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I moti del Cilento del 1828

Posted by on Mag 30, 2018

I moti del Cilento del 1828

Ormai sono stanco di ascoltare storie senza senso e fatti storici privi di alcun fondamento logico, grazie allo spazio che mi dedichi ogni tanto, cerchero’ di  fare luce, documentando e ragionando, sui fatti storici che riguardano le nostre amate terre e che volutamente, per giustificare la sanguinosa annessione del 1861, hanno distorto completamente.

Una di queste storie volutamente distorta  ovvero i moti del Cilento del 1828 ed elevando al rango di grandi eroi nazionali dei criminali comuni che hanno contribuito, con l’ annessione e le varie rivoluzioni, a distruggere il nostro territorio. Per comprendere la vera origine e portata politica e sociale dei Moti del 28 e, quindi, il loro tragico epilogo, occorre contestualizzare quelle tristi vicende. Occorre, non solo considerare la situazione politica del Regno delle 2 Sicilie ma la situazione che si stava attraversando nella stessa Europa costellata di attentati e sanguinose rivoluzioni fomentate dalla solita massoneria inglese. I Moti del Cilento del 28 non spuntano improvvisamente dalle fitte boscaglie di esso, ma alle spalle hanno una lunga scia di avvenimenti che possono essere ricondotti ad una medesima strategia che fin dal 1799 interessò il Regno di Napoli.  Le vicende avevano tutte la stessa matrice. La matrice era quella liberal-massonica ed il fine ultimo era quello di transitare le immense proprietà demaniali che costituivano i feudi ai privati. In pratica, la nascente borghesia, figlia del capitalismo anglosassone, si stava gradualmente e violentemente sostituendosi all’aristocrazia nella gestione del potere, appropriandosi dei feudi ( beni dello stato) tramutandoli in latifondo privato. Dove tale passaggio fu possibile, i contadini da servi della gleba diventarono braccianti e cioè, venditori di fatica. Mentre tutto questo stava accadendo in gran parte dell’ Europa, eccetto la Russia, nel Regno delle 2 Sicilie tale passaggio fu fortemente penalizzato da una originale quanto unica applicazione del diritto feudale che rivoluzionò negli effetti un sistema rimasto arcaico. ATTENZIONE. Ad ogni contadino nullatenente fu assegnato, in enfiteusi perenne, un pezzo di feudo di cui ne era il solo possessore. In sostanza i contadini, in questo caso denominati conduttori, divennero feudatari di se stessi. Quindi, lavoro e dignità per tutti. Non e’ questa civiltà? Nacque, in questo modo, una economia di sussistenza fondata sull’essenziale che oggi definiremo No global. In tale sistema era indiscutibilmente illiberale ( era contro l’ individualismo liberale e, quindi, contro il capitalismo agrario e contro lo sfruttamento) colpiva fondamentalmente i baroni, ai quali, venivano sottratte da Francesco 1 importanti fette di feudo, e dall’altra i liberali che gli fu impedito di acquistare vasti territori dove, poi, sfruttare i contadini. Ma contro i latifondisti di fatto ancora di più tassando fortemente con la Fondiaria, imposta sulla proprietà, i terreni privati oltre una certa estensione. In questo gioco di forze si inserì il lavoro subdolo della massoneria. Questa organizzazione segreta, fondata in Inghilterra agli inizi del 700, aveva tra i primi obiettivi quello di destabilizzare gli stati per condurli a forme di economie capitalistiche adeguate alle strategie inglesi. Il Regno delle 2 Sicilie era tra questi stati da colpire e, come tale, subì ogni sorta di tentativo di destabilizzazione. Infatti furono tutte operazioni puntualmente provenienti dall’ estero quelle che sconvolsero la pace del nostro Regno 1799, 1806, 1820, 1828, 1848, ed infine quella del 1861 con il braccio Piemonte. Per darci una spiegazione dei Moti del Cilento dobbiamo parlare un momento anche della nobiltà cilentana. I nobili Cilentani tenuti sotto controllo dalla casata borbonica  a favore dei contadini erano ovviamente scontenti e si erano organizzati in una sorte di setta massonica locale molto ramificata e radicata a base militare di fondazione francese soprannominata FILADELFI. Essa si proponeva di abbattere i Borbone e instaurare un regime monarchico costituzionale