cristiani si convertì all’Islam semplicemente per avere salva la vita. Nel 1009 al-Haklm pronunciò contro i cristiani la sua più clamorosa disposizione: ordinò la distruzione della Chiesa del Santo Sepolcro di Gerusalemme insieme a quella di molte altre chiese (fra cui la Chiesa della Resurrezione). La Chiesa del Santo Sepolcro, ricostruita dai bizantini nel VII secolo dopo che i persiani avevano dato alle fiamme l’edificio originale, e che tra l’altro funse da modello per la moschea di al-Aqsa, sorge nel luogo in cui la tradizione situa la tomba di Gesù. Al-Haklm dispose quindi che la tomba presente all’interno della chiesa fosse rasa al suolo. Pretese poi che i cristiani portassero pesanti croci intorno al collo (mentre agli ebrei furono imposti grevi pezzi di legno scolpiti a forma di vitello) e continuò a imporre loro umilianti decreti che culminarono nell’ordine di accettare l’Islam o lasciare i suoi domini. Dopodiché l’imprevedibile califfo allentò la presa sui non-musulmani e restituì persino buona parte dei beni sottratti alla Chiesa. Ad avere contribuito almeno in parte al cambiamento intervenuto nella condotta di al-Haklm fu probabilmente il suo legame sempre più debole con l’ortodossia islamica. Nel 1021 egli scomparve in circostanze misteriose; alcuni dei suoi seguaci lo proclamarono divino e fondarono la setta di Druze che si basava su questo mistero e sulle dottrine esoteriche del mistico musulmano Muhammad ‘Ibn ‘Isma’Tl al-Darazi, da cui la setta prende il nome. E grazie ai cambiamenti nella politica di al-Hakim, proseguiti anche in seguito alla sua scomparsa, nel 1027 i bizantini ebbero la possibilità di ricostruire la Chiesa del Santo Sepolcro Ciò nonostante la posizione dei cristiani continuava a essere molto precaria e i pellegrini non smettevano di subire minacce. Nel 1056 i musulmani espulsero trecento persone da Gerusalemme e vietarono ai cristiani europei di entrare nella Chiesa del Santo Sepolcro. il suo legame sempre più debole con l’ortodossia islamica. Nel 1021 egli scomparve in circostanze misteriose; alcuni dei suoi seguaci lo proclamarono divino e fondarono la setta di Druze che si basava su questo mistero e sulle dottrine esoteriche del mistico musulmano Muhammad ‘Ibn ‘Isma’Tl al-Darazi, da cui la setta prende il nome. E grazie ai cambiamenti nella politica di al-Hakim, proseguiti anche in seguito alla sua scomparsa, nel 1027 i bizantini ebbero la possibilità di ricostruire la Chiesa del Santo Sepolcro Ciò nonostante la posizione dei cristiani continuava a essere molto precaria e i pellegrini non smettevano di subire minacce. Nel 1056 i musulmani espulsero trecento persone da Gerusalemme e vietarono ai cristiani europei di entrare nella Chiesa del Santo Sepolcro. E quando poi dall’Asia Centrale giunsero i fanatici e sanguinari turchi selgiuchidi, sia per i cristiani del luogo sia per i pellegrini (i cui pellegrinaggi subirono una battuta d’arresto) ebbe inizio un altro periodo di terrore e di crescenti difficoltà. Una volta che nel 1071 ebbero sbaragliato i bizantini a Manzicerta e fatto prigioniero l’imperatore Romano IV Diogene, le porte dell’intera Asia Minore si spalancarono e la loro avanzata divenne praticamente inarrestabile. Nel 1076 conquistarono la Siria; nel 1077 Gerusalemme. L’emiro selgiuchide ‘Azlz bin ‘Uwaq assicurò che non avrebbe colpito gli abitanti di Gerusalemme, ma una volta occupata la città i suoi uomini uccisero tremila persone. Quello stesso anno a Nicea, pericolosamente vicina alla capitale dell’Impero, i selgiuchidi stabilirono il sultanato di Rum (in riferimento a Costantinopoli, la nuova Roma); quindi continuarono a minacciare i bizantini e a tormentare i cristiani residenti in tutti i loro nuovi domini. L’impero cristiano di Bisanzio, che prima dell’invasione islamica comprendeva terre estese dal Sud Italia al Nord Africa, dal Medio Oriente all’Arabia, arrivò a coprire poco più della Grecia. Pareva che la sua scomparsa per mano dei selgiuchidi fosse imminente. Ma, nonostante la Chiesa di Costantinopoli considerasse i papi scismatici e si fosse scontrata con loro per secoli, il nuovo imperatore Alessio I Comneno (1081-1118) mise da parte il proprio orgoglio e chiese aiuto. E fu così che come risposta a tale richiesta ebbe inizio la Prima crociata. L’impero cristiano di Bisanzio, che prima dell’invasione islamica comprendeva terre estese dal Sud Italia al Nord Africa, dal Medio Oriente all’Arabia, arrivò a coprire poco più della Grecia. Pareva che la sua scomparsa per mano dei selgiuchidi fosse imminente. Ma, nonostante la Chiesa di Costantinopoli considerasse i papi scismatici e si fosse scontrata con loro per secoli, il nuovo imperatore Alessio I Comneno (1081-1118) mise da parte il proprio orgoglio e chiese aiuto. E fu così che come risposta a tale richiesta ebbe inizio la Prima crociata. Miti politicamente corretti: le crociate furono un esempio anzitempo dell’avido imperialismo predatorio dell’Occidente Imperialismo predatorio? Difficile. Papa Urbano II, che al Concilio di Clermont del 1095 bandì la Prima crociata, stava chiamando i cristiani a un’azione difensiva – un’azione che ci sarebbe voluta da tanto tempo. Come egli stesso spiegò, si trovava costretto a bandire la crociata, dal momento che, senza alcuna azione difensiva, «la fede cristiana sarebbe stata messa sempre più a rischio» dai turchi e dalle altre forze musulmane. Dopo avere ammonito i fedeli a conservare la pace tra di loro, Urbano II rivolse l’attenzione del suo pubblico a quanto stava accadendo ai cristiani orientali: Poiché i fratelli che vivono a Oriente hanno urgentemente bisogno del vostro aiuto, è vostro dovere correre a portare loro il sostegno che gli è stato spesso promesso. Infatti, come la maggior parte di voi ha udito, i turchi e gli arabi li hanno attaccati e hanno invaso le frontiere della Romania [l’Impero greco] spingendosi fino al luogo del Mediterraneo chiamato Braccio di San Giorgio. Essi sono penetrati sempre più a fondo nelle loro terre e li hanno sconfitti in sette battaglie. Se li lasciate agire ancora per un poco continueranno ad avanzare, opprimendo il popolo di Dio. Per la qual cosa insistentemente vi esorto – anzi non sono io a farlo, ma il Signore – affinché persuadiate con continui incitamenti, come araldi di Cristo, tutti, a qualunque ordine appartengano (cavalieri e fanti, ricchi e poveri), affinché accorrano subito in aiuto ai cristiani per spazzare dalle nostre terre quella stirpe malvagia. Lo dico ai presenti e lo comando agli assenti, ma è Cristo che lo vuole. Impossibile non notare come il papa non dica nulla a proposito di un’ipotetica conversione o di una possibile conquista. Un appello a «spazzare dalle nostre terre quella stirpe malvagia» suona oggigiorno di un’eccessiva durezza; comunque sia, non si trattò un incitamento a uno sterminio di massa bensì un’esortazione a liberare dal dominio islamico terre in precedenza cristiane. Un altro resoconto del discorso del papa a Clermont riferisce che Urbano parlò di un «imminente pericolo che minaccia voi e tutti i fedeli che ci hanno portato qui». Da Gerusalemme e da Costantinopoli è pervenuta e più di una volta è giunta a noi una dolorosa notizia: i persiani, gente tanto diversa da noi, popolo affatto alieno da Dio, stirpe dal cuore incostante e il cui spirito non fu fedele al Signore, ha invaso le terre di quei cristiani, le ha devastate con il ferro, con la rapina e con il fuoco e ne ha in parte condotti prigionieri gli abitanti nel proprio paese, parte ne ha uccisi con miserevole strage, e le chiese di Dio o ha distrutte dalle fondamenta o ha adibite al culto della propria religione. Abbattono gli altari dopo averli sconciamente profanati profanati […]. Il regno dei greci è stato da loro già tanto gravemente colpito e alienato dalle sue consuetudini, che non può essere attraversato con un viaggio di due mesi. […] Gerusalemme è l’ombelico del mondo, terra ferace sopra tutte quasi un altro paradiso di delizie; il Redentore del genere umano la rese illustre con la sua venuta, la onorò con la sua dimora, la consacrò con la sua passione, la redense con la sua morte, la fece insigne con la sua sepoltura. E proprio questa regale città posta al centro del mondo, è ora tenuta in soggezione dai pròpri nemici e dagli infedeli, è fatta serva del rito pagano. Essa alza il suo lamento e anela a essere liberata e non cessa d’implorare che voi andiate in suo soccorso. Da voi più che da ogni altro essa esige aiuto poiché a voi è stata concessa da Dio sopra tutte le stirpi la gloria delle armi. Intraprendete dunque