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Filippo II. Paladino della Chiesa

Posted by on Mag 21, 2018

Filippo II. Paladino della Chiesa

Una reggia magnifica, grandiosa, spunto per la costruzione delle altre grandi regge europee, da Versailles a Caserta. E, in fondo a questa magnificenza, dopo saloni e saloni, dietro la basilica dedicata a San Lorenzo, gli appartamenti privati del Re. In questi, una stanzetta completamente vuota, a parte il letto a baldacchino e una sedia, adorna di pochi quadri di soggetto sacro, dotata di una rientranza con un inginocchiatoio ed una feritoia che affaccia sul presbiterio della basilica, per poter seguire la Messa. La reggia è l’Escorial; la stanza, spoglia come quella di un monaco, è quella del più potente re della terra, Filippo II di Spagna, il re cattolico, il re prudente.

Il Re cattolico

Figlio dell’imperatore Carlo V, riuscì ad ingrandire i già vasti domini ricevuti, dominando la vita politica europea nella seconda metà del Cinquecento e facendo della Spagna cattolica la più potente monarchia dell’epoca. Filippo (1527-1598), cinse la corona di Spagna dal 1556 al 1598, quella di Napoli e di Sicilia, fu Re di Sardegna e Re del Portogallo e Algarve, come Filippo I, dal 1581. Per via matrimoniale fu addirittura Re d’Inghilterra dal 1554 al 1558.

Il suo carattere chiuso, la sua austerità e soprattutto la sua forte fede cattolica gli inimicarono molti contemporanei prima e moltissimi storici dopo. Colui che aveva sconfitto i Turchi a Lepanto, infrangendo il loro predominio navale, aveva sottomesso i luterani nelle Fiandre ed aveva posto in discussione la supremazia degli anglicani in Inghilterra, non poteva ricevere un buon trattamento dagli scrittori protestanti. Ma anche quelli cattolici, in Italia, trascinati dalla retorica antispagnola ottocentesca e in Francia desiderosi di rifarsi per le umiliazioni militari subite dal Tercio (da Pavia a San Quintino) hanno calunniato un Re, che non ebbe mai un attimo di tentennamento nei confronti delle eresie protestanti.

Chiave di volta per infangarne la memoria, un’opera non saggistica, ma letteraria: il Don Carlos di Schiller (1787). L’Infante nella realtà fu un folle sadico e non certo il melanconico personaggio romantico a tutti noto anche grazie alla trasposizione operistica di Verdi (1867). Intanto occorre ricordare le opere di guerra e di pace del suo eccelso genitore.

Filippo II, salito al trono spagnolo nel 1556, raccolse i successi ottenuti dal padre, dal quale aveva ereditato anche i Paesi Bassi e i domini americani. Con la pace di Cateau-Cambrésis (1559), la Spagna, uscita vittoriosa dal lungo conflitto con la Francia per la conquista dell’Italia, si assicurava il dominio sulla penisola e la supremazia in Europa.

Tra crisi e guerre

Filippo II si caratterizzò per un governo, che controllò rigidamente la vita economica, religiosa e di politica estera, cercando di concentrare tutte le decisioni a riguardo, mentre maggiore autonomia era invece riservata all’amministrazione dello Stato; inoltre, grazie al tribunale dell’Inquisizione spagnola, Filippo combatté l’influenza protestante nella società iberica, divenendo il paladino dell’ortodossia cattolica.

Durante il suo regno dovette affrontare una crisi economica: infatti, se da un lato la Spagna poteva contare sulle ingenti quantità d’oro e d’argento in arrivo dall’America, dall’altro era ancora poco sviluppata la sua agricoltura. Inoltre, la maggior parte del denaro americano era impiegato nelle campagne militari, combattute per la difesa della Fede cattolica.

Ma la maggiore gloria militare di Filippo II non giunse dalle campagne contro i luterani, bensì dalla guerra contro i Turchi. È grazie al suo sforzo che il 7 ottobre 1571 la Lega santa (Spagna, Papato, Venezia e Genova – assente la Francia) riportò una fondamentale vittoria contro gli islamici nella battaglia di Lepanto: la sconfitta della flotta ottomana fece cessare l’aura d’invincibilità dei pirati musulmani, che terrorizzavano tutto il Mediterraneo.

Dopo la vittoria di Lepanto, l’eccessivo splendere della gloria di Filippo mise in apprensione il mondo protestante (e, va detto, anche la stessa Francia): l’Inghilterra fomentò la rivolta nei Paesi Bassi, scatenando una guerra che per la sua lunghezza sarebbe stata detta “degli Ottanta anni”.

Deciso a colpire alla fonte i suoi nemici, Filippo organizzò una possente spedizione navale contro l’Inghilterra, che ebbe però un esito disastroso: non tanto per il valore dei suoi avversari, bensì per l’inclemenza del tempo. Dopo uno scontro nella Manica senza gravi conseguenze, un’incredibile serie di tre violentissime tempeste si abbatté sugli Spagnoli alla fine dell’estate del 1588, dimezzando il numero dei soldati e distruggendo un terzo delle navi dell’“Invincibile Armata”.

Negli ultimi dieci anni di vita, afflitto da numerose infermità, Filippo soffrì soprattutto per il mancato successo nel realizzare il sogno di suo padre: «Un solo Re, un solo Impero». Era stato ad un passo di diventare re d’Inghilterra (in pratica fu solo principe consorte) e di conquistare la Francia (la “conversione” di Enrico IV, nel 1589, gli impedì una campagna militare alla piena portata del Tercio spagnolo).

Terminò i suoi giorni nella reggia-monastero dell’Escorial, austero, inaccessibile, grandioso come il suo ideatore, vivendo – lui, il monarca più potente del mondo – in una cella spoglia come quella di un frate.

fonte

https://www.radioromalibera.org/cultura-cattolica/filippo-ii-paladino-della-chiesa/

 

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