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Il governo dei Nobili a Napoli: Autonomismo, decentramento, partecipazione governativa dei Seggi cittadini. (decimo primo) – Alta Terra di Lavoro

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già Terra Laboris,già Liburia, già Leboria

Il governo dei Nobili a Napoli: Autonomismo, decentramento, partecipazione governativa dei Seggi cittadini. (decimo primo)

Posted by on Ott 1, 2017

Il governo dei Nobili a Napoli: Autonomismo, decentramento, partecipazione governativa dei Seggi cittadini. (decimo primo)

Era, anche, norma che per ogni seggio si scegliesse un eletto tra i sei nominati, (per un totale di sei per le piazze nobili, che si appellavano “capitani dei nobili”, ed uno per il Popolo, detto “capitano di strada Popolare”), con mandato annuale, ai quali si affidavano le chiavi di ogni porta cittadina , una copia ai capitani ed altra all’eletto del Popolo.
Nel marzo del 1655, ad esempio, erano : Nido (Pompeo Pignatello di Montecalvo), Montagna (Antonio Muscettola), Portauova (Andrea Capuano), Porto (Luise Macedonio), Capuana (Filippo Capecelatro). Costoro, inoltre, sotto la presidenza di un magistrato di nomina regia (“Grassiere”)(61) designavano i magistrati del Tribunale di S. Lorenzo Maggiore, chiamati ad adempiere a talune funzioni governative della città (magistratura municipale). Tali rappresentanti si riunivano nella sala del Capitolo del convento omonimo, sede del Tribunale. Il Consiglio del Tribunale, formato dagli eletti, durava in carico un anno e prendeva le decisioni sulle necessità dell’amministrazione della città, oltre a rilasciare attestati di nobiltà ad esponenti della nobiltà “extra sedilia”.
Il Tribunale di San Lorenzo costituì speciali “deputazioni” per favorire la normale amministrazione. Le deputazioni erano nove con precise mansioni:

  1. a) Prima Deputazione(Pecunia) si occupava della gestione del patrimonio cittadino: tasse e pratiche fiscali. L’esattoria delle gabelle era affidata ad un esponente di famiglia ricca. Per la consuetudine di affidare tale servizio, diretto da un “Portolano”, a personaggi della famiglia Moccia, nel tempo si diffuse la costumanza popolare di indicare con il termine “moccia” qualsiasi tipo di esazione materiale.
  2. b) Seconda Deputazionesvolgeva funzione di controllo e revisione sull’amministrazione cittadina.
  3. c) Terza Deputazione(Fortificazioni) era preposta al mantenimento delle opere di fortificazione cittadina.
  4. d) Quarta Deputazione(Mattonato/Fortificazioni/Acqua) si occupava della fortificazione interna, dell’approvvigionamento idrico, dei fabbricati edili e manutenzione delle strade. Tale deputazione, formata dai vari rappresentanti di seggio (ad esempio D. Francesco Capuanofu deputato nel 1741 per il seggio di Portanova, come lo fu il di lui figlio Gio. Battista nel 1767 e 1773 ), si interessò spesso della confacente sistemazione urbanistica. Tra gli ultimi piani di sviluppo urbanistico è noto quello ben articolato del 1789 di Vincenzo Ruffo, approvato dal Tribunale di S. Lorenzo. Circa i compiti di manutenzione delle strade cittadine, si ricorda che queste nel ‘500 erano pavimentate con grossi mattoni di argilla, cotti nell’isola di Ischia. Successivamente, tale pavimentazione fu sostituita con ciotoli di fiume, “alla romana”. Nel ‘600, infine, si utilizzarono grosse squadrature rettangolari di selce o piperno (“valovo” o basolo).
  5. e) Quinta Deputazione(Capitoli) si occupava della conservazione dei capitoli, con privilegi e garanzie concessi alla città e regno, nonché della rispettiva attuazione. Si aggiunse alla deputazione quella dei “pregiudizi” con compiti di nomina del primo ambasciatore alla corte di Madrid, onde denunciare eventuale soprusi contro la città. Tale Deputazione fu spesso contrastata dal viceré con l’appoggio del popolo per timore di una perdita di potere.
  6. f) Sesta Deputazione(Monasteri) si occupava dei rapporti con i monasteri, curando contatti e giurisdizione. Quando tale funzione fu assolta dal re, la deputazione fu soppressa.
  7. g) Settima Deputazionetutelava con una continua opera di vigilanza il privilegio (concesso da Papa Paolo III ed imperatore Carlo V) di non far entrare in Napoli la Santa Inquisizione. Sorse in conseguenza dei citati tentativi di introdurre detto tribunale a Napoli ad opera di vari Vicere’, a cominciare da Raimondo di Cardona, che autorizzò nel 1509 l’istituzione del Tribunale dell’Inquisizione, generando un immediato tumulto popolare durato quasi undici anni.
  8. h) Ottava Deputazionesi occupava della zecca formata da ventitré membri, che si recavano alla zecca quando necessitava mettere in circolazione nuove monete. Fu abolita ed inglobata dalla Regia Camera della Sommaria.
    i) Nona Deputazionesi occupava della gestione delle riserve di olio, presso i depositi (cisterne), necessarie nei periodi di occupazione. Era formata da un deputato per ogni seggio per meglio gestire l’annona olearia. Per tale attività i banchi cittadini mettevano a disposizioni un capitale di 4000 ducati  che venivano restituiti. Commercianti e bottegai d’olio erano obbligati a comprare l’olio dalla Deputazione. Questa fu abolita dopo i tumulti per l’Inquisizione perché l’annona dell’olio e del grano dovevano essere sotto il controllo diretto del viceré. Fu, poi, il viceré conte Olivares che fece approvare l’istituzione del Tribunale dell’Annona e costruire nel 1596 un edificio-magazzino per le farine nella strada del molo Piccolo, su progetto dell’architetto Domenico Fontana. Altro edificio fu costruito nei pressi di Port’Alba, vicino alle mura angioine. Fu chiamato dal popolo “o fosse u ggrano “ per la presenza di tanti fossi serbatoi di contenimento del grano.
    Tra le Deputazioni straordinarie si aggiunse quella “per la peste” del 1656, detta, poi “della Salute”. Circa quest’ultima Deputazione le cronache hanno scritto: “questo tribunale della Deputazione si tiene ogni giorno, cossì la matina come il doppopranzo, nella Doana della Farina vicino al Molo, e li Deputati sono trentasei, cioè sei per ogni piazza, inclusavi quella del Popolo”.
    A gennaio del 1691 i deputati erano: Nido (A. Carafa, G. B. Galluccio, G. Pignatelli, L. Riccio, L. Capece, G. Dentice), Montagna (P. Russo, G. Sanfelice, G. Cicinello, C. Carmignano, R. Coppola), Portanuova (A. de Ponte, N. Mormile, F. di Liguoro, V. Capoano, P. Moccia), Porto (N. Arcamone, C. Ruffo, C. Strambone, F. di Gennaro, F. di Dura), Capuana (A. Capecelatro, M. Filomarino, F. Guindazzo), Popolo (G. A. Vitagliano, D. Longo, A. del Tufo, P. Vitolo, L. Frabicatore, S. di Franco). Inoltre, tra i medici addetti alle visite vi fù il famoso Marco Aurelio Severino.

