Alta Terra di Lavoro

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Corpus Domini, Solennità del corpo e sangue di Cristo

Posted by on Giu 18, 2017

Corpus Domini, Solennità del corpo e sangue di Cristo

« Così Dio amò il mondo, da darci il suo Figlio Unigenito ».

Queste mirabili parole le vediamo brillare sulla capanna dell’Infante di Betlemme ove Cristo nacque su di un giaciglio di foglie.

Le vediamo impresse sulla povera casetta di Nazaret ove Gesù lavorò per amor nostro.

Le vediamo là nel pretorio di Caifa, di Erode, di Pilato, ove l’innocente Gesù soffrì per amor nostro.

Senza dubbio se Nostro Signore ci avesse amato soltanto fino alla croce, fino a dare la vita per noi, sarebbe già stata una prova di immenso amore, ma il Signore volle far più. Il Cuore di Gesù è Cuore divino, e Dio è eterno ed anche il suo amore non può morire: « Io sarò con voi sino alla consumazione dei secoli ».

Ma in che modo, o Gesù, resterai con noi? Se tu stesso hai predetto la tua morte, la tua partenza da questa terra?

Nella notte stessa nella quale uno dei suoi amici più intimi, un suo apostolo, Giuda, lo tradiva, nella notte in cui i suoi nemici aizzavano la plebe, radunavano falsi accusatori, armavano soldati per la sua cattura, mentre i Giudei gridavano : « Non deve regnare sopra di noi, è degno di morte… dobbiamo toglierlo dal mondo… », Gesù, là, nel Cenacolo, circondato dai suoi Apostoli dà una prova solenne di tutto il suo amore per gli uomini.

« Non vi lascerò orfani, esclama, ma sarò sempre con voi ». Ancora una volta quel Cuore adorabile, pieno d’amore, si commuove, pensa alle anime che avranno bisogno di nutrimento spirituale; che avranno bisogno di Lui e della sua forza ed allora decide di darsi come cibo.

Verso la metà della cena, prese il pane, alzò gli occhi al cielo, lo benedisse, lo spezzò e lo distribuì agli Apostoli dicendo: « Prendete e mangiate; questo è il mio Corpo ». Similmente fece del vino che distribuì dicendo: « Prendete e bevete, questo è il mio Sangue; ogni qualvolta farete questo, fatelo in mia memoria ».

Ecco compiuta l’istituzione del Sacramento dell’amore, l’Eucarestia, il Sacramento che fa vivere in mezzo a noi Gesù, anche dopo la sua ascesa al cielo.

I nemici uccisero Gesù, suscitarono persecuzioni di ogni genere, cercarono ogni mezzo per toglierlo di mezzo agli uomini, ma tutto fu inutile.

Cristiani, quante volte là da quel tabernacolo Gesù ci invita al banchetto divino! accostiamoci a lui. Rallegriamoci di essere nel numero dei fedeli convitati che il Padrone ha introdotto nella sua casa. Là dimenticheremo le nostre tristezze ed ascolteremo dal Cuore di Cristo i suoi divini consigli, là riceveremo la forza, il vigore per vincere i nostri nemici e camminare più speditamente per la via della virtù.

Gesù Eucaristico, sole splendente ed ardente d’amore, brilla nella nostra mente, nel nostro cuore, nelle nostre famiglie, nel mondo intero, e facci amare Iddio sopra ogni cosa e il prossimo come noi medesimi!

PRATICA. Accostiamoci sovente al banchetto divino.

PREGHIERA. O Signore, che sotto questo mirabile Sacramento ci hai lasciato un ricordo della tua passione, deh, concedici di venerare così i sacri misteri del Corpo e del Sangue tuo, da sentire continuamente in noi il frutto della tua redenzione.

fonte

santodelgiorno.it

 

SOLENNITA’ DEL CORPUS DOMINI 2017

Dal vangelo secondo Giovanni( 6,51-58)

 

In quel tempo, Gesù disse alla folla:
«Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo».
Allora i Giudei si misero a discutere aspramente fra loro: «Come può costui darci la sua carne da mangiare?».
Gesù disse loro: «In verità, in verità io vi dico: se non mangiate la carne del Figlio dell’uomo e non bevete il suo sangue, non avete in voi la vita. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell’ultimo giorno. Perché la mia carne è vero cibo e il mio sangue vera bevanda.
Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue rimane in me e io in lui. Come il Padre, che ha la vita, ha mandato me e io vivo per il Padre, così anche colui che mangia me vivrà per me. Questo è il pane disceso dal cielo; non è come quello che mangiarono i padri e morirono. Chi mangia questo pane vivrà in eterno».

In queste domeniche Gesù ci sta facendo gustare la bellezza di essere discepoli.

Dopo averci fatto intuire che siamo nella sua pienezza e dopo averci educati alla presa di coscienza che lui – con il Padre e lo Spirito Santo dimora in noi –  oggi, attraverso la festa del Corpus Domini, ci vuol guidare ad intuire come la sua presenza nella storia diventa realmente una presenza personale e trasfigurante.

Davanti all’esperienza della fede, poiché è facile la tentazione dell’illusione, il sacramento eucaristico ritraduce  – nella concretezza di un segno –  la comunicazione che Gesù fà di se stesso ad ogni discepolo. Questa comunicazione Gesù l’ha voluta esprimere con quelle due parole: mangiare e bere.

Con lo Spirito Santo cerchiamo di comprendere cosa significhi quell’insistenza sul “mangiare” e sul “bere” poiché, in questo linguaggio di Gesù, intuiamo quello stile di vita che il Maestro ci vuol comunicare attraverso il segno eucaristico.