questo cammino in remissione dei vostri peccati, sicuri dell’immarcescibile gloria del regno dei cieli. Le crociate non furono manifestazioni anzitempo del colonialismo europeo in Medio Oriente. Il massacro degli ebrei e dei musulmani avvenuto nel 1099 a opera dei crociati fu un atto atroce, ma niente affatto inusuale rispetto alle abitudini belliche dell’epoca. Le crociate non furono bandite allo scopo di colpire gli ebrei né i musulmani. I crociati marciarono dall’Europa al Medio Oriente – si sente spesso ripetere – e una volta arrivati a destinazione si diedero al saccheggio e uccisero indiscriminatamente uomini, donne e bambini musulmani ed ebrei, costringendo con la forza i superstiti a convertirsi al cristianesimo. In un mare di sangue fondarono nel Levante le prime forme di colonie europee, che ispirarono e fecero da modello a legioni di futuri colonialisti. Qui si svolsero i primi omicidi di massa della Storia. Una macchia nel passato della Chiesa cattolica, dell’Europa e dell’intera civiltà occidentale, così orrenda da portare papa Giovanni Paolo II a chiedere scusa per le crociate all’intero mondo islamico.» Qualcosa di vero? No. Praticamente ogni affermazione contenuta in questo paragrafo è falsa, benché numerosi «esperti» la diano ormai per scontata. Gerusalemme è l’ombelico del mondo, terra ferace sopra tutte quasi un altro paradiso di delizie; il Redentore del genere umano la rese illustre con la sua venuta, la onorò con la sua dimora, la consacrò con la sua passione, la redense con la sua morte, la fece insigne con la sua sepoltura. E proprio questa regale città posta al centro del mondo, è ora tenuta in soggezione dai pròpri nemici e dagli infedeli, è fatta serva del rito pagano. Essa alza il suo lamento e anela a essere liberata e non cessa d’implorare che voi andiate in suo soccorso. Da voi più che da ogni altro essa esige aiuto poiché a voi è stata concessa da Dio sopra tutte le stirpi la gloria delle armi. Intraprendete dunque questo cammino in remissione dei vostri peccati, sicuri dell’immarcescibile gloria del regno dei cieli. Le crociate non furono manifestazioni anzitempo del colonialismo europeo in Medio Oriente. Il massacro degli ebrei e dei musulmani avvenuto nel 1099 a opera dei crociati fu un atto atroce, ma niente affatto inusuale rispetto alle abitudini belliche dell’epoca. Le crociate non furono bandite allo scopo di colpire gli ebrei né i musulmani. I crociati marciarono dall’Europa al Medio Oriente – si sente spesso ripetere – e una volta arrivati a destinazione si diedero al saccheggio e uccisero indiscriminatamente uomini, donne e bambini musulmani ed ebrei, costringendo con la forza i superstiti a convertirsi al cristianesimo. In un mare di sangue fondarono nel Levante le prime forme di colonie europee, che ispirarono e fecero da modello a legioni di futuri colonialisti. Qui si svolsero i primi omicidi di massa della Storia. Una macchia nel passato della Chiesa cattolica, dell’Europa e dell’intera civiltà occidentale, così orrenda da portare papa Giovanni Paolo II a chiedere scusa per le crociate all’intero mondo islamico.» Qualcosa di vero? No. Praticamente ogni affermazione contenuta in questo paragrafo è falsa, benché numerosi «esperti» la diano ormai per scontata. Miti politicamente corretti: i crociati fondarono colonie europee in Medio Oriente Quando i crociati risposero all’appello di papa Urbano II e partirono per il Medio Oriente, un gruppo di influenti condottieri incontrò l’imperatore bizantino Alessio Comneno. Quest’ultimo, in linea con il volere del papa, riuscì a persuaderli a uno a uno che qualsiasi territorio avessero conquistato sarebbe ritornato all’Impero bizantino. Ma in seguito all’assedio di Antiochia del 1098 i crociati mutarono la loro posizione. Mentre l’assedio si trascinava per tutto l’inverno e le armate musulmane, da Gerusalemme, si spostavano verso nord, i crociati attesero l’arrivo dell’imperatore bizantino con le sue truppe. Se non che l’imperatore, ricevuto un rapporto secondo cui la situazione dei crociati ad Antiochia era senza speranza, richiamò le sue truppe. I crociati, sentendosi traditi, si infuriarono, e nonostante l’enorme differenza numerica conquistarono Antiochia, rinunciarono agli accordi con Alessio e iniziarono a stabilire delle proprie forme di governo che, tuttavia, non avevano niente a che vedere con un sistema di tipo coloniale. Nessuno che conosca le vicende – di molto posteriori – della Virginia, dell’Australia o delle Indie Orientali olandesi parlerebbe dei territori occupati dai crociati come di colonie. A grandi linee, si intende infatti per colonia una terra governata da una potenza geograficamente distante. Ma i territori dei crociati non erano retti dall’Europa, né i nuovi governi stabiliti in queste terre rispondevano ad alcuna potenza occidentale. I crociati non trasferivano in Europa i beni accumulati in Medio Oriente, né strinsero accordi di carattere economico con i paesi europei. Se si erano stabiliti nei territori occupati, piuttosto, era per fornire una protezione permanente ai cristiani in Terrasanta. Molti crociati cessarono persino di considerarsi europei. Al riguardo, il cronista Fulcherio di Chartres scrisse: Ecco che noi, che fummo occidentali, siamo diventati orientali. L’Italico o il Franco di ieri è divenuto, una volta trapiantato, un Galileo o un Palestinese. Il cittadino di Reims o di Chartres si è mutato in Siriaco o in Antiocheno. Abbiamo già dimenticato i nostri luoghi d’origine: molti dei nostri li ignorano o addirittura non ne hanno mai sentito parlare. Qui c’è chi già possiede casa e servi con tanta naturalezza come se li avesse ricevuti in eredità dal padre; chi ha preso per moglie – anziché una compatriota – una Siriana, un’Armena o magari una Saracena battezzata; chi ha qui suocero, genero, discendenti, parenti. Uno ha ormai figli e nipoti, un altro beve già il vino della sua vigna, un altro ancora si nutre con i prodotti dei suoi campi. Ci serviamo indifferentemente delle diverse lingue del paese: tanto l’indigeno quanto il colono occidentale sono divenuti poliglotti e la reciproca fiducia avvicina le razze anche più estranee fra loro. Si avvera quanto ha detto la Scrittura: «Il leone e il bue mangeranno a una medesima mangiatoia». Il colono è ormai divenuto quasi un indigeno, l’immigrato si assimila all’originario abitante. Né si materializzò un’altra conseguenza del colonialismo, ovvero l’emigrazione su larga scala dal proprio paese natale. Nessun fiume di colonizzatori giunse infatti dall’Europa per insediarsi nelle terre dei crociati. Miti politicamente corretti: la presa di Gerusalemme fu un evento unico nella storia medievale e generò la diffidenza dei musulmani nei confronti dell’Occidente Dopo un assedio durato cinque settimane, il 15 luglio 1099 i crociati entrarono a Gerusalemme. La testimonianza anonima di un contemporaneo ha impresso con forza quel che accadde in seguito nella memoria del mondo: Uno dei nostri cavalieri, di nome Letoldo, salì sulle mura della città. Quando raggiunse la cima tutti i difensori della città fuggirono rapidamente lungo le mura e per le strade. I nostri uomini allora li inseguirono e li braccarono, uccidendoli e massacrandoli fino al Tempio di Salomone. E là scoppiò una tale carneficina che i nostri erano immersi fino alle caviglie nel sangue del nemico. L’emiro al comando della torre di David si arrese al Conte [di Saint-Gilles] e aprì le porte della città nel punto in cui i pellegrini solevano pagare il tributo. Al che nostri pellegrini invasero la città, perseguitando e uccidendo i saraceni fino al Tempio di Salomone. Qui i nemici si barricarono e resistettero per tutto il giorno con un tale accanimento che l’intero tempio traboccava del loro sangue. Ma alla fine i pagani si arresero e i nostri rinchiusero nel tempio moltissimi uomini e donne, uccidendoli o tenendoli in vita a seconda di come credevano meglio. Sul tetto del tempio vi era una folla di pagani di entrambi i sessi, a cui Tancredi e Gaston de Beert diedero i loro stendardi [affinché si proteggessero]. Quindi i crociati si sparpagliarono per la città, impossessandosi di oro e argento, di cavalli, di muli e di case piene di ogni ben di dio. Dopodiché, piangendo per la felicità, i nostri uomini si recarono ad adorare il sepolcro del nostro Salvatore Gesù, adempiendo così al loro dovere nei Suoi confronti. Suona terribilmente stonato, per la nostra sensibilità moderna, tanto entusiasmo di fronte a un simile, ingiustificato massacro. Ma tale è la differenza tra la mentalità di allora e la