Il Tribunale di S. Lorenzo si occupava di varie corporazioni, quale quella dell’Arte della Lana, molto potente e collegata allo sviluppo di allevamenti locali.

 

LE FUNZIONI SOCIO-AMMINISTRATIVE DEL SEGGIO E SUOI RAPPRESENTANTI

 Le questioni trattate dai delegati presso il sedile erano di natura privata e pubblica. Le competenze attribuite ai sedili riguardavano la gestione fiscale della “annona”, le cariche pubbliche, porti e torri (specie in epoca angioina). I seggi svolsero, in definitiva, una vera e propria attività civica con vere funzioni di governo (giudiziarie, giuridiche, militari, religiose) estese anche al reame. L’insieme dei sedili, difatti, rappresentava il Comune.
Tra le specifiche competenze si annoverano:

  1. Le piazze badavano all’ordinamento edilizio e tutela della pubblica salute. Si occupavano della sorveglianza, nonché delle acque oltre ad assistere al conio della moneta, controllandone il valore nominale.
  2. I seggi, inoltre, concedevano lettere di cittadinanza ed  autorizzavano patenti di nobiltà, tramite il Tribunale di San Lorenzo, a tutta l’aristocrazia del Regno. Il sedile di Portanuova elargiva anche riconoscimenti governativi, come promozioni agli Ordini cavallereschi dell’Agata e Leonza.
  3. Tra i compiti svolti vi fu anche quello di fissare norme contrattuali matrimoniali (capitoli), con le quali salvaguardare le doti di “paraggio” di donne morte senza figli, facendole ritornare alla famiglia di origine.
  4. I sedili si occuparono anche della vita morale, della tutela dei costumi e tradizioni delle famiglie ivi residenti. Controllavano il rispetto del culto religioso [In difesa delle tradizioni religiose locali, si ricorda che i rappresentanti della nobiltà di sedile si schierarono contro il viceré D. Pietro de Toledo, il quale nel 1547 tentò di introdurre a Napoli l’Ufficio della Santa Inquisizione. Il 16 maggio scoppiarono i già menzionati tumulti contro gli spagnoli, capeggiati da Cesare Mormile(Portauova), Gio. Francesco Caracciolo, Giovanni Sessa e Ferrante Carafa, con l’astensione dell’eletto del Popolo, Domenico Terracina. Furono inviati, anche, degli ambasciatori (Placido di Sangro, FerranteSanseverino) ed il viceré Toledo reagì ordinando la sgozzatura di tre giovani nobili (Fabrizio d’Alessandro, Antonio Villamarino, Gian Luigi Sorrentino), che avevano fatto scappare un prigioniero dai birri). I seggi di Nido e Capuana, ad esempio, contribuivano alla raccolta delle collette e donativi, tramite propri esattori, partecipando all’amministrazione finanziaria fino all’epoca di Carlo II.
  5.  Spettava al seggio anche il controllo e la garanzia dell’ordine cittadino, nonché la pace nazionale tra le varie fazioni dinastiche o politiche. Per adempiere a tale funzione si avvaleva della menzionata “Giunta del buongoverno” o “Otto del buono Stato”.
    6. I seggi si occuparono anche della difesa delle torri e porte cittadine, vista la loro ubicazione nei pressi di queste strutture. Tra l’altro, “creavano i capitani a guerra…e convocavano la soldatesca”.
    Napoli era circondata da mura solide e alte, tanto è vero che lo storico Tito Livio scrisse che “lo stesso Annibale la prima volta che strinse d’assedio la città, si spaventò all’aspetto di quello; ed alla pronta difesa degli assediati, dovette ritirare le armi.”
    Nelle occasioni solenni, come l’arrivo di un sovrano a Napoli,  il Seggio del Popolo era rappresentato da un nobile scelto dal popolo.Nel 1703 fu eletto rappresentante del fedelissimo popolo Don Francesco d’Anna, duca di Castelgrandine, per accogliere re Filippo V di Spagna. 

