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Il governo dei Nobili a Napoli: Autonomismo, decentramento, partecipazione governativa dei Seggi cittadini. (decimo sesto) – Alta Terra di Lavoro

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Il governo dei Nobili a Napoli: Autonomismo, decentramento, partecipazione governativa dei Seggi cittadini. (decimo sesto)

Posted by on Ott 22, 2017

Il governo dei Nobili a Napoli: Autonomismo, decentramento, partecipazione governativa dei Seggi cittadini. (decimo sesto)

LA DEPUTAZIONE DELLA CAPPELLA DEL TESORO DI SAN GENNARO

a cura di Pierluigi Sanfelice di Bagnoli

 

Nel 1500 la città di Napoli patì sofferenze di ogni genere, infatti, proprio ad inizio secolo dal 1506 al 1507, una carestia mise in ginocchio la comunità. Nel 1526 una epidemia di peste sconvolge la città, decimando letteralmente i suoi abitanti e poi la guerra, che metteva a dura prova le capacità del territorio, terminò soltanto nel 1529.

Alla luce di questi eventi, spinti dalla volontà popolare, gli Eletti della città che formavano il Tribunale di San Lorenzo, (il consiglio comunale), si persuasero a fare voto a San Gennaro, affinchè intercedesse “a che la città fosse salvata dalla fame, peste e guerra”.
Pertanto i rappresentanti dei Seggi Nobili e il rappresentante del Popolo, il 13 gennaio 1527, anniversario della traslazione delle ossa di San Gennaro da Montevergine a Napoli, fecero voto di erigergli una nuova e più bella Cappella. L’impegno fu assunto solennemente e sottoscritto alla presenza di Donato, Vescovo di Ischia, Vicario Generale del Cardinale, Vincenzo Carafa.
Firmatari del documento furono: Marino Tomacelli per Capuana; Francescod’Alagno per Nido; Galeazzo Cicinello e Antonio Sanfelice per Montagna; Alberigode Liguoro per Portanova; Antonio d’Alessandro per Porto e per il Sedile del Popolo Paolo Calamazza.
Il sedile di Montagna è rappresentato da due Eletti a differenza degli altri, questo perché il Seggio in questione aveva assorbito quello antico di Forcella.
Fu proprio in questa data che si gettarono le basi per la costituzione della Deputazione della Cappella del Tesoro di San Gennaro.

 

E’ riconosciuto dalle Bolle dei Pontefici Paolo V ed Urbano VIII che il diritto di Patronato non proviene da un privilegio Apostolico bensì da una dotazione laicale sorta con beni patrimoniali e di esclusiva provenienza laicale.
Questa fondazione e dotazione fu originaria, vera, fondata sul fatto, piena, completa in ogni sua parte e fornita di tutti i requisiti costituenti diritto.

I lavori della Cappella, dichiarata monumento nazionale il 25 febbraio del 1891, furono conclusi nel 1647; alle spalle dell’altare maggiore vi è la cassaforte, le cui porte in argento finemente intarsiato, raffigurano le ampolle col sangue. In essa vengono custodite le reliquie del Santo Martire consistenti in: il busto nella cui testa vengono custodite le ossa del cranio di San Gennaro e il reliquiario contenente le ampolline con il venerato sangue. Le porte d’argento che racchiudono la cassaforte, vengono aperte con quattro chiavi, custodite dalla Eccellentissima Deputazione della Real Cappella del Tesoro di San Gennaro.
La Cappella è quasi sempre  officiata da S.E. Reverendissima il Cardinale, Arcivescovo di Napoli, con autorizzazione dell’Abate Tesoriere, delegato Apostolico e da 12 cappellani che sono insigniti della dignità e privilegi domestici di Sua Santità. Il Tesoriere, scelto tra i 12 cappellani, è insignito della dignità di protonotario Apostolico con i privilegi degli Abati Cassinesi(62).
La parte amministrativa come pure la nomina dei cappellani è affidata alla Deputazione, i cui componenti (12 oltre il sindaco, che ha sostituito il Re, pro-tempore che ne è Presidente, di cui 10 appartenenti alle famiglie nobili del Patriziato Napoletano e due del Popolo) vengono nominati con decreto del Presidente della Repubblica. La nomina dell’Abate Tesoriere viene effettuata dai Prelati fra il loro ceto; la decisione passa alla S. Sede per le formalità d’uso(63).

