Alta Terra di Lavoro

già Terra Laboris,già Liburia, già Leboria

Napoli Greca e Ducale

Posted by on Ott 1, 2019

Napoli Greca e Ducale

NAPOLI RIDIVENTA BALUARDO GRECO DOPO QUASI MILLE ANNI DALLA SUA FONDAZIONE E LO RIMANE PER 500 ANNI (DI CUI 200 DI TOTALE AUTONOMIA).
Dopo la conquista di Belisario nel 535, Napoli è governata da un duca scelto dall’imperatore d’Oriente, ma nell’840 riacquista una totale AUTONOMIA, fino alla conquista normanna (1066).
SAN GENNARO (a sin., rovescio della moneta) è già presente su una moneta coniata durante il ducato di Sergio II rappresentato sulla stessa moneta. Sergio fu scomunicato dal papa per essersi alleato con gli arabi.

segnalato da Maria Franchini

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Famiglia Frezza Nobili Napoletani

Posted by on Mar 6, 2019

Famiglia Frezza Nobili Napoletani

La famiglia Frezza o Freccia è una delle più antiche e nobili della città di Ravello; le prime notizie risalgono al 1100 con Orso Freccia.
Si diramò in Nola, Tropea, Barletta, Trani e Napoli, ove fu ascritta al Patriziato Napoletano del Seggio di Nido.
Nel 1217 Giovanni fu arcivescovo di Manfredonia.
Nel 1275 Niccolò Freccia, Nicola Confalone, Tommaso Coppola, Alessandro d’Afflitto,  Andrea Bonito, Matteo Rufolo, Nicola Acconciaioco, Ganizzo di Palma e Angelo Pironti, prestarono al re Carlo I d’Angiò l’ingente somma di mille once d’oro, ricevendo come pegno la corona reale tempestata di pietre preziose. In seguito Niccolò divenne consigliere di re Carlo II d’Angiò e Luogotenente del Gran Protonotario del Regno.
Giacomo, fu anch’egli consigliere di re Carlo II, e poi di re Roberto d’Angiò; fu dal 1300 al 1321 Giudice della Gran corte della Vicaria.
Nel 1419 il Casato ottenne dalla regina Giovanna II di Durazzo l’esonero parziale di tasse in Ravello.
Nel 1340 Nicola, Signore di Baiano e San Marzano, fu creato barone di Macchia da re Roberto;pochi anni dopo, Giacomo fu nominato barone di Meda e Roccaromana.
Nel 1539 Marino, Presidente della Regia Camera della Sommaria, fu consigliere dell’imperatore CarloV d’Asburgo-Spagna; giureconsulto insigne ed autore di celebri opere tra le quali il trattato “De suffendis”.

Nel 1553 il feudo di Castellabate, in Principato Citra, da Giovanni Sanseverino, conte di Marsico, passò a Marino Freccia

Andrea, valoroso uomo d’arme, distintosi alla battaglia di Lepanto, nel 1575 fu creato duca, titolo imposto nel 1575 sul feudo di S. Felice.
Il Casato fu ricevuto nell’Ordine di Malta nel 1596.
Albina sposò Francesco Toraldo, principe di Massa, che fu ucciso durante la rivoluzione di Masaniello.
La Famiglia risulta iscritta nell’Elenco Nobiliare del 1922 col titolo di duca di S. Felice e patrizio di Ravello in persona del duca Carlo Frezza, cavaliere dell’Ordine Costantiniano di S, Giorgio, nato a Napoli nel 1874, figlio di Ignazio († 1881) e di Marianna Dentice delle Stelle dei conti di S. Maria Ingrisone.

