Alta Terra di Lavoro

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I venditori che rappresentano i mesi dell’anno (luglio, agosto e settembre)

Posted by on Gen 1, 2018

I venditori che rappresentano i mesi dell’anno (luglio, agosto e settembre)

Proseguiamo con i pastori dei “venditori” del presepe napoletano, che rappresentano i cicli stagionali e i mesi dell’anno. Dopo i primi sei mesi delle scorse puntate del Calendario dell’Avvento di Identità Insorgenti, passiamo a quelli estivi, tutti dedicati a venditori di frutta e verdura. Per questa parte di narrazione simbolica del presepe napoletano, la nostra principale fonte è il libro di Giuseppe Serroni  e Giuseppe Piccinno “A cchiù lucente jett’a chiammà li Magge all’Uriente” .

Luglio è il venditore di pomodori. Nella foto di Francesco Paolo Busco è una Venditrice di pomodori, opera di Di Virgilio, via S. Gregorio Armeno 18, Napoli. Come per altri mesi anche questo pastore-mese è collegato ai cicli della natura: in questo mese i pomodori raggiungono la loro maturità e venivano raccolti per la preparazione delle prime conserve casalinghe. Un antico rito che a Napoli e in larga parte dell’ex Regno è ancora  in voga, quello della preparazione delle “buatte” e che coinvolge intere famiglie. In alcune culture, come quella Bambara, il pomodoro è  visto come elemento fecondatore o propiziatore della fecondità (tant’è che le donne lo offrono agli Dei).

Ed è ancora Di Virgilio a interpretare la venditrice di cocomeri, sempre nella foto di Francesco Paolo Busco: perché agosto è il venditore di cocomeri e d’’estate agosto è il periodo di maggior consumo dei meloni, utili per combattere la calura. Dell’anguria si legge nella Bibbia, quando si narra che gli Ebrei nel deserto del Sinai rimpiangevano i cocomeri mangiati in Egitto. L’anguria venne introdotta in Europa, ad opera degli Arabi, dopo il XII secolo, soprattutto nella Sicilia meridionale, in particolare nella piana di Gela, interamente dedicata ai tempi della dominazione araba, alla coltivazione dell’anguria. Il melone rosso  rappresenta anche l’uovo cosmico, inizio e fine di tutto, quasi un uovo di Pasqua estivo, emblema di fecondità capace di contenere, conservare e riprodurre la vita e, proprio come un grembo gravido, contiene acqua e seme.

Nella foto di Francesco Paolo Busco, ancora, il venditore di fichi qui è interpetato da Fulvio Forte (via S. Gregorio Armeno 26, Napoli). Perché agosto è il mese del venditore di fichi (anche se per alcuni è invece il contadino o seminatore, il che è solo appartentemente in contraddizione). In questo mese il frutto dell’albero di fico raggiunge la sua completa maturazione ed il giusto grado zuccherino ed è a settembre che si raccolgono i fichi migliori. Il raccoglitore di fichi è assimilato alla fine del tempo terreno, perché il frutto maturo giunge alla sua “morte” naturale venendo strappato dall’albero, il quale rappresenta la vita. Il fico ha un doppio e opposto significato; può essere considerato come immagine di fertilità e benessere, ma anche di peccato e lussuria, salvezza, benessere, persino albero della conoscenza del bene e del male.

Lucilla Parlato

 

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