Alta Terra di Lavoro

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IL BRIGANTAGGIO… IL NOSTRO POEMA EPICO …LA NOSTRA ODISSEA PIÙ EROICA!

Posted by on Mag 25, 2018

IL BRIGANTAGGIO… IL NOSTRO POEMA EPICO …LA NOSTRA ODISSEA PIÙ EROICA!

Tra storia, mito e leggenda una epopea che ci appartiene e che arricchisce e connota l…a nostra cultura e riscatta la nostra dignità di popolo oppresso.

Quando gli incivili “savoiardi” nel 1860 occuparono illecitamente il nostro antico regno, si scontrarono con la nostra realtà contadina. La giudicarono paradossalmente arretrata e regressiva, non comprendendo il valore e l’importanza di quella grande civiltà, a torto attribuendoci una sorta di arretratezza reale, morale e culturale da estirpare e distruggere per sempre. Nella loro profonda ignoranza e cecità etica e intellettuale, i “torinesi” ci classificare “non uomini”, non ci considerarono cioè come umanitá, ma bestiame, animali da soma, ancor meno che bestie, addirittura una sottospecie di razza immonda da “sterminare e da bruciare a fuoco lento”(dichiarazioni di Bixio e Cialdini). Eppure dapprima avevano detto al mondo che erano nostri fratelli venuti a liberarci da una schiavitù opprimente, che si erano precipitati a soccorrerci, sensibili al “grido” di dolore” (?) che si levava da tutto il nostro Sud. La verità era ben diversa. Noi abbiamo, da allora, dovuto subire infatti un’orda di invasori autoproclamatisi “super-uomini”, calati da un nord ancora barbaro, di presunti “dei” discesi fino a noi in “Terronia” da un “paradiso”, solo da loro millantato, ubicato al di là del nostro orizzonte umano e sociale, che era stato da secoli pacifico, operoso solidale con tutti i fratelli. Da allora noi avremmo dovuto invece sopportare, per questa sostanziale inaudita “differenza”, pari, a loro giudizio, a una sorta di grave peccato originale, tutti noi, sempre a loro dire, portatori di un “cretinismo” criminale e congenito, la più umiliante derisione, la più amara ingiusta condanna, il più mortificante confronto tra noi e loro, tra Nord e Sud, sempre a nostro svantaggio, da scontare come giusta punizione, in termini di libertà e dignità umana da quel momento sempre più negateci! Tali aberranti teorie razziste trovarono immediatamente un loro riscontro pseudo-scientifico nel più grande impostore in materia di antropologia e psichiatria, tale Ezechiele (detto Cesare) Lombroso, il cui museo della vergogna è tuttora aperto a Torino, mantenuto con i soldi dei contribuenti meridionali. In verità il loro Re sabaudo debitoso e guerrafondaio era venuto a rapinarci di ogni cosa, a impossessarsi della nostra Terra e dei nostri beni per ridurci in schiavitù, per privarci di ogni diritto. Si voleva solo sterminarci e annullare la nostra cultura millenaria! Ora, per capire questo discorso, si deve partire da una distinzione, diventata molto diffusa anni dopo, che consiste in quel distinguo che ci aiuta meglio a comprendere un tale aberrante atteggiamento pseudo-culturale, che avrebbe dovuto giustificare agli occhi del mondo la loro aggressione a un popolo pacifico e laborioso, e che va ricercato nel discrimine tra “Progresso” e “Sviluppo”. Il “progresso” ha un indissolubile legame con i valori, le libertà, i diritti, la giustizia sociale, la cultura materiale di una comunità, ed era quello che, per secoli, fu il nostro vero primato culturale vantato e riconosciutoci in tutta l’Europa e specialmente in Italia; mentre lo “sviluppo”, cioè quello che loro pensavano falsamente di portarci, è un fatto essenzialmente economico, che non necessariamente coincide con il progresso. Confondere deliberatamente le due cose, spesso crea posizioni che favoriscono esclusione, razzismo e incapacità di decifrare quel mondo, ove essi stavano vivendo le sue enormi contraddizioni (a quel tempo loro vantavano, ma solo a parole, una “industrializzazione” più avanzata rispetto alla nostra) e fu da lì che ci vollero per forza, come pretestuoso alibi alla loro violenza, definire, contro ogni evidenza, “arretrati” sotto tutti i punti di vista. Ma in effetti furono loro a rubarci tecnologia e progresso industriale, nel quale noi all’epoca eccellevamo! Inoltre proprio il nostro passato e il nostro presente, allora ci poneva in netto contrasto con loro: si stava realizzando, in quel momento storico, non un semplice confronto ma addirittura lo scontro epocale tra la nostra civiltà, il nostro, da loro, negato sviluppo e la loro immane rozzezza e arretratezza economica e culturale. Insomma l’eterno scontro tra barbarie e civiltà si ripeteva davanti gli occhi di una Europa insensibile agli orrori e ai genocidi che venivano perpetrati nel nostro antico regno contro inermi popolazioni! L’idea ”totalizzante” di quel progresso, invidiatoci da tutti, che altro non era che la civiltà millenaria del nostro popolo, si scontrava con il loro solo sbandierato concetto di sviluppo, anche se solo fittizio, tanto che questa differenza sostanziale sfociò nelle stragi e nei massacri dei nostri indomiti e indomabili popoli!
Fu allora che divampò come un fulmine, spontaneamente dall’animo fiero e orgoglioso dei nostri contadini, la fiamma di una epopea epica, degna degli eroi omerici, che il grande Carlo Levi, diversamente da loro, profondo conoscitore proprio della nostra civiltà contadina, così mirabilmente descrive: « … Il brigantaggio non fu che un eccesso di eroica follia, e di ferocia disperata: un desiderio di morte e distruzione, senza speranza di vittoria… » Ditemi se in tutti quegli eroi, da Carmine Crocco a Ninco Nanco al Sergente Romano e a Michelina de Cesare e a tutte le grandi Brigantesse, non riconoscereste personaggi immortali come Ettore, Achille, Ulisse, Aiace o Enea, combattenti senza paura, invincibili, che lottavano per guadagnare quella gloria, figlia dell’Amor di Patria e frutto maturo di una divina dignità, in cui la morte era solo un evento, quando morire non era nulla e vivere era diventato spaventoso! Questa è la vera storia della più grande tragedia, che si chiama Unità d’Italia e che da allora fino ai tempi attuali non ha portato in tutto il Sud, purtroppo, nulla di meglio, se non lutti, distruzione, povertà, emigrazione ed emarginazione!

pubblicato da

Gianni Ciunfrini

 

 

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