Alta Terra di Lavoro

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Del Noce e il delicato rapporto fra politica e cattolicesimo

Posted by on Nov 10, 2019

Del Noce e il delicato rapporto fra politica e cattolicesimo

Mentre in Polonia si formavano la tempra morale e il genio intellettuale di Karol Wojtyla e i cardinali polacchi non si avventuravano ancora nei meandri dei tombini di Roma, anche in Italia esisteva una prestigiosa intellighentia cattolica, che non sempre era nel giusto, che però sempre era caratterizzata da un pensiero forte, colto e strutturato. Un pensiero quindi confutabile sulla base di argomentazioni razionali.

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Una Storia della Chiesa di Angela Pellicciari “Cirillo e Metodio; rapporto potere spirituale e temporale ”

Posted by on Ott 17, 2019

Una Storia della Chiesa di Angela Pellicciari “Cirillo e Metodio; rapporto potere spirituale e temporale ”

Per una “Una Storia della Chiesa” tratta dal libro omonimo e registrata per Radio Maria dalla Prof.ssa Angela Pellicciari, oggi pubblichiamo
“Cirillo e Metodio; rapporto potere spirituale e temporale”

Cirillo e Metodio; rapporto potere spirituale e temporale in Audio

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Fabriano rimarrà senza vescovo? di Angela Pellicciari

Posted by on Set 3, 2019

Fabriano rimarrà senza vescovo? di Angela Pellicciari

Tanto forte è stata la fede unita alla cultura e alla ricerca della bellezza in tutta Italia, certamente in modo tutto particolare in Italia centrale, sede dello Stato Pontificio, che a Fabriano, la città regina della carta, prima della “liberazione napoleonica” seguita dalla liberazione sabauda, c’erano 17 conventi e 32 chiese. Un tessuto architettonico e urbanistico mirabile.

Centro nevralgico nel corso dei secoli della produzione artigianale e industriale, nonostante la qualifica di “città creativa” dell’Unesco, Fabriano ha conosciuto negli ultimi anni un crollo economico preceduto da un crollo demografico e morale. Anche a Fabriano, come in tutta Italia, un clero essenzialmente liberale nell’impostazione pastorale non ha tenuto conto del magistero pontificio, ignorando l’Humanae vitae di Paolo VI. Le esigenze della modernità con l’idolatria del lavoro che comporta, accompagnata dal mito della libertà, hanno avuto la meglio sul rispetto della volontà di Dio chiaramente indicata nella rivelazione e ribadita dal magistero. Risultato? Invecchiamento e crollo della popolazione, scomparsa dei cugini e dei fratelli, separazioni e divorzi. Solitudine e abbandono.

Le responsabilità della Chiesa italiana per la situazione di denatalità, di degrado e di perdita di senso in cui ci troviamo a vivere sono vistose. Anche se non sembra ancora arrivato il momento di cambiare rotta. Al contrario, ci si affretta a smantellare l’ateneo di eccellenza della morale familiare voluto da Giovanni Paolo II, in modo da rendere l’uso della sessualità sempre più “misericordioso”, libero da lacci e lacciuoli. Conseguenza diretta del crollo demografico è la necessità di accorpare le diocesi. In Italia sono troppe. Troppe per la fede che non c’è più. Troppe per la popolazione che non c’è più. Sono i diktat della cruda realtà. E però! Perdere il vescovo è un lutto. Vedere il palazzo vescovile che è al centro della città privo del suo legittimo inquilino è una desolazione. Una tristezza. Io sono di Fabriano e ho dolore nel vedere come è ridotta la città in cui sono cresciuta.

Venendo ai fatti: sembrerebbe che la nostra diocesi sia destinata a scomparire, accorpata a quella di Camerino-San Severino ritornando così alla situazione precedente il 1728. La decisione però non è priva di aspetti controversi che rendono il lutto per la perdita del vescovo particolarmente difficile da accettare. Il parroco della cattedrale, don Alfredo Zuccatosta, si è fatto portavoce di queste difficoltà e, dopo aver esposto per lettera le sue ragioni al Papa e al Nunzio, ha accettato di parlarne con noi della Bussola: “L’inaspettata decisione di nominare Amministratore Apostolico l’Arcivescovo di Camerino ci ha addolorato e ci ha lasciato molto perplessi, soprattutto perché sembra preludere allo smembramento e, quindi, ad un accorpamento in vista della soppressione della nostra Diocesi. Non riusciamo a capire perché Camerino debba prevalere su Fabriano”.