nostra. Con parole del genere, nel settembre del 1099, tre potenti condottieri crociati – l’arcivescovo Daiberto, Goffredo duca di Buglione e Raimondo conte di Tolosa – si vantarono di fronte a papa Pasquale II delle imprese dei crociati a Gerusalemme: «E se volete sapere cosa ne fu dei nemici che trovammo là, sappiate che nel Tempio e nel portico di Salomone si cavalcava con il sangue dei saraceni all’altezza delle ginocchia dei cavalli». Significativo il fatto che lo stesso Goffredo, uno dei più stimati condottieri crociati, non abbia partecipato alla carneficina: forse perché più consapevole, rispetto ai soldati semplici, di quale tradimento rappresentasse tutto questo nei confronti dei principi che guidavano i crociati. Balderico, vescovo e autore di una storia di Gerusalemme dell’inizio del XII secolo, narra di come i crociati uccisero nella città tra le venti e le trentamila persone. Il che probabilmente è esagerato, per quanto i testi musulmani ne indichino persino di più. Benché le prime fonti islamiche non specifichino il numero delle vittime, ‘Ibn al-GawzT, circa un secolo dopo l’accaduto, scrisse che i crociati a Gerusalemme «uccisero più di settantamila musulmani». ‘Ibn al-‘AtTr, un contemporaneo di Saladino – il condottiero musulmano che verso la fine del XII secolo portò a termine impressionanti vittorie contro i crociati – , riporta la stessa cifra. Lo storico del XV secolo ‘Ibn Tagribrrdl arriva a parlare di centomila vittime. Così, un secolo dopo l’altro, l’entità del massacro si è ingigantita al punto che un ex presidente degli Stati Uniti, Bill Clinton, nel novembre del 2001 raccontò presso la rinomata università cattolica di Georgetown che i crociati non solo trucidarono tutti i combattenti o persino tutti i musulmani di sesso maschile, ma «ogni donna o bambino musulmano si trovasse sul Monte del Tempio», finché il sangue arrivò loro non solo alle caviglie, come riportano le cronache cristiane, ma «alle ginocchia», come si erano vantati Daiberto, Goffredo e Raimondo. Quest’azione atroce, questo oltraggio – ci è stato ripetuto tante e tante volte – fu «il punto di partenza di un’ostilità millenaria tra l’Islam e l’Occidente»7. Ma forse sarebbe più esatto dire che fu l’inizio di un millennio di propaganda antioccidentale che ha visto ogni motivo di risentimento gonfiato a dismisura. L’assedio dei Gerusalemme da parte dei crociati fu indubbiamente un’azione atroce – soprattutto alla luce dei princìpi religiosi e morali da essi professati. Tuttavia, per gli standard bellici dell’epoca, non era niente che esulasse dall’ordinario. A quei tempi saccheggiare una città sotto assedio che resisteva agli invasori era un principio militare generalmente accettato. Nel caso invece in cui non avesse opposto resistenza era doveroso mostrare pietà. Secondo alcune fonti i crociati assicurarono agli abitanti di Gerusalemme che li avrebbero risparmiati, ma poi vennero meno alla parola data. Altri testi riferiscono che essi concessero a molti ebrei e musulmani di lasciare la città e mettersi in salvo. Il conte Raimondo, ad esempio, assicurò personalmente la salvezza al governatore fatimida di Gerusalemme, ‘Iftikar al-Dawlah. È probabile, di conseguenza, che i crociati considerassero ostinati alla resistenza coloro che, malgrado vi fossero queste alternative, sceglievano di restare in città – e così di perdere la vita. E cosa dire di questi fiumi di sangue all’altezza delle caviglie o delle ginocchia? Nient’altro che retorica. Quando i cronisti cristiani o i condottieri crociati se ne vantarono, tutti devono averli considerati semplici abbellimenti del discorso. E del resto, un fenomeno del genere non è neanche lontanamente possibile. Perché si creasse tanto sangue non bastava l’intera popolazione di Gerusalemme, neppure se agli abitanti si fossero aggiunti i rifugiati provenienti dalle regioni circostanti. Il fatto che l’assedio di Gerusalemme non sia stato un evento così fuori dall’ordinario spiega probabilmente il carattere laconico dei primi resoconti musulmani a riguardo. Intorno al 1160 due cronisti siriani, al-‘Aziml e ‘Ibn al-QalanlsT, lo descrissero ognuno dal proprio punto di vista. Nessuno dei due fornì una stima delle vittime. Al-‘Azlml disse soltanto che i crociati «raggiunsero Gerusalemme e la sottrassero agli egiziani. Goffredo la conquistò. I suoi uomini diedero alle fiamme la chiesa degli ebrei». ‘Ibn al-Qalanlsl aggiunse qualche dettaglio: «I franchi presero d’assalto la città e se ne impossessarono. La maggior parte dei suoi abitanti fuggì verso il tempio e in tantissimi furono uccisi. Gli ebrei si rifugiarono nella sinagoga e i franchi la bruciarono a loro insaputa. Quindi, il 22 sa’ban [14 luglio] di quell’anno, il tempio capitolò, ed essi distrussero i sepolcri e la tomba di Abramo». Solo in seguito gli autori musulmani realizzarono il valore propagandistico dell’enfatizzare (ed esagerare) il numero delle vittime. E in ogni caso, è storicamente provato che le armate musulmane, nell’invadere una città, si comportarono spesso nello stesso identico modo. Il che non vuole certamente giustificare la condotta dei crociati, né suggerire che «tutti lo fanno» richiamandosi ad avvenimenti simili: così fanno del resto gli apologeti dell’Islam quando si confrontano con le realtà del moderno terrorismo jihadista. Un’azione atroce non ne giustifica un’altra. L’intenzione, piuttosto, è spiegare che il comportamento dei crociati a Gerusalemme non fu né più né meno di quello degli altri eserciti dell’epoca – dal momento che tutti i paesi descrivono allo stesso modo assedi e resistenze. Nel 1148, ad Aleppo, il comandante musulmano Nur ed- Din non esitò a ordinare l’uccisione di tutti i cristiani. Mentre nel 1268, quando le forze jihadiste del sultano mammalucco Baybars sottrassero Antiochia ai crociati, Baybars fu estremamente irritato dalla notizia che il conte Boemondo VI, sovrano dei crociati, aveva già lasciato la città. Così scrisse a Boemondo, per assicurarsi che sapesse cosa i suoi uomini avevano commesso ad Antiochia: Avessi visto i tuoi cavalieri, prostrati sotto le zampe dei cavalli, le tue case prese d’assalto dai saccheggiatori e corse dai predoni, le tue ricchezze pesate a quintali, le tue dame vendute a quattro per volta e comprate al prezzo di un dinàr della tua stessa roba! Avessi visto le tue chiese con le croci spezzate, i fogli dei falsi Vangeli sparpagliati, i sepolcri dei Patriarchi sconvolti! Avessi visto il tuo nemico musulmano calpestare il luogo della messa, e sgozzati sull’altare monaci e preti e diaconi, e i Patriarchi colpiti da repentina sciagura, e i principi reali ridotti in schiavitù! Avessi visto gli incendi propagarsi per i tuoi palazzi, e i vostri morti bruciare al fuoco di questo mondo prima che a quello dell’altro; i tuoi palazzi resi irriconoscibili, la chiesa di San Paolo e quella di Qusyàn [la cattedrale di San Pietro, il centro della vita religiosa cristiana di Antiochia, N.d.R.] crollate e distrutte, allora avresti detto: «Oh foss’io polvere, e non avessi mai avuto una lettera con tale notizia!» Ma ancora più tristemente nota è forse l’invasione di Costantinopoli del 29 maggio 1453, quando i jihadisti – come i crociati a Gerusalemme nel 1099 – spezzarono la lunga resistenza opposta al loro assedio. E anche qui, come riporta lo storico Steven Runciman, vi furono fiumi di sangue. I soldati musulmani «uccidevano chiunque incontrassero nelle strade, uomini, donne e bambini, indiscriminatamente. Il sangue scorreva a fiumi dalle alture di Petra al Corno d’Oro. Ma poi la violenza si placò, e i soldati realizzarono che prigionieri e oggetti preziosi avrebbero portato loro maggiori profitti». Proprio come i crociati, che violarono i santuari tanto della sinagoga quanto della moschea, i musulmani profanarono monasteri e conventi, privandoli dei loro abitanti, e saccheggiarono le abitazioni private. Inoltre occuparono la Hagia Sophia, che per quasi mille anni era stata la più grande chiesa della cristianità. Durante le ultime ore di agonia della città i fedeli si erano rifugiati tra le sue sacre mura. I musulmani interruppero la celebrazione dell’Orthros (il mattutino), mentre i sacerdoti, secondo la leggenda, presero le urne sacre e scomparvero all’interno delle mura orientali della cattedrale, attraverso le quali ritorneranno un giorno per portare a termine il servizio divino. In seguito i musulmani uccisero i deboli e gli anziani e ridussero gli altri in schiavitù. Quando la carneficina e il saccheggio ebbero fine, il sultano ottomano Mehmed II ordinò a uno studioso islamico di