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I BANCHIERI AL SERVIZIO DI DUE RE

Posted by on Mag 3, 2017

I BANCHIERI AL SERVIZIO DI DUE RE

Londra NELL’ ESTATE del 1851 il banchiere svizzero Emile de la Rue si presentò nella City dal barone Carl Joachim Hambro. Lo scopo era di convincerlo a concedere un prestito al Regno di Sardegna per quattro milioni di sterline. Il barone disse di sì. Fu così che nacque una grande amicizia fra lui e Cavour.

Nelle sue memorie, Hambro si vanta di aver fatto la storia dell’ Europa finanziando l’ unificazione italiana che ispirò poi Bismarck a realizzare quella della Germania. La famiglia Hambro è da due secoli protagonista della finanza internazionale. Di origine danese, gli Hambro ottennero il titolo di baroni un secolo e mezzo fa, quando si trasferirono in Inghilterra. E da allora hanno costruito un impero che ancora oggi è uno dei più solidi del mondo. Ma torniamo all’ amicizia con Cavour e al ruolo svolto dagli Hambro nell’ unificazione italiana. Quando Cavour si rivolse al Barone Carol, l’ ambasciatore di Vittorio Emanuele II aveva già chiesto fondi ai potenti banchieri Baring Brothers, che però gli avevano risposto: Nella City nessuno osa sfidare i Rothschild. La Penisola veniva infatti definita nella City terra dei Rothschild fin dall’ inizio delle guerre napoleoniche. Il barone James Rothschild finanziava il granducato di Toscana. Suo fratello, il barone Carol, era il banchiere dei Borboni ed aveva carta bianca nel Regno delle Due Sicilie ed il terzogenito Salomon era l’ uomo della finanza dell’ Imperatore d’ Austria. Carl Joachim Hambro trovò affascinante l’ idea di sfidare i Rothschild puntando su una nuova realtà politica italiana e sull’ unificazione sotto i piemontesi. Cavour gli mandò subito il suo consigliere Thaon de Revel per negoziare i dettagli del prestito al Regno di Sardegna, da lanciare nella City. Carlo Joachim sottoscrisse personalmente il 10% del prestito ed emise obbligazioni all’ 85% del valore nominale. Gli investitori in questo modo si assicuravano un premio del 15% sulla scandenza redimibile oltre ad un interesse annuo del 5% ma l’ operazione si risolse in modo disastroso. I Rotschild si affrettarono a bloccare l’ emissione delle obbgligazioni Regno di Sardegna sul mercato finanziario di Amsterdam e di Bruxelles. La quotazione allora crollò a ottanta e i banchieri parlarono di catastrofe. Cavour, rassegnato, disse a Hambro: Vendiamo bassissimo ma vendiamo. I titoli vanno messi in ogni caso sul mercato. Ma Carl Joachim Hambro rispose: Una mossa del genere bloccherebbe per sempre il credito della vostra nazione. Non abbiamo altra alternativa che affrontare il rischio. La Banca mantenne nel suo portafoglio milioni di sterline di titoli-Sardegna. Il barone rischiava molto ma i fatti gli avrebbero dato ragione. Pochi mesi dopo la quotazione sarda risalì a 82 pence, poi superò il prezzo di emissione di 85 e a Natale arrivò a 87. L’ anno successivo era a 90. Un anno dopo Cavour andò a far visita a Londra al barone per conferirgli, a nome di Vittorio Emanuele II, l’ ordine di San Maurizio e poi nel 1861, quando Vittorio Emanuele II divenne Re d’ Italia, Joachim Hambro acquistò nella City il soprannome di King’ s maker, l’ uomo che fa i Re. Centoventicinque anni dopo gli Hambro ritornano trionfalmente a Torino. Il presidente della banca Charles Hambro è stato cooptato nel consiglio di amministrazione del San Paolo mentre il presidente di quest’ ultimo istituto è entrato in quello della Hambro. L’ operazione ha cominciato a svilupparsi nel 1986 grazie all’ impegno del conte Pietro Antonelli che i suoi migliori amici chiamano scherzosamente Camillo perché ha ricreato una formidabile intesa tra la Hambro e la