Alta Terra di Lavoro

già Terra Laboris,già Liburia, già Leboria

I LUOGHI DEL CUORE E I LUOGHI DELLA MEMORIA. ( Seconda parte )

Posted by on Giu 28, 2017

I LUOGHI DEL CUORE E I LUOGHI DELLA MEMORIA. ( Seconda parte )

Alcuni luoghi, proprio come capita per molte persone e  contrariamente a quanto lascerebbero  presagire sia le evidenti condizioni oggettive che le caratteristiche fisiche, geografiche e climatiche, hanno una storia che contraddice inspiegabilmente quelle che sarebbero state le naturali aspettative. Nel caso specifico, le considerazioni appena fatte si riferiscono ad un luogo, ad un’entità, cioè, diversa dall’uomo, il quale, anziché custodire gelosamente il patrimonio affidatogli dalla natura, ne ha decretato un’ingloriosa fine.

Avere una storia completamente antitetica a quella che era lecito presagire dai tanti doni sortiti dalla natura è ciò che è capitato al luogo di cui stiamo per occuparci, relativamente al quale, per dirla con Gianpaolo Infusino,  “ Sebbene non risultino su nessuna carta nautica, devono esserci nel Mediterraneo delle correnti marine che vanno costantemente in direzione della Campania. Solo così si può riuscire a spiegare perché nel passato buona parte della mitologia sia approdata lungo le insenature dello splendido golfo di Napoli” ( Giampaolo Infusino –  “Le isole di Napoli” Ed. LITORAMA Napoli 1966 p. 13).      Ora, proprio in virtù di tali correnti marine, già dall’ VIII  secolo a. C. i territori in cui sono comprese anche le località oggetto di queste pagine cominciarono ad essere occupate dai coloni greci provenienti dall’Eubea. Da questa data fu tutto un susseguirsi di nuovi e continui arrivi. Così, mentre i primi colonizzatori avevano posto nella zona flegrea l’ingresso dell’ Oltretomba e della fonte Acherusia,[1] quattro secoli più tardi (70 a. C.) la stessa atmosfera aleggiava ancora sui “Campi Flegrei”,  tant’è che Virgilio eleggeva il luogo sia a teatro d’azione del proprio eroe, collocandovi l’antro della famosa Sibilla, che a momento clou del poema.      Col passare del tempo, e ne passò parecchio (stiamo parlando,  infatti, di secoli),  la bontà del clima, la feracità del suolo, la felice esposizione del luogo, l’abbondanza di acque termali (2) ricche delle più disparate proprietà fecero sì che tutta la zona compresa tra le falde del Vesuvio ed il litorale domizio fosse scelta dalla nobiltà e dall’aristocrazia romane per i propri “ozi”, e, in tempi più recenti, i più bei nomi di quello che oggi chiameremmo il  jet set  internazionale includevano tra le mete dei propri viaggi la visita ai luoghi che la mitologia e le descrizioni di storici e geografi dell’antichità  avevano fatto diventare tappe quasi obbligatorie di percorsi culturali o di perfezionamento.[2]     Proprio in un punto di questo territorio, precisamente nella parte occidentale del Golfo di Napoli  compresa tra la collina di Posillipo ed i  Campi Flegrei, a 40°48’7’’N e 14°10’12”E,  si stende la piana di Coroglio, conosciuta da sempre come un luogo di notevole interesse storico e “tra gli ambienti più splendidi del Mediterraneo” ( Vito Cardone – “Nisida, storia di un mito dei Campi Flegrei Ed. Electa Napoli ),  la cui spiaggia era il lido più grande e più bello di Napoli.

Grazie alla sua posizione, questo luogo era immerso sia nel mito che nella storia.  Basti pensare, per quel che riguarda il mito, che una delle sue propaggini, l’isolotto di Nisida,  è considerata l’isola dei Ciclopi.