DA UN ANTICO MANOSCRITTO DEL SEICENTO
di proprietà di Ettore d’Alessandro

Questa famiglia è antica della Città di Ravello della fertilissima non meno di Nobiltà che di cose necessarie all’uso umano costiera d’Amalfi da tempo in tempo si trapiantarono alcuni Rami di essa dalla loro originaria Città in questa di Napoli nella quale fu ammessa a godere le prerogative fra le altre Nobili del Seggio di Nido, e ciò stimo seguisse sin dal Regnare de Re Angioini, poichè negl’ultimi anni di Giovanna prima si legge ANTONELLO FREZZA per uno della Piazza di Nido come anche di NICOLO’ in tempo de quali Rè si leggono ne registri della Regia Zecca onorate memorie di alcuni personaggi di essa, ma non cospicua ed Illustre non avendo sormontati il grado di Gentiluomini di Seggi, ed essendo la maggior parte di essi poveri di beni di fortuna si sono applicati alla scienza Legale, così nei tempi antichi, come in quei anni più vicini, e tralasciando l’antiche de quali se ne leggono infiniti nei detti Registri, come di FRANCESCO ed ANDREA nell’Abruzzo in tempo di Carlo I di NICOLO’ Regio Consigliere, ed Avvocato de poveri, a tempo de Durazzeschi, ed Aragonesi, poi a, tempo più vicino cià sin dal tempo del Regnare de Rè Austriaci, si ha memoria d’ANTONIO anco giuriconsulto, del quale volendo tessere Genealogia sino a tempi presenti.

Dico che da lui nacquero due figliuoli, cioè quel CALAMARINO, che fù Regio Consigliere, e scrisse quel famoso trattato de Sub Feudis, e CARLO da CALAMARINO e da Luisa Scattaretica Nobile Salernitana sua moglie, nacque fra gl’altri figliuoli DEZIO il quale si fè Padre di MARINO, e di FABIO che fù Duca di Castro, con Giovanna Vncenza Macedonio; MARINO con Donna Ippolita Orsini de Conti di Piacentro e poi d’Oppido, procreò due figliuole quali furono Donna ELVINA, e Donna MARIA. Donna ELVINA ebbe tre mariti, il primo fu Don FABIO Duca di Castro suo Zio Carnale, col quale non fè figli, il 2° fu Alessandro Pallavicino Nobile Genovese, con il quale generò alcuni figliuoli, fra quali Don Carlo Pallavicino, che si fe sposo di Donna Laura Pignatello de Duchi di Montecalvo, e fù Capitano della Guardia, di Don Pietro, e del Cardinale d’Aragona fratelli ambi Vicerè di Napoli, ed il 3° fù Don Francesco Toraldo Principe di Massa, e Maestro di Campo Generale di Filippo IV in Spagna, che poi fu miseramente ammazzato nel 1647 dal tumultuante Popolo di Napoli che l’aveva eletto per suo Capitano Generale, e con questo suo 3° marito una sola figlia maritata in Napoli al Reggente Don Melchiorre de Navarra e Cavaliere dell’abito d’Alcantara, il quale poi fu Vicerè d’Aragona, ed ultimamente ha esercitato la Carica medesima del Regno del Perù. Donna MARIA sorella di detta ELVINA, ebbe anco ella due mariti, il primo fu Giovanni Battista reggente del Seggio di Montagna famiglia oggi estinta, ed il 2° Ri Francesco Macedonio del Seggio di Porto.