a base liberale o repubblicano elitario alla francese, cioè basato a livello di censo per i ceti medi, tra i quali possidenti e nobili a scapito delle grandi masse dei contadini che erano l’ asse portante dello stato. I Filadelfi, propagando attraverso personaggi locali appartenenti al ceto medio  alto quali farmacisti, medici, avvocati e persino sacerdoti, gli ideali liberal- massonici, incitando alla rivolta armata e strumentalizzando per gli ideali borghesi gli stessi contadini che erano protetti dal re. Consultando i documenti appare paradossale notare personaggi immiseriti dal potere dei baroni e latifondisti vederli coinvolti e morire proprio contro gli avversari dei propri aguzzini: i Borbone. La prima cosa che salta agli occhi nei Moti del Cilento e’ il coinvolgimento di alcuni preti che come il CANONICO DE LUCA erano affiliati ad organizzazioni massoniche, lo stesso era proprietario terriero, frequentava il comitato segreto di Napoli e udite udite aveva anche una figlia, lui era il capo dei Moti e il capo spirituale dei Filadelfi la cui setta era molto simile alla massoneria e si sviluppò in Puglia e nel Cilento propriamente a Bosco. Gli adepti si chiamavano tra loro fratelli, il loro pane quotidiano erano furti, scorribande nelle quali mostravano la loro prepotenza rubando galline, uova, animali, prodotti agricoli, instaurando un regime di terrore nella popolazione, combattendo e minacciando chi li osteggiava facendo iscrivere altri membri alla setta, giravano sempre armati di pugnali e stiletti, minacciavano la gente del paese di ritorsioni contro di loro o i loro familiari nel caso non si iscrivessero alla setta, molti dovevano accettare. In questa setta che organizzò i moti contro i Borbone c’erano: Carlo da Celle prete cappuccino, proprietario terriero, i fratelli Santoro di Orria, proprietari terrieri, i De Mattia di Vallo, proprietari terrieri, la famiglia Mazziotti di Celso, prop. Terrieri, Mazziotti Gerardo proprietario con estreme simpatie “giacobbine”, i Gammarano di Montano Antilla, proprietari, Antonio Galotti era un pugliese di Ascoli Satriano, inizia la sua carriera unendosi alla banda di Michelangelo Longo, a Massicelle uccise i figli di Filippo Serra e ne rapì e violentò le figlie. Con il cognato Saverio Lipani, organizzò una fabbrica di monete false a Palermo, scoperto fugge in Calabria dove fu incaricato dai francesi di promuovere la diserzione dei cacciatori del mare di Messina dove fu arrestato e condannato a morte, ma Francesco 1 lo graziò e libero’. Il Galotti tornato a Massicelle vicino Bosco e senza un soldo divenne preda del canonico de Luca che gli presta denaro e lo costringe ad entrare nella setta dei F. Quindi partecipò ai moti del 20 e per una seconda volta fu condannato a morte ma fu liberato. Nel 23 tanto per cambiare contrabbanda armi, ma viene assolto per insufficienza di prove. Vincenzo Riola, avvocato, prop. terriero, massone iniziato a Livorno, propalatore di notizie false, uomo immorale e irreligioso, convive in concubinato. Michelangelo Mainenti, prop. Terriero. Teodosio de Dominicis, capo drlla setta dei Pellegrini Bianchi. Poi veniamo ai più terribili di tutti, i fratelli Capozzoli, erano paragonabili ad un potente clan di oggi, il nucleo originale era composto da Donato, Domenico e Patrizio. Domenico anche se era il piu’ giovane aveva il carisma del comando, al nucleo si aggiunsero Pasquale Russo e Franceso Ciardella, poi come nei clan camorristici odierni ruotavano personaggi di varia estrazione, l’attività era l’ estensione, omicidi, furti in abitazioni, grassazioni ai danni di mercanti di passaggio, ovviamente erano potetti dalla omertà. Questi personaggi iniziano i Moti, si tagliano i fili del telegrafo e si assalta una caserma a Palinuro credendo di trovare armi, le cose vanno male, viene avvertita la guardia nazionale con il del Carretto che una volta e per tutte metterà fine a questo paese e a  questa gente di sapore quasi satanico, il paese fu messo a fuoco ma la gente fu fatta evaquare non come  a Casalduni o Pontelandolfo dove morirono bruciati, ma la storia truccata e manipolata ha detto altro.

ENNIO APUZZO

 

 

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