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Cavalli e fake-news di Fiorentino Bevilacqua – Alta Terra di Lavoro

Alta Terra di Lavoro

già Terra Laboris,già Liburia, già Leboria

Cavalli e fake-news di Fiorentino Bevilacqua

Posted by on Nov 6, 2017

Cavalli e fake-news di Fiorentino Bevilacqua

Malcom X, il discusso paladino dei diritti dei neri d’America, distingueva questi ultimi in negri da cortile e negri da fatica nei campi. I primi erano quelli che vivevano sotto lo “stesso tetto” del padrone, padrone  che servivano e onoravano; i secondi erano quelli impiegati nelle piantagioni di cotone e, in generale, nel duro lavoro nei campi. I primi erano schiavi ai quali mancava sì la libertà di fare molte cose consentite al solo uomo bianco, ma mangiavano a sufficienza e non vestivano di stracci; i secondi non avevano nemmeno questo. I primi amavano il padrone bianco; i secondi , lo odiavano con tutto se stessi.

Su Malcom X  si può pensare ciò che si vuole. Certo non era Gandhi ma, almeno, quello ritornato cambiato dal viaggio a La Mecca, non era un razzista all’incontrario. Ma spesso succede così e non ci si può fare quasi nulla: quando si prende coscienza dei torti subiti, inizialmente non si fanno distinzioni di sorta e si considera che tutti quelli della parte da cui sono venuti i torti, anche quelli che non li hanno fatti direttamente, sono della stessa pasta degli aguzzini: aguzzini pure loro, responsabili consapevoli dei torti inflitti. Non è così, però…

Dalla distinzione operata  da Malcom X, si può trarre una sorta di insegnamento: colui che va d’accordo con il suo aguzzino, che non  lo vede neanche più come tale, come un limitatore dei suoi diritti (che egli, ormai, non sa più neanche di avere), in fondo, finisce per sancire non la sua inferiorità innata (che non esiste), ma la sua inferiorità acquisita,  inferiorità che consiste nel non sapere più né chi realmente egli sia, né cosa può essere al di là di ciò che si vuole che lui sia.

Ecco perché tra il negro da cortile e quello da fatica nei campi, è preferibile … il nero: colui che sa cosa è, in potenza, e cosa può essere se si libera dei freni che lo inibiscono.

In fondo, noi dei territori che furono del Regno delle Due Sicilie, siamo già oltre i neri di cui sopra: stiamo diventando consapevoli di cosa eravamo e di quali sono le nostre vere potenzialità. In pratica ci stiamo liberando da una situazione che ricorda molto da vicino quella del film Matrix. Siamo noi, con la nostra storia plurisecolare, i nostri molti pregi, i nostri difetti, ma oggi, partendo dal revisionismo storico, stiamo diventando consapevoli di ciò che è veramente nostro scrollandoci di dosso ciò che altri hanno detto (e lavorato affinché noi credessimo…) che fosse nostro.

Siamo andati, quindi, e stiamo andando al di là delle falsità che i libri di storia, le riviste, i quotidiani, la radio e le televisioni (ognuno nel proprio intervallo temporale di attività) ci hanno raccontato da 157 anni a questa parte.

Ci stiamo riappropriando in massa della nostra vera storia e guardiamo con occhi nuovi noi stessi,  il nostro territorio, le nostre attività,  proprio grazie alla rete; soprattutto, in certi casi, grazie ai social che essa ospita1. Se scopri, grazie alla revisione storica disponibile in rete (ma, poi, anche sui mezzi più classici: libri e riviste in numero sempre maggiore) il tuo passato e, in questo passato scopri realizzazioni positive, governanti  illuminati, azioni di governo e realizzazioni nei più diversi campi (agricolo, industriale, scientifico, tecnico, sociale etc) di tutto rispetto e spesso imitate da altri che ancora non le avevano raggiunte, allora guardi te stesso con occhi diversi e lo stesso fai con la tua realtà territoriale. Ti accorgi che non sei, come Popolo, così come ti hanno raccontato  che eri (… e come continuano a dirti che sei su certi mezzi di informazione e formazione).

