Alta Terra di Lavoro

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C’ERA UNA VOLTA…Su Punta Pennata

Posted by on Ago 8, 2019

C’ERA UNA VOLTA…Su Punta Pennata

Questa è la scarna storia di uno dei monumenti dell’antica città di Misenum, di un teatro romano che ha visto e vissuto tempi m…igliori in questa terra baciata da Dio e distrutta dagli uomini.
Del teatro, che fu edificato sfruttando il pendio della collina, nel 1817 si conservavano ancora corposi “vestigi del proscenio e della scena, come si vedono designati nella pianta” (Ph. 1)
– P. Panvini, Il forestiere, pag. 129, Na 1990 –
Oggi, per effetto dell’intensa urbanizzazione, sopravvivono solo strutture isolate che non permettono di cogliere un’immagine complessiva dell’edificio. Sono visibili, del livello superiore, un pilastro di sostegno delle arcate e, del livello intermedio, i resti di una scala e parte di una galleria, attualmente trasformata in deposito.
Ancora percorribile risulta un tratto del corridoio inferiore, da cui si dipartono altre gallerie radiali, successivamente murate.
Caratteristica del teatro era la presenza di un cunicolo che, dalla tredicesima arcata di tale corridoio raggiungeva, attraversando la collina, l’antica via Herculea e quindi il porto, “per’ dove – riteneva il Paoli – venissero agli spettacoli que’ di Baja, i quali, senza neppure girare il promontorio, potevano attraversare quelle grotte navigabili, che erano nell’opposta collina”.
Il cunicolo, tuttora esistente e percorribile, termina oggi direttamente in mare.
Dalle parole del Paoli è facile intuire che si tratti del costone tufaceo di Punta Pennata, quando attesta che “potevano attraversare quelle grotte navigabili, che erano nell’opposta collina”.
Ebbene, il cunicolo sopravvissuto del Teatro di Misenum, si aggetta esattamente al centro dell’isolotto di Punta Pennata, osservando un preciso allineamento con una residenza romana ivi rinvenuta.
A questo punto, la domanda sorge spontanea: Che cos’era? Soprattutto, a chi apparteneva quella residenza?
All’interno dell’antica rada di Miseno, nei pressi di un semi-sommerso ninfeo scavato nel tufo dell’isolotto, sono visibili i resti di diversi ceppi lignei semi-affioranti dal fondo melmoso (- 4 m). Posti in parallelo rispetto a Punta Pennata, essi hanno un diametro di cm 50 ca., un andamento nord – sud e sono simmetricamente disposti lungo un asse di almeno 15 m.
Probabilmente, scampati alle teredini, sono gli elementi sopravvissuti di un’antica banchina d’approdo che immetteva ad una retrostante villa panoramica da immaginare su Punta Pennata.
A rafforzare quest’ipotesi, poco in là, quasi al centro del porto, c’è una barriera protettiva posta a – 6 m dal bradisismo sotto i flutti della rada, formata da pilae realizzate in conglomerato cementizio ed eretta proprio a tutela dell’ormeggio.
PUNTA PENNATA , residenza dell’ammiraglio?
L’isola di Punta Pennata è un’affascinante microcosmo policromo, plasmato, nella successione irregolare di sporgenze e rientranze, da un variegato quanto fragile ecosistema, fortunatamente non ancora del tutto compromesso dall’opera dell’uomo.
Dal piccolo attracco dello “Schiacchetiello”, un breve viottolo s’inerpica su per lo sperone tufaceo, fino ad una casa colonica. La passeggiata sull’isola (proprietà Raiola), che rappresenta quanto rimane del cratere vulcanico del Porto di Miseno, è molto suggestiva ed offre altrettanti spunti di analisi.
Il tortuoso sentiero, marcato da un intenso profumo di ginestre e resina di pino, mostra scorci naturalistici, paesaggistici e archeologici degni di attenzione. Mentre i terrazzi del versante solatio sono stati attrezzati quasi come degli antichi “campi centuriati”, vale a dire in spazi quadrati per la coltivazione di ortive e di vitigni di aglianico e falanghina, poco oltre, risparmiata dall’antropizzazione, si assiste alla naturale esplosione primaverile della macchia mediterranea.
La fitta prateria cespugliata, la sterpaglia e la terra assetata, dissodata e resa fertile dalla sapiente mano del colono, sono illuminate da spruzzi intensi di colore cremisino di papaveri e da bianchi cespugli di margherite. A occidente, dall’alto del dirupo, il luccichio dei raggi di sole sulla stante acqua del porto mostra, in rapide sequenze, il baluginare di minacciose ed oscure mura.