Don Alfredo mette in evidenza la sproporzione esistente fra le due città sia dal punto di vista demografico che sociale e religioso: “Già prima del terremoto Camerino era ridotta ad una piccola città (circa 4.000 abitanti, 6.800 comprendendo il territorio). Ora, dopo gli eventi sismici, il centro storico è completamente disabitato e non si sa quando verrà reso di nuovo agibile, ma passeranno decenni. La Diocesi, pur vasta territorialmente, è costituita da una miriade di paesetti pressoché deserti. Il clero è perlopiù molto anziano. Fabriano invece ha 31.000 abitanti e la nostra Chiesa, pur essendo piccola, ha ancora vitalità e forze per continuare la sua vita”.

Don Alfredo così prosegue: “In questo momento di crisi profonda dal punto di vista soprattutto lavorativo, togliere alla città di Fabriano e al suo territorio la figura e il ruolo di guida ecclesiale, spirituale, ma anche morale e sociale, che il Vescovo riveste, sarebbe un danno gravissimo sia alla comunità ecclesiale, sia alla comunità civile. Negli anni dolorosi della chiusura di industrie e di laboratori artigianali, il Vescovo monsignor Giancarlo Vecerrica è stato un punto di riferimento insostituibile per la città, che si sentirebbe abbandonata anche dalla Chiesa”.

Queste le considerazioni che spingono don Alfredo a sperare che la diocesi di Fabriano continui a esistere: “Desideriamo ardentemente che venga presto scelto un nuovo Vescovo che continui a guidare il Popolo di Dio nel nostro territorio diocesano”.

Da parte mia noto come sia strano, in un’epoca che favorisce il decentramento e la collegialità, non tener conto del parere della Conferenza episcopale marchigiana che si è espressa per il mantenimento della diocesi di Fabriano. Inusuale è stata anche la scelta di far intervenire solo quattro vescovi, e tutti legati a Camerino, alla visita pontificia che si è svolta in città il 17 giugno.

Speranza ultima dea: il vescovo di Camerino, nominato amministratore apostolico, ha già iniziato il suo lavoro a Fabriano. Il decreto di soppressione della diocesi però non è ancora arrivato…

Angela Pellicciari

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UNITA’ D’ITALIA: FU VERA GLORIA?

Posted by on Ago 9, 2019

UNITA’ D’ITALIA: FU VERA GLORIA?

Il 19 gennaio 2006 e il 21 gennaio 2011 Angela Pellicciari ha tenuto a Staggia Senese due incontri sul tema dell’Unità d’Italia e del cosiddetto Risorgimento. In entrambe le occasioni la sala era gremita di persone che hanno ascoltato in silenzio con molta attenzione le tesi della professoressa che ha ribaltato la visione dolce che ci è stata insegnata sui libri di scuola e in televisione.
Sulla scorta dei documenti dell’epoca Angela Pellicciari, ha composto un quadro complessivo nel quale i soggetti principali sono il liberalismo antireligioso piemontese che da quella sparuta minoranza che era, è riuscita a violentare il sentimento religioso della maggioranza dei Piemontesi e degli Italiani; l’odio contro ogni istituzione cattolica e la persecuzione sistematica a cui sono stati sottoposti la Chiesa e i cattolici; l’arrivismo e l’ingordigia di potere di uomini politici che ancora oggi affollano le nostre piazze con le loro effigi di pietra.
Con il suo modo spumeggiante di trattare questi argomenti la professoressa avrebbe fatto appassionare anche persone non molto interessate ad argomenti storici.
L’argomento principale è stato che i governi liberali del Regno di Sardegna prima, e di quello d’Italia poi, violano sistematicamente tutti i più importanti articoli dello Statuto a cominciare dal primo, che definisce la religione cattolica “unica religione di Stato”. Appena inizia l’era costituzionale scatta in Piemonte (poi in tutta l’Italia) la prima seria persecuzione anticattolica dopo Costantino: a cominciare dai gesuiti, tutti gli ordini religiosi della “religione di stato” vengono soppressi uno dopo l’altro e tutti i loro beni incamerati. Mentre 57.000 persone (tanti sono i membri degli ordini religiosi) vengono da un giorno all’altro private della proprie case (i conventi) e di tutto quanto possiedono, i beni che nei corso dei secoli la popolazione cattolica ha donato agli ordini religiosi vanno ad arricchire i liberali che sono l’1% della popolazione. Oltre due milioni e mezzo di ettari di terra, centinaia di splendidi edifici, archivi e biblioteche, oggetti di culto, quadri e statue, tutto scompare nel ventre molle di una classe dirigente che definisce se stessa liberatrice d’Italia dall’oscurantismo dei preti e dei sovrani assoluti.