E’ una sorta di risveglio!

Ci sarebbe voluto molto più tempo, troppo tempo (e forse questo traguardo non sarebbe stato mai raggiunto), se avessimo dovuto affidarci solo ai libri, ai pochi libri “revisionisti” di alcuni anni fa, in un paese in cui pochi leggono  libri. Inoltre, mentre il libro si legge nel proprio salotto e difficilmente, il giorno dopo, al lavoro o al bar, si trova qualcuno con cui condividere quell’esperienza di lettura, ognuno, grazie alla rete, pur rimanendo fermo in casa propria, trova molte più fonti e molte più persone con cui condividere le proprie esperienze, le proprie nuove, numerose acquisizioni e conquiste.

Questo ha accelerato la presa di coscienza ma, questa presa di coscienza fa paura a chi da essa, dai cambiamenti che ne possono derivare, ha qualcosa da perdere: potere politico , potere economico etc.

Allora? Allora, pur non avendo mai alzato un dito contro le falsità presenti nei libri di storia, nei testi scolastici d’obbligo ed in altre fonti di informazione e formazione (perché su quelle falsità sono state costruite posizioni dominanti), ecco che il sistema si accorge delle falsità, delle cosiddette fake-news  presenti …  dove!?  Sui libri di testo, nei giornali, nelle televisioni!?! No, (quelle tornano utili!):  sulla rete, cioè proprio su quella fonte che ha reso possibile lo smascheramento delle falsità, delle fake-news  di …regime.

Papa Francesco, in una conferenza stampa, ha affermato: “La stampa libera, laica e anche confessionale, ma professionale […] deve dire tutto, senza cadere nei tre peccati più comuni: la disinformazione  – dire la metà e non dire l’altra metà – ; la calunnia, la diffamazione2.

La denuncia del sistema3, tardiva e parzialissima com’è, forse ha come fine anche la delegittimazione della rete stessa (ma, per fortuna, anche qui esiste qualcosa di simile alla “corsa agli armamenti evolutiva”) nella speranza, forse, di renderla inservibile per chi volesse usufruire di essa e non della pilotabile informazione di regime4 , qualunque sia la via da questa usata per raggiungere le masse (canali TV, carta stampata, Radio etc).

Dunque, che dire delle cosiddette  fake-news della rete, quelle di cui ormai, e da un po’ di tempo, parlano quotidianamente radio, televisioni e giornali (quelli, cioè, che ricevono finanziamenti dallo Stato, senza dover rendere mai conto  a nessuno, a differenza di quanto accade all’estero)?

Probabilmente ci si accorge di esse, per vere o presunte che siano, perché quella fonte di informazione e formazione, la RETE, mette in pericolo il mantenimento dello status quo: altri, che non sono quelli delle posizioni dominanti, hanno accesso ad essa, possono interagite tra di loro e non sono facilmente manipolabili (proprio per la pluralità di fonti che la rete ospita) come lo sono con gli altri media controllati dal sistema5!

Ma un dubbio nasce comunque. Di fronte alla celebrazione degli eventi risorgimentali (cosiddetti tali anche per i territori dell’ex Regno delle Due Sicilie) e alla contemporanea presenza in rete, su Facebook, per esempio,  delle contro celebrazioni o, comunque, di post di segno contrario, quale considererà fake un giovane armato dal sistema se il sistema fornirà ad esso solo fonti  pro risorgimento?

Versione A (quella ufficiale che ci hanno insegnato): mille giovani volontari, provenienti dalla società civile , spontaneamente si imbarcarono su due piroscafi alla volta della Sicilia; i piroscafi erano stati sottratti ai legittimi proprietari con un ardimentoso colpo di mano (gli eroi possono fare diversamente?). Giunti nell’isola, furono accolti come salvatori dalla popolazione e, di vittoria in vittoria, arrivarono poi a Napoli. I napolitani, così liberati, votarono entusiasti, con percentuali bulgare, per il Sì all’annessione al Piemonte.