grande banca piemontese che ricorda appunto l’ alleanza che era stata formata un secolo prima da Cavour e da Joachim Hambro. A quell’ epoca si poté in questo modo facilitare l’ unificazione della penisola italiana perché Cavour aveva disperato bisogno di denaro della City per realizzare non soltanto una solida economia del regno piemontese, ma anche per il processo di unificazione che diede a Vittorio Emanuele II l’ ambita corona. Adesso l’ intesa ha una dimensione europea. La Hambro punta tutto sui paesi della Cee. Malgrado il nuovo boss sia nato a Shangai, la scelta europea è alla base di tutta la strategia della banca. Johm Keswick, che gli amici chiamano Chips (patatine) per il suo aspetto rotondo, e che è attualmente presidente ed amministratore delegato della Hambros, ha ordinato di tenersi il più lontano possibile dai rischi americani e da quelli dei paesi del terzo mondo. Per questa ragione la Hambro non ha praticamente crediti inesigibili nei confronti delle nazioni dell’ America Latina. L’ ammontare complessivo dei capitali prestati a queste nazioni è infatti trascurabile essendo inferiore ai 10 milioni di sterline, dei quali 5 milioni interessano il Messico. Ancor più significativo è il fatto che la Hambros si sia tenuta ben lontana dal Big Bang dove le altre merchant bank hanno perduto vere e proprie fortune. L’ anno scorso in febbraio tre esponenti della famiglia, Richard, James e Ruppert, decisero di abbandonare la banca e di creare una loro società finanziaria dopo essersi fatti ripagare le loro quote. Si è trattato di una operazione indubbiamente costosa per la Hambros che ha perduto anche, in questo modo, il talento dei tre fratelli che erano molto attivi. Ma i problemi legati a questo divorzio possono dirsi del tutto superati. La Hambros è una merchant bank che realizza uno dei più alti profitti e soprattutto è oggi, tramite le sue potenti alleate, una di quelle che contano di più in Europa. Oltre all’ intesa con il San Paolo, molto peso è destinato ad avere l’ accordo con il Credit Commercial de France e quello con la Compagnie Financiere de Suez. Charles Hambro siede nel consiglio d’ amministrazione del San Paolo insieme al Renaud de La Geniere, l’ ex governatore della Banca di Francia ed attualmente presidente della Suez. La Hambros ha non soltanto i mezzi, ma anche il Know-how per creare i cosiddetti nuovi prodotti finanziari come ad esempio Fondi di investimento che si riferiscono a mercati azionari come quelli dell’ Australia o dell’ Estremo Oriente. L’ alleanza con la Hambro’ s Bank ha permesso al San Paolo di lanciare il mese scorso due Fondi San Paolo-Hambro’ s per l’ investimento in alcuni tipi di azioni estere includendo mercati come quelli dell’ India e della Corea. L’ esperienza della Hambro’ s in aree in cui fino a qualche tempo fa le banche italiane erano scarsamente presenti come l’ Australia (dove la stessa banca inglese ha una posizione di leader sul mercato) o Hong Kong e Singapore, facilita considerevolmente la strategia dei nuovi Fondi. Ma questi punti di forza esterni all’ Europa permettono di rafforzarsi anche all’ interno della Comunità. Diversificazione e flessibilità sono alla base della strategia del gruppo che va estendendo i suoi interessi e i suoi interventi in settori non esclusivamente bancari. Gli investimenti nel settore immobiliare, attraverso la Hambro’ s Countrywide contribuiscono a quasi il trenta per cento degli utili. La Hambro’ s può contare per le sue operazioni su di una vastissima rete di agenti immobiliari. Un altro settore vincente è quello assicurativo dove pure sono state realizzate importanti alleanze comprese quella con il Guardian Royal Exchange e quella con le Assicurazioni Generali. Ma la grande novità nella