Alta Terra di Lavoro

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Liberali meridionali e deformazione della storia (seconda e ultima parte)

Posted by on Mag 11, 2019

Liberali meridionali e deformazione della storia (seconda e ultima parte)

Loreto Giovannone considera Pasquale Villari e Benedetto Croce, altri protagonisti della transumanza ideologica fatta insieme a tanti altri borghesi meridionali dopo il 1860

Pasquale Villari.Pur essendone diretto testimone, preferì non raccontare la demolizione dello stato sociale dell’ex Regno delle Due Sicilie operato nel 1862 dei primi ministri liberali Rattazzi, Sella, Pepoli, De Pretis, Carlo Persano (Di Pellion).

Villari davanti al grave pauperismo indotto nelle ex province, di fronte a venti anni di orribili misfatti in Sicilia e in tutto il meridione, si voltò dall’altra parte scrivendo in Lettere MeridionaliSe laggiù il contadino ed il povero sono in così pessimo stato, se la gente colta manca al suo dovere, non reagendo e non migliorando questo stato di cose, peggio per loro; resteranno ancora un pezzo nello stato di semibarbari”. (Le Monnier 1878 – Lettere meridionali – I rimedi, p. 75).

L’impiego da Senatore gli fece dimenticare che prima del 1860 una parte della borghesia meridionale non era né contadina, né povera, né in pessimo stato. Pur avendo scritto saggi sulle discipline di storia, di critica, di politica, di pedagogia, Villari oscurò l’assunto di Vico verumetfactumreciprocantur, seu, il vero ed il fatto sono reciproci, per Vico il legame consisteva nell’essere entrambi storicamente legati.

Villari manipolò la realtà storica presentando la estesa rivolta del meridione come un problema di contadini e di poveri, ancora oggi appellati terroni o cafoni, nascondendo dietro una massa di disperati la rivolta politica, lo scontro sociale delle classi meno povere quali ceto nobiliare, clero, magistrati, artigiani, piccoli proprietari, possidenti, ex militari borbonici tutti contrari al nuovo regime.

Benedetto Croce,nel ‘900, usò per lo zio Silvio Spaventa il paravento di elevati valori ideali per lo Stato, non considerando gli incarichi vari nel ministero dell’interno, i precedenti governativi della riorganizzazione delle Prefetture per la repressione del cosiddetto brigantaggio, la lunga opera a capo della nazionalizzazione delle ferrovie, la più grande commistione tra politica e banche e il più succulento affare nell’immediato post unitario.

Croce, trascurando il piano Spaventa nel ministero dell’interno, finì per omettere i mali perpetrati, l’arbitrio di Stato, la tirannide attuata dal potere politico a sud con il piano Spaventa contro gli insorgenti meridionali.

Con la immane deportazione e concentramento di una parte delle popolazioni civili del sud furono violati gli elementari principi costituzionali a garanzia della libertà degli individui.

Si aggirò l’art. 71 dello Statuto Albertino e con l’artificioso utilizzo dell’art. 70 il Parlamento, composto da nobili e borghesi meridionali, diede in mano al potere esecutivo del ministero dell’interno la facoltà di deportare le popolazioni civili e gli oppositori politici. Con l’accentramento dei poteri nelle sole mani del ministro dell’interno e del segretario Spaventa, si inasprì la repressione politica nel meridione.

L’azione attuata causò le privazioni delle garanzie fondamentali del diritto, fino all’arbitrio di Stato del “concentramento” in appositi luoghi di relegazione per una immensa mole di civili.

Benedetto Croce, nipote dei fratelli Spaventa, Senatore del Regno d’Italia dal 26 gennaio 1910 (legislatura XXIII), Membro della Società napoletana di Storia Patria (1886), dell’Istituto storico italiano (1912), della Società pavese di storia patria, Fondatore e direttore dell’Istituto italiano per gli studi storici (1947).

Croce storico, politico, intellettuale, ignorando il piano Spaventa ignorò la verità storica dell’azione repressiva dei governi liberali che istituirono il domicilio coatto.

Nel dimenticare il frenetico lavoro di Silvio da segretario dell’interno nella Divisione 1ª Sezione 1ª, Ufficio del domicilio coatto, insieme a tutti gli altri storici lasciò al paese una pesantissima eredità di menzogne, utili solo alla propaganda risorgimentale e a conservare nelle masse il mito dell’unità.

La storia nascosta dietro proclami eroici e patriottici, mistificata, negata, è un grave problema morale, di civiltà giuridica e civile che incombe da 156 anni sull’unità nazionale che non si è mai concretizzata.

L’unità amministrativa non coincide con l’unificazione delle popolazioni.

La complicità degli storici e delle classi dirigenti con il potere, la mancanza di verità inquina da quasi 160 anni l’etica della morale di governo nella società civile italiana contemporanea.

In pratica un problema di democrazia, un problema enorme ed irrisolto alle fondamenta dello Stato unitario, un problema di etica politica, di cultura giuridica, di progresso civile in Italia, includendo nell’Italia il sud.

