Alta Terra di Lavoro

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16 FEBBRAIO 1139 NASCITA DEL REGNO A SANTA MARIA VALOGNO NEL DUCATO DI SESSA

Posted by on Feb 14, 2019

16 FEBBRAIO 1139 NASCITA DEL REGNO A SANTA MARIA VALOGNO NEL DUCATO DI SESSA

In questi giorni si ricorda la caduta di Gaeta e la conseguente scomparsa dell’antico e glorioso Regno nato come Sicilia divenuto poi di Napoli e chiusosi come Regno delle Due Sicilie.

Presi dalla devastante tragicità di quei giorni, che ancora oggi paghiamo a caro prezzo, spesso ci dimentichiamo che il Regno nasce, ufficialmente legittimato da Papa Innocenzo II a maggio del 1139, dopo la battaglia di San Germano tra il suddetto Papa e Ruggero II il Normano e la conseguente pace di Galluccio.

In quei tumultuosi giorni Papa Innocenzo II si rifugio per qualche tempo a Santa Maria Valogno, un casale del Ducato di Sessa, e sorpreso dell’accoglienza e dall’umanita della comunita che l’aveva ospitato prima di andare via diede facolta alla chiesa della Madonna del Mirteto di officiare ogni anno, il 16 febbraio, l’Indulgenza Plenaria.

Saranno coincidenze o come penso per volonta divina il Regno nasce con Indulgenza Plenaria il 16 febbraio e finisce il 17 febbraio in un piccolo quadrato di pochi km quadrati in alta terra di lavoro tra Gaeta, Sessa, Montecassino e Mignano.

Sabato 16 febbraio al Santuario della Madonna del Mirteto di Santa Maria Valogno ci sara una giornata di preghiera per la ricorrenza dell’Indulgenza Plenaria con la celebrazione di messe dal rito antico in Latino di seguito il programma ufficiale.

Claudio Saltarelli

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L’Uomo della Sindone venne crocefisso e trafitto al costato

Posted by on Gen 11, 2019

L’Uomo della Sindone venne crocefisso e trafitto al costato

Filippo Marchisio, primario di Radiologia all’ospedale di Rivoli, e Pier Luigi Baima Bollone, celebre sindonologo, hanno trovato che l’Uomo della Sindone porta i segni di fratture compatibili con una crocefissione. I due ricercatori hanno anche confermato che le macchie di sangue “sono assolutamente realistiche” e hanno individuato il punto esatto in cui la lancia ha colpito il costato. Ancor più screditata, invece, la ricerca del 1988 che aveva datato la Sindone al Medioevo. Le indagini devono continuare in ambito multidisciplinare, per la complessità di un oggetto unico al mondo che sfida la scienza per il mistero dell’immagine umana impressa. Un’immagine che commuove per la sua drammatica veridicità.

L’anteprima dei risultati di una nuova ricerca è stata presentata su La Stampa del 2 gennaio scorso. Reca le autorevoli firme di Filippo Marchisio, primario di Radiologia all’ospedale di Rivoli, e di Pier Luigi Baima Bollone, celebre sindonologo, per molti anni professore ordinario di Medicina legale nell’Università di Torino e direttore del Centro Internazionale di Sindonologia.

L’indagine è partita dalla constatazione che l’Uomo della Sindone sembra avere il braccio destro più lungo di sei centimetri rispetto al sinistro. I due studiosi attribuiscono questa apparente anomalia a una frattura al gomito o a una lussazione alla spalla, compatibili con una crocifissione; tenendo conto anche della forzata piegatura delle braccia necessaria per vincere la rigidità cadaverica al momento della sepoltura.

Sulla Sindone la parte superiore delle braccia e le spalle non sono visibili a causa del danno provocato da un incendio nel 1532, quando la Sindone era conservata a Chambéry, nella cappella del castello dei duchi di Savoia. Marchisio ha usato la TAC e si è avvalso di un volontario di 32 anni, dal fisico atletico come l’Uomo della Sindone, per la ricostruzione delle parti mancanti mediante una sovrapposizione di immagini. “La TAC permette una riproduzione perfetta delle volumetrie del corpo, consentendoci di ricostruire le parti mancanti senza la soggettività insita nella creazione artistica”, ha ricordato Marchisio. “La TAC sottolinea l’incoerenza della posizione di spalle e mani, un elemento ulteriore che avalla l’ipotesi che l’Uomo della Sindone sia stato realmente crocifisso”.

