Alta Terra di Lavoro

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Forse i mali di oggi cominciarono più di due secoli fa… anche in una città periferica come Militello. (parte seconda)

Posted by on Giu 19, 2017

Forse i mali di oggi cominciarono più di due secoli fa… anche in una città periferica come Militello. (parte seconda)

Salvatore Paolo Garufi

Berretti, cappelli e camicie rosse

Presupposti della Rivoluzione nazionale nella Sicilia dei Borbone

in 60 momenti storici

 

I poteri del Re nella Costituzione siciliana del 1812

Art. 1 La religione dovrà essere unicamente, ad esclusione di qualunque altra, la cattolica apostolica romana. Il re sarà obbligato a professare la medesima religione, e quante volte ne professerà un’altra, sarà ipso facto decaduto dal trono.

Art. 3: il potere esecutivo risiederà nella persona del re;

Art. 5: la persona del re sarà sacra ed inviolabile;

Art. 9: sarà privativa del re il convocare, prorograre e sciogliere il Parlamento, secondo le forme ed istituzioni che si stabiliranno in appresso.

 

Cronici, anticronici e la nascita del Regno delle Due Sicilie

Col ministero del marchese Ferreri, successo a Cottone, i fermenti, lungi dal placarsi, portarono a contrapposizioni fra deputati, divisi in cronici ed anticronici.

I primi erano i costituzionalisti, sostenuti dal giornale “La cronaca di Sicilia”; i secondi erano i loro avversari. Data la rivalità tra i  due capi, Cottone e Ventimiglia, un altro modo di chiamare le due fazioni era quello di villermosisti (Cottone era principe di Villermosa, oltre che di Castelnuovo) e belmontisti (essendo il Ventimiglia principe di Belmonte).

Disgraziatamente, le simpatie inglesi verso il regime costituzionale erano troppo asservite alle variabili della guerra a Napoleone, per rappresentare un forte baluardo a favore delle argomentazioni dei cronici villermosisti.

Col ritorno di Bentinck dalla campagna di Catalogna, comunque, il parlamento venne sciolto e Cottone fu richiamato al governo.

Questa volta, però, si volle mettere insieme la sinistra villermosista e la destra belmontista. Si tentò, cioè, quello che oggi si chiamerebbe inciucio, o governo di larghe intese.

Ma, com’era prevedibile, ciò non bastò a placare i continui dissidi tra deputati. Già i siciliani sono nati litigiosi. Se poi sono siciliani e pure deputati, è facile immaginare il caos.

La conclusione fu la più ovvia: nel 1814 il Ventimiglia finì per invocare il ritorno al potere di Ferdinando.

“Il mio affare è fatto: si richiami il re e torno alla mia vita privata!” esclamò Cottone in parlamento, per tutta risposta.

Figurarsi se il branco parlamentare perdeva un’occasione così ghiotta di liberarsi di un leader! Il re venne richiamato e successe ciò che il Medici (futuro primo ministro del Regno delle Due Sicilie) aveva, più o meno, confidato ad un collaboratore:

“Molti siciliani preferiscono perdere nel modo peggiore, pur di non darla vinta ad un avversario migliore.”

Tramontato l’astro di Napoleone, la Sicilia perdette ogni interesse strategico per l’Inghilterra (per le basi navali, Malta era più che sufficiente).

L’11 luglio 1814, al posto di Bentinck, venne William ‘A Court. Il Regno di Sicilia non ebbe neppure rappresentanza al Congresso di Vienna.

Nel 1815 Ferdinando mise definitivamente fine al Regno autonomo di Sicilia. Nasceva il Regno delle Due Sicilie.

 

Lavori pubblici a Militello nel Regno delle Due Sicilie: acquedotto

Nel giro di ventitré anni le autorità della cittadina di Militello intervennero più volte sul problema dell’acqua. La più antica notizia al riguardo risale proprio all’anno di nascita del Regno, il 1815, quando il perito Fragalà costruì la canalizzazione dell’acqua della fonte Zizza da Piazza Maggiore a via Porta della Torre.

Seguirono a intervalli opere di manutenzione e di miglioramento: nel 1819 l’architetto Francesco Capuana effettuò un sopralluogo nella sorgiva della Zizza; nel 1821 si fecero lavori di manutenzione della linea dell’acquedotto; nel 1825 il mastro Mario Messina e gli eredi di Francesco Messina eseguirono viattazioni e ripari nella sorgiva della Zizza e tentarono la canalizzazione dell’acqua del Lembasi.

Finalmente, il 30 giugno 1831, come da ricevute date dai sindaci, fu affisso nei comuni di Scordia, Vizzini, Mineo e Caltagirone il primo avviso per appaltare i lavori nell’acquedotto di Militello.

Nello stesso anno il perito Tinnirello scriveva una relazione sui catusi realizzati e dava notizia dell’acquedotto cosiddetto della Strada Corta, costruito con tombonelli(?) di calce e cenise, ed indi coperto di balatato nero, in cui passaro le acque piovane che raccogliono varie strade interne, non solo, ma pure lo scolo dei pubblici canali di detta Comune.

Nel 1832, ancora, venne dato l’appalto per la conservazione dell’acquedotto e fontane; infine, nel 1838 il mastro Salvatore Lo Drago di Messina s’era preso l’incarico di una guida dell’acquedotto pubblico, con le annesse riparazioni.

