Alta Terra di Lavoro

già Terra Laboris,già Liburia, già Leboria

Il secolo della rinuncia alla realtà e all’identità

Posted by on Set 17, 2019

Il secolo della rinuncia alla realtà e all’identità

In giro c’è aria di rinuncia. L’uomo, la donna, la Chiesa, lo Stato: tutti rinunciano a un pezzo di realtà e di identità

In giro c’è aria di rinuncia. Il maschio da tempo ha dismesso la sua armatura e s’imbelletta nelle beauty farm, abdica al ruolo di padre preferendo quello più comodo di amico dei propri figli. La donna abbandona il focolare domestico e salta sul rapido 901 che si chiama divorzio express, destinazione successo personale oppure s’imbarca sul transatlantico della carriera emancipatrice. La politica desiste dagli ideali alti, più attratta, sotto ricatto elettorale del popolino cresciuto sull’Isola del Famosi, dal cabotaggio tra i litorali dei desideri dei cittadini che si fanno diritti in Parlamento.

La Chiesa rinuncia alla trascendenza nelle fede e alla metafisica in morale e si scolora in un’organizzazione non governativa che, sempre a rimorchio, dà una mano ai governi in tema di povertà e immigrazione, temi alla fine confortevoli. La scuola si è ridotta a un’erogatrice di servizi insipidi e incolori perché l’inclusività e il pluralismo non hanno mai incendiato i cuori dei ragazzi, ma solo strappato a loro ampi sbadigli. I media, con lodevoli eccezioni, cucinano con ossessiva ripetitività lo stesso menù fatto di stereotipi di plastica e di giudizi copia-incolla. In breve pare che ognuno abbia rinunciato ai propri ruoli naturali, alla sua vocazione, ossia alla sua identità. Il filosofo francese Vladimir Jankélévitch ebbe a scrivere in merito all’identità: «io sono il solo ad essere me stesso» (La cattiva coscienza, Dedalo, Bari, 2000, p. 130). Ecco, pare che si faccia a gara per imitare chi non dobbiamo essere: il maschio imita la donna, la donna il maschio, la Chiesa lo Stato, lo Stato la Chiesa perché si dogmatizza (es. la Costituzione è sacra, l’Europa non si toccca), etc. Il risultato è il seguente: se ciascuno di noi insieme allo Stato, alla Chiesa, alle varie agenzie educative e realtà sociali, preferisce giocare a ribasso, il mondo si svuota di identità e il «diventa ciò che sei» di Pindaro (Pitiche, II, 72) svapora di significato. L’identità è quel tratto di bisturi inciso dalla natura nella carne viva dell’uomo che la storia e la volontà di molti agguerriti ominidi tentano da sempre di cancellare. In tal modo la fisionomia dell’uomo, della donna, degli ordinamenti giuridici, della scuola si deforma, anzi diventa amorfa, liquida. Senza più confini l’uomo non diventa libero, ma si perde perché cammina nel deserto. «Sono libero, ma tra i morti» ricorda il Salmo 87. Ora tratto comune di tutte le ideologie è la guerra contro la realtà, contro ciò che è così come è, ossia contro l’identità. Questo per tentare, con sforzo da Sisifo, di sostituire al reale un ideale. Aleksandr Solženicyn racconta nel suo Arcipelago Gulag che l’intellighenzia staliniana un giorno chiese al fior fiore degli ingegneri esperti in mobilità quanti passeggeri ci potessero stare in un vagone ferroviario. Gli ingegneri fecero i conti e li presentarono ai politici. Questi ne furono scandalizzati. Ma come?! Così pochi?! I vagoni dei treni della Grande Madre Russia sono i migliori al mondo e quindi di certo possono contenere un numero di passeggeri enorme. Risultato: gli ingegneri finirono nei gulag con buona pace dei loro calcoli. Se la realtà non ti piace, fai guerra alla realtà. E così se io sono maschio, ma mi sento donna, magicamente divento ciò che la realtà mai potrà concedermi. Se la donna pensa che la sua felicità sia involarsi lontano dalla famiglia e dai figli, ecco l’emancipazione femminile che sbeffeggia la maternità come costrutto sociale, non riconoscendola come realtà naturale. Se la Chiesa pensa che lo srotolarsi dell’esistenza umana scorra unicamente sul piano immanente della storia, dimentica che la realtà dell’uomo è composta da materia e spirito, ecco che le priorità diventano i posti di lavoro e la lotta alle mafie. E l’elenco potrebbe continuare a lungo e lungo le strade della vulgata corrente. Rinunciamo ai compromessi per non rinunciare all’identità.

fonte http://lanuovabq.it/it/il-secolo-della-rinuncia-alla-realta-e-allidentita

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Scoperto papiro cristiano più antica del mondo: è una lettera del 230 d.C.

Posted by on Set 16, 2019

Scoperto papiro cristiano più antica del mondo: è una lettera del 230 d.C.

È la testimonianza cristiana più antica del mondo. È stata scoperta da una professoressa dell’Università di Basilea

È il manoscritto cristiano più antico del mondo, datato all’anno 230 d.C..

L’Università di Basilea ne ha annunciato la scoperta in un comunicato, affermando che “si tratta della più antica di tutte le prove documentali cristiane dell’Egitto romano e dell’intero mondo cristiano del III secolo”.

Si tratta di un papiro egizio (classificato come “P.Bas. 2.43”), una lettera familiare, che fornisce alcune informazioni sulla vita dei primi cristiani durante l’impero romano, che non erano mai state rese note da nessun’altra fonte, prima di questa scoperta. Il “P.Bas. 2.43” contiene chiari riferimenti alla luoghi fuori dalle città egiziane, dove vivevano i cristiani e detenevano importanti posizioni politiche. La lettera è stata scritta da un certo Arriano, che l’ha indirizzata al fratello Paulus: dopo aver informato il fratello sugli affari della famiglia e chiesto la miglior salsa di pesce come ricordo, l’autore scrive il saluto finale, auguranto che il parente abbia una vita prosperosa e affidandolo al Signore. Nell’ultima riga, infatti, si legge: “Ti chiedo di fare bene nel Signore”.

L’uso di questa formula “non lascia dubbi sulle credenze cristiane dell’autore della lettera”, dato che quel saluto era esclusivamente cristiano. Inoltre, un altro indizio circa la religione praticata dalla famiglia viene dal nome del fratello: “Paulus era un nome estremamente raro in quel periodo e possiamo dedurre che i genitori menzionati nella lettera fossero cristiani e che chiamarono il loro figlio con lo stesso nome dell’apostolo”, hanno osservato gli studiosi dell’Istituto di Basilea.

Il papiro “P.Bas. 2.43” era in possesso dell’Università di Basilea da oltre 100 anni, ma la professoressa Sabine Huebner lo ha identificato e datato al 230 d.C. Questo lo rende la testimonianza più antica sul cristianesimo, dato che precede di almeno 40 o 50 anni tutti gli altri documenti.

fonte http://www.ilgiornale.it/news/mondo/scoperto-papiro-cristiano-pi-antica-mondo-lettera-230-dc-1725476.html?fbclid=IwAR2iLvUfKHQlNUZUdiJcaRwNg_mtritAwI9dAhaJ10yYR9EBhGSgpazQQS4

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PICINISCO IN FESTA CON I SUOI PASTORI IN UNA NOTTE DI MEZZA ESTATE

Posted by on Set 15, 2019

PICINISCO IN FESTA CON I SUOI PASTORI IN UNA NOTTE DI MEZZA ESTATE

I Pastori forse sono le figure più antiche da quando l’uomo ha iniziato il suo percorso di civilizzazione che per volontà dello spirito santo si sono staccati dal resto del mondo animale e te ne accorgi quando ti trovi a conversare con loro. Mai una parola detta invano, mai adirati, grosso senso pratico (i più tradizionali tra i tradizionali), attenti osservatori e intensi pensatori che potremmo definirli dei filosofi, pacifici ma non pacifisti, non abituati a contrastare gli eventi atmosferici e naturali che li porta ad essere degli stanziali itineranti, caparbi e tenaci capaci di creare l’Impero Romano e di trasformarsi in Briganti quando le necessità lo richiedevano.