strategia del gruppo è quella rappresentata dalla creazione della divisione Fusioni ed Acquisizioni (Mergers and Acquisition) che è stata affidata all’ abilissimo diplomatico Sir Michael Butler esponente di primo piano del Foreign Office, ex Ambasciatore alla Comunità e ricco gentiluomo con potenti amici in tutta Europa. Anche le dimensioni e la struttura della sezione Mergers and Acquisition sono particolarmente flessibili. Ne fanno parte non soltanto abilissimi funzionari con grande conoscenza delle aree geografiche a loro affidate e dei più diversi settori ma anche molti collaboratori esterni, personaggi con le orecchie al suolo capaci di fornire segnalazioni, informazioni e presentazioni. E’ questo un settore che ha il vantaggio di non essere legato troppo direttamente all’ andamento del mercato azionario, a quello dei cambi o del costo del denaro. Le opportunità esistono in qualsiasi tipo di condizioni economiche esterne. E’ stato proprio Chips Keswick a volere la creazione di tale settore. La Hambro’ s è una banca che guarda lontano e che, come in passato, ritiene irresistibile la sfida rappresentata da situazioni complicate, dallo scontro di diversi interessi e di personaggi che anche dal punto di vista della loro cultura nazionale si trovano su posizioni difficili da conciliare. Per far muovere questi nuovi ingranaggi occorre allora non soltanto professionalità ma anche senso diplomatico, un formidabile impegno e molta fantasia. Un problema ancora molto grave ma che dovrebbe andare progressivamente attenuandosi è quello delle diverse regolamentazioni e leggi sul modo di operare in ciascuno dei dodici paesi comunitari. L’ Inghilterra si trova adesso all’ avanguardia in fatto di liberalizzazione. La deregulation degli ultimi dieci anni ha trasformato la City da una zona di Londra dove erano di moda le restrizioni in un grande mercato di capitali che può servire tutto il mondo. Ecco allora che le banche inglesi possono assicurare la provvista di valuta di qualsiasi genere ed attraverso sempre più complicate e sempre più straordinarie operazioni finanziarie, i più convenienti tassi di interesse.La Hambro’ s ha quindi il vantaggio di essere al centro della Mappa Mundi della complicata intelaiatura della finanza internazionale. La scelta europea è una scelta storica per una banca che tanto ha partecipato nei duecento anni della sua esistenza agli avvenimenti del Vecchio Continente ma è anche basata sulla certezza che ci si sta avviando verso una nuova era. L’ unificazione politica dei dodici appare ancora lontana e di difficile realizzazione ma quella economica procede a passo spedito. L’ uso dell’ Ecu si va sempre più estendendo nella City e la Hambro’ s sostiene attivamente la opportunità di transazioni in valuta europea. A questo si deve aggiungere l’ effetto dell’ abbattimento delle barriere doganali e delle restrizioni ai movimenti dei capitali. Ma alla Hambro’ s, come spiega il presidente della divisione Merges and Acquisition nell’ intervista qui sotto, non ci si limita ad attendere gli avvenimenti. Questi vanno invece anticipati e occorre contribuire attivamente in alcuni casi alla loro realizzazione. L’ industria europea ha bisogno di potenziarsi, ha bisogno di arricchirsi di tecnologie e di aumentare la sua competitività. La Hambro’ s ha scelto questo terreno dove ha cominciato già a realizzare formidabili risultati avendo portato a compimento alcuni importanti contratti di vendita e di fusione, soprattutto, in Germania. Accordi come quello con il San Paolo sono considerati dalla Hambro’ s necessariamente vincenti.

di PAOLO FILO DELLA TORRE

pubblicato su LaRepubblica il  nel 1988

segnalato da

Ennio Apuzzo

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