I due ricercatori hanno confermato che le macchie di sangue presenti sulla Sindone sono “assolutamente realistiche” e hanno individuato il punto esatto in cui la lancia ha trafitto il costato. Hanno potuto così individuare quali organi vennero lesionati “liberando una raccolta di sangue nel cavo pleurico”. Marchisio aggiunge che “il sangue è colato soprattutto a destra, convogliato dal canale formato dal braccio contiguo al corpo sino al gomito, e si è quindi raccolto a formare la cintura di sangue nella zona lombare; i rapporti anatomici svelati dalla ricostruzione delle parti mancanti lo confermano: è la dimostrazione della straordinarietà e della coerenza della Sindone. Più la si studia e più riserva sorprese”.

È imminente la pubblicazione anche di un altro studio, condotto da Baima Bollone con Grazia Mattutino, criminologa dell’Istituto di Medicina Legale di Torino, che ha lavorato su importanti casi di cronaca giudiziaria. Presso l’Istituto sono conservati alcuni fili della Sindone, prelevati durante le indagini del 1978. L’analisi di questi campioni ha permesso l’individuazione di particelle di oro, argento e piombo, dovuti al contatto del Sacro Lino con il prezioso reliquiario che lo custodiva. È stata identificata anche un’alga, che forse si trovava nell’acqua usata per spegnere l’incendio di Chambéry. Sono presenti pure acari, pollini e particelle dell’inquinamento dovuto alle automobili. Per secoli la Sindone è stata conservata in una cassetta che non era a tenuta stagna e anche le ostensioni hanno contribuito alla sua contaminazione.

Proprio per le vicissitudini subite dalla Sindone, non è ritenuta valida la datazione eseguita con il metodo del radiocarbonio nel 1988, che collocò l’origine della Sindone nel Medio Evo. La scelta della zona da cui i campioni furono prelevati era errata: da un angolo molto inquinato, che è stato anche restaurato. Il biochimico Alan D. Adler, membro della Commissione per la conservazione della Sindone, ha analizzato 15 fibre estratte dal campione sindonico usato per la datazione radiocarbonica. Dopo un confronto con 19 fibre provenienti da varie altre zone della Sindone, ha riscontrato sul campione usato per la radiodatazione un grado di inquinamento tale da poter dichiarare che esso non è rappresentativo dell’intero lenzuolo.

D’altronde un telo ha una superfice totale di interscambio con l’ambiente, non c’è la possibilità di un prelievo in una zona che non abbia avuto contatti con l’esterno. Proprio per questo la Beta Analytic, uno dei più importanti laboratori al mondo per le analisi radiocarboniche, è molto prudente nell’analisi dei tessuti. Sul suo sito si legge: “Beta Analytic non effettua la datazione di tessuti, a meno che questa sia parte di un processo di ricerca multidisciplinare”. E viene precisato: “Il laboratorio non esegue la datazione di tessuti o altri oggetti di valore elevato o inestimabile, a meno che il pagamento e l’invio del campione siano effettuati da un ente statale, da un museo o da un altro istituto riconosciuto che stia studiando i materiali all’interno di un processo di ricerca multidisciplinare. È possibile inviare il materiale tramite un archeologo professionista, che dichiari che il campione è adatto per la datazione al radiocarbonio”. Si sottolinea inoltre: “I campioni prelevati da un tessuto trattato con additivi o conservanti generano un’età radiocarbonica falsa”.