salire sull’alto pulpito della Hagia Sophia per dichiarare che non esisteva Dio al di fuori di Allah e Maometto era il suo Profeta. L’antica, magnifica chiesa fu trasformata in una moschea; centinaia di altre chiese a Costantinopoli e in altri luoghi subirono lo stesso destino. Milioni di cristiani si unirono alle misere schiere dei dimmi; altri furono schiavizzati e molti martoriati. crociati a Gerusalemme nel 1099 – spezzarono la lunga resistenza opposta al loro assedio. E anche qui, come riporta lo storico Steven Runciman, vi furono fiumi di sangue. I soldati musulmani «uccidevano chiunque incontrassero nelle strade, uomini, donne e bambini, indiscriminatamente. Il sangue scorreva a fiumi dalle alture di Petra al Corno d’Oro. Ma poi la violenza si placò, e i soldati realizzarono che prigionieri e oggetti preziosi avrebbero portato loro maggiori profitti». Proprio come i crociati, che violarono i santuari tanto della sinagoga quanto della moschea, i musulmani profanarono monasteri e conventi, privandoli dei loro abitanti, e saccheggiarono le abitazioni private. Inoltre occuparono la Hagia Sophia, che per quasi mille anni era stata la più grande chiesa della cristianità. Durante le ultime ore di agonia della città i fedeli si erano rifugiati tra le sue sacre mura. I musulmani interruppero la celebrazione dell’Orthros (il mattutino), mentre i sacerdoti, secondo la leggenda, presero le urne sacre e scomparvero all’interno delle mura orientali della cattedrale, attraverso le quali ritorneranno un giorno per portare a termine il servizio divino. In seguito i musulmani uccisero i deboli e gli anziani e ridussero gli altri in schiavitù. Quando la carneficina e il saccheggio ebbero fine, il sultano ottomano Mehmed II ordinò a uno studioso islamico di salire sull’alto pulpito della Hagia Sophia per dichiarare che non esisteva Dio al di fuori di Allah e Maometto era il suo Profeta. L’antica, magnifica chiesa fu trasformata in una moschea; centinaia di altre chiese a Costantinopoli e in altri luoghi subirono lo stesso destino. Milioni di cristiani si unirono alle misere schiere dei dimmi; altri furono schiavizzati e molti martoriati. Miti politicamente corretti: il condottiero musulmano Saladino fu più clemente e magnanimo dei crociati Uno dei più noti protagonisti delle crociate è il condottiero musulmano Saladino, che unì gran parte del mondo islamico e inflisse ai crociati numerose sconfitte. Oggigiorno Saladino è divenuto il prototipo del combattente musulmano magnanimo e tollerante, «testimonianza» storica della nobiltà dell’Islam e persino della sua superiorità sui malvagi colonialisti occidentali. In Le crociate viste dagli arabi Amin Maalouf dipinge i crociati come individui praticamente selvaggi che arrivano addirittura a ingozzarsi della carne delle loro vittime. Ma Saladino… Ma Saladino… Era sempre affabile e non permetteva che l’ospite partisse da lui senza avere mangiato alla sua tavola, né che gli chiedesse alcuna cosa senza che la richiesta fosse soddisfatta. Faceva onore a chiunque gli si presentasse, fosse stato anche un infedele. Non riusciva ad accettare che qualcuno fosse venuto da lui e fosse poi ripartito deluso; e così alcuni non esitavano ad approfittarne. Un giorno, nel corso di una tregua con i Franchi, giunse all’improvviso dinanzi alla tenda di Saladino il principe signore di Antiochia e gli presentò una richiesta: la restituzione di un territorio che il Sultano aveva conquistato quattro anni prima. E il Sultano gliene fece dono! L’adorabile bonaccione! Se glielo avessero chiesto avrebbe rinunciato all’intera Terrasanta! Del mito di Saladino solo una cosa è vera: nel 1187 egli partì alla conquista di Gerusalemme perché i crociati, sotto il comando di Rinaldo di Chàtillon, prendendo esempio dal libro sacro del profeta Maometto avevano iniziato ad assaltare le carovane. E in questo caso le carovane musulmane. Consapevoli di come simili atti mettessero in pericolo la sopravvivenza stessa del loro regno, le autorità cristiane di Gerusalemme ordinarono a Rinaldo di sospendere le incursioni. Ma quest’ultimo persistette, finché Saladino, che aspettava solo un buon pretesto per muovere guerra ai cristiani, ne trovò uno ottimo negli assalti di Rinaldo Molto dipende dal fatto che Saladino, quando nell’ottobre del 1187 riconquistò Gerusalemme, trattò i cristiani con grande magnanimità – in netto contrasto con l’atteggiamento tenuto dai crociati nel 1099. Tuttavia il vero Saladino non fu un multiculturalista in anticipo sui tempi, né la versione prematura di Nelson Mandela come si vuole dare a intendere oggi. Quando a Hattin, il 4 luglio del 1187, i suoi uomini sconfissero definitivamente i crociati, egli ordinò l’esecuzione di massa dei suoi avversari cristiani. Secondo il suo segretario ‘Imaded-Dln, Saladino «ordinò che fossero decapitati [in conformità al Corano XLVII, 4: “Quando in combattimento incontrate i miscredenti, colpiteli al collo”], preferendo l’ucciderli al farli schiavi. C’era presso di lui tutta una schiera di dottori e sufi, e un certo numero di devoti e asceti: ognuno chiese di poterne ammazzare uno, e sguainò la spada, e si rimboccò la manica. Il Sultano era assiso con lieto viso, mentre i miscredenti eran neri». Così, quando alla fine di quell’anno Saladino e i suoi uomini entrarono a Gerusalemme, la loro magnanimità non fu altro che pragmatismo. In un primo tempo il condottiero aveva programmato di giustiziare tutti i cristiani presenti in città. Ma quando il comandante crociato Baliano di Ibelin minacciò a sua volta di distruggere la città e uccidere tutti i suoi abitanti prima che Saladino la invadesse, quest’ultimo cedette – per quanto, una volta entrato, abbia ridotto in schiavitù molti dei cristiani che non avevano i mezzi per pagarsi la fuga….. Dal Libro Guida politicamente scorretta all’Islam e alle crociate ed. Lindau cosa senza che la richiesta fosse soddisfatta. Faceva onore a chiunque gli si presentasse, fosse stato anche un infedele. Non riusciva ad accettare che qualcuno fosse venuto da lui e fosse poi ripartito deluso; e così alcuni non esitavano ad approfittarne. Un giorno, nel corso di una tregua con i Franchi, giunse all’improvviso dinanzi alla tenda di Saladino il principe signore di Antiochia e gli presentò una richiesta: la restituzione di un territorio che il Sultano aveva conquistato quattro anni prima. E il Sultano gliene fece dono! L’adorabile bonaccione! Se glielo avessero chiesto avrebbe rinunciato all’intera Terrasanta! Del mito di Saladino solo una cosa è vera: nel 1187 egli partì alla conquista di Gerusalemme perché i crociati, sotto il comando di Rinaldo di Chàtillon, prendendo esempio dal libro sacro del profeta Maometto avevano iniziato ad assaltare le carovane. E in questo caso le carovane musulmane. Consapevoli di come simili atti mettessero in pericolo la sopravvivenza stessa del loro regno, le autorità cristiane di Gerusalemme ordinarono a Rinaldo di sospendere le incursioni. Ma quest’ultimo persistette, finché Saladino, che aspettava solo un buon pretesto per muovere guerra ai cristiani, ne trovò uno ottimo negli assalti di Rinaldo Molto dipende dal fatto che Saladino, quando nell’ottobre del 1187 riconquistò Gerusalemme, trattò i cristiani con grande magnanimità – in netto contrasto con l’atteggiamento tenuto dai crociati nel 1099. Tuttavia il vero Saladino non fu un multiculturalista in anticipo sui tempi, né la versione prematura di Nelson Mandela come si vuole dare a intendere oggi. Quando a Hattin, il 4 luglio del 1187, i suoi uomini sconfissero definitivamente i crociati, egli ordinò l’esecuzione di massa dei suoi avversari cristiani. Secondo il suo segretario ‘Imaded-Dln, Saladino «ordinò che fossero decapitati [in conformità al Corano XLVII, 4: “Quando in combattimento incontrate i miscredenti, colpiteli al collo”], preferendo l’ucciderli al farli schiavi. C’era presso di lui tutta una schiera di dottori e sufi, e un certo numero di devoti e asceti: ognuno chiese di poterne ammazzare uno, e sguainò la spada, e si rimboccò la manica. Il Sultano era assiso con lieto viso, mentre i miscredenti eran neri». Così, quando alla fine di quell’anno Saladino e i suoi uomini entrarono a Gerusalemme, la loro magnanimità non fu altro che pragmatismo. In un primo tempo il condottiero aveva programmato di giustiziare tutti i cristiani presenti in città. Ma quando il comandante crociato Baliano di Ibelin minacciò a sua volta di distruggere la città e uccidere tutti i suoi abitanti prima che Saladino la invadesse, quest’ultimo cedette – per quanto, una volta