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Famiglia Marzano, Ducato di Sessa – Alta Terra di Lavoro

Alta Terra di Lavoro

già Terra Laboris,già Liburia, già Leboria

Famiglia Marzano, Ducato di Sessa

Posted by on Nov 26, 2017

Famiglia Marzano, Ducato di Sessa

Arma: d’oro alla croce potenziata di nero. Alias: d’argento alla croce potenziata di nero.

Le radici dell’antichissima famiglia Marzano si perdono nella notte dei tempi; probabilmente prese il nome da una omonima terra che possedevano in Principato Citra, infatti sin dal 1230, ai tempi di re Federico II di Svevia, subito dopo la vittoria in Lombardia, sono attestati Riccardo e Giovanni di Marzano.
I Marzano hanno posseduto numerosi feudi tra i quali: Baia, Caggiano, Calvi, Carinola,  Dragone, Formicola,  Gioia, Laconia, Latino, Maida, Marzano, Monteleone, Monterotario, Rocca d’Aspro, Roccamonfina, Salvitella, Sant’Angelo di Ripacanina, Sant’Angelo le Fratte, Sasso, Sessa, Teano, Tufara, Vallo di Novi
La famiglia ricopri le più alte cariche del Regno e fu insignita coi titoli di:
conti di: Alife, Carinola, Melfi, Montalto, Squillace
duchi di: Sessa, Squillace
principi di Rossano

 

Ai tempi di re Carlo I d’Angiò viveva  Riccardo, Signore di Marzano e Roccamonfina, che impalmò Rogata di Dragone, figlia di Goffredo, Signore di Dragone (feudo situato sul fiume Volturno a nord di Caiazzo) e di altri castelli del Regno di Napoli. Nel 1268 partecipò alla battaglia di Tagliacozzo dove Corradino di Svevia fu fatto prigioniero; per ricompensa ottenne l’avito feudo di Tufara, terra in Provincia di Capitanata e in diocesi di Benevento, che possedeva l’avo Riccardo Marzano ai tempi di re Guglielmo II detto il Buono. Acquistò in Principato Citra i feudi di Vallo di Novi e di Gioia (all’epoca denominati rispettivamente Cornuti e Ioio) e in Capitanata la terra di Monterotario.
Tommaso Marzano († 1344), figlio di Riccardo, Grange Ammiraglio del Regno di Napoli, nel 1313 ottenne il titolo di conte di Squillace; nel 1317 con la carica di Capitano generale comandò l’armata inviata in Sicilia dal sovrano angioino e mise sotto assedio molte città.

Nel 1326 accompagnò il Duca di Calabria, primogenito di re Roberto in Firenze. Sposò in prime nozze Giovanna di Capua, figlia di Bartolomeo Gran Protonotario del Regno di Napoli; la sposa portò in dote la terra di Santangelo di Rupecanina. In seconde nozze impalmò Simona Orsini, figlia di Raimondo e di Anastasia di Monforte, conti di Nola. Acquistò nel 1309, sempre in Principato citra, Rocca d’Aspro.
La regina Giovanna I d’Angiò confiscò la città di Sessa, in Terra di Lavoro, ai del Balzo e la vendette a detto Tommaso per 25.000 ducati.

Goffredo Marzano († 1381), figlio di Tommaso, fu il 2° conte di Squillace e ricoprì nel 1344 l’ufficio di Grande Ammiraglio; nel 1333 in Sicilia, con la carica di Capitano Generale della cavalleria napoletana, conquistò il castello di Lipari facendo prigioniero il conte di Chiaromonte, mettendo in fuga le galee provenienti da Messina.
Acquistò in Calabria ultra le terre di Maida e Laconia; la moglie, Giovanna Ruffo di Calabria figlia di Giovanni conte di Catanzaro, portò in dote il feudo di Policastro.
Roberto Marzano, primogenito di Goffredo e terzo conte di Squillace, fu anch’egli Grande Ammiraglio del Regno; ereditò dal fratello Tommaso la contea di Alifi.

Nell’estate del 1386 la Regina Margherita, vedova di Carlo III di Durazzo, e il figlio Ladislao dovettero rifugiarsi a Gaeta; l’esercito inviato da Luigi II d’Angiò, pretendente al trono, si avvicinava minaccioso.  I nobili dei Sedili di Napoli, per amministrare la città, crearono la Lega del Buon Stato composto da otto membri: Stefano Marzano, Giovanni de Dura, Regio Consigliere e valente poeta, Giuliano di Costanzo, Martuscello dell’Aversana, Andrea Carafa, Tuccallo di Toro, Paolo Boccatorto e Ottone Pisano.
Giacomo Marzano († 1404), Gran Camerlengo del Regno, 4° conte di Squillace e conte di Melfi, nel 1400 fu creato duca di Sessa da re Ladislao di Durazzo e, quindi, fu il secondo di sangue non reale ad ottenere il titolo di Duca dopo Francesco del Balzo duca di Andria.  Comprò la città di Teano, in Terra di Lavoro, e impalmò nel 1367 Caterina Sanseverino, figlio di Ruggiero conte di Mileto e di Terranova.