Le indagini sulla Sindone, perciò, devono essere sempre condotte in un ambito multidisciplinare, proprio per la complessità di questo oggetto unico al mondo, che sfida la scienza per il mistero  dell’immagine umana impressa. Un’immagine che commuove per la sua drammatica veridicità.

fonte http://lanuovabq.it/it/luomo-della-sindone-venne-crocefisso-e-trafitto-al-costato

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A NATALE NASCE L’UOMO

Posted by on Dic 25, 2018

A NATALE NASCE L’UOMO

 

Natale è alle porte, e la bellezza strepitosa di questo avvenimento non cessa di interrogarci. «Nasce l’uomo» ci ha gridato commosso s. Giovanni Paolo II. Nasce l’uomo, una nuova cultura, una grande responsabilità. Quest’uomo che ci insegna a vivere, insegna a vivere a noi, così impastati da una cultura e da una mentalità che sta cambiando i criteri del vivere, come ci ricorda con acutezza il Card. Caffarra, indicando i parametri di un soggetto umano che non ha più la verità come criterio della azione, ma solamente l’utile. Che questo Natale ci aiuti a riscoprire la verità dell’umano, consentendoci, in questo che viene chiamato, forse impropriamente, «cambiamento d’epoca», il vero e unico autentico cambiamento, quello che Gesù è venuto a rendere possibile in ogni tempo e per ogni uomo.

Non ci servono i buoni sentimenti, come peraltro non ci serve la paura; non ci serve usare il Natale per un personale interesse politico, come non ci serve appellarci al Natale consumistico, che ha cancellato le nostre tradizioni. In gioco è la speranza di un bene dell’uomo che la cultura di oggi sembra annebbiare o addirittura cancellare. Perché Gesù faccia rinascere un soggetto nuovo, un uomo che sa giudicare la realtà con realismo e secondo verità, proponendo a tutti quella misura alta della vita che è anche sorgente di un giudizio nuovo su ogni cosa.

 

Allora queste impegnative riflessioni ci possono accompagnare a vivere la novità portata dall’annuncio cristiano, leggendo con chiarezza quello che una mentalità moderna realizza mutilando la verità del vivere umano: «Diviene di decisiva importanza il concetto di soggetto utilitario. Dice uno studioso: “Con soggetto utilitario si può intendere l’idealtipo dell’agente il cui orizzonte antropologico è costituito dai suoi bisogni ed interessi […], il cui criterio di soddisfazione è polarizzato dalla psicologia centripeta dell’amor proprio: bisogni ed interessi sempre mediati affettivamente da passioni e sentimenti rispetto a cui la ragione si auto interpreta, in modo nuovo, come funzione pratica strumentale di calcolo, di previsione, di effettuazione” 

La definizione dell’uomo come soggetto utilitario implica dunque tre aspetti fondamentali.

In primo luogo, ciò che muove la persona ad agire, a compiere una scelta piuttosto che un’altra, sono esclusivamente i suoi bisogni ed interessi mediati dalle passioni.

In secondo luogo, la costruzione della propria vita secondo questo modello centripeto non può essere giudicata dalla ragione. In altre parole, la domanda se esista una realizzazione veramente buona della vita umana, che si contrapponga ad una realizzazione solo apparentemente buona, è divenuta priva di senso. Ciascuno è giudice di se stesso quanto alla sua concezione di una vita buona: de gustibus non est disputandum!

Infine, la ragione pratica viene spossessata della sua capacità di giudicare la verità o meno di una concezione, di un progetto di vita buona, dal momento che non esistono criteri universalmente validi (e la ragione è comunque la facoltà dell’universale) in base ai quali discernere progetti veri da progetti falsi.

 

Alla ragione non resta che studiare il modo con cui realizzare i desideri, e rispondere ai bisogni: ha solo una funzione strumentale. Può soltanto verificare la possibilità tecnica di realizzazione, calcolare il rapporto costo-benefìci; prevedere la qualità del risultato. È esattamente la definizione di ragione tecnica.» (Carlo Caffarra, Scritti su Etica, Famiglia e Vita, p. 91)

 

Guardare al Bimbo nato nella capanna di Betlemme ci aiuti a riscoprire la responsabilità del vero e del bene, così che rinasca anche nella nostra terra quell’umano che sappia ridare a tutti noi il senso di una vita buona e di una comunità di fratelli, vincendo la solitudine dell’individualismo e del disinteresse estraneo.