Tutte queste virtù le abbiamo riscontrate nella festa della Pastorizia che tradizionalmente si tiene da anni a metà estate a Picinisco e che vede un afflusso di gente che per il gran numero sembra veramente un gigantesco gregge ovicaprino; tutti i presenti, componenti del gregge, sono stati guidati inconsapevolmente dagli organizzatori e per una sera abbiamo conosciuto i Pastori di……..uomini non evangelici.

In un peridio dove il politicamente corretto di origine giacobina è diventata la nuova dittatura del terzo millennio a Picinisco tutte è andato per il meglio, non c’era la solita organizzazione astratta e accentratrice che piove dall’alto che crea solo disagi e nervosismi dove c’è una cassa comune generatrice della prima lunga fila che si vede replicare nei singoli stand enogastronomici, ma ognuno a Picinisco s’è mosso come meglio credeva tra le varie postazioni che gravitavano attorno al Castello e per usufruire della variegata offerta non superavi mai i 5 minuti nel fare una fila.

Musica di genere diversa dislocata in vari punti seguendo un disegno strategicamente corretto senza assistere ad una mescolanza di suoni, giravano zampognari itineranti che formavano una cornice dorata alla fiumara di gente, c’erano ma non si vedevano, un po come l’aria che respiriamo. Il cibo di ottima qualità che rispettava il territorio e quelli ospitati, insomma anche questa volta i Pastori hanno dimostrato grande senso pratico dando libertà al gregge umano di brucare in libertà senza aver paura che si disperdesse qualcosa e senza l’utilizzo dei….”cani pastore”. Invitando tutti alla festa dell’anno prossimo vi invitiamo a vedere i video di seguito su le esibizioni dei “Giullari Impopolari” e di un gruppo Calabrese di cui ci sfugge il nome dove si nota tranquilla mente il clima che s’è respirato quella sera.

Claudio Saltarelli

il gregge umano a Picinisco



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Platone, (427 – 348 a.C.) La Repubblica, libro VIII

Posted by on Set 9, 2019

Platone, (427 – 348 a.C.) La Repubblica, libro VIII

segnalato da Pasquale Cacucci

Quando un popolo, divorato dalla sete della libertà, si trova ad avere a capo dei coppieri che gliene versano quanto ne vuole, fino ad ubriacarlo, accade allora che, se i governanti resistono alle richieste dei sempre più esigenti sudditi, sono dichiarati tiranni.
E avviene pure che chi si dimostra disciplinato nei confronti dei superiori è definito un uomo senza carattere, servo; che il padre impaurito finisce per trattare il figlio come suo pari, e non è più rispettato; che il maestro non osa rimproverare gli scolari e costoro si fanno beffe di lui; che i giovani pretendono gli stessi diritti, la stessa considerazione dei vecchi, e questi per non parer troppo severi, danno ragione ai giovani.
In questo clima di libertà, nel nome della medesima, non vi è più riguardo né rispetto per nessuno.
In mezzo a tanta licenza nasce e si sviluppa una mala pianta: la tirannia.

Platone, (427 – 348 a.C.) La Repubblica, libro VIII

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A uccidere sono le ideologie, non le armi

Posted by on Set 4, 2019

A uccidere sono le ideologie, non le armi

Uno dei pallini di questo pontificato, com’è noto, è quello delle armi. Ma come ammetteva Umberto Eco l’eccesso di predicazione pacifista snerva, devirilizza, rende inermi “dentro”. Perché il cristiano è pacifico, non pacifista e sa che a uccidere più che le armi sono le ideologie.