I Deputati rappresentano storicamente gli antichi Seggi della città e sono due per ciascun Seggio.
Nel 2005, dopo 1700 anni dal Martirio di San Gennaro e 700 anni dopo la realizzazione dell’Imbusto, la Deputazione è rappresentata:
Il Sindaco di Napoli: Onorevole Rosa Russo Iervolino, Presidente

Don Carlo di Somma Principe del Colle, vice Presidente

Duca Don Riccardo Carafa d’Andria
Conte Don Alessandro d’Aquino di Caramanico
Marchese  Don Pierluigi Sanfelice di Bagnoli
Dott. Vittorio Accardi

Don Girolamo Carignani dei Duchi di Novoli

Conte Don Agostino Caracciolo di Torchiarolo
Don Riccardo Imperiali dei Principi di Francavilla
Duca Don Giovanni Pignatelli della Leonessa
Don Fabio Albertini dei Principi di Cimitile
Il sabato che precede la prima Domenica di maggio e il 19 settembre indossano per l’occasione il frak con panciotto nero e fascia rossa. Il panciotto di colore nero sta a rappresentare il lutto, mentre la fascia in quanto rappresentanti della città e il colore rosso per il martirio di San Gennaro.

Il 26 maggio 1628, il consiglio comunale, detto Tribunale di San Lorenzo in quanto risiedeva nell’omonima Chiesa, su richiesta del Baronaggio, votò affinchè alcuni Santi protettori della città fossero dichiarati protettori del Regno e che se ne chiedesse l’assenso Pontificio, tramite il Cardinale Arcivescovo di Napoli.

Oltre a San Gennaro furono dichiarati protettori del Regno: San Francesco di Paola, S. Andrea Avellino, madre Teresa di Gesù, S. Aniello, S. Tommaso d’Aquino, S. Attanasio, S. Agrippino, S. Severo, S. Eusebio, S. Aspreno, S. Patrizia, S. Filippo Neri, S. Antonio di Padova, S. Blasio, S. Nicola di Bari, S. Francesco Saverio e il beato Gaetano Tiene. Le statue dei compatroni sono nella cappella del Tesoro.
Tra i 54 compatroni di Napoli, tutti rappresentati dai busti d’argento del Tesoro di San Gennaro, vi siano anche sette santi spagnoli: San Domenico di Guzman, San Francesco Saverio, Santa Teresa d´Avila, San Francesco Borgia, Sant’Ignazio di Loyola, San Vincenzo Ferrer, San Pasquale Baylon.
I Deputati al Parlamento della città che votarono la richiesta erano:

per Capuana: Ferrante Dentice e Lutio Caracciolo

per Montagna: Battista Rocco e Francesco Sanfelice

per Nido: Tommaso Carafa e Gio. Paolo del Doge

per Porto: Gio. Battista Pagano e Francesco Serra

per Portanova: Matteo Capuano e Giulio Cesare Moccia

per il Popolo: Battista Apicella e Lorenzo d’Agostino.

“La Deputazione del Tesoro, da sola, rivive il Patriziato, pur nei suoi più ristretti compiti istituzionali che le sono riconosciuti. Si può dire, quindi, che i Patrizi Napolitani – tutti i Patrizi Napolitani – conservino, attraverso questa Istituzione, una frazione del potere politico ed amministrativo, in quasi tutte le altre società irrimediabilmente perduto. Esso comporta pertanto, con un sentimento di giusto orgoglio, un impegno morale da non trascurare.
Enzo Capasso Torre delle Pastene”

Nel corso dei secoli il Tesoro di San Gennaro si è arricchito di oltre 21.000 opere, tra cui favolosi gioielli, capolavori caravaggeschi, tele di Luca Giordano, argenti, diamanti e rubini.
Oggi è il patrimonio artistico più ricco del mondo, superiore a quello della Corona d’Inghilterra e dello Zar di Russia.

 

I SEDILI DELLE ALTRE CITTA’

 

AMALFI (della costa di): Amalfi, Maiori, Minori, Ravello, Scala e Tramonti.
AVERSA: 
di San Luigi
CAPUA: 
dell’Olivo o dei Cavalieri (il più antico, la cui sede era di fronte a palazzo Lanza), dei giudici, degli Antignano.
La Consulta del Regno d’Italia riconobbe Capua come Piazza aperta e non chiusa, per cui riconobbe per gli appartenenti al suo sedile il titolo di nobile e non di patrizio.
CROTONE: 
S. Dionigi
POTENZA: 
Seggio dei Possidenti
SANT’ARCANGELO (PZ)
SALERNO: 
Portanova, Portarotese e Campo.
SORRENTO: 
Dominova e di Porta.
TRANI: 
Portanova, Campo.
TROPEA: Portoercole.

nobili-napoletani.it

 

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