Loreto Giovannone

(Fine della seconda e ultima parte)

fonte http://www.bdtorino.eu/sito/articolo.php?id=26821&fbclid=IwAR3ubRP9k4WLWh2J1cCcVguI-af9bGZsx0pOOqEqa1Gq8f64ImSQDk3oVc4

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Liberali meridionali e deformazione della storia (prima parte)

Posted by on Mag 11, 2019

Liberali meridionali e deformazione della storia (prima parte)

Loreto Giovannone considera Francesco De Sanctis, uno dei protagonisti della transumanza ideologica fatta insieme a tanti altri borghesi meridionali dopo il 1860

La mistificazione. Un esempio di propaganda risorgimentale, un classico del darwinismo sociale che pervade, non solo tutta la società settentrionale ma tutti gli storici che discriminano il meridione preunitario ed esaltano il preteso “progresso” post unitario, è facilmente leggibile nella voce De Sanctis del dizionario biografico degli italiani Treccani messo in rete.

Sin dalle prime righe, l’estensore della nota s’affanna a spiegarci quanto la provincia di Avellino ai tempi di De Sanctis fosse «al centro di una zona tutta feudale e di cui gli antichi feudatari ancora sfruttavano la scarsa ricchezza boschiva, mentre il potere era gestito direttamente dal clero e dai piccoli o medi proprietari terrieri, anch’essi strettamente legati alla Chiesa sul piano economico -, sociale e Politico… In questo ambiente il D. trascorse solo i primi nove anni, ma esso costituì sempre per lui un punto di riferimento, perché sempre egli lo ebbe presente come “polo reale” e, insieme, come “polo negativo” della storia».

Tutto questo dalla nascita e a soli nove anni?

Dal risorgimento il potere ha imposto accademici e storici allineati alla ideologia del nuovo regime nominati con decreti regi, con il sud sempre e solo “polo negativo”. Attraverso la narrazione faziosa si pretende di raccontare, malamente, la complessità della società meridionale prima dell’annessione del meridione. Si inventa il “polo negativo” rafforzato nella espressione dalla preposizione e sostantivo “della storia”.

Ma non basta, continua l’estensore della nota «la realtà da cui partire e rispetto alla quale operare per tutte le conquiste del “progresso” (morale, culturale, civile)». Si passa dalla realtà alla demagogia usando con disinvoltura parole che, se proiettate nei veri fatti storici post unitari fino all’attualità, hanno un significante ma non un significato. È da 157 anni il linguaggio della propaganda semplicistica dei settari già nel mentre cospiravano clandestini prima dell’annessione del meridione.

Il luogo comune vuole che prima del risorgimento al sud era tutto negativo, dopo l’annessione portato il progresso tutto positivo, in questo caso la propaganda è nell’uso distorto delle parole “progresso” (morale, culturale, civile), oggi in piena decadenza sono parole divenute vuote e prive del loro reale significato.

La nota si accende di darwinismo sociale quando l’estensore scrive «del Sud che produceva i preti, gli avvocati e i pochi medici».

In un colpo solo Marinari (avellinese) cancella la secolare Scuola Medica Salernitana, poco distante dal suo paese di nascita, Montella.

Cancellata in un colpo solo la più antica e celebre istituzione medica del mondo occidentale, dove le famiglie si tramandavano la professione medica, anche le donne professavano la medicina officinale ed è stata la manifestazione culturale e scientifica più rilevante dell’intero Medioevo fino al XIX secolo. La stessa Treccani dedica una voce alla istituzione medica.

Francesco De Sanctis. Ministro già nel Regno delle Due Sicilie, uno dei protagonisti nel cambiamento politico nella transumanza ideologica fatta insieme a tanti altri borghesi meridionali dopo il 1860. La deriva ideologica di pensatori, storici, accademici è un male profondo che pervade quasi tutta la cultura storica italiana, non è intellettualmente onesto compiacere al potere, non c’è dignità morale, credibilità, in chi si presta.

Discorso dell’on. De Sanctis alla Camera, il 22 novembre 1862.

«L’ onorevole deputato Boggio ha terminato il suo discorso facendo un appello alla conciliazione. Non avrei però voluto ch’egli avesse incominciato dall’accrescere le difficoltà della conciliazione accusando, per salvare il ministero presente, il generale Lamarmora ed il ministero precedente. Non difenderò il barone Ricasoli perché egli ha chiesto la parola e saprà difendersi da sé. Tuttavia siccome io faceva parte del gabinetto da lui presieduto, sento la necessità di chiarire le intenzioni dalle quali eravamo animati». (Da Cronaca della guerra d’Italia del 1859 …: 1862-1863-1864. Rieti 1865, pagina 97).

Programma Conciliazione. De Sanctis prosegue parlando degli atti che hanno preceduto il combattimento di Aspromonte. La Conciliazione era possibile sovra un solo terreno. Essa consiste in ciò che il governo rispetti la legge riguardo alla sinistra ed al partito avanzato e che questo dal suo canto rinunzi alle dimostrazioni di piazza ed alle agitazioni e si serva solamente dei mezzi legali che le istituzioni del paese gli danno.