Uno dei pallini di questo pontificato, com’è noto, è quello delle armi. Nel senso di, riassumendo e strizzando, «ci sono le guerre perché ci sono i venditori di armi». Naturalmente, tali venditori, cattivi per definizione, sono tutti occidentali, perché, per esempio, Cina, Israele, India, Pakistan (potenze nucleari) non sono particolarmente inclini, per religione o ideologia, a dar retta al papa. Voi direte, al solito: è colpa di Francesco e della sua teologia della liberazione. Dimenticando che anche il papa precedente non si sottrasse alla simbolica pacifista: in almeno un episodio, in una chiesa romana i bambini furono invitati a deporre ai suoi piedi fucilini, pistoline, carrarmatini e quant’altro, ricevendone in cambio giochi «di pace». Viene in mente, per i più anziani, quel famoso Diario minimo con cui Umberto Eco fece scalpore tra i «compagni» impegnati in quegli anni col Tribunale Russell e il disarmo unilaterale il cui slogan era «meglio rossi che morti». Eco se ne uscì con la «Lettera a mio figlio», contenuta in quel libro, che così spiazzava: «E allora, Stefano… Allora ti regalerò fucili. A due canne. A ripetizione. Mitra. Cannoni. Bazooka. Sciabole. Eserciti di soldatini in assetto di guerra». Naturalmente, il «contrordine compagni» era a senso unico. Ecco qualche scampolo: «…ti insegnerò, certo, che Fantomas era cattivo, ma non verrò a raccontarti, complice della corruttrice baronessa Orczy, che la Primula Rossa era un eroe. Era uno sporco vandeano che dava noie al buon Danton e al purissimo Robespierre, e se giocheremo tu prenderai parte alla presa della Bastiglia», o «Fra Diavolo, grassatore se mai ve ne furono al soldo degli agrari e dei Borboni». Eco ricordava, anche, all’anonimo interlocutore: «E lei, lei che è antifascista si può dire dalla nascita, ha mai giocato con suo figlio ai partigiani? Si è mai acquattato dietro il letto fingendo di essere nelle Langhe e gridando attenzione, da destra arriva la Brigata Nera, rastrellamento, rastrellamento, si spara, fuoco sui nazi?!». Il fatto è che, a furia di pacifismo, qualcuno poteva scordarsi che si trattava di pura ideologia, e strumentale. Naturalmente, quando i rivoluzionari dismettono un vecchio arnese ideologico, ecco che i preti (sempre in ritardo di almeno un paio di rivoluzioni, come ha detto qualcuno) se ne impadroniscono e ne fanno un feticcio. Il direttore Cascioli ha più volte ricordato che non c’è bisogno dei «venditori di armi» per fare stragi. O addirittura genocidi: quello del Rwanda, quasi un milione di morti negli anni Novanta, si svolse a colpi di machete e coltello. Dunque, non c’è bisogno degli F35 per creare ecatombi. C’entrarono i «venditori di armi» negli altri due grandi genocidi del Novecento, quello armeno e quello ebraico? No, solo l’ideologia. Sono le idee che uccidono, anche quelle tribali. Umberto Eco, cui non faceva difetto certo l’acume, avvertiva che l’eccesso di predicazione pacifista snerva, devirilizza, rende inermi “dentro”, così che l’avversario ha già vinto senza dover combattere. Il suo ragionamento era orientato, sì, ma è un insegnamento che vale sempre e per tutti. E, si noti, si rivolgeva a suo figlio, un bambino. Non a caso, quando sorse l’astro del gender, tacque. Non cambiò idea, si limitò a star zitto, avendo già dato. Venendo ai cattolici, essi sono pacifici, e non pacifisti. «Si vis pacem para bellum», dicevano gli antichi romani. E la Chiesa cattolica è non a caso Romana. Anche se ha dimenticato la sua «lingua sacra» (caso unico tra le grandi religioni monoteiste), quel latino che ormai si è costretti a tradurre: «Se vuoi la pace preparati alla guerra».

fonte http://lanuovabq.it/it/a-uccidere-sono-le-ideologie-non-le-armi

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La commissione su Bibbiano non indagherà su… Bibbiano

