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IL GIRO D’ITALIA E LE CROCIATE

Posted by on Dic 18, 2018

IL GIRO D’ITALIA E LE CROCIATE

Il paragone azzardato del direttore della Gazzetta dello Sport non tiene conto della vera storia delle Crociate, ma della leggenda nera creata dalla propaganda anticristiana

Quest’anno, chissà perché, il Giro d’Italia è partito daGerusalemme. Giro «della pace» lo hanno definito, pace tra israeliani epalestinesi si suppone, visto quel che accade al confine di Gaza. Dopo ventunotappe terminerà a Roma con una cronometro. Traverserà tutta la Sicilia in lungoe in largo, poi risalirà dalla Calabria, taglierà la Penisola di sghembofinendo sulla costa Est, poi percorrerà la Padania dal Veneto fino al Piemontee alla Liguria, per, infine, sbarcare, appunto, a Roma. Da Gerusalemme a Roma,un tragitto che la Gazzetta dello sport ha individuato come «il cammino delleCrociate all’incontrario».

LE DIFFERENZE
Fatte salve le debite differenze storiche (i crociati del Nord Europapercorrevano la via balcanica), le dissonanze tra i due eventi non sono poche,e val la pena di rifletterci sopra un attimo. Tanto per cominciare, i ciclistidel Giro partecipano con la speranza di tornare onusti di gloria e di soldi. Icrociati, al contrario, si indebitavano spesso oltre ogni sopportazione e tornavano,quelli che riuscivano a tornare, alcuni feriti o mutilati, tutti molto piùpoveri di quando erano partiti.
Lo storico Riley-Smith ha dimostrato che i crociati affrontarono spese enormiper pagarsi il viaggio, fino a quattro-cinque volte il loro reddito annuo,talvolta vendendo o impegnando i loro beni e spesso a scapito della famiglia.Per l’equipaggiamento di un cavaliere si spendeva una cifra pari a quellaoccorrente oggi per comprare un’automobile di grossa cilindrata. I prìncipidovevano affrontare spese da capogiro. Per fare un esempio, Riccardo Cuor diLeone per la sua crociata nel 1190 dovette affittare cento navi, comprarecinquemila cavalli e dotarli di dodici ferri ciascuno, pagare gli estensoridella mappe necessarie, gli interpreti, i manovali capaci di costruire torrid’assedio, eccetera. «Solo la fede poté aver fatto quanto in ciò vi era dibene, l’integra fede di pochi, la fede parziale di molti», scrisse il poetaThomas S. Eliot ne I cori della rocca (VIII). Una fede che indusse migliaia emigliaia di nostri antenati a rovinarsi economicamente per andare a buttarequalche anno della propria vita, o la vita stessa, in un viaggio infinito versole sabbie e le sofferenze e i bollori della Palestina. Con la speranza di unsolo premio: la salvezza della propria anima.
Ed ebbe qualcosa di miracoloso il permanere dei regni cristiani in una esiguafascia di terra stretta al mare e schiacciata per tre lati dell’immensa mareamusulmana. Due secoli resistettero, e finché i crociati furono là, la secolareaggressività islamica segnò il passo, per poi riprendere alla conquistadell’Europa dopo la caduta alla fine del XIII secolo dell’ultimo baluardocristiano in Terrasanta, Acri.

LE SOMIGLIANZE
Ma c’è qualcosa di vero in questo parallelo, della «Gazzetta», tra Gerusalemmee Roma. Fino al 1292 (caduta di Acri) i cristiani ebbero una sola città santa:Gerusalemme. Là aveva vissuto, era morto ed era stato sepolto il loro Dio,Cristo. Che diritto avevano i musulmani? Per questi ultimi, anzi, Gerusalemme era«santa» solo in terza battuta, prima venivano La Mecca e Medina. Non eranemmeno citata nel Corano. Tanto ci tenevano, i cristiani, che il papaInnocenzo III per due volte, nel 1213 e nel 1216, cercò di ottenerla per viadiplomatica, «per evitare ulteriore spargimento di sangue», la chiese«umilmente» a Safadino (fratello di Saladino) «in nome dell’unico Dio».
Addirittura Riccardo Cuor di Leone propose un condominio, offrendo a Safadinola mano di sua sorella Giovanna. I crociati pisani arrivarono a riempire lestive delle loro navi di terra palestinese, «terra santa», e con essaapprontarono il Campo, appunto, Santo, vicino al loro duomo. Così grande era ildesiderio di chi non era potuto partire di essere almeno seppellito in quellaterra. Altre città imitarono Pisa ed ebbero anche loro un camposanto. Perdutaper sempre Gerusalemme, otto anni dopo il papa Bonifacio VIII ebbe l’idea disostituirla con Roma: dal sepolcro di Cristo, ormai impossibile, a quello degliApostoli.
E l’indulgenza plenaria venne applicata al viaggio a Roma. Fu il primoGiubileo, quello del 1300, cui partecipò anche Dante. Caricare tutti questiricordi sulle spalle curve dei ciclisti del Giro è effettivamente troppo eimproprio. L’unica somiglianza è, questo sì, l’internazionalità deipartecipanti: l’olandese Tom Dumoulin, vincitore della passata edizione,contenderà la maglia rosa al favorito, l’inglese Chris Froome. Tutto qui.

Rino Camilleri

fonte http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5165

1 Comment

  1. Mi chiedevo anch’io cosa c’entrasse Israele come partenza… Sul nostro Giro ogni anno inventano degli itinerari, penso per dar visibilità a percorsi e paesaggi che magari in televisione non compaiono mai… ma recentemente ho letto da qualche parte la spiega della strana e illogica partenza… a Tel Aviv in un parco hanno inaugurato un monumento a Gino Bartali in memoria per quanto si è prodigato, lui giovane ciclista, a portare nascostamente i messaggi ad ebrei della sua zona che hanno così potuto di mettersi in salvo prima di venir arrestati e… sappiamo verso quale fine!… Ecco, me ne sono fatta una ragione, ma non so quale altra motivazione abbiano dato per far accettare in Italia la cosa così strana di un giro che è sembrato, penso a tutti, senza capo né coda… caterina.ossi

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