Inizio del concerto di Natale all’Annunziata di Sessa

Gv 1,1-18

« In principio era il Verbo, e il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio. Egli era, in principio, presso Dio: tutto è stato fatto per mezzo di lui e senza di lui nulla è stato fatto di ciò che esiste. In lui era la vita e la vita era la luce degli uomini; la luce splende nelle tenebre e le tenebre non l’hanno vinta. Venne un uomo mandato da Dio: il suo nome era Giovanni. Egli venne come testimone per dare testimonianza alla luce, perché tutti credessero per mezzo di lui. Non era lui la luce, ma doveva dare testimonianza alla luce. Veniva nel mondo la luce vera, quella che illumina ogni uomo. Era nel mondo e il mondo è stato fatto per mezzo di lui; eppure il mondo non lo ha riconosciuto. Venne fra i suoi, e i suoi non lo hanno accolto. A quanti però lo hanno accolto ha dato potere di diventare figli di Dio: a quelli che credono nel suo nome, i quali, non da sangue né da volere di carne né da volere di uomo, ma da Dio sono stati generati. E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi; e noi abbiamo contemplato la sua gloria, gloria come del Figlio unigenito che viene dal Padre, pieno di grazia e di verità. Giovanni gli dà testimonianza e proclama: “Era di lui che io dissi: Colui che viene dopo di me è avanti a me, perché era prima di me”. Dalla sua pienezza noi tutti abbiamo ricevuto: grazia su grazia. Perché la Legge fu data per mezzo di Mosè, la grazia e la verità vennero per mezzo di Gesù Cristo. Dio, nessuno lo ha mai visto: il Figlio unigenito, che è Dio ed è nel seno del Padre, è lui che lo ha rivelato » (Gv 1,1-18).

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BUON NATALE 2018 DAL DUCATO DI SESSA

Posted by on Dic 24, 2018

BUON NATALE 2018 DAL DUCATO DI SESSA

l’Ass. Id. Alta Terra di Lavoro vi augura un Buon Natale 2018 e un sereno anno nuovo. Per cercare di dare un significato veramente cristiano senza sconfinare nella retorica di seguito il significato del Natale per Papa Benedetto XVI e dal Ducato di Sessa gli auguri del Vescovo di Sessa Mons. Orazio Francesco Piazza e del Sindaco Avv. Silvio Sasso. Pubblichiamo anche una sorpresa regalataci da Tania Aulicino.

Il Natale è fermarsi a contemplare quel Bambino, il Mistero di Dio che si fa uomo nell’umiltà e nella povertà, ma è soprattutto accogliere ancora di nuovo in noi stessi quel Bambino, che è Cristo Signore, per vivere della sua stessa vita, per far sì che i suoi sentimenti, i suoi pensieri, le sue azioni, siano i nostri sentimenti, i nostri pensieri, le nostre azioni. 

Celebrare il Natale è quindi manifestare la gioia, la novità, la luce che questa Nascita ha portato in tutta la nostra esistenza, per essere anche noi portatori della gioia, della vera novità, della luce di Dio agli altri.

(Benedetto XVI, Udienza Generale, 4 gennaio 2012)

Natale 2018 auguri del Vescovo di Sessa Mons. Orazio Francesco Piazza

Natale 2018 gli auguri del Sindaco di Sessa Avv. Silvio Sasso

S. Alfonso Maria De’ Liguori “Quanno nascette Ninno” canta Tania Aulicino
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GESU’ E’ NATO DAVVERO IL 25 DICEMBRE

