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CAVOUR (terza parte)

Posted by on Giu 24, 2017

CAVOUR (terza parte)

cavour massone?

Alla sicura appartenenza affaristica agli ambienti protestanti ed ebraici, secondo alcuni si aggiungerebbe l’appartenenza alla massoneria. Anche se l’autentica affiliazione massonica di Cavour manca di prove documentali convincenti, Cavour fu ritenuto Gran Maestro in pectore del Grande Oriente Italiano (AM). Così come non è riscontrabile l’accusa di pedofilia rivolta al Cavour da più parti.

metamorfosi del cavour

Cosa sia successo nel 1850 perché da sfaccendato e dilapidatore di sostanze paterne si sia trasformato in uomo politico, non si capisce. È logico supporre che nei suoi viaggi in Inghilterra ed in Francia Cavour sia venuto a contatto con ambienti della grande finanza internazionale, interessati a far conquistare nuovi mercati ai prodotti delle industrie da loro finanziate o interessati all’impiego dei loro capitali. In quegli anni gli Stati italiani erano rigidamente protezionisti e non favorivano l’importazione di prodotti dall’estero. Il primo Stato italiano ad abbattere le barriere doganali fu il Piemonte per l’opera del Cavour: prima ministro dell’agricoltura, poi delle finanze, infine primo ministro. La grande finanza internazionale, che condizionava tutti i governi, ebbe interesse allora a far appoggiare le mire espansionistiche del Piemonte, oberato di debiti interni per le precedenti sconfitte nelle guerre di conquista e per l’attuazione della politica doganale liberistica. Nel 1857 il saldo passivo tra importazioni ed esportazioni aveva raggiunto i 100 milioni di lire. Era un calcolo di convenienza reciproca. Da un lato il capitale dei finanzieri francesi ed inglesi veniva remunerato per i prestiti, garantiti dall’appoggio dei loro governi alla politica espansionistica del Piemonte e per i consumi dei loro prodotti. Dall’altro lato il Piemonte attuava una politica di investimenti interni e di conquiste territoriali. In fondo conveniva alle due parti. Gli unici a non essere d’accordo erano i cittadini piemontesi che pagarono in tasse ed in vite umane quella politica: ma questo aspetto del problema non interessava assolutamente i finanzieri, Cavour e Vittorio Emanuele.

nel 1849 il piemonte non era finanziabile

Tra il marzo e l’agosto del 1849 il Piemonte, che stava trattando la pace con l’Austria, dopo la sconfitta di Novara, chiese invano aiuto all’Inghilterra e alla Francia: queste non mossero un dito anche in presenza del negoziatore austriaco Bruck che aveva iniziato le trattative chiedendo ben 200 milioni di lire di risarcimento. La somma richiesta era enorme e pari a tre volte le entrate annue del Piemonte. Lo stesso Vittorio Emanuele si lamentava del fatto che l’Austria nel 1815 avesse reclamato dalla Francia una somma pari ad un solo anno di entrate mentre ora “réclamait de nous était presque du triple”. Il consigliere di legazione austriaco, barone Metzburg, aveva riferito a Bruck: “Il Piemonte ha ormai la certezza di non poter fare assegnamento sul sostegno della Francia e su quello dell’Inghilterra” (AF). Considerazioni: In conclusione, tra il 1849 ed il 1852 c’è stato un cambiamento della politica inglese e francese verso il Piemonte e la sua politica espansionistica. Da cosa fosse stato determinato non è dato di sapere. Certo non crederemo alla favola del desiderio degli italiani di riunirsi sotto Vittorio Emanuele, né crederemo alla favola del tessitore! Qualche elemento emerge, come il seguente. Quando nel 1848 si seppe della caduta di Luigi Filippo, re dei francesi, e della proclamazione della repubblica in Francia, Cavour commentava in alcune lettere scritte a Melhuish e a De La Rüe: “Sono stroncato, perché non credevo assolutamente, lo devo ammettere, alla possibilità di un evento simile. Con la repubblica in Francia che ne sarà di noi? Si deve prevedere il peggio ed agire in conseguenza”. Ed agì in conseguenza provvedendo ad annullare ordinazioni e affari in corso, e cercando di realizzare al più presto i crediti pendenti, in attesa di un chiarimento della situazione (R2). Evidentemente Cavour, legato a determinati ambienti, temeva che nel nuovo ordinamento il potere dei suoi amici fosse diminuito. Noi sappiamo, invece, che, come al solito, Cavour si sbagliava: proprio gli ambienti ai quali era legato avevano determinato la repubblica, determinarono l’ascesa di Napoleone III e determinarono l’alleanza con il Piemonte contro l’Austria che resisteva loro. Tra l’altro Cavour, ancora una volta, aveva sbagliato alleandosi, nella guerra che si sviluppava tra i grandi finanzieri internazionali, anche e specialmente ebrei, con il gruppo più debole. Vedremo più avanti come Cavour si alleò con il più forte, dopo essere stato ridotto alla ragione.

 

Carmine De Marco

Fonte brigantaggio.net

(dal libro Revisione della Storia dell’Unità d’Italia)

da: http://www.adsic.it/storia/Cavour.htm

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