entrato, abbia ridotto in schiavitù molti dei cristiani che non avevano i mezzi per pagarsi la fuga….. Dal Libro Guida politicamente scorretta all’Islam e alle crociate ed. Lindau LE CROCIATE FURONO UN MALE? I mass media demonizzano le crociate, facendo addirittura apparire come vittime i crudeli invasori musulmani. Ma la vera storia come è andata? Ovviamente ci furono degli eccessi, degli errori, commessi da alcuni principi che saccheggiarono alcuni terre di Gerusalemme in cerca di arricchimento, o per ripagare in parte le spese sostenute per le spedizioni di migliaia di soldati pagati. Ma, oltre agli eccessi ci furono pure delle battaglie a difesa della cristianità europea, anche i protestanti parteciparano a qualche crociata, come ad esempio quella alle porte di Vienna, che respinse gli invasori mussulmani. Guardate questo interessante video qui sotto tratto dal sito sentinelledelmattino.org (Cafè Teologico) Crociate Scritto da Rino CAMMILLERI A soli otto anni di distanza dalla morte del Profeta, avvenuta nel 632», l’islam si era steso su Nordafrica, Cipro, la maggior parte del Medioriente e la Spagna. Come era stato possibile? Le ragioni militari sono in fondo semplici: innanzitutto bizantini e persiani si erano dissanguati in secoli di guerre; disponevano solo di truppe di confine, dislocate in piazzeforti e spesso mercenarie, mentre gli arabi erano usi alle armi fin dall’infanzia; non disponevano di reparti di cavalleria in grado di spostarsi rapidamente da un punto all’altro; gli arabi avevano i cammelli, con cui attraversavano velocemente il deserto; concentravano le forze per colpire in un punto, mentre il grosso delle forze imperiali era sparso su confini lunghissimi. Questi ultimi, infine, erano non di rado presidiati da tribù arabe pagate all’uopo e che subito cambiarono campo ai primi attacchi. «Sulla presunta tolleranza dei musulmani», poi, «sono state scritte non poche sciocchezze», che iniziarono «con Voltaire, Gibbon e altri scrittori del XVIII secolo, intenzionati a ritrarre la Chiesa cattolica nella peggiore luce possibile», dice Rodney Stark in quello che, a mio avviso, è il più bel libro mai scritto sulle crociate: Gli eserciti di Dio. Le vere ragioni delle crociate (Lindau). Per esempio, i persiani «si ribellarono per più di un secolo al dominio islamico», scatenandosi addosso «la repressione più brutale». E «settanta pellegrini cristiani provenienti dall’Asia Minore furono messi a morte (…), tranne sette che acconsentirono a convertirsi all’islam. Di lì a non molto altri sessanta pellegrini (…) furono crocifissi a Gerusalemme. Verso la fine dell’VIII secolo i musulmani attaccarono il monastero di San Teodosio, nei pressi di Betlemme, massacrarono i monaci e distrussero due chiese vicine. Nel 796 i musulmani misero al rogo venti monaci del monastero di Mar Saba. Nell’809 vi furono molteplici assalti a un gran numero di chiese e monasteri, sia dentro le mura di Gerusalemme sia attorno alla città, con stupri e uccisioni di massa. Gli attacchi si ripeterono nell’813. Il giorno della Domenica delle Palme del 932 esplose una nuova ondata di violenze, con distruzioni di chiese e molte uccisioni» (Moshe Gil). Alla fine del X secolo il sultano d’Egitto e sesto imam fatimide Tariqu al-Hakim costrinse «i cristiani a portare al collo una croce di quasi due chilogrammi, imponendo invece agli ebrei la scultura di un vitello di identico peso». Fece incendiare e radere al suolo 30mila chiese, compresa quella del Santo Sepolcro. Per gli europei gli islamici «avevano proditoriamente occupato con la forza terre che un tempo appartenevano alla cristianità» e «oltraggiavano le regioni cristiane soggette al loro dominio, razziavano le regioni cristiane riducendo in schiavitù la popolazione e si abbandonavano al saccheggio esaltati dal puro desiderio di distruzione» (Derek Lomax). Se Carlo Martello non li avesse fermati a Poitiers nel 732, «forse oggi nelle scuole di Oxford si insegnerebbe l’esegesi coranica», deve ammettere Edward Gibbon). «Nella storia mondiale non vi fu nessuna battaglia più importante di questa » (Hans Delbrück). Ma tutto il libro di Stark è pieno di chicche da mandare a memoria. Come questa: «Non dimentichiamo che il Saladino, il famoso eroe dell’islam tanto ammirato dagli scrittori occidentali, fece chiudere la biblioteca del Cairo e ne gettò i libri tra i rifiuti». L’altrettanto ammirata civiltà islamica? «Quello che sappiamo con assoluta certezza è che dopo la conquista islamica dell’Egitto, del Nordafrica e della Spagna, da tutte queste terre scomparve la ruota». Già: la ruota richiedeva strade, mentre gli arabi erano abituati ai cammelli, di cui avevano il monopolio. Per i cristiani «era giunto il momento di passare al contrattacco». Ma «i grandi nobili e i cavalieri non erano né stupidi né ingenui e di una spedizione in Terrasanta ne sapevano già abbastanza, visto che alcuni vi erano già stati in pellegrinaggio e tutti avevano qualche familiare o compagno d’armi» che lo aveva fatto. «Sapevano anche che ad attenderli tra le sabbie della Palestina non vi erano certo cumuli d’oro». Il Saladino? «A partire dell’Illuminismo » fu «bizzarramente» ritratto «come un personaggio razionale e civilizzato in contrapposizione ai crociati, barbari e creduli». Invece, quando sconfisse i cristiani ad Hattin, riporta il suo segretario Imad ad-Din che prese i templari e gli ospitalieri sopravvissuti e «ordinò che fossero decapitati, preferendo l’ucciderli al farli schiavi. C’era presso di lui tutta una schiera di dottori e sufi, e un certo numero di devoti e asceti: ognuno chiese di poterne ammazzare uno», cosa che il Saladino concesse «a lieto viso». Quel che appare nel film di Ridley Scott, Le crociate, è una balla: presa Gerusalemme, metà degli abitanti fu venduta schiava perché non poteva pagarsi il riscatto. Anche la famosa quarta crociata, quella che prese Costantinopoli anziché Gerusalemme, va ridimensionata: i bizantini si erano sempre comportati slealmente con i crociati, sempre; nel 1189 l’imperatore Isacco II si era addirittura alleato col Saladino in cambio della consegna di tutte chiese latine d’Oltremare ai greci- ortodossi. Anche alla quarta crociata i latini furono traditi dai bizantini: per questo decisero di togliersi quell’impiccio alle loro spalle una buona volta. Riguardo al presunto massacro: meno di duemila vittime in una città, Costantinopoli, di 150mila abitanti. Nulla in confronto alle intere città massacrate da Baibars e dai mamelucchi, massacri di cristiani tutti compiuti in dispregio della parola data: promessa della vita in cambio della resa, rimangiata appena aperte le porte. Anche all’assedio di Acri del 1291, ultimo baluardo cristiano, gli ambasciatori attirati con la promessa di trattare vennero decapitati. Nel maggio 1268 ad Antiochia ci fu «il peggiore massacro (di cristiani, ndr) dell’intera epoca delle crociate». Ma gli storici occidentali sorvolano: il famoso Steven Runciman «gli dedica ben otto righe »; Christopher Tyerman, «che si era dilungato per molte pagine sugli efferati dettagli del massacro di Gerusalemme nella prima crociata, liquida la carneficina di Antiochia in quattro parole». Meglio di tutti Karen Armstrong, che «riserva dodici parole al resoconto della strage, di cui attribuisce la colpa agli stessi crociati, poiché era stata la loro orrenda minaccia a creare un “nuovo islam”, segnato da una “disperata determinazione alla sopravvivenza” ». Sembra di sentire gli odierni commentatori nei confronti del terrorismo e dei kamikaze. «I monaci del monte Carmelo furono massacrati senza pietà». E così finì la storia dei regni latini d’Oriente, che tuttavia «riuscirono a sopravvivere, almeno lungo la costa, un numero di secoli pari a quello vissuto fin a oggi dagli Stati Uniti come nazione». Il bello è che il risentimento per le crociate i musulmani l’hanno appreso nelle università occidentali verso la fine del XIX secolo, laddove prima, per gli arabi, si era trattato, anzi, di un’impresa contro gli odiati turchi. Solo la fede mosse la crociate, e nient’altro: questo va affermato con chiarezza contro ogni giudizio malevolo perché ideologicamente anticattolico. Finirono perché costava troppo all’Europa, in termini di dissanguamento finanziario e umano, mantenere un’isola occidentale così lontana e circondata dalla marea islamica. Ma finché i crociati furono là, l’espansionismo islamico segnò il passo. Per riprendere subito dopo e arrestarsi solo nel XVIII secolo. E solo davanti alla sconfitta militare. IL TIMONE N. 97 – ANNO XII – Novembre 2010 – pag. 20 – 21

