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Costabile Carducci, uno dei tanti eroi del risorgimento per soldi e non per ideali

Posted by on Mar 21, 2018

Costabile Carducci, uno dei tanti eroi del risorgimento per soldi e non per ideali

Non capisco cosa c’e’ da esaltare in Costabile Carducci che ha contribuito al saccheggio del sud ed e’ anche grazie a lui che ci troviamo in queste condizioni. La famiglia di costui, originaria della Toscana, era una delle tante emigrate nel regno di Napoli per trovare rifugio e sostentamento. Il cattivo sangue non mente e il Carducci si lascia facilmente affascinare dalle sirene massoniche rivoluzionarie del 28, quando sogna che dal disordine nasca finalmente quel sistema di sfruttamento del prossimo che dal 1789 in poi tenta di governare il mondo, come purtroppo oggi e’ pienamente avvenuto. La reazione borbonica fa abortire i moti del 28 con il canonico De Luca proprietario terriero e padre di una figlia ( che bel prete) e l’incauto buonismo regio perdona lasciandolo preziosa pedina nelle mani settarie perennemente in complotto. L’ avidita’ del personaggio lo rende inquieto e fertile alle promesse straniere dietro lauti compensi ( questo era l’idealista)

Il famoso anno della rivoluzione mondiale il 48 lo trova modesto locandiere e inflessibile gestore di una scafa sul Sele con tanti debiti per l’inadeguato stile di vita. Un altro sovversivo graziato dai Borbone, Antonio Leipnecher, lo contatta e per denaro lo incarica di fare scoppiare i tumulti il 18 di quell’anno fatidico.

Naturalmente secondo il cliche’ massonico: soldi dall’estero, collegamento con i notabili esosi locali, ingagio di delinquenti comuni per far massa (il popolo non voleva). Per il 27 tutto e’ pronto e Carducci anticipa addirittura la data, taglio del telegrafo a Castellabate e interrompe il passaggio del fiume, in tal modo la sua zona e’ isolata e tutelata dalla foza pubblica per diversi giorni. Gli avvenimenti a Napoli, con la costituzione concessa il 27 dello stesso mese per indebolire i poteri del re e aumentare quello dei perfidi baroni che non proteggevano il popolo come faceva il re e l’ apertura del perfido parlamento rivoluzionario, vanno tutti a suo favore e si ritrova vincitore senza combattere e addirittura colonnello della Guardia Nazionale pretesa dai ribelli.

Quando re Ferdinando ll, dopo aver consultato il popolo per le vie della capitale, comanda la reazione del 15 maggio e gli agitatori vigliaccamente scappano da Napoli con la protezione dei mandanti anglo-francesi sulle navi in rada, Carducci sbarca in calabria e tenta di resistere alle truppe regie, a Campotenese i facinorosi sono battuti e dispersi. Con pochi seguaci non potendo piu’ illuderesi di abbattere il legittimo governo, i vari capetti rivoluzionari propendono per le vendette personali approfittando della situazione ancora non normalizzata.

Cosi’ anche il taverniere di sangue toscano si dirige verso Sapri con l’ intento di ammazzare un suo antagonista locale, il sacerdote Vincenzo Peluso, fedelissimo a sua maesta’ e santo uomo, non come il De Luca ( moti Cilentani del 28, aveva anche una figlia nascosta) uomo dai costumi discutibili. Il Peluso era divenuto un devoto regio osservatore locale e controllava i faziosi del posto.

Carducci vuole appostofare del momento per liberarsi di lui tramite un criminale del luogo appositamente assoldato. Ma quando costui scopre l’ identita’ del santo uomo e poiche’ gli era stata a suo tempo salvata la vita dallo stesso lo informa che alcuni criminali capeggiati dal Carducci volevano spargere veleni rivoluzionari-massonici proprio nei pressi della sua abitazione ad Acquafredda. Li si apposta con dei fedeli e, nella penombra della sera, i due gruppi si intravedono.

L’ avido Carducci spera siano al suo pari delinquenti comuni buoni per continuare la spedizione dopo l’avvenuta ( crede ) uccisione di Peluso e grida ” Chi viva?” Per avere conferma, ma non risuona altro che Viva Re Ferdinando ll che gli raggela il sangue, ne consegue una sparatoria dove il Carducci viene ferito ad una spalla e immediatamente soccorso dal giusto Peluso che lo porta a casa e lo medica per poi consegnarlo alla guardia nazionale e trasferirlo al prossimo carcere in attesa di processo, ma le guardie, nel trasporto, temendo il buon cuore di Ferdinando ll che come e’ risaputo e documentato perdonava tutti, lo uccidono durante il trasporto buttandolo in un dirupo. L’ arma piu’ letale dei “Giacobbini”, informazione, di cui erano e sono specialisti, tuona in tutta Europa accusando le autorita’ borboniche del crimine con condanne solenni da Londra, ampiamente diffuse, e smentite ufficiali, dopo la legittima reazione di Napoli, artatamente ovattate. In tal modo gli intellettuali di allora e di oggi molto superficiali senza offesa, non e’ colpa loro ma della scuola dogmatica che ne e’ venuta fuori dopo l’ Unita’, creatrice di persone non capaci di ragionare ancora considerano Carducci un eroe, martire della tirannide borbonica. Era uno squallido traditore che per denaro e non per ideale (vedi anche Pisacane pagato da A.Lemmi per la spedizione dei 300) avrebbe continuato a fare il sovversivo, marciando con Garibaldi che prometteva, prometteva e non manteneva, contribuendo anche esso ad inguaiarci e a toglierci la dignita’ di popolo Napolitano con 3000 anni di storia.

Ennio Apuzzo e Vincenzo Gulì

 

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