Marino Marzano, figlio di Giovanni Antonio conte di Melfi e di Covella Ruffo contessa di Corigliano e Montalto, fu 3° duca di Sessa, principe di Rossano (1), duca di Squillace dal 1449, conte di Montalto e di Alife, Grande Ammiraglio del Regno di Napoli; sposò a Napoli nel 1442 Eleonora, figlia del Re di Napoli Alfonso I d’Aragona detto il Magnanimo.
Fu il protagonista della prima ribellione che anticipò la congiura dei baroni contro gli aragonesi (1485-1486).
L’episodio, noto come l’abboccamento della Torricella, si svolse tra il 1459 ed il 1462, Marino Marzano ingannò il catalano Gregorio Coreglia, che era stato precettore di Ferdinando, confidandogli di volersi riappacificare con il Sovrano e chiederne la grazia. Riportato tale messaggio al Re fu deciso che i due dovessero incontrarsi in una chiesetta sita nel luogo detto Torricella nei pressi di Teano il 29 maggio 1460 e fu posta quale condizione che ognuno potesse portare due compagni. Pertanto l’Aragonese recò con se lo stesso Coreglia e Giovanni Ventimiglia, conte di Montesarchio, il quale, con un passato di uomo d’armi, in là con gli anni, era tra i consiglieri di Ferrante; mentre il Duca di Sessa fu accompagnato da due condottieri del tempo: Deifobo dell’Anguillara, il quale a capo di un esercito aveva in precedenza costretto le truppe di Ferdinando a ritirarsi da Venafro a Calvi e Giacomo da Montagano, noto alle cronache come uomo pericolosissimo e di mano pronta, che era calato in Terra di Lavoro la Vigilia di Natale per unirsi all’esercito di Giovanni d’Angiò. All’incontro fallito il tentativo da parte del Principe di Rossano di condurre Ferdinando in luogo più riparato, adducendo quale scusa di non farsi scorgere dai francesi accampati sulla Rocca di Teano, i due cominciarono a parlare e mentre nacque un alterco, Deifobo affermando di volersi riconciliare anch’egli con il Sovrano gli mosse incontro, ma Ferdinando scorto il pugnale che nascondeva nella mano, estrasse la spada affrontando i due, mentre il Montagano teneva a bada il Conte ed il Coreglia. Il Re ebbe la meglio e prima che giungessero le proprie truppe riuscì a ferirli e metterli alla fuga. Nella concitazione il pugnale che era caduto dalla mano dell’Anguillara fu raccolto da un soldato di Ferrante e si scoprì che era avvelenato, poiché avendo sfiorato un cane, questi cadde all’istante morto.  Il Marino che aveva adottato prima il cognome MARZANO RUFFO per poi cambiarlo in MARZANO RUFFO D’ARAGONA, privato di tutti i suoi feudi e cariche, compreso i feudi di Paola in Calabria citra e di Calvi in Terra di Lavoro, fu imprigionato ad Ischia dove mori nel 1494 pugnalato da uno schiavo.

 

Dopo la congiura dei Baroni, re Ferdinando I d’Aragona volle la riconciliazione e per ricordare l’avvenimento creò l’Ordine dell’Ermellino.
Giovanni Battista Marzano (1448 † 1508) fu così reintegrato nel 1496 nei titoli di duca di Sessa, duca di Squillace, conte di Montalto, Alife e Carinola.

 

Per la genealogia si consiglia di consultare le tavole genealogiche redatte da Serra di Gerace.

 

 

Note:
1) – La terra di Rossano, in Calabria citra, era un’antica signoria dei Ruffo. Sul titolo di principe di Rossano vi sono due versioni:
a – fu portato in dote da Covella Ruffo contessa di Montalto e Corigliano coniuge di Gio. Antonio Marzano († 1453), figlio di Giacomo e Caterina Sanseverino;
b – fu re Alfonso I d’Aragona che creò Marino Marzano († Ischia, 1494) duca di Squillace e principe di Rossano per il matrimonio contratto nel 1444 da Marino con Eleonora Diana d’Aragona, figlia naturale del sovrano aragonese.

 

Casato inserito nel 4° Volume di “LA STORIA DIETRO GLI SCUDI

 

fonte

nobili.napoletani.it

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