Dimostra che il ministero ha condotto le cose al punto da rendere inevitabile la lotta. Quindi soggiunge: Ad Aspromonte ha represso, Mellana interrompendo. Ha fatto il suo dovere. De Sanctis ribatte Siamo d’ accordo, ma non doveva spingere le cose sino al punto da dare all’esercito un perpetuo ricordo di quella fatale giornata. Il ministero ha pure oltrepassato i suoi diritti, riguardo alle associazioni. Poteva frenarle, sospenderle, ma non scioglierle senza violare la legge (si riferisce allo scioglimento dei volontari garibaldini). E riguardo allo stato d’assedio chiederò perché lo si sia decretato anche in quelle provincie dell’Italia meridionale, dove non esisteva alcun pericolo. Chiederò ancora se non bastasse a combattere il brigantaggio e la camorra senza prolungare Io stato d’assedio dopo il fatto d’Aspromonte. Coll’arresto poi dei deputati il ministero ha violato la legge [si riferisce all’arresto trasporto e detenzione, a Genova, di Garibaldi dopo averlo ferito in Aspromonte, arresto e detenzione fatta da Cialdini, n.d.a.]. Io considero sempre il deputato come inviolabile. Il ministero che deve essere vigile custode delle leggi, che deve curarne l’osservanza per parte di tutti i cittadini, non ha alcuna scusa quando le calpesta.

Passando alla politica estera e dopo aver biasimato il viaggio del commendatore Rattazzi a Parigi, cosi s’esprime riguardo alla circolare e sulla nota del generale Durando. A che adoperare un simile linguaggio? Si intendeva forse di spaventare l’Imperatore dei Francesi? O si credeva che questi fosse disposto a ritirare le sue truppe da Roma? Questa fiducia non poteva avere il ministero, quindi ha fatto atto di cattiva politica. Non poteva esprimere una fiducia colla certezza di essere smentito dai fatti, non poteva fare una minaccia se non aveva la volontà, né i mezzi di mandarla ad effetto, e subirne tutte le sue conseguenze. Da altra parte io credo che l’imperatore Napoleone sia troppo avveduto politico per non vedere che disfare l’Italia sarebbe un disfare la Francia, poiché il legittimismo europeo, dopo d’ essere passato sul petto di quella attraverserebbe questa, e giugnerebbe sino a lui… Frattanto per noi l’unità é una fede. Come i soldati del primo Napoleone cadevano gridando viva l’Imperatore, cadono i nostri eroi sotto il ferro dei briganti col grido; viva l’unità italiana.(Da Cronaca della Guerra d’Italia dal 1859, p. 99).

Questo il discorso alla Camera del 22 novembre 1862 dell’on. De Sanctis, cioè dell’avellinese espulso dal Regno dalle autorità borboniche nel 1853, esiliato per l’America, dirottato a Malta possedimento inglese, da lì inviato a Torino. (Da Cronaca della guerra d’Italia del 1859, pagina 99).

Loreto Giovannone

(Fine della prima parte – continua)

fonte http://www.bdtorino.eu/sito/articolo.php?id=26820&fbclid=IwAR2hQToDKG0owhW-i46ZPGzxfapRlfPuDaL3Mkjz3aNDYudKYPtXKE1T0MM

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Il Comune di Finale Ligure e l’Associazione culturale Baba Jaga, primi in Italia a riconoscere la deportazione dei civili dal Meridione

Posted by on Mar 25, 2018

Il Comune di Finale Ligure e l’Associazione culturale Baba Jaga, primi in Italia a riconoscere la deportazione dei civili dal Meridione

La notizia. I “deportati” civili dell’ex Regno delle due Sicilie riconosciuti ufficialmente 2017. Il Comune di Finale Ligure e l’associazione Baba Jaga venerdì 29 settembre, hanno presentato una importante iniziativa nella Sala delle Udienze. Maria Grazia Pavanello, presidente dell’Associazione Baba Jaga organizzatore, ha dato il via alla presentazione del percorso museale del “Palazzo del Tribunale, 700 anni di arte, storia e vicende umane”, inserito nel progetto “dalla giustizia è uguale per tutti alla cultura è un bene di tutti” sostenuto dal Comune di Finale Ligure e Compagnia di S. Paolo, organizzato dall’Associazione Baba Jaga Dott. Giovanni Borrello, curatore del percorso museale.

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La strage di Torino e la politica repressiva del Regno d’Italia (prima parte)

Posted by on Mar 15, 2018

La strage di Torino e la politica repressiva del Regno d’Italia (prima parte)

L’architetto Loreto Giovannone, ricercatore indipendente, dilettante, non legato al mondo neoborbonico, con Miriam Compagnino è autore dei libri “Italiani” (2013) e “Deportati” (2014) dove, con l’ausilio dei documenti d’archivio, è ricostruita la prima deportazione in massa di civili della storia d’Europa moderna e contemporanea. In questo suo articolo illustra le “malefatte” di Silvio Spaventa come Segretario del ministero dell’interno, retto da Ubaldino Peruzzi, nel settembre 1864 a Torino (m.j.).

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