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I SETTE GRANDI UFFICI DEL REGNO e gli Uffici minori

Posted by on Feb 10, 2019

I SETTE GRANDI UFFICI DEL REGNO e gli Uffici minori

Come si evince dall’immagine, il Siniscalco era ai piedi del sovrano mentre il più alto dignitario, il Conestabile, sedeva al primo posto alla destra del re, seguiva il Gran Giustiziere, primo posto alla sinistra, poi il Grande Ammiraglio al secondo posto alla destra del sovrano, e così via alternativamente.

1)- IL GRAN CONESTABILE:
gerarchicamente, è il primo dei sette Uffici; definito dal Pontano “Gran Maestro della Milizia”, da Scipione Ammirato: “Prefetto pretorio” e da Scipione Mazzella “Generale e luogotenente del Re nelle guerre”. E’ il comandate in capo dell’esercito, difende i confini del Regno e l’ordine interno, ha anche il compito di risolvere eventuali dispute sorte tra cavalieri o nobili.
Per insegne, oltre a quelle del proprio casato,  ha due bastoni poste in croce di Sant’Andrea.
 

2)- IL GRAN GIUSTIZIERE:
è il secondo ufficio del Regno anche se alcune volte è stato preceduto dal Grande Ammiraglio. Etimologia: giustiziere = esecutore della giustizia.

Esercita la giustizia civile e penale nel Regno, è il capo di tutti i tribunali; il suo luogotenente è il Reggente della Vicaria, presiede la Corte della Vicaria (in Castel Capuano).
Nel 1537 il vicerè don Pedro de Toledo riunì tutti i Tribunali in Castel Capuano.
La Gran Corte della Vicaria era divisa in quattro ruote, due civili e due criminali.  La Regia Camera della Sommaria era competente per le cause finanziarie e fiscali: il patrimonio Reale, l’erario pubblico, le liti tra feudatari e quelle tra i baroni e i lori sudditi. Il Tribunale della Zecca provvedeva al bollo delle unità di misura; il Tribunale della Bagliva trattava le cause minori civili di risarcimento danni.

La Vicaria criminale giudicava in primo grado i delitti commessi a Napoli e nei suoi Casali e in appello le cause già decise nei tribunali delle provincie del Regno chiamati “Udienze“.
La Vicaria civile trattava le cause sino ad un certo valore, di eredità e quelle su prove documentali (polizze bancarie, atti pubblici, ecc.). Il Capo della Vicaria (Reggente) era un uomo d’armi (vedi il Gran Camerlengo) e non di legge, non aveva diritto di voto anche se poteva presiedere una Ruota (oggi si direbbe Collegio).
La Regia Camera della Sommaria redigeva i bilanci del Regno che veniva sottoposto al voto  favorevole del Collaterale (l’organo di governo che affiancava il vicerè), al visto dei Seggi di Napoli (l’amministrazione cittadina) e del Parlamento(sino al 1642).

Competente per i ricorsi contro le decisioni del Tribunale della Vicaria e della Regia Camera della Sommaria era il Sacro Regio Consiglio.
Il Sacro Regio Consiglio era, durante il periodo vicereale spagnolo, la corte suprema di giustizia civile e penale; era giudice di primo grado per le cause relative ai patrimoni feudali.
Nelle provincie del Regno, oltre alle Udienze, esistevano nei feudi le corti baronali(1) e nei comuni liberi le Corti Regie. Contro i provvedimenti delle Corte Regie si poteva fare appello alle Udienze e, contro le decisioni di queste ultime, si ricorreva al Tribunale della Vicaria.

3)- IL GRANDE AMMIRAGLIO:
è il terzo ufficio del Regno, salvo alcune eccezioni in cui ha preceduto il Gran Giustiziere.
E’ il capo delle forze navali del Regno, definito da Scipione Mazzella “Generale del Mare”. Difende le coste del Regno dalle incursioni nemiche e garantisce la libera navigazione della flotta mercantile; esercita la funzione giurisdizionale su tutte le genti del mare, nomina i giudici che sentenziano nella Cappella Reale, situata dopo l’ultimo ufficio civile della Vicaria.  Nomina in ogni provincia del Regno un Vice-Ammiraglio.
Per insegne ha due fanali oppure due ancore poste in croce di Sant’Andrea.

4)- IL GRAN CAMERLENGO (o CAMARLINGO o CAMERLINGO):
etimologia: dal ted. Kammerling, Kammer = camera, fisco o tesoro pubblico, ling = desinenza puramente germanica.
E’ colui che riscuote le tasse,  il Soprintendente delle Finanze, deve tener conto di tutte le entrate ed uscite. Il suo Luogotenente ha un suo tribunale detto Camera della Sommaria dove vengono trattate le cause relative al fisco.
Per insegne, oltre a quelle proprio casato, ha due chiavi poste in palo.

5)- GRAN PROTONOTARIO:
etimologia: vocabolo ibrido composto dal gr. Protos = primo e lat. Notarius = notaio.
Chiamato anche LOGOTETA, parla in nome del sovrano nei pubblici parlamenti e custodisce i suoi scritti. E’ il Presidente del Sacro Consiglio, il Capo della Segreteria regia. E’ il primo ambasciatore del re, il grande diplomatico; nomina notai e giudici, legittima i figli nati al di fuori del matrimonio.
Per insegne ha un libro aperto.

6)- GRAN CANCELLIERE:
il sesto Ufficio, è il custode dei regi sigilli, il Segretario del Re, sottoscrive i negoziati, i decreti e gli atti emanati dal sovrano. Nomina i dottori di tutte le facoltà.
Per insegne ha una ghirlanda di alloro.

7)- IL GRAN SINISCALCO (o MALISCALCO):
etimologia: dal latino Seniscalcus, Seni = vecchio, scalcus = servitore; il più vecchio servitore o ministro della casa.

E’ sottoposto al Conestabile; definito dal Pontano “Maestro di Campo” e da Scipione Ammirato “Maggiordomo della Casa Reale”, “il supremo ufficiale preposto alla tavola”. Provvede al vitto del Re e della Corte.
Per insegne, oltre a quelle del proprio casato, ha una coppa di Leocorno.

GLI ALTRI UFFICI:

La carica di Portolano era quella di un magistrato con compiti di sorveglianza sulle nuove costruzioni nella città, nonché gestiva i permessi per edificare.
Il Montiero Maggiore aveva la giurisdizione sui reati di caccia.
L’Uditore Generale dell’Esercito aveva la giurisdizione sui militari di terra; dipendeva dal Gran Conestabile.
La Dogana aveva giurisdizione su chiunque possedesse animali e terreni.
Il Grassiere era un magistrato di nomina regia. Gli eletti dei Seggi, detti capitani del Tribunale dell’Annona, con  il Prefetto dell’Annona nominavano il Grassiere, con il compito “di fare, che le cose vadano per lo loro dritto sentiero, e andando altrimenti, impedirle, e darne contezza al Re o al Capitan Generale”(2). Gli eletti con il Grassiere, poi, potevano punire i misfatti con varie pene, esclusa quella della morte.
I maestri razionali erano magistrati fiscali, fino all’epoca di re Ladislao. Questi formavano una “curia” preposta al controllo dei conti fiscali, oltre alla direzione e sorveglianza della coniazione delle monete, nonché le locazioni, appalti sui dazi e gabelle.

Note:
1) – I magistrati erano scelti e pagati dai baroni che sostanzialmente amministravano i loro feudi.
2) – Capecelatro – Origine della città.., p.143





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