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Il Napoletano non è un dialetto ma una lingua… ecco perchè

Posted by on Gen 22, 2020

Il Napoletano non è un dialetto ma una lingua… ecco perchè

«Non sono dialetti ma di lingue». Così anche il filologo Francesco Sabatini, Presidente Onorario dell’Accademia della Crusca originario dell’Abruzzo e grande ammiratore del filologo cerignolano Nicola Zingarelli, ribattezzò il napoletano, il pugliese il calabrese e il siciliano.

Lo stesso Sabatibi nella pubblicazione “La lingua e il nostro mondo” (Loesher, 1978) mappo i vari dialetti facendo una leggera differenza su quelli che hanno avuto ed hanno una vera veste di lingua e non solo di sleng di un determinato territorio. Scendendo nel particolare nel Meridione abbiamo l’imponente presenza della lingua Napoletana. Già utilizzata nel 700 come mezzo di comunicazione anche nei canali diplomatici. Alla corte dello Zar Nicola il napoletano era la lingua ”diplomatica”, come il francese. In napoletano discorrevano lo zar di Russia e Ferdinando di Borbone. Questo fattore importante e imponente ha indotto anche degli studiosi Francesi a inserire il napoletano tra le lingue oggetto di studio. Difatti, Jean Noel Schifano, direttore dell’ Istitut Francais De Naples afferma parlando della corte dello Zar e dei rapporti diplomatici in napoletano che ”una unita’ fatta male e il tentativo di trasformare una capitale immensa come Napoli in una provincia ha messo in secondo piano una delle lingue più creative esistenti. Oggi non si puo’ immaginare di far rivivere questa citta’ senza la sua lingua, una delle piu’ vive d’ Europa. Al Grenoble – continua il professore – sara’ studiata come l’ italiano, l’ inglese e il tedesco”. Non e’ una provocazione (”anche se il momento storico politico e’ propizio”) quella di Jean Noel Schifano che ha presentato i primi corsi di lingua napoletana, gia’ sommersi di prenotazioni, ma una vera e propria esigenza ”in mancanza – sottolinea – di una cattedra universitaria di napoletano che scommetto sara’ creata al massimo entro un paio d’ anni”. Le commedie di Eduardo ”testi classici consigliati”, il Pentamerone di Basile (che Apollinaire defini’ troppo difficile, mai tradotto in francese) indicato come punto di partenza, alla pari della Divina Commedia e del Decamerone per l’ italiano, di un idioma ”stratificato ma trasparente, nel quale altre lingue si rivelano”, come spiega Schifano. L’ iniziativa del Grenoble coincide con un anniversario indicato da Schifano come atto di nascita della nazione napoletana moderna: ”450 anni fa, Napoli rifiuto’ l’ inquisizione, dando al mondo una lezione di tolleranza, che rimane anche oggi la prima qualita’ dei napoletani”. Le lezioni, hanno avuto come protagonista un grande professore in cattedra, Pietro Matari, collaboratore della cattedra di italiano Dell’universita’ Di Heidelberg, retta dal prof. Radtke, con il quale sta lavorando al progetto Alcam, atlante linguistico campano. Il napoletano sara’ appreso non solo dai testi classici e dallo studio della fonetica, morfologia e lessico, ma anche grazie all’ascolto di conversazioni reali registrate nei luoghi di lavoro o sui mezzi di trasporto. ”Mi piacerebbe se in tutta europa si ricominciasse a parlare napoletano – conclude Schifano – questa citta’ ha una cultura e una creativita’ enorme, deve cominciare ad esportarla. intanto dalla prossima primavera la citta’ di Grenoble mettera’ a disposizione teatri e gallerie per ospitare le opere degli artisti napoletani”. Va sottolineato che il napoletano (come il siciliano e altre varietà italoromanze) possiede una ricchissima tradizione letteraria. Si hanno testimonianze scritte di napoletano già nel 960 con il famoso Placito di Capua (considerato il primo documento in lingua italiana, ma di fatto si tratta della lingua utilizzata in Campania, conosciuta come volgare pugliese) e poi all’inizio del Trecento, con una volgarizzazione dal latino della Storia della distruzione di Troia di Guido delle Colonne. La prima opera in prosa è considerata comunemente un testo di Matteo Spinelli, sindaco di Giovinazzo, conosciuta come Diurnali, un cronicon degli avvenimenti più importanti del Regno di Sicilia del XI secolo, che si arresta al 1268. Un vero patrimonio composito fatto di musica e letteratura che ha permesso al napoletano di essere riconosciuto dall’UNESCO come lingua a tutti gli effetti. Una peculiarità che vien messa in evidenza anche dalla presenza di un codice ISO personalizzato che fa del Napoletano un idioma internazionalizzato. È grottesco apprendere da una ricerca portata avanti dall’Università del Minho che è conosciuta nel mondo molto di più la lingua napoletana che quella italiana. Un dato che mette in evidenza la preziosa risorsa culturale tramandata nei secoli che ispirato poeti e cantautori e che oggi diventa cornice alla meravigliosa città di Napoli e all’intera Campania

fonte https://www.youreporter.it/foto_il_napoletano_non_e_un_dialetto_ma_una_lingua_ecco_perche/?refresh_ce-cp

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