Continuando sempre a salire, spostandoci da una parte all’altra del sentiero, un salutare venticello, intriso dell’odore del mare, di pino mediterraneo e di erba secca, allevia la nostra fatica.
Giunti al centro dell’isolotto, non si ode alcun rumore, tranne che il canto stridulo e malinconico dei gabbiani. Lì, sulla sommità, nei pressi di una piccola abitazione monocellulare, sono visibili i corposi resti di una residenza ascrivibile all’età imperiale.
Lo schema dell’intero complesso, oggi solo parzialmente leggibile, abbracciava tutto l’isolotto e l’attuale scosceso. Nel corso dei secoli i repentini fenomeni di subsidenza e la costante opera d’erosione del banco tufaceo, provocata dal mare e dalla plurisecolare azione degli agenti atmosferici, hanno lasciatoin evidenza soltanto pochi resti di elementi murari sparsi qua e là tra la vegetazione e un’imponente muratura (andamento est-ovest), con nucleo in cementizio e strati di scheggioni di tufo (dimensioni dei caementa 15 cm ca.) alta 1,80 m, per una lunghezza di oltre 70 m, realizzata su uno spesso strato compatto di tufo (pappamonte).
A sud, nel punto più alto del crinale, dal piano di campagna affiora una muratura, probabilmente relativa a una ambulatio (andamento nord-sud), alta 1,60 m e lunga 25 m ca. realizzata in cementizio, con paramento in tufelli rettangolari disposti su filari orizzontali, su cui si addossa una lesena con paramento in laterizio.
Sul lato occidentale, e su tutto lo scosceso nord – sud che dà sulla rada, sono riconoscibili altri grandiosi resti di mura in opus reticulatum e in opera vittata, oggi silenti testimoni dell’antico splendore della dimora.
A sud, a picco sul mare del lato sud-orientale, sono disposte due cisterne rettangolari che dovevano soddisfare le esigenze idriche della villa.
Un angusto cunicolo in parte insabbiato e un viadotto, entrambi aperti sull’asse latitudinale (est – ovest) – l’uno visibile nel tratto mediano del banco di tufo di Punta Pennata, l’altro realizzato al disotto delle due conserve idriche e prossimo alla punta dell’isolotto -, un tempo erano entrambi funzionali alla villa. Oggi, causa i ben noti fenomeni di subsidenza (- 6 m) e di erosione del costone, risultano interamente invasi dall’acqua.
Anche se riconosciuti storici e archeologi collocano su Punta Sarparella il centro di comando della Classis (Praetoriae) Misenensis, la presenza di un ambulatio e di altri corposi resti di una villa sull’isolotto e d’importanti elementi sommersi individuati e testé descritti inducono a un’altra ipotesi: potrebbe essere questa di Punta Pennata la residenza di Plinio il Vecchio, il Praefectus Classis della più imponente armata navale disposta da Roma sul Mediterraneo Occidentale?
Forse, per quanto ci siamo sforzati di spiegare, questi non trascurabili elementi fanno propendere l’ago della bilancia per il sì.
Infatti, solo dalle terrazze di questa residenza si contemplava la visione dell’intero Golfo di Puteoli, parzialmente la proiezione di Napoli, la costiera sorrentina e Capri. Peraltro, volgendo lo sguardo sul versante opposto, la visione della città ed il controllo delle navi alla fonda nel porto era totale.
Da questa tranquilla residenza, posta tra il c.d. Faro di Pennata, il porto e la città di Miseno, si pianificavano gli interventi militari sul mare. L’alto comando della flotta misenate, il praefectus classis, che probabilmente qui risiedeva, doveva determinare la vita politica e militare di una città cui Roma aveva affidato il compito di tutelarne gli interessi sul Mare Nostrum e sulla terraferma.
Ovviamente, le decisioni erano immediate e talvolta anche gravi. Solo da questo scoglio, posto oggi dalla natura in mezzo al mare e lontano dalla caotica città militare, si potevano gestire in momenti decisivi le strategie militari e sociali da adottare.
E’ da questa residenza che durante l’eruzione del Vesuvio (fine di settembre – inizi di ottobre del 79 d.C.), Plinio il Vecchio partì alla volta di Ercolano?
Alla prossima…
In foto, Punta Pennata. E’ su questo scoglio che si trovava la residenza di Plinio il Vecchio, Praefectus Classis della più potente armata navale disposta da Roma sul Mediterraneo Occidentale?
La foto di Punta Pennata vista dall’alto è stata tratta dal Web.
Buena Vida

Ciro Amoroso

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