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FERDINANDO II 22 MAGGIO 1859 SALI ALLA CASA DEL PADRE

Posted by on Mag 22, 2018

FERDINANDO II 22 MAGGIO 1859 SALI ALLA CASA DEL PADRE

A quelli che amano la verità e la giustizia,

e disdegnano la menzogna, la falsità, l’ipocrisia e la calunnia.

Accadde oggi

 

 

Ferdinando II morì nella Reggia di Caserta il 22 maggio 1859 dopo una dolorosa malattia. Prima di morire disse ai soldati e a coloro che gli stavano vicino: «Perché piangete? Io non vi dimenticherò». E rivolto alla Regina disse: «Pregherò per te, per i figli, pel paese, pel Papa, pe’ sudditi amici e nemici, e per i peccatori. Non desidero già la morte come fine di sofferenze ma per unirmi al Signore.» Divise il suo patrimonio in dodici parti e ne lasciò la dodicesima ai poveri e per la costruzione di chiese.

Fu un grande Re, amava presentarsi come il Padre del popolo che per lui era la sua famiglia. Quando viaggiava nel Regno, proibiva ai sindaci di fare preparativi costosi per la sua venuta ma accettava volentieri l’ospitalità di qualche abitante del posto o prendeva dimora nella locanda di un villaggio o in un convento francescano. Era un sovrano davvero popolare, ben voluto dal popolo e dall’esercito.

Dal 1850 al 1854 restituì al popolo più di 108.950 moggia[1] di terreni, che erano stati privatizzati con inganno e senza autorizzazione, e li distribuì ai contadini.  Bonificò numerosi territori, che rese coltivabili. Restituì all’agricoltura molti parchi di caccia reale, come la riserva di Persano. Quando chiuse lo zoo esotico, che suo padre Francesco aveva nella Reggia di Portici, rivolgendosi a un cameriere disse, alludendo alle spese della corte: o tiempo d’e pappavalle è fernuto![2]

Sviluppò l’industria, specialmente quella tessile; fece costruire porti, cantieri per la costruzione di navi da trasporto merci, cimiteri fuori dell’abitato, ospedali, conservatori, orfanotrofi, asili infantili per bambini poveri, case di ricovero per malati di mente, case per ragazze, carceri moderne e scuole per sordomuti. Fondò istituti per incoraggiare lo sviluppo dell’economica e premiò con medaglie d’oro i migliori imprenditori.

Nel 1851, fece costruire a Scafati un Real Polverificio, bonificò e rese coltivabile un vasto territorio paludoso, soggetto alle continue inondazioni del fiumicello Sguazzatorio, che fu convo­gliato in un canale di pietra profondo circa quattro metri, ancora oggi funzionante. Con la bonifica delle terre purificò l’aria malsana e il basso corso del fiume Sarno divenne naviga­bile fino al mare per il trasporto delle merci e delle polveri da sparo.

Nel 1600 il Conte di Celano, che possedeva le terre di Scafati, fece costruire sul fiume Sarno uno sbarramento per alimentare due mulini di sua proprietà, che gli fruttavano migliaia di ducati l’anno. Lo sbarramento non solo impediva al fiume di essere navigabile e alle acque di scorrere liberamente ma rendeva l’aria malsana per il ristagno delle acque nelle terre circo­stanti, che puntualmente erano inondate durante la stagione delle piogge. Dopo una lunga lite giudiziaria, nel 1630 i Comuni attraversati dal fiume si resero disponibili a dare al Conte 1000 ducati l’anno in cambio dell’abbattimento della palizzata. Dopo circa quindici anni, il Conte eresse un nuovo sbarramento sul fiume e si riaccese la lite. Ancora una volta il tribunale decise l’abbattimento della palizzata e il ripristino della navigabilità del fiume. Nel 1656, in occasione della peste, che colpì tutta l’area metropolitana di Napoli, il conte eresse per la terza volta uno sbarramento sul fiume e fece sparire le carte dei processi passati. Le cose rimasero così immutate fino al 1843, quando Ferdinando II decise di porre fine alla questione nominando una speciale commissione per risolvere ad arte il problema delle inondazioni e della bonifica delle terre.

A memoria del grande beneficio ricevuto dal Re, il popolo di Scafati costruì, dove il Rio Sguazzatorio confluiva nel fiume Sarno, un’edi­cola com­­­memorativa, tuttora esistente sul luogo.

Memore della grande opera svolta da Ferdinando II dal 1830 al 1859 a favore del popolo umile, convinto che la storia risorgimentale è una calunnia, il 22 maggio 2010, su mia proposta il Consiglio Comunale di Scafati all’unanimità deliberò di intitolare la scuola primaria di via Genova a Ferdinando II di Borbone e la scuola dell’infanzia adiacente alla moglie, oggi Beata Maria Cristina di Savoia.

Molto, scrissero i giornali sull’evento e molti furono i giudizi positivi. Il Corriere della Sera condusse un’indagine i cui risultati furono: “Si sono d’accordo con il preside” 74%; No non sono d’accordo il 26%. Il giornalista del Mattino Nicola Sponsato scrisse tra l’altro: «Scafati diventa cosi l’unico comune d’Italia ad aver intitolata una scuola ai Borboni. Per celebrare la figura dei Borboni e rivalutare il regno di Ferdinando II, si è svolto al cineteatro san Pietro un convegno organizzato dal direttore scolastico Vincenzo Giannone cui hanno preso parte illustri storici.»

Erminia Pellecchia, cronista del Mattino, riportò, tra l’altro, il parere del sociologo De Masi Domenico: «Giannone ha riscoperto l’orgoglio borbonico, rivendica un’appartenenza e sicura­mente gli va dato il merito di aver voluto ricordare una dinastia cui la Campania, in qualche modo, deve essere grata…

In ogni caso la sua iniziativa ha un valore in più: visti i tempi che corrono, meglio i Borbone che gli attuali governanti».

Rosa Coppola, giornalista del Corriere del Mezzogiorno, scrisse: «La data non è casuale: il 22 maggio. Perchè il professore Vincenzo Giannone, preside della scuola primaria e dell’infanzia di Scafati, ha scelto il giorno dell’anniversario della morte dell’ultimo re delle «Due Sicilie» per intitolare l’istituto che dirige a Ferdinando II di Borbone… E se non bastasse il primo caso di scuola italiana ad intitolazione borbonica, nei giorni scorsi il preside ha gentilmente declinato l’invito che gli era stato avanzato dagli organizzatori del tour salernitano del principe Emanuele Filiberto.»

L’unica campana stonata, riportata dal Corriere del Mezzogiorno il 20 maggio 2010, ma che s’intona bene alla menzogna risorgimentale, fu quella del “filosofo salernitano e membro dell’Accademia dei Lincei” Giuseppe Cacciatore: «Una imbecillità storica o il frutto di ignoranza. L’intitolazione della scuola di Scafati ai Borbone non è che una di queste due cose».

Una imbecillità storica è soltanto la vulgata risorgimentale che non convince più nessuno, in quanto al resto vale il detto: ne s’è bisto maie, che chi sputa ‘ncielo no le torna ‘nfacce!

Salerno, 22 maggio 2018

Vincenzo Giannone

[1]Antica unità di misura agraria, che corrisponde a circa 4.000 mq di terra.

[2] Si riferiva allo zoo che suo Padre Francesco I teneva nella reggia di Portici.

 

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