Da CARLO 2° figliuolo d’ANTONIO, e fratello di MARINO Regio Consigliero, ebbe per moglie Delia Dentice di quei della Stella, e con essa procreò CARLO, ed ANDREA. CARLO si casò con Beatrice Pignone, dalla quale oltre due maschi, che furono religiosi Teatini, ebbe anco due femmine una chiamata COSTANZA maritata a Dezio Favilla Duca di Presenzano, e l’altra Donna ANNA, ad Alessandro Cortese povero gentil uomo, di Sorrento, e vaglia a dire il vero ambedue queste sorelle furono poco riguardevoli della loro pudicizia. ANDREA fratello di CARLO fu anche egli Dottore di Legge, ed ebbe due mogli, la prima di casa Sellarulo nobile Beneventana, che li portò in dote comodità di viveri, essendo egli come i più della sua famiglia povero di beni di fortuna, con la quale fra gl’altri fè CESARE detto Ceccio, e CHIARA, la 2° fù Vittoria Massaniello de Marchesi della Teana, con la quale fe un altra figliuola chiamata FELICE. Queste due sorelle ancora sono state poco pudiche, benchè assai belle di corpo, perchè CHIARA essendo stata per la sua bellezza presa in moglie da Andrea Villano, de Marchesi della Polla, e poi morto costui da Don Carlo Pinelli fratello di Cosmo Duca della Celenza, che la condusse nella Città di Monteleone in Calabria, dove stette alcuni anni al governo di quello Stato ove mentre il suo Marito dava col suo talento, e giudizio soddisfazione a quei Popoli, la moglie con la bellezza la dava al Duca Fabrizio che era rimasto vedovo di Geronima Pignatello sua Moglie, ed essendo rimasta CHIARA vedova la 2° volta, per la morte ivi seguita del Pinelli, la tenne il Duca sotto la sua protezione in Monteleone per molti anni, ma essendo il Duca nel 1664 venuto a morte, non avendo CHIARA più che fare in quelle parti, se ne tornò in Napoli ma molto avanzata in età.
FELICE sua sorella fu moglie prima di Geronimo Sicarra nobilissimo Cavaliere, il quale essendo Governatore della Città di Cosenza vi condusse la moglie ove tenendo ridotto di Gioco in Casa, come soglion fare i Governatori ci andava spesso Biase Oriolo Precettore della Provincia, ed essendo bell’uomo e quella poco pudica, facilmente si accesero d’impudico Amore quale poi terminò co le nozze di detto Oriolo, seguita per la morte del Sicarra quali si fecero nella terra di Rende, ove dopo la morte del Sicarra si era FELICE ridotta dentro un Monastero di detta terra per dar Colore alla sua finta onestà, e dopo morto alcuni anni l’Oriolo, passò alle 3e nozze col Don Giuseppe Correale di famiglia Civile, ma non de nobili di Sorrento.

CESARE loro fratello ebbe tre mogli la prima fù di Casa Scondito, e vedovo di costei passò alle 2e nozze con una Spagnuola di Casa d’Avolos, e morta anco costei prese la 3a quale fò Maria Amendola figlia di Giovanni Battista Presidente di Camera, che era rimasta vedova del Duca di Pescolanciano in Apruzzo di Casa Alessandro, nè con la prima, nè con la 3 fè figliuoli, ma con la 2a fè due maschi, cioè Don ANDREA e Don PIETRO a quali due si ristringe tutta la Famiglia, essendo in Ravello pochi anni sono un altro Ramo di essa, Don ANDREA ha fatto il suo domicilio nella Città di Tropea in Calabria dove ha preso moglie, e fatto figli. Don PIETRO suddetto si è congiunto in matrimonio qui in Napoli con Dorotea Giordano figlia di Carlo che fù Mercante, e Credenziero della Dogana di Napoli la quale fù vedova di Michele Santi Barba della Città di Venafro, e l’ha portato ricca dote.

Arma: d’azzurro a tre fasce ondate d’oro, col capo d’oro caricato da tre gigli d’azzurro.
Residenza: Napoli
Titoli:
barone di:
Macchia, Meda e Roccaromana
duca di: Castro e di San Felice
patrizio di: Ravello e Napoli.

Per la genealogia si consiglia di consultare le tavole genealogiche redatte da Serra di Gerace e per i titoli il Registro della “Real Commissione dei Titoli di Nobiltà“.

Appunti:
Gio: Bernardino Tajani (1535†1582) sposa Apollonia Frezza dei Patrizi di Ravello.
Venienza Frezza sposò Priamo Confalone, figlio di Eustachio (Stasio) Confalone, patrizio di Ravello e di Cipriana Campanile di Pasca.
Irene Frezza, figlia di Giovanni duca di San Felice e di Agata Capece Minutolo, sposò il giorno 13.11.1875 Filippo Coppola, nato a Napoli il 17.10.1833 dal conte Cesare Coppola e Maria Antonia Ruffo di Motta Bagnara.

fonte http://www.nobili-napoletani.it/Frezza.htm

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I SETTE GRANDI UFFICI DEL REGNO e gli Uffici minori

Posted by on Feb 10, 2019

I SETTE GRANDI UFFICI DEL REGNO e gli Uffici minori

Come si evince dall’immagine, il Siniscalco era ai piedi del sovrano mentre il più alto dignitario, il Conestabile, sedeva al primo posto alla destra del re, seguiva il Gran Giustiziere, primo posto alla sinistra, poi il Grande Ammiraglio al secondo posto alla destra del sovrano, e così via alternativamente.