fonte http://www.cristianicattolici.net/crociate-storia.html

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Massoneria, Lettera enciclica “Inimica vis” di papa Leone XIII (1892)

Posted by on Lug 21, 2019

Massoneria, Lettera enciclica “Inimica vis” di papa Leone XIII (1892)

1. Custodi di quella fede a cui le nazioni cristiane van debitrici del loro morale e civile riscatto, Noi mancheremmo ad uno dei Nostri supremi doveri, se non levassimo spesso e ben alto la voce contro l’empia guerra, onde si tenta, diletti figli, rapirvi sì prezioso tesoro. Di questa guerra, ammaestrati ormai da lunga e dolorosa esperienza, voi ben conoscete le terribili prove, e nel vostro cuore di cattolici e di italiani altamente la deplorate. E veramente si può essere italiani di nome e di affetto, e non risentirsi delle offese che si fanno tuttodì a quelle divine credenze, che sono la più bella delle nostre glorie, che dettero all’Italia il primato sulle altre nazioni ed a Roma lo scettro spirituale del mondo: che sulle rovine del paganesimo e delle barbarie fecero sorgere il mirabile edifizio della cristiana civiltà? Si può essere di mente e di cuore cattolici e mirare con occhio asciutto in quella terra medesima nel cui grembo l’adorabile nostro Redentore si degnò stabilire la sede del suo regno, impugnate le sue dottrine, oltraggiato il suo culto, combattuta la sua chiesa, osteggiato il suo Vicario, perdute tante anime redente col suo Sangue, la porzione più eletta del suo gregge, un popolo stato per ben diciannove secoli a lui sempre fedele, esposto ad un continuo e presentissimo pericolo di apostatar dalla fede, e sospinto in una via di errori e di vizi, di materiali miserie e di morale abiezione? Diretta ad un tempo contro la patria celeste e la terrena, contro la religione dei nostri padri e la civiltà trasmessaci con tanto splendore di scienze, lettere ed arti da loro, la guerra di cui parliamo, voi la capite, diletti figli, è doppiamente scellerata, e rea non meno di umanità offesa che di offesa divinità. Ma d’onde essa muove principalmente se non da quella setta massonica, della quale discorremmo a lungo nell’Enciclica Humanum genus del 20 aprile 1884 e nella più recente del 15 ottobre 1890 indirizzata ai Vescovi, al Clero e al popolo d’Italia? Con queste due Lettere strappammo dal viso della massoneria la maschera onde si velava agli occhi dei popoli, e la mostrammo nella cruda sua deformità, nella sua tenebrosa e funestissima azione.

