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Francesco Di Paola il Santo delle Due Sicilie

Posted by on Nov 29, 2016

Francesco Di Paola il Santo delle Due Sicilie

« D.O.M.D. FRANCISCO DE PAULA FERDINANDUS I EX VOTO A MDCCCXVI »

San Francesco di Paola (Paola , 27 marzo 1416 – Tours 2 Aprile 1507), di cui quest’anno ricorre il VI centenario della nascita, è oggi considerato soprattutto come Patrono della Calabria e della Gente di Mare. È , però, importante ricordare che nel 1738, su richiesta di Carlo di Borbone (nato esattamente 300 anni dopo il Santo) e di alcuni vescovi siciliani, fu proclamato, da papa Clemente XII, Patrono principale delle Due Sicilie.

Nella sua vita ha rivestito un ruolo di importanza storica riscuotendo molta fama e successo per i suoi lunghi e numerosi viaggi, ricoprendo più volte un autorevole incarico di intermediazione fra le più importanti cariche politiche dell’epoca.

Numerosi sono stati i luoghi toccati durante le sue missioni in vari paesi, ed oggi il suo passaggio è ricordato in queste località, grazie alla presenza di innumerevoli santuari e chiese. Degna di menzione è la Basilica Reale di San Francesco di Paola in Largo di Palazzo a Napoli, ora Piazza del (falso) Plebiscito. Ferdinando I di Borbone, come «ex voto», per aver ricuperato il Regno dopo l’invasione francese del decennio 1806-1815, incaricò nel 1817 Pietro Bianchi (1787-1840) di Lugano, uno dei migliori della scuola neoclassica, di erigere l’attuale Basilica nel sito della Chiesa di S. Luigi officiata dai Frati Minimi di S. Francesco di Paola. La sistemazione della Piazza, iniziata da Leopoldo Laperuta, ai tempi di Gioacchino Murat, doveva costituire il Foro Ferdinandeo. I lavori della Basilica iniziarono nel 1817 ed ebbero termine, dopo 30 anni, dai continuatori del Bianchi, nel 1846.

Il grande taumaturgo non era nuovo a Napoli. Ferrante I D’Aragona, re di Napoli, per insistenza del re di Francia Luigi XI, fece venire da Paola il monaco Francesco, celebre per la sua santità. Il pio religioso lasciò la sua Calabria e fu in Napoli nel 1481. Ricevuto con grande onore dal Re, abitò nella Reggia di Castelnuovo, in una stanzetta ancora esistente. Durante questa dimora il Re lo pregò, prima di passare in Francia, di fondare un convento in Napoli. Il Santo scelse un luogo solitario e rupestre sovrastante il mare, asilo di malfattori, sulle pendici settentrionali del monte Echia.                                            

Avvertito di non lasciarsi ingannare nell’elezione del sito, frate Francesco profetò che questo luogo sarebbe stato il centro più importante e popolato non solo di Napoli ma del Regno. Il Convento fu fabbricato con accanto, una Chiesa dedicata a S. Luigi, per una Cappella allora esistente e dedicata a questo Santo. Durante la fabbrica, pervennero molte elemosine ed una cospicua elargizione da parte del Re. Il Regno di Napoli era in quel periodo retto dagli Aragonesi, anche se localmente il potere effettivo veniva retto dalle famiglie nobiliari secondo quello che era il sistema feudale. Naturalmente le condizioni di vita non erano facili per la maggioranza della popolazione, che occupava il livello sociale più basso. Francesco adempì anche in tale contesto storico la missione della diffusione della vita cristiana. A Napoli davanti al Re che vuole tentarlo con un vassoio pieno di monete d’oro offerte per la costruzione del convento, San Francesco rifiuta, prende una moneta, la spezza e ne fa uscire sangue. Il sangue che usciva dalle monete era quello dei sudditi, del popolo che subisce i potenti. Questo episodio fu rappresentato in un quadro esistente nella Chiesa di S. Sebastiano Martire nel Maschio Angioino. Di fronte ad una ingente offerta di denaro e ad una proposta di prosperità e di ricchezza definitive, chiunque sarebbe capace di lasciarsi sedurre.

Fra i fenomeni soprannaturali attribuiti a Francesco vi è quello della guarigione di un ragazzo affetto da un’incurabile piaga ad un braccio, sanata con delle banali erbe comuni; lo sgorgare miracoloso dell’acqua della “Cucchiarella”, che Francesco fece scaturire colpendo con il bastone una roccia presso il convento di Paola e che ancora è meta di pellegrinaggi; le pietre del miracolo che restarono in bilico mentre minacciavano di cadere sul convento (“Fermatevi, per carità”). Ma il “miracolo” più famoso è certamente quello noto come l’attraversamento dello Stretto di Messina sul suo mantello steso, dopo che il barcaiolo Pietro Coloso si era rifiutato di traghettare gratuitamente lui ed alcuni seguaci, che ha contribuito a determinarne la “nomina” a patrono della gente di mare d’Italia.

Dopo aver trascorso gli ultimi anni in serena solitudine, morì in Francia a Tours il 2 aprile 1507 un venerdì Santo. Approssimandosi la sua fine, chiamò a sé i suoi confratelli sul letto di morte, esortandoli alla carità vicendevole e al mantenimento dell’austerità nella regola. Dopo avere ricevuto i sacramenti, si fece leggere la Passione Secondo Giovanni.

San Francesco di Paola ha lasciato nel suo tempo un’impronta indelebile il cui riverbero si protrae ai nostri giorni, soprattutto per la carica umana che traspariva nelle sue azioni e nelle sue interazioni con la gente e con il mondo che lo circondava. Eremita per vocazione, affascinato dal Mistero ineffabile di Dio con cui coltivava intima familiarità nella preghiera e nella contemplazione, proprio in forza della sua esperienza di ascesi e di solitudine, accanto al dono dei miracoli palesava ai suoi contemporanei una spiccata personalità di uomo integerrimo, irreprensibile, puntiglioso nei principi e nelle virtù e sempre attento ai bisogni del prossimo.

Francesco Palmeri

testo e foto presi da

lalfiere.it

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