1)- IL GRAN CONESTABILE:
gerarchicamente, è il primo dei sette Uffici; definito dal Pontano “Gran Maestro della Milizia”, da Scipione Ammirato: “Prefetto pretorio” e da Scipione Mazzella “Generale e luogotenente del Re nelle guerre”. E’ il comandate in capo dell’esercito, difende i confini del Regno e l’ordine interno, ha anche il compito di risolvere eventuali dispute sorte tra cavalieri o nobili.
Per insegne, oltre a quelle del proprio casato,  ha due bastoni poste in croce di Sant’Andrea.
 

2)- IL GRAN GIUSTIZIERE:
è il secondo ufficio del Regno anche se alcune volte è stato preceduto dal Grande Ammiraglio. Etimologia: giustiziere = esecutore della giustizia.

Esercita la giustizia civile e penale nel Regno, è il capo di tutti i tribunali; il suo luogotenente è il Reggente della Vicaria, presiede la Corte della Vicaria (in Castel Capuano).
Nel 1537 il vicerè don Pedro de Toledo riunì tutti i Tribunali in Castel Capuano.
La Gran Corte della Vicaria era divisa in quattro ruote, due civili e due criminali.  La Regia Camera della Sommaria era competente per le cause finanziarie e fiscali: il patrimonio Reale, l’erario pubblico, le liti tra feudatari e quelle tra i baroni e i lori sudditi. Il Tribunale della Zecca provvedeva al bollo delle unità di misura; il Tribunale della Bagliva trattava le cause minori civili di risarcimento danni.

La Vicaria criminale giudicava in primo grado i delitti commessi a Napoli e nei suoi Casali e in appello le cause già decise nei tribunali delle provincie del Regno chiamati “Udienze“.
La Vicaria civile trattava le cause sino ad un certo valore, di eredità e quelle su prove documentali (polizze bancarie, atti pubblici, ecc.). Il Capo della Vicaria (Reggente) era un uomo d’armi (vedi il Gran Camerlengo) e non di legge, non aveva diritto di voto anche se poteva presiedere una Ruota (oggi si direbbe Collegio).
La Regia Camera della Sommaria redigeva i bilanci del Regno che veniva sottoposto al voto  favorevole del Collaterale (l’organo di governo che affiancava il vicerè), al visto dei Seggi di Napoli (l’amministrazione cittadina) e del Parlamento(sino al 1642).

Competente per i ricorsi contro le decisioni del Tribunale della Vicaria e della Regia Camera della Sommaria era il Sacro Regio Consiglio.
Il Sacro Regio Consiglio era, durante il periodo vicereale spagnolo, la corte suprema di giustizia civile e penale; era giudice di primo grado per le cause relative ai patrimoni feudali.
Nelle provincie del Regno, oltre alle Udienze, esistevano nei feudi le corti baronali(1) e nei comuni liberi le Corti Regie. Contro i provvedimenti delle Corte Regie si poteva fare appello alle Udienze e, contro le decisioni di queste ultime, si ricorreva al Tribunale della Vicaria.

3)- IL GRANDE AMMIRAGLIO:
è il terzo ufficio del Regno, salvo alcune eccezioni in cui ha preceduto il Gran Giustiziere.
E’ il capo delle forze navali del Regno, definito da Scipione Mazzella “Generale del Mare”. Difende le coste del Regno dalle incursioni nemiche e garantisce la libera navigazione della flotta mercantile; esercita la funzione giurisdizionale su tutte le genti del mare, nomina i giudici che sentenziano nella Cappella Reale, situata dopo l’ultimo ufficio civile della Vicaria.  Nomina in ogni provincia del Regno un Vice-Ammiraglio.
Per insegne ha due fanali oppure due ancore poste in croce di Sant’Andrea.