Posted by on Ago 29, 2019

La commissione su Bibbiano non indagherà su… Bibbiano

L’inciucio Pd-5 Stelle è già all’opera in Emilia Romagna, dove la Regione ha inaugurato i lavori della Commissione affidi partendo dai fatti di Bibbiano. Ma il governatore Bonaccini ha deciso che non si indagherà sui fatti di Bibbiano. «Dovremo solo controllare le procedure, ma ne terremo conto», tentano di giustificarsi. L’opposizione di Centrodestra esplode, ma l’inciucio è servito perché in ufficio di presidenza i dem hanno chiamato soltanto i 5 Stelle, guarda caso determinanti nell’approvazione della legge bavaglio Lgbt. L’inciucio Pd-5 Stelle è già all’opera in Emilia Romagna, dove la Regione ha inaugurato i lavori della Commissione affidi partendo dai fatti di Bibbiano. Ma il governatore Bonaccini ha deciso che non si indagherà sui fatti di Bibbiano. «Dovremo solo controllare le procedure, ma ne terremo conto», tentano di giustificarsi. L’opposizione di Centrodestra esplode, ma l’inciucio è servito perché in ufficio di presidenza i dem hanno chiamato soltanto i 5 Stelle, guarda caso determinanti nell’approvazione della legge bavaglio Lgbt. Il ministro della famiglia Alessandra Locatelli ha recentemente sostenuto che un accordo di governo tra Pd e 5 Stelle avrebbe come effetto collaterale l’insabbiamento del caso Bibbiano. Il sospetto della Locatelli è relativo anche all’estromissione della Lega Nord e del Centrodestra dall’ufficio di presidenza della commissione d’inchiesta sugli affidi in Regione Emilia Romagna, teatro dei fatti di Bibbiano, che invece era stata promessa al Carroccio. «C’e’ un sistema che si tende a tenere nascosto e che si tende a sminuire», ha detto. Probabilmente non si riferiva all’indagine della magistratura che invece sta procedendo spedita con l’apertura di nuovi filoni e aree di indagine, ma sicuramente all’attenzione politica di un fenomeno che fino a una settimana fa i 5 Stelle usavano in chiave anti Pd e ora invece è sparito dal radar. Un riscontro alle parole della Locatelli si può avere guardando le recenti vicende in Regione proprio in riferimento ai lavori della commissione, dove emergono due fatti inquietanti: l’estromissione del Centrodestra dall’ufficio di presidenza e soprattutto l’estromissione dei fatti di Bibbiano, o meglio dalle procedure prese in esame, dai lavori dell’assise consiliare. In poche parole: nella commissione su Bibbiano non si parlerà di… Bibbiano. È un triste e forse grossolano sunto, ma sono i fatti per come si stanno delineando in queste ore. «L’inciucio tra il Movimento 5 Stelle e il Partito democratico qui era già nell’aria», ha dichiarato infatti Roberta Rigon, responsabile del dipartimento famiglie di Fratelli d’Italia. «Guarda caso – spiega alla Nuova BQ – l’unica forza d’opposizione inserita dal Pd sono proprio i 5 Stelle. Lega, Forza Italia e Fratelli d’Italia, non hanno avuto alcuno spazio e questo la dice lunga. Corriamo il rischio che venga insabbiato tutto». E sempre guarda caso, la commissione viene formata proprio all’indomani dell’approvazione della legge regionale sull’omotransnegatività grazie anche ai voti dei 5 Stelle. Insomma, l’inciucio giallorosso è già all’opera in Emilia. La Commissione speciale istituita sugli affidi illeciti di Bibbiano infatti non potrà entrare nel merito specifico di quanto accaduto in Val d’Enza e denunciato dall’indagine Angeli e Demoni. Anche Fratelli d’Italia si è unita alla denuncia del leghista Stefano Bargi al termine della prima riunione della Commissione martedì a Bologna. Il Carroccio ha spiegato che il professor Giuliano Limonta, coordinatore della commissione tecnica di valutazione del sistema degli affidi, ha chiarito che alla Commissione sono stati affidati compiti di valutazione straordinaria per capire dove siano i nodi del sistema