 

Lavori pubblici a Militello nel Regno delle Due Sicilie: lluminazione, orologio, edifici religiosi

Resta una corrispondenza del 1819, nella quale Giovan Battista Patricolo si impegnava a costruire dei fanali a lume inglese nei pressi del palazzo comunale.

Il 7 febbraio 1820, inoltre, venne pubblicato l’avviso per procedere all’appalto per la costruzione del nuovo orologio pubblico, seguendo i criteri stabiliti nella relazione del perito mastro Domenico D’Agata di Aci Sant’Antonio. Il successivo atto per procedere alla costruzione è datato 2 agosto 1820. Il macchinario fu collocato sulla facciata della Chiesa Madre del SS. Salvatore.

Nel 1828 venne imposta la realizzazione dei camposanti fuori dall’abitato. Così, secondo una relazione del 1853 dell’amministrazione catastale, l’area destinata a cimitero misurava 698 metri quadrati.

“A questo riguardo, però” scrisse l’architetto Mancuso, “va notato che a quell’epoca fra i Comuni del distretto di Caltagirone, solo Militello aveva un cimitero e che nell’intera provincia di Catania ne risultavano dotati solo nove comuni su un totale di sessant’uno.”

Non mancarono neppure i lavori di rifacimento degli edifici religiosi, attorno ai quali all’epoca ruotava gran parte dell’economia e la vita sociale. Nel 1845, per esempio, i francescani procedettero alla radicale ristrutturazione del loro convento. L’architetto fu Mancuso, che adottò una soluzione che non si dimostrò felice. Anziché demolire la vecchia struttura, per costruire ex novo, egli preferì realizzare dei muri interni alla chiesa esistente, lavoro che sarebbe risultato poco solido, per il diverso assestamento dei due corpi nel terreno.

 

Lavori pubblici a Militello nel Regno delle Due Sicilie: viabilità

Proprio al contrario di quel che comunemente si crede, la viabilità fu uno dei migliori lasciti borbonici.

Il più antico avviso per la costruzione della strada Scordia-Militello è datato 18 novembre 1823.

Più in generale, per i collegamenti nell’isola, il 20 aprile 1830 veniva fissato con apposito avviso il dazio di pedaggio nelle strade rotabili di Sicilia. In relazione a ciò, il 18 maggio 1830, venne annunciata l’apertura della rotabile che univa Catania con Palermo e Messina per mezzo di due lunghi tronchi di strada che incontrano la consolare, uno ad Adernò, e l’altro a Ponte Minissale sopra Diana.

Per completare l’opera, il 17 settembre 1830 dall’Intendente arrivò comunicazione ai Decurionati (le amministrazioni di allora) di quanto giovamento sieno gli alberi di ormeggio lungo le carrozzabili strade provinciali, pel comodo de’ viandanti, per la salubrità dell’aere, e pel legno che producono. Per cui, concludeva l’intendente, sono sicuro che codesto Decurionato come fervescente del pubblico bene, bisogno non ha che d’un impulso, per procurare tra gli altri ai suoi concittadini, utilità siffatte.

Nel 1832, finalmente, a Scordia furono avviate le procedure per la costruzione della strada di Militello e nel 1833 venne affisso l’avviso di gara d’appalto per la Strada delli quadri, che univa Scordia a Militello.

  1. Il catasto e le dogane

Il 28 settembre 1829, arrivò nei comuni siciliani una circolare con un questionario allegato. Si voleva superare il vecchio catasto meramente descrittivo, per acquisire un’archiviazione dei dati completa di mappe.

Il comune di Militello, in ottemperanza, dette l’incarico della rilevazione planimetrica del territorio  all’agrimensore Francesco Costanzo. Ovviamente, si trattò di un lavoro privo di scale di proporzione, ma era pur sempre un inizio.

Inoltre, già dal 1824 venne confermato dal ministro Medici l’abbattimento delle dogane interne. Lo prova il libro dei dazi di Ferdinando I, per la grazia di Dio re del Regno delle Due Sicilie, di Gerusalemme, ec. (sic), infante di Spagna, Piacenza, Castro ec. ec., gran principe ereditario di Toscana ec. ec. ec., pubblicato a Napoli, il 30 novembre:

Avendo maturamente esaminati i rapporti, ed i progetti a Noi presentati dal nostro Ministro delle Finanze, e volendo rendere libero il commercio di cabotaggio, e libere le circolazioni in tutta l’estensione del nostro Regno delle due Sicilie.

Su la proposizione del nostro Consigliere Ministro di Stato, Ministro Segretario di Stato delle Finanze.

Udito il nostro ordinario Consiglio di Stato.

Abbiamo risoluto di decretare e decretiamo quanto segue:

Confermiamo il principio da Noi stabilito con Decreto del 15 dicembre 1823, di potersi tutto estraregnare senza il pagamento di nessun dazio.

In conseguenza tutt’i lavori, le manifatture, e tutte le produzioni di qualunque natura vegetabile, animale, e minerale de’ nostri Dominj al di quà (sic), ed al di là del Faro sono dichiarati esenti nell’estraregnazione dal pagamento di ogni dazio doganale.

 

 Salvatore Paolo Garufi

fonte

blog. ilgaruficolori

 

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