Per quanto riguarda poi  la storia o i personaggi più o meno illustri che hanno visitato il paese o ne hanno lasciato memoria in tutti i campi del pensiero l’elenco è abbastanza lungo  :   Cicerone,  Bruto e la moglie Porzia,  Seneca, Plinio il Vecchio,   Stazio, ecc.,  per arrivare in tempi a noi molto più vicini con nomi quali quelli di Michele Pironti, Carlo Poerio,  Alessandro Dumas,  Benedetto Croce e tanti altri. Ora, però,  soffermiamoci sule origini del toponimo. Diciamo subito che su di esso non è stata ancora raggiunta alcuna certezza.  L’ipotesi più  accreditata  al momento sembra essere quella che fa riferimento al caratteristico cuscinetto di panno arrotolato a forma di tortiglione ( in dialetto arcaico “ ‘o curuoglio”, registrato anche nel Vocabolario Napoletano / Italiano di R. Andreoli ) che le donne mettevano sul capo quando dovevano trasportare oggetti pesanti o ingombranti.  Tale congettura, però,  potrebbe ritenersi ragionevolmente  fondata  se ricorresse almeno una delle seguenti ipotesi :

(a) che le donne del luogo fossero  state le sole nella zona compresa tra Bagnoli,  Agnano,  Pianura,  Fuorigrotta e dintorni a far uso di tale aggeggio,  mentre sappiamo,  invece, che esso  era di uso molto comune anche fuori di tali confini;

(b) che queste donne  facessero un uso così smodato, particolare o anomalo di tale cuscinetto  da farlo assurgere, per antonomasia, ad elemento caratterizzante, distintivo e per ciò stesso eponimo del paese ;

(c) che nel paese stesso o in una sua parte, si potesse riscontrare una forma tale da richiamare, anche con un poco di fantasia,  il mitico cercine. ( In merito al toponimo – senza la minima intenzione di contraddire altre correnti di pensiero o di entrare in polemica con esse – la mia esperienza personale trascorsa in un certo tipo di società e di cultura mi autorizza ad avanzare una nuova ipotesi, che è quella che segue immediatamente questo inciso. Il particolarismo che caratterizzava l’epoca aveva fatto avvertire addirittura la necessità di distinguere due zone adiacenti della stessa minuscola entità di quello che solo all’epoca poteva essere definito un paese a tutti gli effetti, ma che oggi non sarebbe nemmeno il rione di un quartiere cittadino, in due parti ben distinte  :  Sotto Coroglio e Coroglio propriamente detto. Imperando una tale forma mentis,  era molto improbabile che la parte superiore della collina di Posillipo – pur somigliando ad un cercine – potesse costituire l’eponimo di Coroglio. Posillipo e Coroglio, infatti, novelle Atene e Sparta – in virtù del citato particolarismo – erano considerate talmente lontane l’una dall’altra che l’ipotesi che una parte di Posillipo potesse costituire l’eponimo di Coroglio non si pone neanche per assurdo. So direttamente di matrimoni avvenuti fra gente di Coroglio e gente di Posillipo, e ricordo in quanta poca considerazione fossero tenute queste ultime,  come se venissero da un paese lontano e sottosviluppato. Questo,  come detto,  lo so per esperienza diretta fatta nel corso della mia  vita. Quello che non so è se,  con ogni probabilità,  la gente di Posillipo avesse verso quella di Coroglio la stessa considerazione. Unica certezza,  però,  è il fatto che,  stando così le cose,  posso mettere la mano sul fuoco che mai una parte di Posillipo avrebbe potuto essere all’origine del toponimo ).

Non ricorrendo alcuna di tali circostanze, sono stato tentato di avanzare anch’io un’ipotesi per la genesi del toponimo . Ricordando, infatti, che il territorio compreso tra il Vesuvio ed il litorale domizio, su cui insiste anche Coroglio, fu teatro della colonizzazione dei cumani greci, perché non ritenere possibile che questi abbiano denominato il luogo nella loro lingua, visto che si erano regolati allo stesso modo nei riguardi di altri contesti dello stesso sito? [vd. Pausilipon = luogo che scioglie gli affanni ;  Nisida = piccola isola;  Averno = luogo privo di uccelli, ecc. ]

Immaginando che il paese non dovesse essere molto grande all’epoca della colonizzazione e dato che esso si trovava proprio di fronte alla piccola isola, è molto probabile che venisse indicato  anch’esso come “ piccolo paese”,” paesino”, ossia  χωριό (diminutivo di  χώρα, χορός  = luogo,  paese). Quale che sia, comunque, l’origine del nome, un fatto è certo : che, sia a motivo dei molti secoli trascorsi, sia per effetto dei fenomeni vulcanici e bradisismici che hanno da sempre interessato tutta l’area flegrea, il paese che si offre oggi ai nostri occhi,  in comune con quello degli antichi colonizzatori,  ha probabilmente solo le coordinate geografiche. Chissà quali e quanto radicali cambiamenti sono avvenuti in ventisette secoli se in appena una decina di lustri  il paese è diventato irriconoscibile anche all’ estensore di queste memorie, qui nato, qui svezzato, qui cresciuto e da qui costretto ad allontanarsi per motivi indipendenti dalla propria volontà. Prima che ciò avvenisse il paese aveva subito poche modifiche rispetto all’ immagine immortalata dal Pitloo [3] :  immagine rimasta pressoché immutata fino ai primi decenni del 1900. 

