Alta Terra di Lavoro

già Terra Laboris,già Liburia, già Leboria

GLI ZOLFI SICILIANI E L’ORGOGLIO DI FERDINANDO II

Posted by on Lug 15, 2019

GLI ZOLFI SICILIANI E L’ORGOGLIO DI FERDINANDO II

L’odio inglese per le Due Sicilie, che si manifestò in tutta la sua virulenza nel 1860 col sostegno armato agli invasori piemontesi e garibaldini (anch’essi piemontesi), aveva una radice molto antica, era cominciato nel 1836 con la questione degli zolfi, una questione di altissimi interessi che aprí una crisi profondissima, duratura e insanabile tra Napoli e Londra, nonostante anche i successivi accomodamenti diplomatici, e rischiò di portare allo scontro bellico i due Stati.

La vicenda è raccontata egregiamente da Alianiello nel suo libro «La conquista del Sud». Riproponiamo quella pagina perché emblematica dell’amore di Ferdinando II per la Patria Due Sicilie:

«La questione degli zolfi, per chi non la conoscesse, è presto detta.
Fin dal 1816 vigeva tra Londra e Napoli un trattato di commercio, dove l’una nazione accordava all’altra la formula della «nazione piú favorita». 
Subito ne approfittarono i mercanti inglesi per accaparrarsi l’intera, o quasi, produzione degli zolfi, allora fiorente in Sicilia.

Compravano per poco e rivendevano a prezzi altissimi. Di questo traffico poco o nulla si avvantaggiava il Reame e meno ancora i minatori e i lavoranti dello zolfo.

Ferdinando II volle reagire a questo sfruttamento, tanto piú che, avendo sollevato la popolazione dalla tassa sul macinato, aveva bisogno di ristorare le casse dello Stato in altro modo. Fece perciò un passo forse audace: diede in concessione il commercio degli zolfi a una società francese che lo avrebbe pagato almeno il doppio di quanto sborsavano gli inglesi. Inde irae.

Palmerston nel 1836 mandò la flotta nel golfo di Napoli, minacciando bombardamenti, sbarchi e peggio.

Ferdinando II non si smarrí, e ordinò a sua volta lo stato d’allarme nei forti della costa e tenne pronto l’esercito nei luoghi di sbarco. Pareva dovesse scoppiare la scintilla da un momento all’altro. Ci si mise fortunatamente di mezzo Luigi Filippo e la Francia prese su di sé la mediazione.

Il risultato fu che lo Stato Napolitano dovette annullare il contratto con la società francese e pagare gli inglesi per quel che dicevano d’aver perduto e i francesi per il guadagno mancato. È il destino delle pentole di terracotta costrette a viaggiare tra vasi di ferro. Chi ci rimise fu il povero Regno Napoletano; ma l’Inghilterra se la legò al dito come oltraggio supremo.»

Vediamo in merito il pensiero di Ferdinando II manifestato ai suoi ministri:

«Oggi trattasi di decidere la questione se si deve o no cedere alle pretenzioni e alle minacce che ci dirigono; si tratta di una questione d’onore e di dignità. Io per me sono pronto a respingere le une come le altre. Vi fu un tempo in cui Napoli fece tremare l’Europa. Non dico che possa farla tremare oggi; ma non per questo dobbiamo noi tremare … Vi sono taluni che ci consiglierebbero di cedere; ma sanno che cosa guadagneremmo noi con ciò, oltre la perdita della dignità e la macchia dell’onore? Bisognerebbe assoggettarsi alle instancabili richieste dell’Inghilterra; e cedendo oggi, dovremmo cedere nel futuro ad altri … State tranquilli e non temete nulla. La fermezza è il partito che ci conviene contro ingiuste pretenzioni.»

Commento di Nino Cortese, storico (nell’articolo «Ferdinando II»):

«Se – Ferdinando II – alla fine dovette piegarsi alla volontà del governo britannico, la sua resistenza valse a far apparire la pressione inglese come una vera e propria prepotenza».

Pagina tratta da:Nazione Napoletana – Due Sicilie

1 Comment

  1. Grande Ferdinando ll ! …traspaiono responsabilita’ e saggezza nel suo discorso e lucidita’ di esame nel difficile frangente di una decisione da prendere nell’interesse preminente del suo regno e del suo popolo…un re veramente democratico!

Rispondi

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: