Alta Terra di Lavoro

già Terra Laboris,già Liburia, già Leboria

I Proverbi dell’antica Terra di Lavoro (II)

Posted by on Apr 7, 2018

I Proverbi dell’antica Terra di Lavoro (II)

La religione nei detti popolari

Madonna, Santi e Angeli del Paradiso.
Un augurio, ma rivolto in tono un po’ ironico, è quello che chiede la protezione della Madonna: “Che ‘a Maronna t’accumpagni!” (Che la Madonna ti accompagni!) si dice ad uno che va via, ma non dovrebbe.
Diversi detti abbiamo raccolto a proposito dei Santi: Biagio, Giovanni, Giorgio, Pietro, Paolo, Rocco, Clemente, Lucia; alcu­ni Santi poi sono inventati: Frelliccone o Santa Ficeta; infine qualche detto riguarda i Santi in generale o i cosiddetti “Santini”.
“A nomme ‘e Santu Biase / chistu è ‘u primmo che ce trase” (In nome di San Biagio / questo è il primo che ci entra): il primo che entra in gola è il bicchiere di vino. Da notare la rima Biase – trase.
“San Giuanne: jurnata corta e pignata ranna (San Giovanni: giornata corta e pignata grande): il giorno di San Giovanni è di breve durata: qui ci si riferisce a San Giovanni apostolo ed evangelista, la cui festa ricorre il 27 dicembre; la pentola è piena perché siamo nel periodo tra Natale e Capodanno. Anche qui è da notare la solita rima: Giuanne – ranna.
A San Giorgio (patrono di Pignataro) son dedicate le seguenti strofette in cui torna ancora il tema del cibo:
San Giorgio, miu ajucato, / che te piace: la ricotta o lu caso? / ‘i menèro lu caso / e nun s’azzeccava; / ‘i menèro ‘a ricotta / e s’azzeccava. / San Giorgio, miu ajucato / te piace la ricotta, / no lu caso. (San Giorgio, mio avvocato – che ti piace? – la ricotta o il formaggio? – Gli menarono il formaggio – e non s’attaccò; – gli menarono la ricotta, – e si attaccò. – San Giorgio, mio avvocato, – ti piace la ricotta, – non il formaggio).
Il seguente detto si riferisce alla mamma di San Pietro: “’A mamma ‘e San Pietro priava a Dio sulo pe’ essa” (La mamma di San Pietro – pregava Dio solo per lei); “essa designa la persona eccessivamente gelosa dei suoi privilegi, […] l’egoista per ec­cellenza […] significava comportarsi da persona tirchia” (Beccaria, pag.128); un altro riguarda la costruzione della basili­ca di Roma, centro della cattolicità: per indicare una fabbrica che sembra non finire mai. Si dice infatti: “Pare ‘a fràveca ‘e San Pietro!” (Sembra la fabbrica di San Pietro): la basilica fu iniziata al tempo di Costantino (324), ricostruita nel 1452, rimase inter­rotta; demolita dal Bramante (detto perciò Mastro Rumante), nel 1506 fu iniziata la nuova, che continuò nei secoli successivi.
Per indicare due inseparabili che si accompagnano di frequen­te, si dice: “Pareno Santu Rocco e ‘u cane” (Sembrano San Rocco e il cane).
Quello che riguarda San Clemente è un detto misogeno: “Pregammo a San Clemente – che r’e femmene se ne perda ‘a semmenta!” (Preghiamo San Clemente che delle femmine se ne perda la semente!). Riteniamo che qui il Santo non abbia nulla a che vedere con le donne; il popolo che inventò il detto ricorse a Clemente solo per una questione di rima (Clemente – semmenta).
I Santi sono collegati anche con la meteorologia: “Santa Lucia: allonga ‘nu passo ‘e vaglina. Natale: quanto ‘u crapio po’ zum- pà” (Santa Lucia: allunga un passo di gallina. Natale: quanto il capro può saltare), cioè dal 13 dicembre la durata del giorno s’allunga un poco (come il passo corto di una gallina); da Natale invece s’allunga di parecchio (quanto il salto di un capro). An­nota il Beccaria (pag. 124) che il giorno di Santa Lucia era il giorno più corto dell’anno prima della riforma gregoriana del calendario.
Del prudente per eccesso che grida aiuto prima di trovarsi ef­fettivamente in pericolo”, (Beccaria, pag. 124) si dice: “Ancora nun ha visto ‘u serpe e già chiamma a San Paulo” (Ancora non ha visto il serpe e già chiama San Paolo).
Il popolo, poi, certi Santi li ha inventati, come per es. San Frelliccone, del quale si dice che “mangiava e surava; – fatecava e tremmava” (mangiava e sudava – faticava e tremava) con riferi­mento forse allo sfaticato che anche a mangiare faceva sforzi tali da sudare e tremava nell’accingersi a lavorare.
Per designare una donna apparentemente devota e umile, in­somma una “santarella”, il popolo devoto ha coniato una Santa “Ficeta” derivante certamente dalla preghiera del Pater noster, laddove si dice “santificetur nomen tuum”. Il Beccaria (pag. 71) accenna ad un “Santo Ficé”.
Ai Santi in generale si riferisce il detto: “A’ Santi nun fa’ vuti; a’ guagliuni nun prumette’” (Ai Santi non far voti; ai ragazzi non promettere): bisogna essere cauti nel far voti ai Santi, ugual­mente nel far promesse ai ragazzi i quali poi chiederanno che siano mantenute: si tratta di un invito alla cautela e alla ponde­razione.E ancora: “Chi vo’ ‘u Santo, che se lu preja!” (Chi vuolft il Santo, che se lo preghi!) a significare che per ottenere una cosa, bisogna chiederla.
Ce n’è un altro, riguardo ai Santi, che dice: “Manco muorto e pittato Santo” (Nemmeno morto e dipinto <come> Santo): di­ventare santo, dopo la morte, ogni cristiano dovrebbe deside­rarlo; ma quando si vuol significare che una cosa non la si desi­dera in nessun modo, si dice allora: nemmeno se sapessi di di­ventare santo, lo farei
Chiudiamo questa sezione dedicata ai santi, ricordando che quando un “Santino” ormai consunto veniva gettato al fuoco, per scrupolo di coscienza si diceva: “Santo ‘n cielo – carta ‘n terra!” (santo in cielo – carta in terra).
Ma prima di passare a considerare Angeli e Paradiso, dobbiamo riferire l’espressione “sfilà ‘a curona” (sfilare la corona) alluden­do a quella del Rosario, a significare l’elenco di tutti i Santi del Calendario, che i bestemmiatori incalliti vorrebbero pronunciare. Un accenno al Paradiso, trattando specificamente il tema della morte, è contenuto nel detto: “Mare a chi more – e Paraviso nun vere, – pecché chi resta – sempe cena ‘a sera” (Male [guai] a chi muore e Paradiso non vede, perché chi resta sempre cena la se­ra).
L’Aldilà è definito dal popolo “’o munno r’a verità” (Il mondo della verità), dove cioè non è possibile dire menzogne come sulla terra.
Alcuni detti accennano agli Angeli: “Passava gl’Angiulo e ricet­te: Ammèn!” (Passò l’Angelo e disse: Amen!): si tratta di un augurio; si pronuncia quando si desidera che una cosa si avveri. E ancora: “Pare che sta pittanno le capezzelle ‘e Angiuli” (Pare che sta dipingendo le testoline di Angeli), di uno che fa le cose con molta accortezza e pignoleria.

Antonio Martone
(da Il Sidicino – Anno XII 2015 – n. 9 Settembre)

 

 

 

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