Prima dell’approvazione della legge che incamera i beni della Chiesa, in Piemonte c’è un cattolico di tutto rispetto che combatte una dura battaglia contro la politica governativa. Si tratta di San Giovanni Bosco. Per dissuadere il re dalla firma della legge racconta a Vittorio Emanuele II i sogni che fa. Non si tratta di sogni rassicuranti: un valletto in uniforme rossa grida: “Annunzia: gran funerale in Corte!”. Cinque giorni dopo il sogno si ripete con una variante significativa. Il valletto grida: “Annunzia: non gran funerale in Corte, ma grandi funerali in Corte!”. Cavour vince le comprensibili perplessità del re, terrorizzato, facendo intervenire i preti favorevoli alla politica liberale. I teologi governativi tranquillizzano Vittorio Emanuele con queste considerazioni: “Maestà, non si spaventi di ciò che ha scritto don Bosco. Il tempo delle rivelazioni è passato”.
Invece mentre la legge contro i conventi è in discussione al Parlamento la Corona sarda è colpita da lutti gravissimi. Il 12 gennaio muore a 54 anni la madre del re Maria Teresa; il 20 a 33 anni la regina Maria Adelaide; il 10 febbraio a 33 anni Ferdinando duca di Genova, fratello del re; il 17 maggio a 4 mesi Vittorio Emanuele, figlio del re. Don Bosco non si ferma qui. Subito prima della firma del provvedimento ricorda a Vittorio Emanuele: “La famiglia di chi ruba a Dio non giunge alla quarta generazione! Se il re segna quel decreto segnerà la fine dei reali di Savoia”. In effetti, i Savoia re d’Italia non sono arrivati alla quarta generazione.
Nel nome della libertà i liberali conculcano sistematicamente la libertà dei cattolici (della quasi totalità della popolazione): vietano le donazioni alla chiesa, impediscono le processioni cattoliche (plaudono a quelle massoniche), negano la libertà di istruzione (la scuola deve essere docile strumento della propaganda liberale), per stampa “libera” intendono la sola stampa liberale (Cavour arriva a proibire la circolazione delle encicliche pontificie).

In nome della “nazione” italiana (che si pretende risorta alle glorie del passato imperiale romano) i liberali impongono una sudditanza economica e culturale alle potenze definite “civili”: Inghilterra e Francia prima, Germania poi. Disprezzando la storia e la cultura dell’Italia cattolica (che regalano all’Italia il primato mondiale della bellezza), i liberali si ripropongono di “fare” gli italiani sul modello delle nazioni protestanti. Lo stato liberale che, in nome della libertà e della costituzione, impone la volontà dell’1% della popolazione ai restante 99 è un perfetto esempio di stato totalitario in cui spadroneggiano le società segrete legate ai potentati internazionali anticattolici.
Il cattolico Piemonte assiste costernato al montare della persecuzione anticattolica. Cavour va dicendo che la legge contro i conventi gode del pieno sostegno dell’opinione pubblica, ma in Senato il cattolico maresciallo Vittorio Della Torre lo smentisce platealmente: “Quando passate davanti a una chiesa stracolma di gente, cercate di entrarvi e chiedete che cosa si sta facendo; tutti quelli che interrogherete vi risponderanno che si sta pregando per il progetto di legge. Questo succede a Torino, ed è ancora più vistoso nelle province e soprattutto a Genova e in Savoia, ovunque l’opinione pubblica è contraria alla legge che discutiamo”. Cavour può affermare che il provvedimento anticattolico del governo è pienamente condiviso dall’opinione pubblica perché ritiene che l’opinione dei cattolici non vada nemmeno presa in considerazione. Per sincerarsene basta leggere cosa risponde a Della Torre: “L’onorevole maresciallo ha detto che gran parte della popolazione era avversa a questa legge. Io in verità non mi sarei aspettato di vedere invocata dall’onorevole maresciallo l’opinione di persone, di masse, che non sono e non possono essere legalmente rappresentate”. Quando Cavour sostiene che l’opinione pubblica è tutta col governo, Cavour ha ragione: l’1% della popolazione, di fede liberale, appoggia con convinzione i provvedimenti anticattolici. L’opinione del 99% della popolazione, di fede cattolica, non conta. Le masse devono limitarsi ad obbedire alle decisioni dei “governi illuminati”. Quando si dice “opinione pubblica” ci si riferisce, per definizione, a quella dei liberali.
Il 9 ottobre 1860 non potendo invadere lo Stato pontificio dopo una normale dichiarazione di guerra (il Piemonte è, per definizione, obbligato al rispetto della “religione di stato”), nel proclama ai Popoli dell’Italia meridionale, Vittorio Emanuele così giustifica il proprio operato: “Ho fatto entrare i miei soldati nelle Marche e nell’Umbria disperdendo quell’accozzaglia di gente di ogni paese e di ogni lingua (…) Io ho proclamato l’Italia degli italiani, e non permetterò mai che l’Italia diventi il nido di sette cosmopolite che vi si raccolgano a tramare i disegni o della reazione, o della demagogia universale”.
Secondo la migliore tradizione massonica, per “setta cosmopolita” il re intende la Chiesa Cattolica. I Savoia realizzano in Italia il sogno di tutti i protestanti e massoni (che non a caso sono suoi unici ed influenti alleati): la distruzione del potere temporale dei Papi nella convinzione che al crollo del potere temporale avrebbe inevitabilmente fatto seguito la fine del potere spirituale e, quindi, la scomparsa della Chiesa Cattolica.
Nulla di nuovo sotto il sole: il Risorgimento – che, non a caso, Papa Leone XIII definisce risorgimento del paganesimo – è una durissima forma di persecuzione anticattolica scatenata nel cuore stesso della cattolicità: Roma e l’Italia. Eppure un aspetto radicalmente nuovo il Risorgimento lo possiede: è l’unico caso in cui una guerra di religione contro la Chiesa è scatenata in nome della Chiesa e della sua libertà (i Savoia, monarchi costituzionali, non possono ufficialmente infrangere il primo articolo della costituzione). All’Italia spetta un non invidiabile primato di doppiezza: la realizzazione della propria unificazione nazionale contro la Chiesa cattolica, in nome della Chiesa Cattolica.
C’è davvero bisogno di questi incontri con Angela Pellicciari molto graditi dal pubblico presente in sala.

