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IL BRIGANTE INSORGENTE Giuseppe TARDIO

Posted by on Set 7, 2017

IL BRIGANTE INSORGENTE Giuseppe TARDIO

Giuseppe Tardio è il brigante che ci interessa più da vicino, considerato che agì nel Cilento tra il 1862 ed il 1863. Originario di Piaggine, ma vissuto a Campora era un uomo molto colto, infatti si era laureato nel 1858, a 24 anni, presso il Reale Liceo di Salerno.

Dopo aver preso contatti a Roma con il comitato borbonico si imbarcò da Civitavecchia con trentadue uomini e sbarcò ad Agropoli per fare il capo-brigante anzi “il capitano comandante le truppe borboniche”, come lui stesso si definiva. A questo gruppo di uomini se ne aggiunsero molti altri, la banda superò di gran lunga le cento unità. Tardio iniziò così la sua opera di sommossa popolare contro il “tirannico e fazioso dispotico regime Sabaudo” proprio da Agropoli e continuando per molti altri centri del Cilento, quali Centola, Foria, Camerota, Celle di Bulgheria, Novi Velia, Laurito, Vallo della Lucania ed altri ancora, a Futani disarmò l’intera guarnigione della Guardia Nazionale. Nei paesi da lui occupati si distruggevano i monumenti, le litografie gli stemmi reali e quant’altro potesse essere riferito al regime sabaudo o a Garibaldi, poi alla folla (che in genere lo accoglieva con simpatia) lanciava dei proclami, invitando i cittadini a schierarsi sotto il vessillo del “leggittimo sovrano Francesco II” e ad insorgere contro il tiranno subalpino che aveva ridotto la “seconda valle dell’Eden” (così definiva il Cilento) a “triste contrada di provincia” angariata da tributi e rendendo il popolo nelle condizioni simili ai quelle dei “barbari del settentrione del Medio Evo”. Verso la fine del 1863 presso Magliano grande la sua Banda venne annientata da un attacco congiunto dei Carabinieri e della Guardia Nazionale e di lui si persero le tracce, fino a quando tradito da un suo concittadino, venne arrestato nel 1870; al processo scrisse una sua memoria difensiva in cui diceva: “io non sono colpevole di reati comuni poiché il mio stato, il mio carattere e la mia educazione non potevano mai fare di me un volgare malfattore; io non mi mossi e non agii che con intendimenti e scopi meramente politici; talché non si potrebbe chiamarmi responsabile di qualsivoglia reato comune che altri avesse per avventura perpetrato a mia insaputa contro la espressiva mia volontà e contro il chiarissimo ed unico scopo per cui la banda era stata da me radunata”. Venne condannato a morte, ma la pena fu poi trasformata in lavori forzati a vita, morì a 58 anni avvelenato in carcere da una donna, se ne ignora il motivo.

Giuseppe TARDIO: studente brigante che comandava nel Salernitano una comitiva. Giovane di agiata famiglia che, dopo un viaggio a Roma ed i contatti con il Comitato Borbonico, tornò in paese per fare il capobrigante nel Cilento. Con la sua banda di circa 100 uomini fece irruzione in Agropoli, Laurito, Centola ed altri centri, disarmò la Guardia Nazionale di Futani. Nonostante fosse stato ferito ed avesse avuto un gran numero di morti nel suo gruppo, Tardio non desistette, si spostò nel Vallo di Diano e devastò case e poderi di liberali. Gli sbandati lo seguivano a valanghe. Fu attivissimo agitatore e trascinatore per tutto il 1862 e parte del 1863, fino all’attacco definitivo che gli fecero Carabinieri e Guardie Nazionali a Magliano Grande. Di Tardio si perdette ogni traccia, forse emigrò. Ma non fu il solo studente che combatté i piemontesi. Almeno altri due studenti furono accaniti combattenti contro i piemontesi, come risulta da un processo del 1864 citato dal Molfese. Tardio lanciava proclami “ai popoli delle Due Sicilie” incitandoli a schierarsi “sotto il vessillo del legittimo sovrano Francesco II contro il fazioso dispotismo del subalpino regime” firmandosi, “Capitano comandante le armi Borboniche“; non soltanto emanava proclami ma anche ordini di pagamento, talvolta eseguiti dalle autorità municipali. [da: G. De Matteo “Brigantaggio e Risorgimento – legittimisti e briganti tra i Borbone e i Savoia”” A. Guida Editore, Napoli, 2000]

fonte

brigantaggio.net

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