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Forse i mali di oggi cominciarono più di due secoli fa… anche in una città periferica come Militello, Sicilia (parte terza) – Alta Terra di Lavoro

Alta Terra di Lavoro

già Terra Laboris,già Liburia, già Leboria

Forse i mali di oggi cominciarono più di due secoli fa… anche in una città periferica come Militello, Sicilia (parte terza)

Posted by on Giu 28, 2017

Forse i mali di oggi cominciarono più di due secoli fa… anche in una città periferica come Militello, Sicilia (parte terza)

Salvatore Paolo Garufi

Berretti, cappelli e camicie rosse

Presupposti della Rivoluzione nazionale nella Sicilia dei Borbone

in 60 momenti storici

20.            La carboneria

Le trame della Carboneria giocarono un ruolo di primo piano per tutto il periodo dele Regno delle Due Sicilie.

La sua composizione sociale sfiorava il mondo emergente dei possidenti. Ma, era soprattutto fra i professionisti che venivano reclutati i quadri: ufficiali, avvocati, medici, preti, frati, letterati, professori, e così via.

Oltre a questi, c’erano pure alcune donne, dette Sorelle Giardiniere, con la funzione di diffondere gli ordini, eludendo i controlli della polizia.

Come in ogni società segreta che si rispetti, non a tutti gli adepti erano note da subito le finalità ultime della setta. Alla conoscenza si arrivava per gradi.

21.            Il 1° grado carbonaro

Nel 1° grado si era soltanto apprendisti.

Il nuovo cugino (così i carbonari si chiamavano fra di loro) era un novizio pagano, smarritosi nel buio della foresta. La simbologia della foresta era legata a quella della morte-rinascita, poiché la carbonizzazione del legno implica l’idea della combustione e della trasformazione attraverso il fuoco. In altre parole, si trattava di una purificazione che faceva diventare il novizio (cioè, il legno) un agente della rivoluzione (cioè, il materiale per scatenare l’incendio).

Quindi, quando aderiva alla società, l’apprendista andava a cercare la luce nel Tempio della Virtù, dove con diffidenza si viene accolti, per cui, spogliato dei metalli e accompagnato nel gabinetto di riflessione, veniva interrogato sulle ragioni della sua richiesta.

In seguito, l’adepto veniva condotto a fare i tre viaggi simbolici. Era sottoposto, cioè, a prove tendenti a provarne il coraggio, per essere pronto a prestare il giuramento, con il quale si impegnava a mantenere il segreto, a soccorrere ed aiutare i Cugini in difficoltà e ad essere sempre a disposizione dell’Ordine.

A questo punto, egli poteva assumere un nuovo nome, scelto fra quelli della tradizione greco-romana, oppure fra i simboli di lotta contro la tirannide (questo, sia per confermare la morte rituale, sia per agevolare la lotta politica clandestina).

Così, si diventava parte della famiglia carbonarica, che è una sola in tutta la terra. Ciò implicava che al suo interno erano tutti fratelli, senza alcuna divisione sociale.

Nel primo grado si propagandavano idee vagamente umanitarie e si coltivavano attività filantropiche.

22.            Carboneria e massoneria

Le cerimonie carbonare rivelavano una derivazione dalla simbologia cattolica. Le parole sacre, infatti, erano quelle religiose: fede, speranza, carità.

C’era, inoltre, il culto dei Santi (addirittura, San Teobaldo era il patrono dei carbonari).

La setta, perciò, poteva essere collocata nel filone culturale del cristianesimo esoterico, come quello degli Illuminati di Baviera, o quello giovanneo (dove si credeva ad una iniziazione cristiana originaria, fondata su una rivelazione segreta di Gesù, trasmessa per via orale ai discepoli e, quindi, a una catena di iniziati).

Altrettanto evidenti erano le derivazioni massoniche, che avevano una simbologia legata ai costruttori di cattedrali, per cui all’entrare di un nuovo adepto la pietra grezza deve essere sgrossata e squadrata.

Si possono, inoltre, fare puntuali paralleli tra i linguaggi carbonaro e massonico: apertura dei lavori = apertura dei travagli, cugini = fratelli, pagano = profano, pezzo di fornello = pezzo di architettura… e così via.

23.            Il 2° grado carbonaro

Il 2° grado, detto pitagorico, era quello dei maestri.

Da qui si cominciava a sapere. Ma, c’era l’obbligo del più assoluto riserbo, pena la morte (e probabilmente fu questa la causa della scarsa conoscenza che si ha della storia della setta).