fonte http://www.amicideltimone-staggia.it/it/articoli.php?id=16

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Chiesa, domina il dispotismo illuminato

Posted by on Lug 28, 2019

Chiesa, domina il dispotismo illuminato

“Una società di ecclesiastici” non ha il diritto di “obbligarsi per giuramento a un certo simbolo immutabile” perché questo equivarrebbe ad “un crimine contro la natura umana”, che ha come fine il “progresso”; “concertarsi per mantenere in vita una costituzione religiosa immutabile”, “e con ciò arrestare per un certo periodo di tempo il cammino dell’umanità verso il suo miglioramento”, “non è assolutamente permesso”. Siamo nel 1784 e a scrivere è l’Immanuel Kant della Risposta alla domanda: che cos’è l’Illuminismo. Di lì a 5 anni gli illuminati al potere proveranno a distruggere la Chiesa cattolica, la cui esistenza non era assolutamente permessa.

Prima che l’Essere Supremo della “dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino” dell’89 garantisse il rispetto dei “diritti naturali, inalienabili e sacri” per tutti, il secolo dei Lumi aveva assistito ad un paziente lavoro di loggia, di club filosofici, di libere intelligenze, il cui obiettivo era liberare l’uomo dai vincoli religiosi e sociali che l’opprimevano. Libertà. Libertà e ancora libertà. Da Lutero in poi è questo l’obiettivo dichiarato.

In un primo momento si tratta di liberarsi da Roma, poi da Dio e infine dai re. Ma sempre e comunque l’obiettivo è garantire libertà agli gnostici, cioè a quanti ambiscono a definire il bene e il male pensando di saperlo fare meglio di Dio (cfr. Gn 3). Gli gnostici esigono per sé una libertà piena e totale perché, convinti come sono di essere i migliori, sono sicuri che la libertà da loro stessi definita e imposta andrà a vantaggio di tutti.

Le menti più illuminate, con le logge che sempre le precedono e le accompagnano, a metà del secolo riescono a scalzare a corte il prestigio e l’influenza dei gesuiti. A cominciare dal Portogallo, retto dal massone marchese di Pombal, i gesuiti sono soppressi ovunque, una corte dopo l’altra. La Santa Sede segue per ultima nel 1773 con la bolla Dominus ac redemptor di Clemente XIV. Lo storico massone Giuseppe La Farina giustamente interpreta la decisione pontificia come una vittoria dei

monarchi, saggiamente guidati dai liberi muratori. Per la Chiesa una vera capitolazione: “La bolla di papa Ganganelli non fu una riforma, ma una capitolazione imposta dal vincitore”.

Quando la ragione si contrappone alla fede (quando l’uomo fa come se Dio non ci fosse) il destino è sempre lo stesso: una violenza indiscriminata contro quanti negano le luminose esigenze del progresso.

Quanto un tempo era tipico dell’attacco massonico alla Chiesa cattolica, oggi vale per le questioni di fede ad intra, all’interno della Chiesa cattolica. In nome delle ragione e del progresso si rischia di far trionfare all’interno della Chiesa un pensiero unico che vuole imporre a Roma (dicasi: a Roma) il modo di vita semplice e veramente umano (!) delle popolazioni amazzoniche. Culti locali compresi.

Un pensiero unico che vuole uniformare in una direzione più moderna e ragionevole le pretese eccessivamente rigorose di alcuni ordini religiosi troppo esigenti. La vita delle famiglie religiose va normalizzata, resa ovunque corrispondente ai desideri non dei rispettivi fondatori (e, quindi, dello Spirito Santo) ma di quanti hanno potere di decidere cosa è bene e cosa è male all’interno della Chiesa.

Angela Pellicciari



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