affidi, senza entrare nel caso specifico di Bibbiano. «Non ci è stato chiesto uno zoom sull’inchiesta reggiana, anche se ovviamente ne terremo conto», ha detto. In altre parole – è l’accusa del Carroccio – per scelta politica dell’amministrazione regionale, la Commissione tecnica dovrà evitare di scendere nello specifico degli affidi illeciti avvenuti in Val d’Enza ed emersi dall’indagine Angeli e Demoni. Una commissione d’inchiesta senza possibilità di fare inchiesta. Per una commissione che dovrebbe indagare decisioni politico-amministrative prese dal Pd e che viene presieduta da Dem non c’è male. Insomma: la commissione tanto strombazzata dal Pd e presieduta anche dai nuovi amici a 5 Stelle non sarà nulla più che una Commissione chiamata ad effettuare una verifica straordinaria rispetto al sistema affidi e verificare se tale sistema presenti lacune oppure no. Dunque: mentre a Roma si sancisce l’alleanza di due partiti che fino a ieri si odiavano e usavano il caso Bibbiano come arma per lanciarsi strali a vicenda (sintomatico è il video meme che sta girando in questi giorni di Di Maio che urlava che «mai e poi mai ci alleeremo con il partito che rubava i bambini con l’elettrochoc) proprio in Emilia – e sul caso Bibbiano! – si sta saldando un’alleanza ambigua perché l’ufficio di presidenza della commissione non garantisce imparzialità: «Non la garantiva un mese fa e ancor più non la garantisce oggi con all’orizzonte un’alleanza tra Pd e 5 Stelle a Roma che potrebbe replicarsi alle regionali dove è in gestazione», hanno detto dal Centrodestra. Tra l’altro. Come si fa a sostenere che «questa commissione tecnica vuole determinare le disfunzioni del sistema» se poco prima si è detto che non ci si concentrerà su quel sistema che è entrato in crisi con gli arresti dei pm del 27 giugno scorso? Curioso poi che l’esponente di FdI, Giancarlo Tagliaferri, abbia chiesto accesso agli atti documentali, la cui richiesta dovrebbe essere evasa solitamente in 5 giorni. «Eppure la Giunta ha riferito che per la complessità della richiesta non potrà fornire questi documenti prima del 29 settembre. La commissione tecnica, se non ha già preso visione di questi atti, cosa ha fatto fino ad oggi?», si chiede Tagliaferri. Il timore è che da quegli atti emerga con forza il fatto che la Regione a guida Pd sponsorizzasse il centro La Cura di Bibbiano come modello da prendere ad esempio in tutt’Italia, frutto di una strategia politica che vedeva nel modello Val d’Enza la punta di diamante del sistema affidi emiliano. In questo senso è singolare notare che in commissione siede anche Roberta Mori, ex sindaco del Reggiano e oggi consigliere dem e presidente della commissione per la parità e i diritti delle persone, che quel sistema conosceva molto bene tanto da partecipare negli anni scorsi a incontri pubblici insieme anche ad alcuni protagonisti dell’inchiesta e convegni organizzati proprio da chi oggi è indagato. In un convegno in particolare la Mori esprimeva la volontà, rispetto ai servizi della Val d’Enza, di condividere le metodologie di approccio. La Mori ha già diffidato quanti hanno provato ad accostarla al sistema Bibbiano e in particolare alla principale accusata Federica Anghinolfi, come è successo con il collega in consiglio Andrea Galli di Forza Italia. Resta però agli atti che le sperimentazioni condotte a Bibbiano abbiano «dato luogo alla creazione di nuove modalità di lavoro che integrano pienamente il lavoro della Regione». E questo la Mori lo scriveva nel suo blog. Il video del suo intervento invece è qui. Ps: la Mori è la madrina della legge regionale sull’omotransnegatività votata anche dai Cinque Stelle.

fonte http://lanuovabq.it/it/la-commissione-su-bibbiano-non-indaghera-su-bibbiano

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