NOTE

  • E’ l’attuale Lago del Fusaro, la Palus Acherusia (da Achèron ), che si apre nella regione flegrea, fra Torregaveta e Cuma, con un’altitudine di 0, 4 metri, una profondità massima di 8 metri ed una superficie di 0, 98 kmq. Gli antichi ritenevano che fosse l’ingresso degli inferi.
  • [Nella zona compresa tra Coroglio, Agnano, Pozzuoli, Baia e Cuma si contavano ben 35 “bagni” : (Sudatorio di S. Germano, che era un bagno secco di Agnano; Bagno degli Astroni; Bagno di Giuncara; Bagno della Spiaggia o del Balneolo; Bagno della Pietra; Bagno di Calatura; Bagno Subveni Hominis; Bagno Santa Anastasia; Bagno Ortodontico; Bagno del Cantarello; Bagno di Cicerone o del Prato; Bagno dell’Arco; Bagno di Ranieri; Bagno di Tripergole; Bagno della Scrofa; Bagno di Santa Lucia; Bagno della Croce; Bagno di Santa Maria o di Arcolo; Bagno del Succellario; Bagno del Ferro; Bagno di Silviana; Bagno di Tritoli; Bagno del Pugillo; Bagno della Colma; Bagno della Grotta Palombara; Bagno di San Giorgio; Bagno del Sole e della Luna o dell’Imperatore; Bagno della Fonte del Vescovo; Bagno di Bracula; Bagno di Gibborosso; Bagno della Spelonca; Bagno del Petrolio; Bagno della Bolla; Bagno di Fuori Grotta, a Coroglio (ove per “fuori grotta”si intende fuori della Grotta di Seiano e non dalla Crypta Neapolitana)] – da Filiberto Passannanti TERME E SORGENTI DI NAPOLI – Newton Compton Editore, 1966.  Le fonti di cui sopra erano così importanti che se ne ha notizia già dal V sec. a. C con Erodoto; dal IV sec. a. C. col medico greco Oribasio, protetto dell’imperatore Giuliano Flavio Claudio l’Apostata, che nel suo “Collecta Medicinalia” descrisse in dettaglio le terme flegree ed il loro utilizzo specifico. L’opera, nel Medioevo, costituì la base di tutti i trattati sulle cure termali, come il poemetto in latino “ De balneis Terrae Laboris” di Pietro da Eboli. Trattarono dell’argomento anche Cicerone (106 –  43 a. C.), Tito Livio (59 a. C. – 17 d. C.), Aulo Cornelio Celso, vissuto sotto l’imperatore Tiberio (42 a. C. – 37 d. C.), Claudio Galeno (129 – 200), il medico dell’antichità più famoso dopo Ippocrate. Tra i molti personaggi che hanno beneficiato delle cure delle suddette terme ricordiamo Nerone, L. Licinio Crasso, Cicerone, FedericoII di Svevia (ottobre/1227), il re dei Vandali, Trasimondo(496 – 523), Germano, Vescovo di Capua, il diacono Pascasio, ecc.
  • Prima metà del XIX sec. Il quadro si trova attualmente nel Museo Correale di Sorrento. Nell’opera sono chiaramente visibili la collina di Posillipo e il Faraglione di levante, a sinistra;lo scoglio del Chiuppino al centro e Nisida a destra. (Antonio Pitloo 21.04.1790/22.07.1837. Si interessò fin da ragazzo di pittura. Proseguì poi gli studi a Parigi e a Roma nel 1811. La sua personalità di artista si determina pienamente tra Roma e Napoli. Soprattutto a Napoli avrà modo di meditare sull’arte dei tanti paesisti moderni. Intorno al 1820 apre una scuola di pittura nella quale si formano alcuni dei maggiori pittori dell’epoca  :  Gigante, G. Smargiassi, R. Caselli, A. Vianelli. Sarà poi chiamato come professore di paesaggio al Reale Istituto di Belle Arti ).

Castrese L. Schiano

coroglio

(3)Antonio Pitloo – La spiaggia di Coroglio

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