2. Ci restringiamo questa volta a considerarne i deplorevoli effetti rispetto all’Italia. Insinuatasi infatti già da gran tempo sotto le speciose sembianze di società filantropica e redentrice dei popoli, nel nostro bel paese, e per via di congiure, corruttele e di violenze giunta finalmente a dominare l’Italia e questa medesima Roma, a quanti disordini, a quante sciagure non ha essa in poco più di sei lustri spalancata la via? Mali grandi in sì breve giro di tempo ha veduto e patito la patria nostra. La religione dei nostri padri è stata fatta segno a persecuzioni di ogni sorta, col satanico intento di sostituire al cristianesimo il naturalismo, al culto della fede il culto della ragione, la morale così detta indipendente alla morale cattolica, al progresso dello spirito quello della materia. Alle sante massime e leggi del Vangelo si è osato contrapporre leggi e massime che possono chiamarsi il codice della rivoluzione, e un insegnamento ateo ed un verismo abbietto alla scuola, alla scienza, alle arti cristiane. Invaso il tempio del Signore, si è dissipata con la confisca dei beni ecclesiastici la massima parte del patrimonio necessario ai santi ministeri, assottigliato con la leva dei chierici oltre i limiti dell’estremo bisogno il numero dei sacri ministri. Se l’amministrazione dei sacramenti non fu potuta impedire, si cerca però in tutti i modi d’introdurre e promuovere matrimoni, e funerali civili. Se ancora non si riuscì a strappare affatto dalle mani della Chiesa l’educazione della gioventù ed il governo degli istituti di carità, si mira sempre con sforzi perseveranti a tutto laicizzare, che val quanto dire a cancellare da tutto l’impronta cristiana. Se della stampa cattolica non si è potuto soffocare la voce, si fece di tutto per screditarla ed avvilirla.


3. E pur di osteggiare la religione cattolica, quali parzialità e contraddizioni! Si chiusero monasteri e conventi; e si lasciano moltiplicare a lor grado logge massoniche e covi settari. Si proclamò il diritto di associazione: e la personalità giuridica, di cui associazioni di ogni colore usano ed abusano, è negata ai religiosi sodalizi. Si bandì la libertà dei culti e intanto odiose intolleranze e vessazioni si riserbano proprio a quella che è la religione degli italiani, ed a cui perciò dovrebbe assicurarsi rispetto e patrocinio sociale. A tutela della dignità e indipendenza del Papa si fecero proteste e promesse grandi; e voi vedete a quali vilipendi venga quotidianamente fatta segno la Nostra persona. Qualsiasi specie di pubbliche manifestazioni trova libero il campo; solamente or l’una or l’altra delle dimostrazioni cattoliche o è vietata o disturbata. S’incoraggiano nel seno della Chiesa scismi, apostasie, ribellioni ai legittimi superiori; i voti religiosi e segnatamente la religiosa ubbidienza si riprovano come cose contrarie alla libertà e dignità umana: e intanto vivono impunite empie congreghe, che legano con giuramenti nefandi i loro adepti, ed esigono anche nel delitto ubbidienza cieca ed assoluta. Senza esagerare la potenza massonica attribuendo all’azione diretta e immediata di lei tutti i mali che nell’ordine religioso presentemente ci travagliano, nei fatti che abbiam ricordato e in molti altri che potremmo ricordare, si sente il suo spirito; quello spirito che, nemico implacabile di Cristo e della Chiesa, tenta tutte le vie, usa tutte le arti, si prevale di tutti i mezzi per rapire alla Chiesa la sua figlia primogenita, a Cristo la nazione prediletta, sede del suo Vicario in terra e centro della cattolica unità. L’influenza malefica ed efficacissima di questo spirito [massonico] sulle cose nostre non occorre oggi congetturarla da pochi e fuggevoli indizi, nè argomentarla dalla serie dei fatti che da trenta anni si succedono. Inorgoglita dai successi, la setta stessa ha parlato alto e ci ha detto ciò che fece in passato, ciò che si propone di fare in avvenire. Le pubbliche potestà, consapevoli o no, essa le riguarda in sostanza come propri strumenti: il che vuol dire che della persecuzione religiosa che ha tribolato e tribola l’Italia nostra, l’empia setta mena vanto come di opera principalmente sua, di opera eseguita spesso con altre mani, ma per modo immediato o mediato, diretto o indiretto, di lusinga o di minaccia, di seduzione o di rivoluzione, ispirata, promossa, incoraggiata, aiutata da lei.


4. Dalle rovine religiose alle sociali brevissima è la via. Non più sollevato alle speranze e agli amori celesti il cuore dell’uomo, capace e bisognoso dell’infinito, gittasi con ardore insaziabile sui beni della terra: ed ecco necessariamente, inevitabilmente una lotta perpetua di passioni avide di godere, di arricchire, di salire e quindi una larga ed inesausta sorgente di rancori, di scissure, di corruttele, di delitti. Nella nostra Italia morali e sociali disordini non mancavano certo anche prima delle presenti vicende; ma che doloroso spettacolo non ci porge essa i nostri dì. Nelle famiglie è assai menomato quell’amoroso rispetto che forma le domestiche armonie; l’autorità paterna è troppo sovente sconosciuta e dai figli e dai genitori; i dissidi sono frequenti, i divorzi non rari. Nelle città crescono ogni dì le discordie civili, le ire astiose tra i vari ordini della cittadinanza, lo sfrenamento delle generazioni novelle che cresciute all’aura di malintesa libertà non rispettano più nulla né in alto né in basso, gl’incitamenti al vizio, i delitti precoci, i pubblici scandali. Lo Stato invece di star pago all’alto e nobilissimo ufficio di riconoscere, tutelare, aiutare nella loro armoniosa universalità i divini e gli umani diritti, si crede quasi arbitro di essi, e li disconosce o li restringe a capriccio. L’ordine sociale infine è generalmente scalzato nelle sue fondamenta. Libri e giornali, scuole e cattedre, circoli e teatri, monumenti e discorsi politici, fotografie e arti belle, tutto cospira a pervertire le menti e corrompere i cuori. Intanto i popoli oppressi e ammiseriti fremono; le sette anarchiche si agitano; le classi operaie levano il capo e vanno ad ingrossar le file del socialismo, dell’anarchia; i caratteri si fiaccano, e tante anime non sapendo più nè degnamente patire, nè virilmente redimersi dai patimenti, abbandonano da se stesse, col suicidio, codardamente la vita.


5. Ecco i frutti che a noi italiani ha recato la setta massonica. E dopo ciò essa ardisce di venire innanzi magnificando le sue benemerenze verso l’Italia, e di dare a Noi e a tutti coloro che, ascoltando la Nostra parola, rimangono fedeli a Gesù Cristo, il calunnioso titolo di nemici della patria. Quali siano verso la nostra penisola i meriti della rea setta, ormai, giova ripeterlo, lo dicono i fatti. I fatti dicono che il patriottismo massonico non è che un egoismo settario, bramoso di tutto dominare, signoreggiando gli Stati moderni che nelle mani loro raccolgono ed accentrano tutto. I fatti dicono che, negl’intendimenti della massoneria, i nomi d’indipendenza politica, di uguaglianza, di civiltà, di progresso miravano ad agevolare nella patria nostra l’indipendenza dell’uomo da Dio, la licenza dell’errore e del vizio, la lega di una fazione a danno degli altri cittadini, l’arte dei fortunati del secolo di godersi più agiatamente e deliziosamente la vita, il ritorno di un popolo redento col divin sangue alle divisioni, alle corruttele, alle vergogne del paganesimo.


6. E non accade meravigliarsi di ciò. Una setta che dopo diciannove secoli di cristiana civiltà si sforza di abbattere la Chiesa cattolica, e di reciderne le divine sorgenti; che, negatrice assoluta del soprannaturale, ripudia ogni rivelazione, e tutti i mezzi di salute che la rivelazione ci addita; che pei disegni e le opere sue fondasi unicamente e interamente sopra una natura inferma e corrotta come è la nostra; tale setta non può essere altro che il sommo dell’orgoglio, della cupidigia spoglia, la sensualità corrompe; e quando queste tre concupiscenze giungono al grado estremo, le oppressioni, gli spogliamenti, le corruttele seduttrici, via via allargandosi, prendono dimensioni smisurate, diventano oppressione, spogliamento, fomite corruttore di tutto un popolo.