L’esperienza del mangiare e del bere la possiamo cogliere da tre sfaccettature: il mangiare e il bere come intensità della fede, il mangiare e il bere come comunione nel segno, il mangiare e il bere come reciprocità amativi.

Innanzitutto Gesù nella dinamica del mangiare e del bere vuol farci comprendere che a monte di qualunque dono sacramentale c’è una essenziale scelta di fede. Mangiare e bere vuol dire intensità di reciprocità.

Usando un’immagine la fede è mangiare amorosamente con gli occhi l’altro, perché il mangiare e il bere è molto più ricco del semplice segno della convivialità.

Il mangiare e il bere ritraduce un fascino che viene a emergere dal rapporto che noi abbiamo con il Signore. Mangiare e bere è il gusto di essere assimilati progressivamente dalla parola della fede.

Se guardiamo attentamente il cammino che Gesù vuol farci percorrere, esso si fonda sostanzialmente in questa scelta credente, scelta credente che si ritraduce in quell’espressione dell’apostolo Pietro: ”Signore da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna”.

La verità feconda di ogni rito è l’innamoramento credente della persona di Gesù.

La bellezza della nostra esistenza è non poter più vivere senza il Signore. Come il mangiare e il bere ritraduce la capacità di poter vivere, il primo significato di questa parola che Gesù ci regala è che ognuno di noi, nell’itinerario della propria esistenza, senza il Signore non riesce né a concepire un pensiero, né dare alla luce una dimensione affettiva, né stabilire nella serenità della storia la reciprocità con le persone.

Credere è niente altro che mangiare  e bere con gli occhi il Signore. Quando l’uomo comincia a rendere fecondo tale itinerario, si passa dal mangiare con gli occhi al mangiare con la bocca. L’assimilazione della fede diventa un’assimilazione che determina tutta la persona.

Mangiare il pane, accostarci alla bevanda presente nel calice vuol dire vivere tutta la personalità di Gesù. Come l’apostolo Paolo ci ha chiaramente detto nella seconda lettura: accostarci al calice della benedizione per vivere il martirio di Gesù e assumere il pane che viene spezzato per elaborare un itinerario di comunione.

Il mangiare con la bocca, il fare entrare il Signore in profondità dentro di noi è l’espressione rituale del diuturno mangiare con gli occhi. Qui intravediamo come la profondità della nostra vita è di essere interiormente trasformati. Infatti, Gesù, nella semplicità dell’ultima cena ha semplicemente detto: “ Se volete fare comunione mangiate di questo pane che io vi faccio passare, ma se veramente volete fare comunione, accostatevi al calice della benedizione per donare il sangue a salvezza dei fratelli.” L’eucarestia è il sacramento di un’esistenza che si dona continuamente regalando il sangue ai fratelli per creare la vera comunione.

Se cogliamo questa seconda sfaccettatura del linguaggio di Gesù nel mangiare e nel bere, ecco allora la bella frase di Gesù: il reciproco rimanere….. altra bella immagine cara a Giovanni della vite e dei tralci: “Rimanete in me ed io rimarrò in voi”.

Quindi il cristiano intuisce che l’Eucarestia, usando l’immagine del libro del Deuteronomio, è la manna, quella Presenza in noi che ci dà la capacità di vivere nonostante tutti i trambusti della storia. Qui, se dobbiamo rendere ragione della speranza che è in noi, l’unica risposta che dovremmo dare è semplice: senza la cena del Signore non possiamo vivere, perché quella manna del deserto che è Cristo Gesù è nient’altro che la presenza trasfigurante del Signore il ciascuno di noi.

Allora la fede non è un’illusione!…..E quel mangiare con gli occhi diventa veramente un lasciarci penetrare da quel pane e quel vino nel quale il Signore si è reso presente per trasfigurare la nostra personalità: intelligenza, cuore, volontà, sensibilità.

Quando ci accostiamo ai divini misteri apparteniamo con tutto noi stessi a quel Signore senza il quale non riusciamo più a concepire nessun gesto esistenziale. Ecco perché questa mattina accostandoci ai divini misteri, guardando quel pane e quel vino diremo: “ Signore da chi vado se non da te?” e allora i nostri occhi saranno innamorati di questa divina Presenza e quell’innamoramento degli occhi e del cuore diventerà un aprire la bocca……

Mangiare con gli occhi per mangiare con le labbra in modo che lasciando al Signore di penetrarci fino in fondo possiamo, in quel momento, gustare una tale reciprocità… per cui noi viviamo il Paradiso in terra perché il Signore, entrando in noi, ci dà l’ebbrezza del vino e la sostanza del pane, in modo che tutta la nostra persona divenga tutto lui.

Come il pane e il vino sono il perfetto e pieno nutrimento dell’uomo storico, il Corpo e il Sangue del Signore sono il pieno nutrimento del credente, del discepolo, il quale si ritrova sempre rinnovato da questa grandezza divina.

Tale è il mistero che vogliamo nello Spirito Santo celebrare questa mattina in modo che, uscendo di chiesa, saremo come il popolo ebraico nel deserto: avremo tantissime difficoltà, ma la manna, Cristo Signore, ci darà la capacità di camminare per potere giungere – quando il Signore nel suo misterioso disegno lo vorrà – a mangiare eternamente con tutta la nostra persona, la gloria divina nel giardino dell’Eden, in quel Paradiso che eternamente affascinerà la nostra vita.

fonte

cappuccine33

 

 

 

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