    7. I sedili nobili, eleggevano a turno, poi, la prima dignità cittadinail sindaco di Napoli, cui spettava il diritto di rappresentanza della città di Napoli e del baronaggio del regno nei parlamenti generali. Costui precedeva con gli eletti tutti i dignitari e partecipava alle grandi pubbliche solennità e parate, seppur la carica rimase di onorificenza.Il sindaco, tra l’altro, si eleggeva in occasione dei raduni dei pubblici parlamenti, ove intermediava le proposte del re con i parei dei seggi, nonché controllava le “procure fatte da quelli, che sono assenti”. L’elezione del sindaco poteva anche avvenire in concomitanza della salita al trono di un nuovo Re, “e quando si celebrano le esequie per gl’istessi, o quando prendono moglie, e nascono loro figlioli maschi, e femmine primogenite, nella venuta de’ nuovi Viceré”.
    Il sindaco aveva un posto riservato accanto al re “o di colui, che il Re rappresenta”.

    1. I sei eletti, compreso il deputato del seggio di Forcella già incorporato (settemviri), nonché l’eletto del seggio di Popolo (dal 1495), oltre alla presidenza del Grassiereo prefetto dell’Annona formavano il governo comunale, rispondendo alle accennate funzioni amministrative, quali:
    2. a) gestione fiscale dell’annona e grascia (cioè del valore delle derrate e sue modalità di vendita);
    3. b) nomina dei giudici della Vicaria;
    4. c) nomina dei Tavolari, periti agrari ed urbani;
    5. d) nomina del Giustizieree Portolano con concessione regia di Filippo IV (1635).Circa la prima nomina, trattavasi di carica importante per le mansioni espletate come da sentenza del Collaterale del 3 marzo 1510, quali l’amministrazione e rispetto della legge contro le frodi alimentari, il controllo nei quartieri sia per le questioni civili che criminali. La durata di tale carica era mensile e veniva coperta a rotazione dagli eletti del Tribunale di S. Lorenzo.
      La carica di Portolanoera quella di un magistrato con compiti di sorveglianza sulle nuove costruzioni nella città, nonché gestiva i permessi per edificare. Infine, gli eletti davano esecuzione degli editti municipali e degli statuti presenti nelle prammatiche.
    6. I seggi nella loro giurisdizione provvedevano ai fabbisogni particolari dei cittadini e dei quartieri. Presero cura dello sviluppo ed incoraggiamento degli studi letterari e poetici come nel caso della nascita dell’Accademia degli Oziosi, erede dell’antica accademia aragonese.
    7. Nei seggi venivano edificate delle piccole “cappelle” (originate nelle Fratrie), dette “Staurite”(dal greco stauros), dedicate alla Santa Croce. Tali aree sacre aumentarono nel tempo per uso delle processioni parrocchiali e furono di proprietà dei patronati aristocratici. Difatti, per la domenica delle Palme, dopo la benedizione, era tradizione nei sedili organizzare una processione che dalle chiese parrocchiali partiva ed attraversava tutto il quartiere con gli “stauritari” attivi nel raccogliere le elemosine. La processione faceva sosta presso un altare con sua croce ornata di palme. In tali luoghi, nel corso del tempo, si edificarono le cappelle. L’attività delle Staurite consisteva nell’adorazione, fare opere di pietà, assistenza ai fanciulli abbandonati o vedove, agli infermi e carcerati. Erano dedicate ad un Santo Protettore e si specializzarono nella sepoltura dei morti, creando nei sotterranei sottostanti dei cimiteri, detti “terre sante”.  I fratelli di quel rione o quartiere ricevevano degna sepoltura con l’uso dell’interro, esumazione e sistemazione definitiva nell’apogeo. Queste Staurite si trasformarono, poi, nelle confraternite o arciconfraternite, dedite al culto, beneficenza e sepoltura.

nobili-napoletani.it

 

 

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