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Cesare Bertoletti, un ufficiale piemontese a Napoli – Alta Terra di Lavoro

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già Terra Laboris,già Liburia, già Leboria

Cesare Bertoletti, un ufficiale piemontese a Napoli

Posted by on Nov 20, 2017

Cesare Bertoletti, un ufficiale piemontese a Napoli

È noto da sempre che la storia ufficiale delle guerre e delle rivoluzioni la scrive la parte vincitrice, mentre la parte soccombente, appunto perché tale, non ha alcuna possibilità di chiarire o di rettificare tempestivamente le affermazioni dei vincitori.

Solamente dopo vari decenni, e a volte dopo secoli, gli avvenimenti e le conseguenze politiche economiche e sociali che da essi derivano, si possono esaminare obiettivamente e serenamente alla luce di documentazioni storiche tenute nascoste o ritenute per lunghissimi anni non degne di considerazione.

Ma il tempo è galantuomo e passato il periodo passionale, legato alla vita degli attori degli avvenimenti storici e alla vita dei loro immediati successori, inevitabilmente eredi, anche se solo in parte, delle passioni politiche dei predecessori, la verità viene poco a poco a farsi luce permettendo così, a chi di storia si interessa, la giusta messa a fuoco di quanto realmente accadde in un determinato periodo storico.

È, pertanto, con doloroso stupore che milioni di Italiani abbiano dovuto constatare come, celebrandosi ufficialmente il primo centenario dell’Unità, tutto sia stato fatto dai promotori dì tale celebrazione tranne la ricerca della verità storica di tutti gli avvenimenti che portarono alla felice e gloriosa conclusione. In conseguenza di ciò nell’animo degli Italiani in buona fede, e di qualsiasi regione, ma sopratutto nell’animo dei meridionali, è rimasto un senso di amarezza che, unitamente alla propaganda di un regionalismo del cui sviluppo ancora non sì vede quale sarà la conclusione, non potrà certo portare ad una unione più stretta e più intima tra gli Italiani del sud e quelli del nord.

E questo, soprattutto, si sarebbe dovuto realizzare celebrandosi il centenario dell’Unità nazionale.

Dal punto di vista storico è doveroso ricordare come le idee politiche, i moti e le richieste di innovazioni costituzionali per il governo dei popoli, ebbero origine in Sicilia fin nel lontano 1812 e poi, nel 1820 e nel 1848, anche a Napoli; e dopo, come conseguenza, nell’Italia settentrionale.

Sta di fatto che la storia dell’Italia meridionale dalla metà del 1700 ad oggi, e quindi la storia del Regno Borbonico, delle qualità del suo esercito, della sua marina (sia da guerra che mercantile), delle ricchezze o meno delle sue regioni e soprattutto dell’importanza nazionale ed europea del pensiero dei filosofi, degli economisti e dei politici meridionali, è sempre stata falsata, sia ufficialmente, sia dai singoli, e in modo tale da fare apparire tali regioni come misere, arretrate e dì peso, morale e materiale, per le altre provincie italiane, mentre invece, è vero esattamente il contrario.

Ossia è vero che con l’unione dell’Italia meridionale al resto della penisola, tale regione ha dato enormi ricchezze e ne ha ricevuto in cambio la rovina delle proprie industrie e della propria agricoltura facendo sempre la parte della Cenerentola, subendo anche la mortificazione di ricevere aiuti dai vari governi che si sono succeduti in Italia, come un parente, povero e svogliato, ne può ricevere da un parente ricco che sa far pesare il suo dono; mentre, invece, l’Italia meridionale ha pieno diritto di riavere quanto le è stato tolto sia moralmente che materialmente.

fonte

la storia che non si racconta

cesare bertoletti

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