“Versione” B (quella che viene fuori dalla lettura senza paraocchi di tutte le fonti): i piroscafi erano stati regolarmente fittati con atto notarile; i volontari non erano mille, ma, nel complesso, c’erano molti membri dell’esercito piemontese in congedo temporaneo;  la spedizione era stata a lungo preparata anche con un attento lavoro di corruzione; i marsalesi accolsero i garibaldesi “come cani in chiesa” (G. Bandi); le cosiddette vittorie sul campo furono favorite da “strani” ritiri del possente esercito borbonico (tanto che Maxim Du Camp definì la spedizione dei mille una “passeggiata militare, stancante, è vero, ma per nulla pericolosa”); al plebiscito partecipò un numero limitatissimo di cittadini: il voto non era segreto ed era poco prudente votare NO; votarono, comunque, anche i garibaldesi e i marinai delle navi inglesi presenti in porto; in molti seggi, il numero dei  Sì all’annessione fu superiore al numero degli aventi diritto al voto in quel seggio!

Ecco, di questa “versione” B non c’è traccia nei libri di testo: certi paladini della verità, quelli che si scagliano contro le falsità della rete, a queste cose non fanno nemmeno cenno anzi, dalle loro parti, qualcuno prova a fare le pulci alle posizioni revisioniste.

Assurdo!

Che fiducia si può avere in loro? Nessuna.

Ma che c’entrano i negri con le Due Sicilie di oggi?

Osservando gli ultimi avvenimenti, e rifacendoci alla metafora dei negri di Malcom X (fatte le debite proporzioni e i necessari distinguo ) viene da dire che se una volta il cortile era quello del padrone, nel senso che  il negro  andava nel “cortile” del padrone, oggi, il cortile è quello del negro ed è lì che si reca il “padrone” (così come hanno suggerito, evidentemente, gli spin- doctor di turno).

Nel nostro caso (fatte le debite proporzioni), il “cortile” si chiama Pietrarsa6, luogo per noi quasi sacro.

Si tratta di un omaggio, un dono, un riconoscimento alla nostra storia passata?

Se fosse così, questa sarebbe una manovra che probabilmente aspirerebbe ad essere definita “abile”.

A me, invece, fa venire in mente Laocoonte, il troiano che, temendo i Greci, (soprattutto quando offrivano doni!), si opponeva a che il cavallo di legno, da questi ultimi lasciato davanti le mura di Troia, fosse portato dentro la città.

Il cavallo fu fatto entrare, e finì come finì.

Anche in quel caso, dunque, c’era di mezzo un cavallo.

 

Fiorentino Bevilacqua

06.11.2017

Il cavallo simbolo di Napoli, il Corsiero del Sole

Il cavallo simbolo di Napoli, il Corsiero del Sole


1) Un esempio per tutti:  https://www.facebook.com/groups/ConosciAmoNapolielaCampania/?fref=nf

2) Francesco (Jorge Mario Bergoglio) -Andrea Tornielli, In viaggio, Piemme edizioni.

3) Un esempio  https://www.agi.it/politica/laura_boldrini_decalogo_fake_news-2304185/news/2017-10-30/

4) https://www.fanpage.it/fondi-per-l-editoria-il-governo-ci-ripensa-e-li-aumenta-a-120-milioni-di-euro/ fondi per l’editoria http://www.beppegrillo.it/2012/07/120_milioni_di.html le truffe http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/11/20/fondi-per-leditoria-in-dieci-anni-truffe-per-110-milioni-di-euro/420850/

5) https://www.key4biz.it/fake-news-un-falso-problema-perche-non-esistono-notizie-vere/203876/

6) http://www.napolitoday.it/politica/conferenza-programmatica-pd-pietrarsa-27-29-ottobre-2017.html

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