I maestri parlavano di costituzione, di indipendenza e libertà, di lotta contro il dispotismo politico.

Il rituale prendeva spunti dal grado diciottesimo della massoneria di rito scozzese di Sovrano Principe Rosa-Croce.

In particolare, partendo dal sacrificio di Cristo, alla simbologia cristiana si sovrapponeva quella del ciclo di morte e rinascita vegetale: foglie, terra, ceppo, ciocco, fascina, ascia, scala di legno.

Si passava, poi, alle parole di felce e ortica, piante che mescolate alla terra separano gli strati di legna, per favorire la carbonizzazione.

Infine, c’è da dire che i debiti lessicali verso la massoneria vengono confermati dall’idea carbonara del gomitolo di filo, simbolo muratorio della catena d’unione, che può essere anche una catena dei diritti naturali, oppure un modo per legare il tiranno.

24.            Il 3° ed il 4° grado carbonaro

Il 3° grado era quello di gran maestro.

Inizialmente nato come grado amministrativo, era divenuto il grado operativo del progetto finale dell’Ordine, nel quale si proclamava l’aspirazione a creare, con la restituzione all’uomo della purezza primordiale, un regime di eguaglianza sociale, nella forma politica della Repubblica. Cosa che implicava la lotta contro la superstizione religiosa e il dispotismo del principe, la spartizione delle terre e la promulgazione della legge agraria.

Qui si vede l’influenza degli Illuminati Bavaresi e di Gracchus (nome di battaglia di Francois-Noël) Babeuf, dai quali fu pure ripreso il programma del partito comunista.

Nella Francia rivoluzionaria Babeuf e Filippo Buonarroti (i due si erano conosciuti in carcere) avevano elaborato alcune teorie estremiste ed utopistiche, ancora di natura rurale e precapitalistica.

A loro parere, la società doveva essere costituita da piccoli coltivatori e da artigiani, il cui prodotto doveva essere messo in comune e ridistribuito con criteri egualitari.

Tale comunanza doveva essere garantita dalla dittatura di un ristretto numero di virtuosi (da dove, poi, venne l’idea della dittatura del proletariato, gestita dal Comitato centrale del partito comunista).

Le parole sacre del rituale del terzo grado, quindi, erano Libertà e Uguaglianza, per cui il cittadino che amava la Patria lottava per questi valori e per la costituzione.

In ultimo, il 4° grado era quello di Grande Eletto. Questa figura presiedeva una vendita centrale, ai cui ordini c’erano venti vendite periferiche.

25.            L’organizzazione carbonara

L’organizzazione carbonara era molto articolata. I nuclei locali venivano chiamati baracche; gli agglomerati più grandi vendite.

I rappresentanti di più vendite centrali costituivano un’alta vendita. A loro volta, i rappresentanti delle alte vendite formavano la vendita suprema.

Il giuramento dei grandi eletti era questo:

Io giuro in presenza del Gran Maestro dell’Universo e del Grande Eletto, buon cugino, di impiegare tutti i momenti della mia esistenza a far trionfare i principi di libertà, di uguaglianza e di odio alla tirannia, che sono anima di tutte le azioni segrete e pubbliche della rispettabile Carboneria.

Io prometto, se non è possibile di ristabilire il regime della libertà senza combattere, di farlo fino alla morte.

26.            Statuto della carboneria

Art. 1 – Tutti i Carbonari si chiamano Buoni Cugini; di qualunque paese essi siano, e dovunque trovinsi, sono sempre membri dell’ordine cui appartengono, e fanno parte integrale della società, poiché la Carboneria forma una sola famiglia, essendo unico l’oggetto a cui tende.

Art. 2. – La Carboneria è un ordine che ha per oggetto la perfezione della società civile.

Art. 3. – In qualunque paese dove esistono dieci Buoni Cugini Carbonari alla meno, potrà installarsi una vendita regolare.

Art. 4. – La vendita non è altro che la riunione dei buoni cugini Carbonari.

Art. 5. – La vendita adotta un titolo distintivo, ed il suo paese assume il titolo di Ordine: tutte travagliano sotto gli auspici del glorioso S. Teobaldo, la cui festa si celebra il 1° luglio.

Art. 6. – Ogni vendita di qualunque grado avrà indispensabilmente sette dignitari, cioè Gran Maestro, primo assistente, secondo assistente, oratore, segretario, tesoriere, archivista. Possono avere degli ufficiali, che saranno in appresso nominati. I primi tre dignitari si chiamano Luci.

 Salvatore Paolo Garufi

fonte

blog. ilgaruficolori

 

militello

 

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