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Ciccibacco e il legame con Dioniso nel presepe napoletano

Posted by on Dic 15, 2017

Ciccibacco e il legame con Dioniso nel presepe napoletano

Il terzo personaggio del presepe napoletano che abbiamo deciso di raccontarvi nel singolare calendario dell’avvento che Identità insorgenti offre ogni giorno fino a Natale ai suoi lettori è Ciccibacco, un pastore la cui origine è molto antica, come quella di altri simboli del presepe,  legata a Bacco (dio del vino) e al paganesimo.

Dall’aspetto grosso e dalle guance rosse, nel presepe si presenta spesso davanti alla cantina con un fiasco in mano, oppure è rappresentato seduto che trasporta una carretta piena di botti di vino, preceduto e seguito da un corteo di uomini vestiti con pelli di capra, i quali con zampogne e pifferi scandiscono gli orgiastici ritmi dionisiaci o talvolta viene rappresentato semplicemente seduto su queste botti, intento a bere, da qui il modo di dire napoletano “par Ciccibacc ngopp a bott”, espressione usata per indicare una persona brilla che è accasciata su di un piano. La scelta della collocazione delle due grotte non è casuale ma sta proprio ad indicare la vicinanza tra il sacro e profano e la sottile linea che li separa, l’eterna lotta tra il bene ed il male.

Questa tendenza a mescolare queste due forme contrapposte nasce a partire della fine del 1600 per rappresentare la venuta di Gesù proprio nella quotidianità fatta di umili e reietti: si scelse infatti di riprodurre pastori dall’aspetto ingobbito, impoverito, pastori ubriachi, che facevano parte del tessuto sociale dell’epoca e dunque secondo alcune fonti per questo motivo che Ciccibacco trova la sua postazione all’interno della narrazione presepiale.

In realtà è uno dei personaggi più fortemente pagani del presepe è proprio Ciccibacco ed ancora una volta ci illumina il tal senso Roberto De Simone nel suo “Il presepe popolare napoletano” quando parla delle figure del presepe retaggio di processioni medioevali documentate in Spagna, Provenza, Genova Napoli, località dove è ancora radicatissima la tradizione natalizia. “Anticamente – racconta De Simone – si allestivano dei carri sui quali prendevano posto divinità pagane degradate. Il corteo partiva nella tarda serata del 24 dicembre e giungeva a mezzanotte presso la chiesa stabilita dove gli dei spodestati rendevano omaggio al bambino Gesù. Ad Aix en Provence, nel museo locale, è conservata una dettagliata descrizione della manifestazione, soppressa alla fine del 1700. A Napoli la processione si svolgeva in epoca angioina presso la basilica di Santa Chiara: se ne ha notizia in un documento del 1429, anno in cui le autorità religiose e politiche decisero di sopprimerla. Guidava il corteo un carro con botti sul quale troneggiava un uomo con un fiasco di vino in mano, raffigurante Dionisio o Bacco. Parimenti, nel presepe napoletano, ricorre la figura di Ciccibacco, seduto trionfalmente sulle botti di un carro”.

Anche un’altra fonte preziosa sul presepe napoletano quale Italo Sarcone, nel suo libro sul presepe, appunto racconta del legame tra Ciccibacco e Dioniso. Secondo Sarcone, infatti, i napoletani con questa figura presepiale hanno tenuto in vita il vecchio Sileno, precettore di Dioniso, la cui ebrezza è sapienza. Non a caso uno dei simboli che Gesù istituirà per l’eucarestia sarà proprio il vino che diventerà strumento di purificazione insieme al pane. Ciccibacco, secondo Claudio Canzanella (Razzullo e la Sibilla, il presepe: dalle radici pagane della Sacra rappresentazione) è comunque una delle figure presepiali che appartiene al mondo “demoniaco” (dove lo inquadra anche De Simone): “Certamente rappresenta l’umanità che in modo festoso partecipa all’Evento, ma è anche un simbolo di ebrezza e quindi di vizio. In quest’ultimo senso appartiene anche egli al mondo demoniaco, cioè al mondo profano che si è lasciato attrarre e sedurre da mondo materiale… poiché però si trova su un carro in cammino, potrebbe anche indicare il camminare dell’uomo verso la verità. Del resto nella simbologia cristiana il vino è anche simbolo di verità, abbracciato com’è all’Eucarestia”.

Lucilla Parlato

(Ciccibacco visto dai Fratelli Gambardella, via San Gregorio Armeno 49, Napoli – Foto Francesco Paolo Busco)

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