Alta Terra di Lavoro

già Terra Laboris,già Liburia, già Leboria

I LUOGHI DEL CUORE E I LUOGHI DELLA MEMORIA. (Terza parte)

Posted by on Lug 12, 2017

I LUOGHI DEL CUORE E I LUOGHI DELLA MEMORIA. (Terza parte)

Con poche modifiche intervenute rispetto all’immagine riprodotta dal Pitloo penso che l’aspetto del  paese fosse di poco diverso da quello da me conosciuto tra gli anni Quaranta e Cinquanta del XX secolo. Infatti le uniche costruzioni nate ex novo ai primi degli anni Cinquanta furono appena due: una alla fine di Discesa Coroglio ed un’altra quasi al centro del paese, su via Coroglio dal lato della numerazione pari.

Fu nel corso degli anni Cinquanta, invece, che iniziò la sistematica distruzione del paese, che modificò tanto radicalmente la zona che quello che ormai si presenta oggi non è più né il paese ritratto dal Pitloo né quello degli anni Quaranta. Al suo posto vi sono pochi edifici così radicalmente trasformati che, se non si trovassero ancora dove inizialmente furono eretti, sarebbe quasi impossibile ricollegarli al tempo e al luogo di cui sono, invece, triste e quasi spettrale testimonianza.  Dell’enorme quantità di fiori e piante che lo abbellivano un tempo nemmeno l’ombra! Così, come se dal profondo dell’anima una voce me ne avesse fatto imperiosa richiesta, ho avvertito l’impulso di rimuovere lo strato di terra depositatosi sull’amena località in cui ho avuto il piacere di venire al  mondo  e riportarla così alla luce.

Per l’operazione di recupero mi sono avvalso di alcune vecchie cartoline custodite gelosamente e, col soccorso della memoria, ho cercato di commentare tali cartoline descrivendo anche quelle parti  che l’obiettivo non è riuscito ad inquadrare. Ho inteso, in questo modo, di arricchire il lavoro con informazioni (anche a volte di carattere aneddotico) che nessun obiettivo  avrebbe mai potuto riprendere. A ciò mi hanno spinto sia il  sentimento d’ amore per il mio luogo natio che il desiderio di lasciare una testimonianza che, in un futuro prossimo o lontano,  potrebbe rivelarsi utile per uno studio più approfondito dell’ argomento trattato ,  integrando le  possibili carenze o le inesattezze in esso contenute con notizie più attendibili e meglio verificate. Il fatto di essere figlio della terra di cui intendo parlare potrebbe costituire motivo di preoccupazione per il lettore, il quale potrebbe essere assalito da dubbi circa l’ obiettività delle informazioni. Una tale preoccupazione, però, è  infondata perché l’interesse della ricerca non ha come oggetto la vita privata dei miei compaesani,  ma intende parlare precipuamente di parti di territorio eliminate materialmente e scomparse per sempre, per cui non c’è pericolo che l’enfasi connessa alla dinamica psicologica del ricordo possa rivelarsi pregiudizievole per l’obiettività. Una preoccupazione,  invece, che mi riguarda direttamente,  può essere rappresentata dalla difficoltà di raccogliere consensi intorno ad  argomenti ritenuti meritevoli di ricordo e di trattazione solo da chi  come me – senza    riscontri oggettivi –  ritiene di parlare di un presunto luogo di “favola”;  per cui, se non si riescono a raggiungere i toni del manzoniano lirismo dell’ “Addio ai monti “, si corre il rischio di tediare inizialmente chi avesse deciso di dedicare un poco della propria attenzione a questa rievocazione,  vanificandone il  fine.

Se, però, si avrà la pazienza di non desistere, è probabile che la descrizione di qualche luogo, di qualche circostanza o di qualche situazione particolare possano richiamare alla memoria momenti di alcune esistenze, che, suscitando   l’ interesse di chi le ha vissute da attore, da comprimario o da semplice spettatore,  possano giustificare in parte il tentativo  di riparlarne.///

Osservando, infatti, una fotografia dell’epoca che ritrae il complesso della Colonia Marina, scatto  in cui l’interesse  era rivolto unicamente a mettere in risalto la struttura, trascurando per questo motivo la realtà circostante, se quella fotografia non viene arricchita dal commento di un contemporaneo, sarà impossibile sapere che l’oggetto di essa, un asilo infantile, era inserito in

un’area occupata  da tre stabilimenti altamente inquinanti: MONTECATINI, ILVA ed ETERNIT, e più tardi da un altro: CEMENTIR. [1]