Posted by on Dic 23, 2018

GESU’ E’ NATO DAVVERO IL 25 DICEMBRE

Occorre ribadire ancora una volta la storicità della data di nascita di Gesù

Ogni anno le cronache, qua e là, raccontano di qualche preside zelante che proibisce di fare il presepe a scuola. “Discriminatorio” rispetto ai fedeli di altre religioni, dicono. Eppure, il 25 dicembre è piacevole per tutti rimanere a casa da scuola, o dal lavoro, e respirare un clima di festa. Ma perché proprio il 25 dicembre?
Circa 2000 anni fa è nato un bambinello, il suo nome era Gesù. Non a caso a Sua Madre dissero che «Egli è qui (..) segno di contraddizione, perché siano svelati i pensieri di molti cuori» (Lc 2, 33). Ma su questa testimonianza storica è calata una coltre di nebbia, al punto che – diceva Benedetto XVI nel 2007 – ormai l’unico Gesù che si accetta è quello «modernizzato o postmodernizzato [..] oppure un Gesù talmente idealizzato da sembrare talora il personaggio di una fiaba».

UNA CERTA IGNORANZA
Volendo rimanere più in superficie possiamo dire che sul tema circola una certa ignoranza. Il filosofo Giovanni Reale in un’intervista del 2009 ha ricordato un episodio significativo. «Un collega mi ha detto che nel corso di un esame, alla domanda che il candidato dicesse chi era Cristo, quel candidato rispose che si trattava di un autore che pubblicava le sue opere per l’editore Mondadori. E la risposta veniva data da uno studente universitario, con alle spalle tutte le scuole elementari, medie e superiori. Si tratta di un monstrum dal punto di vista culturale, di cui non avevo mai sentito l’uguale».
Il problema è che questa ignoranza, a volte, è stata alimentata da insospettabili biblisti o liturgisti. Soprattutto nella seconda metà del secolo scorso si diffondeva l’idea che la data del 25 dicembre fosse semplicemente una data convenzionale, scelta dai cristiani per sostituire la festa pagana del Sole invincibile, cioè una festa del dio Mitra o dell’imperatore, che cadeva intorno al solstizio invernale. Ma le cose, con ogni probabilità, non stanno così.

IL TURNO DEI SACERDOTI DEL TEMPIO
Luca, evangelista che si attesta come storico attento, riporta un fatto apparentemente marginale, ma storicamente verificabile. Si tratta del turno dei sacerdoti del tempio, ossia le 24 classi che si avvicendavano al servizio da sabato a sabato due volte l’anno. Ebbene, secondo Luca, l’arcangelo Gabriele appare al sacerdote Zaccaria, per annunciargli che la moglie Elisabetta avrebbe dato alla luce un figlio, mentre «esercitava le sue funzioni davanti a Dio, nel turno (in greco taxis) della sua classe (ephemeria)» (Lc 1,8), quella di Abia (Lc 1,5)”.
Il turno di Abia, prescritto per due volte l’anno, cadeva dall’8 al 14 del terzo mese del calendario (lunare) ebraico e dal 24 al 30 dell’ottavo mese. Questa seconda volta, secondo il calendario solare, corrisponde all’ultima decade di settembre. In tal modo si dimostra storica la data della nascita del Battista (cfr. Lc 1,57-66) corrispondente al 24 giugno, nove mesi dopo il turno sacerdotale di Zaccaria, il padre. Così è anche per l’annunciazione a Maria «nel sesto mese» (Lc 1,28) dalla concezione di Elisabetta, corrispondente al 25 marzo. Dunque, quale ultima conseguenza, si deve ritenere storica la data del 25 dicembre per la nascita di Gesù, nove mesi dopo.
Se poi qualcuno avesse dubbi sull’attendibilità della testimonianza degli apostoli e dei discepoli circa la figura storica di Gesù, può riferirsi alle molteplici testimonianze di storici non cristiani: Giuseppe Flavio, Plinio il Giovane, Mara Ben Serapion, Luciano di Samosata, Celso e, infine, Tacito.  E poi una questione fondamentale: per quale motivo apostoli e discepoli si diedero alla predicazione per annunciare la buona novella, sapendo che facilmente potevano andare incontro al martirio? E’ ragionevole supporre che lo fecero perché testimoniavano di un personaggio reale, veramente esistito, che non solo diceva di essere Dio, ma lo attestava con le “opere” (Cfr. Gv 10, 37).

Lorenzo Bertocchi

fonte http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5432

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