7. Lasciate dunque che, rivolgendo a voi la Nostra parola, vi additiamo la massoneria come nemica ad un tempo di Dio, della Chiesa e della nostra patria. Riconoscetela come tale praticamente una volta; e con tutte le armi, che ragione, coscienza e fede vi pongono in mano, schermitevi da sì fiero nemico. Niuno si lasci illudere dalle sue belle apparenze, niuno allettare dalle sue promesse, sedurre dalle sue lusinghe, atterrire dalle sue minacce. Ricordatevi che essenzialmente inconciliabili tra loro sono cristianesimo e massoneria; sì che aggregarsi a questa è un far divorzio da quello. Tale incompatibilità tra le due professioni di cattolico e di massone ormai, diletti figli, non potete ignorarla: ve ne avvertirono apertamente i Nostri Predecessori, e Noi per ugual modo ve ne ripetemmo altamente l’avviso. Coloro pertanto che per somma disgrazia han dato il nome ad alcuna di queste società di perdizione, sappiano che sono strettamente tenuti a separarsene, se non vogliono restar divisi dalla comunione cristiana, e perdere l’anima loro nel tempo e nell’eternità. Sappiano altresì i genitori, gli educatori, i padroni e quanti han cura di altri, che obbligo rigoroso li stringe d’impedire al possibile che entrino nella rea setta i loro soggetti, o che, entrati, vi rimangano.


8. Preme poi, in cosa di tanta importanza e dove la seduzione ai dì nostri è cosa facile, che il cristiano si guardi dai primi passi, tema i più leggeri pericoli, eviti ogni occasione, prenda le più sollecite precauzioni, usi insomma, secondo il consiglio evangelico, pur serbando in cuore la semplicità della colomba, tutta la prudenza del serpente. I padri e le madri di famiglia si guardino dall’accogliere in casa e di ammettere all’intimità delle confidenze domestiche persone ignote, o almeno quanto a religione non conosciute abbastanza; procurino invece di accertarsi prima che sotto il manto dell’amico, del maestro, del medico, o di altro benevolo non si celi un astuto arruolatore della setta. Oh in quante famiglie il lupo penetrò in veste d’agnello! Bella cosa sono le svariatissime società, che oggi in ogni ordine di sociale attinenza con fecondità prodigiosa sorgono da per tutto: società operaie, di mutuo soccorso, di previdenza, di scienze, di lettere, di arti, e simiglianti; e quando siano informate da buono spirito morale e religioso, tornano certamente proficue e opportune. Ma poiché qui pure, anzi qui specialmente è penetrato e penetra il veleno massonico, si abbiano per generalmente sospette, e si evitino le società che, sottraendosi ad ogni influsso religioso, possono facilmente essere dirette e dominate più o meno da massoni, come quelle che, oltre a porgere aiuto alla setta, ne sono, può dirsi, il semenzaio e il tirocinio. A società filantropiche, di cui non ben conoscano la natura e lo scopo, non si ascrivano facilmente le donne senza essersi prima consigliate con persone sagge e sperimentate, giacché passaporto alla merce massonica è spesso quella ciarliera filantropia, contrapposta con tanta pompa alla carità cristiana. Con gente sospetta di appartenere alla massoneria o a sodalizi ad essa aggregati procuri ognuno di non aver amicizia o dimestichezza: dai loro frutti li conosca e li fugga. E non solo di coloro che, palesemente empi e libertini, portano in fronte il carattere della setta, ma di quelli si eviti il tratto familiare, che si occultano sotto la maschera di universale tolleranza, di rispetto a tutte le religioni, di smania di voler conciliare le massime del Vangelo e le massime della rivoluzione, Cristo e Belial, la Chiesa di Dio e lo Stato senza Dio. Libri e giornali che stillano il tossico dell’empietà e che attizzano negli umani petti il fuoco delle cupidigie sfrenate e delle sensuali passioni; circoli e gabinetti di lettura, ove lo spirito massonico si aggira cercando chi divorare, siano al cristiano, e ad ogni cristiano, luoghi e stampa che fanno orrore.


9. Se non che, trattandosi di una setta che ha tutto invaso, non basta tenersi contro di lei in sulle difese, ma bisogna coraggiosamente uscire in campo ed affrontarla. Il che voi, diletti figli, farete, opponendo stampa a stampa, scuola a scuola, associazione ad associazione, congresso a congresso, azione ad azione. La massoneria si è impadronita delle scuole pubbliche; e voi con le scuole private, con quelle di zelanti ecclesiastici e di religiosi dell’uno e dell’altro sesso contendetele l’istruzione e l’educazione della puerizia e gioventù cristiana, e soprattutto i genitori cristiani non affidino l’educazione dei loro figli a scuole non sicure. Essa ha confiscato il patrimonio della pubblica beneficenza; e voi supplite col tesoro della privata carità. Nelle mani dei suoi adepti ha ella messo le Opere pie: e voi quelle che da voi dipendono affidatele a cattolici istituti. Ella apre e mantiene case di vizio; e voi fate il possibile per aprire e mantenere ricoveri all’onestà pericolante. A’ suoi stipendi milita una stampa religiosamente e civilmente anticristiana; e voi con l’opera e col danaro aiutate, promuovete, propagate la stampa cattolica. Società di mutuo soccorso ed istituti di credito sono fondati da lei a pro dei suoi partigiani; e voi fate altrettanto non solo pei vostri fratelli, ma per tutti gl’indigenti, mostrando che la vera e schietta carità è figlia di colui che fa sorgere il sole e cadere la pioggia sui giusti e sui peccatori.


10. Questa lotta del bene col male si estenda a tutto, e cerchi, in quanto è possibile, di riparare tutto. La massoneria tiene frequenti congressi per concertar nuovi modi di combattere la Chiesa; e voi teneteli frequentemente per meglio intendervi intorno ai mezzi e all’ordine della difesa. Ella moltiplica le sue logge; e voi moltiplicate circoli cattolici e comitati parrocchiali, promuovete associazioni di carità e di preghiera, concorrete a mantenere ed accrescere lo splendore del tempio di Dio. La setta, non avendo più nulla a temere, mostra oggi il viso alla luce del giorno; e voi, cattolici italiani, fate anche voi aperta professione della vostra fede, ad esempio dei gloriosi vostri antenati, che innanzi ai tiranni, ai supplizi, alla morte la confessavano intrepidi e l’autenticavano con la testimonianza del sangue. Che più? Si sforza la setta di asservire la Chiesa, e di metterla, umile ancella, ai piedi dello Stato? E voi non cessate di chiederne e, dentro le vie legali, di rivendicarne la dovuta libertà e indipendenza. Cerca essa di lacerare l’unità cattolica, seminando nel clero stesso zizzania, suscitando contese, fomentando discordie, aizzando gli animi all’insubordinazione, alla rivolta, allo scisma? E voi, stringendo sempre più il sacro nodo della carità e dell’obbedienza, sventate i suoi disegni, mandate a vuoto i suoi tentativi, deludete le sue speranze. Come i primitivi fedeli, siate tutti un cuore ed un’anima; e raccolti intorno alla cattedra della Chiesa e dei vostri Pastori, tutelate gl’interessi supremi della Chiesa e del Papato, che sono altresì i supremi interessi dell’Italia e di tutto il mondo cristiano. Ispiratrice e gelosa custode delle italiche grandezze fu sempre l’Apostolica Sede. Siate dunque italiani e cattolici, liberi e non settari, fedeli alla patria e insieme a Cristo ed al Vicario suo, persuasi che un’Italia anticristiana e antipapale sarebbe opposta all’ordinamento divino, e quindi condannata a perire.


11. Diletti figli, la religione e la patria vi parlano in questo momento per bocca Nostra. E voi ascoltate il loro grido pietoso, sorgete unanimi e combattete virilmente le battaglie del Signore. Il numero, la baldanza, la forza dei nemici non vi atterriscano; chè Dio è più forte di loro, e se Dio è con voi, che potranno essi contro di Voi? Affinchè poi con maggior copia di grazie Iddio sia con voi, con voi combatta, con voi trionfi, raddoppiate le vostre preghiere, accompagnatele con l’esercizio delle cristiane virtù e specialmente coll’esercizio della carità verso i bisognosi, e rinnovando ogni dì le promesse del Battesimo, implorate umilmente, instantemente, perseverantemente le divine misericordie. Come auspicio di queste, e come pegno altresì della Nostra paterna dilezione, v’impartiamo, diletti figli, la benedizione Apostolica.


Dato a Roma, presso S. Pietro, il giorno 8 dicembre 1892, anno decimoquinto del Nostro Pontificato.

fonte https://www.gris-imola.it/esoterismo/InimicaviapapaLeoneXIII.php

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