(Sarebbe interessante uno studio che riuscisse a stabilire quanti di quei bambini e di quelle bambine esposti giornalmente a quelle “salubri” boccate d’aria sono morti per silicosi, per asbestosi o per mesotelioma provocati dalle impalpabili particelle di amianto, di composti aromatici o di silice sospese nell’aria). E questo è il primo esempio del contributo che l’ azione congiunta delle vecchie cartoline e del commento ad esse intende offrire e che giustifica in parte la decisione di rispolverare quei ricordi; ricordi , quindi, che vogliono porsi non già come uno sterile e nostalgico viaggio a ritroso della memoria,  ma  come  testimonianza il più possibile attendibile di chi, a volte da attore, a volte da spettatore, ha vissuto in quello spazio di tempo in cui fu completata la sistematica distruzione,  iniziata già da tempo (1853),  del “più bello e classico lido d’ Italia”(A. Maiuri),  sacrificato sull’altare del Progresso.

Certo, chi avesse occasione di visitare oggi Coroglio avrebbe giusto motivo di chiedersi dove l’autore di queste pagine abbia trovato il coraggio per parlare di un luogo simile. A costui, però,  raccomandiamo ancora di pazientare in quanto avrà modo di accorgersi, vedere e convincersi che di motivi per parlare di questa minuscola entità ce n’erano, eccome

 

I L    P A E S E

 

Il paese si allunga per alcune centinaia di metri ai piedi della collina di Posillipo ed è tanto piccolo che,  in una planimetria che vada oltre le caratteristiche di una mappa, lo si può incontrare difficilmente. .. Eppure, che nomi, che personaggi ne hanno calcato il suolo! Quali avvenimenti storici  lo hanno avuto come palcoscenico!

Iniziamo con un breve cenno sulla sua morfologia e sulla sua topografia, poi passeremo ai personaggi  e a ricordare qualche importante fatto  di cui si parla nei libri scolastici,  dove però, per dare risalto al fatto storico, si trascura di citare i  luoghi dove sono state ordite le trame di importanti avvenimenti. Capita così di trascorrere una vita in un posto ed ignorare che il luogo che ci ha dato i natali è stato teatro di uno di questi  momenti.  In quale libro di storia, infatti, si può trovare notizia che i dettagli per la congiura del 44 a. C. per uccidere Cesare furono messi a punto su un modesto isolotto del Golfo di Napoli?

Ma ritorniamo alla descrizione del paese.

Esso, nato e sviluppatosi lungo un seno di mare, ne ha ricalcato la fisionomia, allungandosi longitudinalmente nel verso dell’ arenile  a ridosso del quale si stende Via Coroglio, che, dai piedi della collina di Posillipo,  raggiunge Bagnoli a circa un chilometro di distanza. Da questa via,  proprio ai piedi della collina , si dipartono due strade, che formano con essa quasi una “T” :  Discesa Coroglio (già Rampa di Coroglio, trasformata in strada rotabile nel 1840) e Via Nisida (già Via Imbarcadero).   La prima,  attraverso tre tornanti, giunge al Capo Posillipo nelle cui vicinanze si trova il Parco Virgiliano, già Parco della Rimembranza,[2] che affaccia nella Baia di Trentaremi,[3]  da cui è  possibile osservare la Penisola Sorrentina ,  Capri,  Nisida, Capo Miseno ,  Lucrino,  Baia,  Procida, Ischia, ecc

La seconda strada del paese, cioè Via Nisida, dal 1933,  collega l’ex isola alla terraferma. Ad una  cinquantina di metri  dai piedi della collina, a destra,  procedendo in  direzione di Bagnoli, si snoda Via P. L. Cattolica (già Via Neghelli), che collega Coroglio  con il popolarissimo quartiere di  Cavelleggeri d’Aosta. Queste le strade che costituiscono l’ intricatissimo “sistema viario”del paese! Qualche accenno alla loro evoluzione  nel tempo e ai punti da esse toccati ed è terminata la parte  più descrittiva e meno attraente del lavoro. Del resto,  non essendo stato mosso dalla intenzione di scrivere un romanzo bensì da quella di lasciare una testimonianza (pur se talvolta incompleta o lacunosa) che possa servire come punto di partenza per futuri approfondimenti,  ritengo che la citazione di notizie  riguardanti qualche nucleo familiare o una caratteristica di qualche luogo o la registrazione di particolari usanze o abitudini, siano più che attinenti.                 Il paese, inversamente alla sua superficie, era densamente popolato, poiché, fatta eccezione per due o tre  coppie che non avevano figli e per alcune altre che ne avevano due o tre,  la media dei restanti nuclei familiari oscillava da cinque a sette figli e più. Orbene, nonostante le sue ridotte dimensioni, il paese era stato suddiviso in due zone ben distinte. La zona che si presentava come la continuazione della collina era identificata come  “ Sotto Coroglio “ (ove “Sotto” stava ad indicare “ai piedi della collina”),  mentre l’altra, posta sulla parte pianeggiante e sviluppatasi lungo la strada principale, era “ Coroglio” propriamente detto. Le due zone erano divise da un’ideale linea di demarcazione  rappresentata dall’asse Lido delle Sirene – Chiesa di Maria SS. di Campegna,  prima che quest’ ultima venisse abbattuta per fare spazio ad un cementificio e riedificata nel primo tratto di via P. L. Cattolica, ove si trova tuttora