4)- IL GRAN CAMERLENGO (o CAMARLINGO o CAMERLINGO):
etimologia: dal ted. Kammerling, Kammer = camera, fisco o tesoro pubblico, ling = desinenza puramente germanica.
E’ colui che riscuote le tasse,  il Soprintendente delle Finanze, deve tener conto di tutte le entrate ed uscite. Il suo Luogotenente ha un suo tribunale detto Camera della Sommaria dove vengono trattate le cause relative al fisco.
Per insegne, oltre a quelle proprio casato, ha due chiavi poste in palo.

5)- GRAN PROTONOTARIO:
etimologia: vocabolo ibrido composto dal gr. Protos = primo e lat. Notarius = notaio.
Chiamato anche LOGOTETA, parla in nome del sovrano nei pubblici parlamenti e custodisce i suoi scritti. E’ il Presidente del Sacro Consiglio, il Capo della Segreteria regia. E’ il primo ambasciatore del re, il grande diplomatico; nomina notai e giudici, legittima i figli nati al di fuori del matrimonio.
Per insegne ha un libro aperto.

6)- GRAN CANCELLIERE:
il sesto Ufficio, è il custode dei regi sigilli, il Segretario del Re, sottoscrive i negoziati, i decreti e gli atti emanati dal sovrano. Nomina i dottori di tutte le facoltà.
Per insegne ha una ghirlanda di alloro.

7)- IL GRAN SINISCALCO (o MALISCALCO):
etimologia: dal latino Seniscalcus, Seni = vecchio, scalcus = servitore; il più vecchio servitore o ministro della casa.

E’ sottoposto al Conestabile; definito dal Pontano “Maestro di Campo” e da Scipione Ammirato “Maggiordomo della Casa Reale”, “il supremo ufficiale preposto alla tavola”. Provvede al vitto del Re e della Corte.
Per insegne, oltre a quelle del proprio casato, ha una coppa di Leocorno.

GLI ALTRI UFFICI:

La carica di Portolano era quella di un magistrato con compiti di sorveglianza sulle nuove costruzioni nella città, nonché gestiva i permessi per edificare.
Il Montiero Maggiore aveva la giurisdizione sui reati di caccia.
L’Uditore Generale dell’Esercito aveva la giurisdizione sui militari di terra; dipendeva dal Gran Conestabile.
La Dogana aveva giurisdizione su chiunque possedesse animali e terreni.
Il Grassiere era un magistrato di nomina regia. Gli eletti dei Seggi, detti capitani del Tribunale dell’Annona, con  il Prefetto dell’Annona nominavano il Grassiere, con il compito “di fare, che le cose vadano per lo loro dritto sentiero, e andando altrimenti, impedirle, e darne contezza al Re o al Capitan Generale”(2). Gli eletti con il Grassiere, poi, potevano punire i misfatti con varie pene, esclusa quella della morte.
I maestri razionali erano magistrati fiscali, fino all’epoca di re Ladislao. Questi formavano una “curia” preposta al controllo dei conti fiscali, oltre alla direzione e sorveglianza della coniazione delle monete, nonché le locazioni, appalti sui dazi e gabelle.

Note:
1) – I magistrati erano scelti e pagati dai baroni che sostanzialmente amministravano i loro feudi.
2) – Capecelatro – Origine della città.., p.143





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La battaglia di Benevento del 1266

Posted by on Dic 9, 2017

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La battaglia di Benevento del 26 febbraio 1266 è la conseguenza della tensione tra il papato, che appoggiava Carlo d’Angiò, e Manfredi, figlio di Federico II che alla morte del padre assunse il controllo del regno di Sicilia. Dopo essere stato incoronato re di Sicilia dal papa Clemente IV nel giorno dell’Epifania del 1266 (che però lo aveva fatto dopo molti tentennamenti), Carlo, fratello del re di Francia Luigi IX, decise di muovere guerra a Manfredi.

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