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FERRIERE DEL SAVONE, L’INDUSTRIA DIMENTICATA DI TEANO

Posted by on Feb 26, 2020

FERRIERE DEL SAVONE, L’INDUSTRIA DIMENTICATA DI TEANO

Tra il 1830 e il 1845, nei primi anni di regno di Ferdinando II, sorsero nei pressi di Teano, lungo il corso del fiume Savone una serie di piccole, medie e grandi industrie tra cui, in località Gomite, una ferriera e una ramiera su commissione degli industriali Nicola e Bartolomeo Salvi (che già erano in possesso di alcune ferriere ad Atripalda nell’attuale provincia di Avellino).

In questo periodo il governo borbonico attraverso politiche protezionistiche incentivava la crescita industriale per farne un settore che rendesse il Regno Delle Due Sicilie economicamente indipendente dalle potenze europee.

Tecniche di lavorazione

Inizialmente negli stabilimenti siderurgici teanesi veniva utilizzata la tecnica del “basso fuoco” o “catalano”  ma successivamente, grazie all’incentivo del “Real Istituto d’Incoraggiamento di Napoli”, che favoriva l’introduzione di tecniche moderne e all’avanguardia alle nascenti imprese dell’epoca, furono introdotti in tutte le Fonderie Salvi gli altiforni che ne velocizzarono e migliorarono la produzione (gli altiforni sono tuttora utilizzati nell’industria siderurgica).

All’esterno del complesso è presente un’importante opera di ingegneria idraulica fondamentale per il funzionamento del sito (in questo periodo la maggior parte delle industrie sorgevano lungo il corso dei fiumi che venivano utilizzati per la produzione di energia). Era infatti presente una diga a monte dei fabbricati che formava un bacino di carico a cui faceva capo un canale che confluiva l’acqua direttamente nelle ferriere. L’acqua era utilizzata per innescare il meccanismo di produzione del vento con tromba idroeolica (macchina che, con un sistema di compressione idraulica, produceva un soffio d’aria necessario per alimentare il fuoco nei forni). Era possibile inoltre, quando il livello d’acqua era insufficiente, farlo salire tramite due chiuse.

Considerazioni finali

 In queste fonderie lavorarono anche operai francesi che istruirono gli operai autoctoni al nuovo metodo. L’industria in questa valle, come in altre parti del mezzogiorno si avviava ad una crescita rapida fino ai primi giorni del processo unitario in cui i fondi borbonici inizialmente stanziati per l’industria vennero usati per compensare le spese di guerra. Con la caduta dei Borbone e l’unità d’Italia la crescita delle industrie meridionali si arrestò ed allo stesso tempo quelle presenti vennero abbandonate e ridotte ad un esiguo numero. Tutto ciò fu determinato dallo spostamento del baricentro dell’economia del nuovo stato al Nord, oltre che all’estensione al Mezzogiorno della tariffa doganale piemontese del 1859, all’abolizione del protezionismo con la riduzione dell’80% dei dazi protettivi e alla concorrenza estera. La medesima sorte toccò alle Fonderie del Savone che vennero abbandonate in parte nel 1862 e definitivamente nel 1962. Attualmente i resti dei due stabilimenti, esempi di archeologia industriale preunitaria, sono completamente avvolti da rovi e da un bosco cresciuto durante i tanti anni di abbandono.

fonte https://illuxi.altervista.org/?p=45

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