1) La Montecatini (produttrice di solfato di rame, acido fosforico e fertilizzanti fosfatici), il cui indirizzo sociale era Via Coroglio n. 104, nell 1964 venne assorbita dalla Montedison a sua volta assorbita dalla Federconsorzi, che sospese la produzione del solfato di rame. Oggi, al medesimo indirizzo negli ex reparti di produzione  c’è la Fondazione IDIS “Città della Scienza”.Il complesso, il 4 marzo 2013, è andato completamente distrutto a seguito di un incendio di natura dolosa.

L’ILVA, inaugurata nel 1910, poi ITALSIDER dal 1961, produceva acciaio e ghisa. Il pericolo ambientale delle sue emissioni era rappresentato dai fumi saturi fino all’ inverosimile di composti aromatici, e dalle acque di scarico provenienti dal raffreddamento degli impianti.

L’ETERNIT, sorta tra il 1936 ed il 1938 lungo il tracciato dell’allora Via Neghelli ( attuale via P. L. Cattolica), produceva manufatti del famigerato e mortale cemento-amianto

2)      Qui il filosofo Sirone tenne la sua Scuola Filosofica di indirizzo epicureo frequentata anche da Virgilio e dagli altri componenti del “Circolo di Mecenate” tra il 70 ed il 40 a. C. Nello stesso luogo, scendendo verso lo specchio d’acqua che accoglie la baia di Trentaremi e l’isolotto della Gaiola, aveva una sontuosa villa P. Vedio Pollione, cavaliere romano, figlio di un liberto. Era noto per il lusso e la dissolutezza nonché per l’abitudine di dare in pasto alle murene i suoi schiavi condannati a morte. Era amico di Augusto al quale, dopo la morte, lasciò la propria villa di Posillipo che disponeva anche di un teatro, di cui sono ancora visibili dei resti.

 

3)   Nella baia di Trentaremi insiste anche la Gaiola che alcuni continuano ancora a considerare un’isola. Ma, se già Nisida con i suoi circa 30 ettari di superficie ed i suoi 109 metri sul livello del mare è poco più che uno scoglio, non è un’iperbole definire la Gaiola un’isola? Ma, senza nulla togliere allo scoglio, all’isolotto o all’ isola, vediamo di scoprirne un po’ la storia, cominciando dal nome. Esso non è altro che il diminutivo di “ grotta “ ( “ cavea “ in latino, da cui caviola, ossia piccola grotta). Anche questo luogo attrasse l’attenzione dei Romani ( basti pensare alla maestosa villa di P. Vedio Pollione, ai numerosi resti di fabbriche romane disseminati tutt’intorno, alla Scuola filosofica di Sirone frequentata anche da Virgilio, ecc, ). Sono state avanzate delle ipotesi che ritengono l’isolotto una propaggine della vicina collina di Posillipo, distante poche bracciate, ridotto artificialmente allo stato di isolotto per volere di Lucullo. In origine, prima che Caviola, l’isolotto era conosciuto col nome di Euplea, per un tempietto  dedicato a Venere Euplea (dal greco euploia = felice e buona navigazione, a sua volta dal verbo euploèo con identico significato). La villa che caratterizza ancora oggi l’isola fu costruita nel XIX secolo. Essa si è acquistata nel tempo la nomea di “ isola maledetta “, poiché – come la maledizione di Tutankamon – tutti i proprietari o le persone ad essi più vicine sono morti prematuramente o hanno subito irreparabili sciagure.( Lo svizzero Hans Braun, fu trovato morto e avvolto in un  tappeto; la moglie morì annegata in mare;  il tedesco Otto Grunback morì di infarto; l’industriale farmaceutico Maurice – Yves Sandoz morì suicida in un manicomio in Svizzera; l’industriale tedesco, barone Paul Karl Langheim fu ridotto al lastrico dagli efebi che affollavano la sua casa; Paul Getty fu ricattato dal suo stesso nipote; Gianni Agnelli che subì la perdita di molti familiari; l’assicuratore della Colombo che dovette dichiarare fallimento, fino a che, messa all’asta, la costruzione divenne proprietà della Regione Campania. … Forse che le disastrose condizioni in cui versa la nostra Regione sono da attribuire alla maledizione della Gaiola ?

 

Castrese Lucio Schiano

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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